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Miami Open 2026, Shelton cerca il rilancio, Zverev spinge sull’aggressività e Mensik difende il titolo senza pressione

18/03/2026 15:49 2 commenti
Jakub Mensik CZE, 01.09.2005 - Foto Getty Images
Jakub Mensik CZE, 01.09.2005 - Foto Getty Images

Il Miami Open 2026 si presenta con tanti temi affascinanti già alla vigilia. Tra chi cerca risposte dopo settimane complicate, chi sta lavorando per cambiare pelle al proprio tennis e chi torna in Florida da campione in carica, l’attenzione si concentra anche su tre nomi molto attesi: Ben Shelton, Alexander Zverev e Jakub Mensik.
Tre situazioni diverse, tre storie che raccontano bene quanto il torneo di Miami possa rappresentare un crocevia importante nella stagione.

Shelton ritrova energie: “Ora sto meglio, qui posso fare bene”
Ben Shelton arriva al Miami Open con sensazioni decisamente migliori rispetto a quelle con cui aveva affrontato Indian Wells. Lo statunitense ha infatti rivelato di aver convissuto con un processo virale che ne ha limitato pesantemente rendimento e condizione fisica nel torneo californiano.
Le sue parole descrivono bene la difficoltà del momento: Shelton ha raccontato di svegliarsi ogni mattina senza energie, con la sensazione di non riuscire quasi a reggersi in piedi. Una situazione che lo aveva costretto a cambiare approccio in campo, cercando di abbreviare gli scambi e di aggrapparsi al servizio per restare competitivo.
Adesso, però, il quadro sembra cambiato. Il giovane americano si sente recuperato e guarda a Miami con maggiore fiducia, anche se il torneo in Florida non gli ha storicamente regalato grandi soddisfazioni. La sensazione di Shelton, tuttavia, è che le condizioni possano adattarsi bene al suo tennis.
Il suo rapporto con i campi veloci, ha spiegato, non è sempre stato naturale. All’inizio della carriera faticava ad apprezzarli, perché avvertiva di non avere abbastanza tempo per costruire il proprio gioco. Con il passare del tempo, però, ha imparato a sentirsi più a suo agio con il rimbalzo basso e con la rapidità della superficie.
È una dichiarazione interessante, perché racconta un passaggio di maturazione importante. Shelton resta un giocatore esplosivo e istintivo, ma sempre più consapevole di ciò che serve per diventare davvero competitivo anche nei grandi appuntamenti sul cemento veloce. Miami, in questo senso, può essere un test molto significativo.

Zverev cambia pelle: “Voglio essere un giocatore iper-aggressivo”
Tra i giocatori più osservati in Florida c’è anche Alexander Zverev, arrivato al torneo con un’idea precisa in testa: continuare la trasformazione del suo tennis verso una dimensione più offensiva.
Nel corso del Media Day, il tedesco ha spiegato con grande chiarezza il percorso che sta cercando di intraprendere. Molti parlano di tennis iper-aggressivo, ha detto, ma un conto è affermarlo, un altro è riuscire davvero a portarlo in campo. Secondo Zverev, nel 2026 questo cambiamento è già in atto, ed è qualcosa su cui sta lavorando in modo aperto e intenzionale.
Il riferimento è anche alla semifinale di Indian Wells contro Jannik Sinner, partita in cui il tedesco ha probabilmente spinto troppo in quella direzione. Lui stesso lo ha ammesso: in quel match si è forse sbilanciato eccessivamente verso un’aggressività estrema, senza trovare il giusto equilibrio.
Ed è proprio l’equilibrio la parola chiave del momento di Zverev. Il tedesco è convinto di stare progressivamente diventando il giocatore offensivo che vuole essere, ma sa bene che questo processo comporterà anche partite storte, errori e qualche sconfitta difficile da accettare. È però un prezzo che dice di essere disposto a pagare.
La riflessione è significativa anche dal punto di vista della carriera: Zverev sente che questo è il momento giusto per provarci davvero. A 28-29 anni, l’idea è quella di uscire dalla propria zona di comfort e verificare fino in fondo se un tennis più aggressivo possa portarlo a fare il salto definitivo nei momenti che contano di più.

Mensik torna da campione: “Non mi metto pressione”
Se Shelton cerca continuità e Zverev una nuova identità, Jakub Mensik si presenta a Miami in una condizione del tutto particolare: quella del campione in carica.
Un anno fa il ceco firmò una delle storie più sorprendenti nella storia recente del torneo, conquistando il titolo da outsider e completando la propria impresa con una vittoria in finale contro Novak Djokovic. Quel successo cambiò completamente la sua traiettoria, regalando a Mensik il primo Masters 1000 della carriera e proiettandolo stabilmente tra i protagonisti del circuito.
Oggi il contesto è molto diverso. Mensik torna a Miami con uno status completamente nuovo, da giocatore ormai riconosciuto e temuto. Eppure, il suo atteggiamento non sembra essere cambiato. Durante il Media Day, il ceco ha ribadito di non volersi caricare di pressione supplementare e di voler restare concentrato soltanto su se stesso.
Il ventenne ha definito il trionfo del 2025 come un’esperienza incredibile e il vero punto di svolta della sua carriera. Tornare a Miami, ha spiegato, gli provoca emozioni forti e gli restituisce ricordi speciali. Ma allo stesso tempo non vuole restare ancorato al passato: quello che conta, per lui, è solo ciò che succederà in questa settimana.
La sua posizione è molto chiara anche sul tema della difesa del titolo. Mensik non vuole vivere questa edizione come un peso. Anzi, considera la situazione qualcosa di nuovo, stimolante e importante per la propria crescita. Difendere una corona in un Masters 1000 è un passaggio che ogni giocatore ambizioso deve imparare a gestire, e lui sembra volerlo affrontare con naturalezza.

Una fiducia che non vacilla
Se c’è un elemento che emerge con forza dalle parole di Mensik è la sicurezza in se stesso. Alla domanda se risultati recenti come la vittoria contro Jannik Sinner a Doha gli abbiano dato ulteriore fiducia, la risposta del ceco è stata netta: la fiducia, ha detto, ce l’ha sempre.
È una frase che racconta bene il profilo mentale del giocatore. Mensik non vuole considerare il suo ruolo da campione in carica come una responsabilità schiacciante, ma come qualcosa di prezioso. Per lui il tennis non è solo il singolo match o il singolo torneo: è un processo continuo, fatto di tappe, adattamenti e preparazione costante per ciò che viene dopo.
Ed è forse proprio questa filosofia a spiegare perché il suo exploit dello scorso anno non sia rimasto un episodio isolato. Mensik non si accontenta di aver scritto una pagina importante a Miami: vuole continuare a scriverne altre.



Francesco Paolo Villarico


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2 commenti

NonSoloSinner (Guest) 18-03-2026 17:43

Mensik, intanto, è altamente probabile che esca dalla top-20, dove obiettivamente ci sono giocatori meno forti e talentuosi… a me questa next gen (Shelton,Fonseca, Mensik, Tien, Fils..) dà tanto l’impressione di essere una generazione di mezzo che non lascerà segni… ai posteri l’ardua sentenza

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+1: mattia saracino
walden 18-03-2026 16:14

Auguri a tutti e tre…essendo peraltro nella stessa metà di Sinner…

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