Novak Djokovic rompe con la PTPA: una decisione che fa riflettere
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La decisione di Novak Djokovic di farsi da parte dalla Professional Tennis Players Association non è solo una notizia di governance sportiva: è un passaggio simbolico che dice molto del momento che sta vivendo il tennis e dello stesso Djokovic. Dopo essere stato il volto, la voce e il motore del progetto nato nel 2019 insieme a Vasek Pospisil, il serbo sceglie di chiudere un capitolo che per anni ha rappresentato una delle sue battaglie più identitarie fuori dal campo.
Colpisce soprattutto il tempismo. Djokovic scende dal “treno” proprio ora che la PTPA ha intrapreso la sua azione più radicale, con cause legali dirette contro gli organismi che governano il tennis professionistico, in primis l’ATP. Una scelta che suggerisce una frattura profonda, non tattica ma valoriale. Le sue parole su trasparenza, governance e uso della propria immagine non lasciano spazio a interpretazioni morbide: Djokovic non si riconosce più in ciò che la PTPA è diventata.
C’è uno spunto di riflessione importante. Essere il fondatore di un movimento non significa necessariamente doverne accettare ogni evoluzione. Anzi, la capacità di fare un passo indietro quando la direzione cambia rispetto alla visione originaria è, paradossalmente, una forma di coerenza. Djokovic rivendica l’idea iniziale – dare ai giocatori una voce più forte e indipendente – ma rifiuta i mezzi e il percorso attuale. È una distinzione netta tra fine e metodo, rara nello sport moderno, dove spesso si resta legati alle proprie creature anche quando non le si riconosce più.
Dal punto di vista motivazionale, questa scelta racconta anche un Djokovic diverso rispetto al passato: meno interessato allo scontro frontale, più concentrato sull’essenziale. Tennis, famiglia, contributo allo sport secondo i propri principi. È come se il serbo avesse deciso di preservare la propria energia, scegliendo battaglie che sente ancora sue e lasciando andare quelle che rischiano di snaturarlo. Non è una resa, ma una riallocazione delle priorità.
Resta ora da capire cosa accadrà alla PTPA senza la sua figura più iconica. L’assenza di Djokovic non è solo mediatica, ma anche politica: toglie peso, legittimità e protezione a un’organizzazione che si è spinta in un territorio complesso e conflittuale. Sarà interessante osservare la risposta di Pospisil e degli altri dirigenti, e capire se il sindacato saprà reggersi sulle proprie gambe o se questa uscita segnerà un punto di non ritorno.
In definitiva, la mossa di Djokovic apre una domanda più ampia: nel tennis moderno è più efficace cambiare il sistema dall’interno, sfidarlo apertamente o, a un certo punto, scegliere di restarne fuori per non tradire se stessi? Novak ha dato la sua risposta. E, come spesso accade nella sua carriera, lo ha fatto andando controcorrente.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Novak Djokovic

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Che tragedia!!!
Il paladino degli ultimi, lo strenuo difensore dei deboli e dei poveri ormai ottuagenario è costretto dal tempo che passa a cedere il passo dopo le strenue ed usuranti battaglie combattute per la tutela di chi non ha un milione di euro per pagare un collegio difensivo…
Ed ora cosa faranno costoro senza il loro Robin Hood?…
E uno… si è accorto che stava combinando solo casino.
Meglio tardi che mai.
Attendiamo il “due” con le sue intenzioni di trovare qualcosa di meglio dei vaccini.
Nel frattempo, prima che il Nole Si accorga di avere fatto SOLO CASINO pisciando fuori dal vaso in Campo medico , è fondamentale che tutti facciano il vaccino antitetanica (soprattutto i bambini) ecc. ecc.
Nonostante le pagliacciate si evidenzia ancora una volta il limite di carisma del soggetto in questione
Quando non riesci nemmeno a controllare gente come Kyrgios e Sandgren(parliamo delle forme di vita più basiche, cioè terra terra)del pianeta, è evidente che la tua leadership può servire al massimo per le battuta nelle esibizioni microfonate,ma andare oltre è precluso
A me, ‘sta decisione non fa riflettere proprio.
