Da Melbourne: Le dichiarazioni di Musetti, Arnaldi, Cobolli e tanti altri
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Le prime giornate all’Australian Open 2026 sono già ricche di spunti, non solo in campo ma soprattutto davanti ai microfoni. Le conferenze stampa di Melbourne raccontano un circuito che riparte tra ambizioni, rinascite e scelte coraggiose, con tanti protagonisti pronti a voltare pagina.
Lorenzo Musetti
C’è serenità, ma anche tanta voglia di rivincita nelle parole di Lorenzo Musetti alla vigilia dell’esordio all’Australian Open. Il carrarino arriva a Melbourne dopo un avvio di stagione intenso, segnato da due finali consecutive a Hong Kong che hanno lasciato sensazioni contrastanti.
«È stato un inizio di stagione dispendioso, con due finali giocate a Hong Kong – racconta Musetti –. Sono felicissimo per il titolo in doppio vinto con Sonny, dispiace non essere riuscito a completare la doppietta, ma ora spero di prendermi una rivincita qui».
L’azzurro debutterà contro il belga Raphael Collignon, con l’obiettivo di migliorare il risultato dello scorso anno, quando il suo cammino a Melbourne si fermò al terzo turno contro Ben Shelton.
Acciacchi superati e fiducia ritrovata
Le notizie incoraggianti arrivano soprattutto dal punto di vista fisico. I piccoli problemi avvertiti nei giorni scorsi – sia nella finale di Hong Kong che nel match di riscaldamento disputato contro Alexander Zverev – sembrano ormai alle spalle.
«Le sensazioni sono buone – assicura Musetti –. Ora non resta che scendere in campo e capire in partita quanto il lavoro fatto in off season stia dando i suoi frutti».
Un lavoro portato avanti con una novità importante nello staff: l’ingresso di José Perlas, nuovo coach chiamato ad affiancare il progetto tecnico dell’azzurro.
«Porta una visione diversa e tanta esperienza. È stata una scelta ponderata, sono contento che abbia accettato e stiamo trovando un ottimo feeling», spiega il numero cinque del mondo.
Continuità e ambizione
Musetti guarda con orgoglio ai progressi compiuti nell’ultimo anno, che gli hanno permesso di raggiungere il best ranking in carriera:
«È il risultato del lavoro fatto la scorsa stagione, della continuità e del miglioramento personale. Adesso l’obiettivo è provare a colmare il gap con Jannik e Carlos. Spero davvero che questo percorso mi porti sempre più vicino a loro».
Flavio Cobolli
Flavio Cobolli sarà uno dei due portacolori italiani a scendere in campo nella giornata inaugurale dell’Australian Open 2026. Domenica, nel day 1 dello Slam, il 23enne romano aprirà il programma sulla John Cain Arena, dove affronterà il britannico Arthur Fery, proveniente dalle qualificazioni.
Un debutto che arriva a poco più di due mesi dal trionfo con l’Italia in Coppa Davis, un successo che Cobolli porta ancora addosso, quasi come un marchio indelebile.
«Continuo a rivivere quei momenti sulla pelle… anche con qualche punta d’inchiostro», scherza, alludendo ai tatuaggi celebrativi. «Siamo felici di quello che abbiamo fatto come squadra e come Federazione, ma soprattutto sappiamo di meritarcelo».
L’esperienza in nazionale ha lasciato un segno profondo nel percorso del romano, che a Melbourne si presenta con una consapevolezza nuova. Non solo per la crescita tecnica, ma per la maturità mentale che arriva quando vivi certe emozioni collettive: vincere per il tuo Paese cambia la prospettiva, ti fa sentire parte di qualcosa di più grande.
E questa energia Cobolli prova ora a riversarla sul campo, nel palcoscenico più prestigioso: il primo Slam dell’anno, dove l’obiettivo è partire forte e dare subito un segnale.
Durante l’off-season, i social hanno raccontato un altro capitolo interessante della preparazione di Cobolli: le sessioni di allenamento con Carlos Alcaraz, diventate virali anche per il clima disteso e divertito che si respirava in campo.
Un rapporto che Flavio descrive con naturalezza: «Credo che io e Carlos siamo molto simili, dentro e fuori dal campo. Ci piace vivere il momento, ed è una forza che abbiamo in comune. Ovviamente lui è uno dei due giocatori più forti al mondo in questo momento… quindi sono io che cerco di “rubare” qualcosa da lui», dice sorridendo.