Fuffa al cubo, la setta di Djokovic ha sempre difeso questo organo baracconata per dare al serbo virtù quasi mistiche sulla difesa dei tennisti, quindi ora si dovranno riposizionare.
Nel 2026 siccome Djojovic scappa dal Vascello ecco che come bravi soldatini RIPETONO IN CORO che non è più il Vascello giusto.
Djojovic ha sempre sofferto Nadal e Federer ed ha sempre cercato di attrarre, di colpire, di strappare le attenzioni per tutto ciò che non è il tennis giocato.
@ Jimi Hendrix (#4541094)
Tu invece hai sofferto, soffri e soffrirai fino alla fine dei tuoi giorni la supremazia schiacciante, evidente e incontrovertibile di questo prodigio del tennis, che ha oscurato quelli che tu chiami “miti” e che invece sono stati sistemati ai piedi del podio a guardare il migliore
Ma tu hai messo su questo disco che ripeti in continuazione a ogni tuo post? Un copia incolla….non sai dire altro? Guarda che il fatto di ripetere sempre la stessa cosa,totalmente falsa fra l altro, non è che la fa diventare piu vera ….se è una stronzat ,tale rimane, anche se la scriverai nel prossimo post,esattamente uguale a se stessa ……un po di fantasia, su dai …priva a cambiare….ce la puoi fare
Secondo me ha vuto ciò che voleva, e ne lui ne ATP lo diranno mai…Djokovic sembra un personaggio uscito da un film di Kusturica, chissà se si conoscono…
Attenzione Capitan Schettino… la nave sta affondando!
Magari si vuole candidare come successore di Gaudenzi in ATP, quando semtterà di giocare.
@ La bocca della verità (#4541084)
Ma basta coprirsi di ridicolo, a tutto ciò c’è un limite, ma te imperterrito continui ad aumentarlo….
Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo….
….figura da cioccolataio
ItaGlia un Paese di poeti, navigatori, ieri esperti internazionali, e oggi di diritto….
Novak Djokovic ha sempre sofferto il confronto con il carisma di Roger Federer e Rafael Nadal. Pur avendo dalla sua risultati straordinari e numeri che lo pongono tra i più grandi di sempre, Djokovic è arrivato dopo due icone già profondamente amate dal pubblico. Federer e Nadal incarnano stili, rivalità e narrazioni che hanno costruito un legame emotivo fortissimo con i tifosi. In questo senso, più che sul piano sportivo, Djokovic paga un divario di percezione: il suo successo è costantemente letto in ombra rispetto al fascino e alla mitologia che circondano gli altri due
@ La bocca della verità (#4541084)
Pare che Novak abbia fatto un passo indietro a seguito del rincorrersi di voci che vedevano Nadal e Federer affacciarsi a questo progetto
Se posso dire la mia, Nole è il tennista più carismatico di sempre, anche quando scherzava con il pubblico apparentemente ostile scimmiottando un direttore di orchestra io lo trovavo amabile… poi tifavo per Federer o Nadal, ma è solo una questione di gusti
Bla bla bla bla
L’impegno nell’ PTPA da parte di Novak Djokovic può essere interpretato come un tentativo di costruire un consenso e una popolarità paragonabili a quelle di Federer e Nadal, da sempre percepiti come leader carismatici e figure unificanti del tennis. Tuttavia, mentre Federer e Nadal hanno conquistato il pubblico grazie a uno stile comunicativo empatico e a un’immagine largamente condivisa, Djokovic ha spesso mostrato un rapporto più conflittuale con media e tifosi. Questo limite di carisma e di capacità di aggregazione ha indebolito il progetto della PTPA, che necessitava di una leadership ampiamente riconosciuta per affermarsi. Di conseguenza, l’iniziativa non è riuscita a ottenere l’impatto e il sostegno sperati, rivelando le difficoltà di costruire popolarità e consenso solo attraverso l’azione politica, senza un forte capitale simbolico personale
Ha fatto la scelta giusta: in buona fede ha costituito un sindacato che tutelasse maggiormente l’integrità, la salute e i diritti dei professionisti.. quando ha visto che la sua creatura, che non poteva certo amministrare in prima persona, stava prendendo una brutta piega, haha mollato