Allenarsi accanto a un campione di quel livello non è solo un privilegio, ma anche uno stimolo continuo: osservare, copiare, imparare. E soprattutto misurarsi ogni giorno con un’intensità che alza l’asticella.
Contro Arthur Fery, Cobolli non cerca soltanto un passaggio di turno. Cerca la conferma che il percorso intrapreso – fatto di sacrifici, esperienze internazionali e momenti chiave come la Davis – lo stia portando nella direzione giusta.
L’obiettivo: tornare al massimo . Matteo Arnaldi
C’è chi guarda al futuro con rinnovata fiducia e chi vuole lasciarsi alle spalle stagioni complicate. Il comune denominatore è uno: ritrovare continuità.
Uno dei temi più ricorrenti è quello della salute, centrale nelle parole di molti giocatori. Dopo un 2025 segnato dagli infortuni, Matteo Arnaldi chiede al 2026 soprattutto una cosa: poter stare bene. La caviglia non è più un problema serio, ma la strada verso la piena forma passa da piccoli passi. Con il nuovo staff tecnico sta lavorando su servizio e gioco a rete, cercando di tornare a quel tennis dinamico che lo aveva portato in alto. E l’esordio contro Rublev diventa subito un banco di prova importante, anche per ritrovare fiducia: l’ultima volta lo ha battuto, e questo non può che dare coraggio.
Tsitsipas riparte da sé stesso
Tra i volti più attesi c’è Stefanos Tsitsipas, che arriva a Melbourne con una filosofia diversa rispetto al passato. Dopo un anno tormentato dai problemi alla schiena, il greco ha deciso di resettare tutto: meno pressione sui risultati, più attenzione a corpo e mente.
«Voglio solo scendere in campo, competere e godermi la competizione», ha spiegato. Non cerca imprese immediate, ma la sensazione di potersi misurare con chiunque senza il timore di fermarsi per un nuovo infortunio. Il suo messaggio è chiaro: senza salute non esiste ambizione. E da qui nascono anche le sue critiche al calendario, giudicato troppo fitto e poco attento alla tutela degli atleti.
Medvedev e il valore del cambiamento
Se Tsitsipas parla di ripartenza interiore, Daniil Medvedev racconta invece una rinascita costruita attraverso il cambiamento tecnico. Dopo la separazione da Gilles Cervara, il russo ha trovato nuove motivazioni e un nuovo equilibrio.
La vittoria a Brisbane è stata un segnale forte, ma ancora più importante è la sensazione di essere tornato fedele al proprio stile: meno forzature, più identità. Medvedev non si nasconde: quando gioca al suo livello sa di poter tornare a vincere Slam. E a Melbourne vuole dimostrare che il suo nome è ancora da considerare tra quelli che contano davvero.
Wawrinka, l’ultimo giro
Tra i momenti più toccanti del media day c’è stato senza dubbio quello con Stan Wawrinka. L’australiano – anzi, lo svizzero che a Melbourne ha scritto una delle pagine più belle della sua carriera – ha confermato che il 2026 sarà il suo ultimo anno nel circuito.
Una decisione maturata con serenità: non per mancanza di passione, ma per scegliere come uscire di scena. «Volevo ritirarmi sentendomi ancora competitivo», ha spiegato. E nel parlare delle nuove generazioni, da Sinner ad Alcaraz, non c’è nostalgia ma solo gratitudine: per ciò che è stato e per ciò che il tennis continua a offrire.
Zverev e la caccia ai dominatori
Anche Alexander Zverev guarda avanti con idee chiare. Finalista dodici mesi fa, il tedesco non vuole limitarsi a una buona parentesi australiana, ma punta a una stagione intera da protagonista. Dopo tanti problemi fisici, ora sente di avere finalmente il corpo dalla sua parte.
L’obiettivo è ambizioso: ridurre il gap con Sinner e Alcaraz. Sa che il 2025 non gli ha permesso di provarci davvero, ma è convinto che, se starà bene, potrà tornare a competere stabilmente con i migliori.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Australian Open, Australian Open 2026, Flavio Cobolli, Lorenzo Musetti, Matteo Arnaldi

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