Troppi infortuni? Dall’Inghilterra rilanciano: Slam al meglio dei tre set (almeno dai quarti)
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In attesa di quel che accadrà a Wimbledon, cuore dell’annata tennistica, la stagione su erba 2026 è segnata dai tantissimi infortuni e assenze di molti giocatori. Si parte da lontano, con il grave problema al polso di Alcaraz, ma la lista dei giocatori k.o. è lunghissima: Lorenzo Musetti, Jack Draper, Holger Rune, Valentin Vacherot, Luciano Darderi, tutti questi hanno dato forfait al Queen’s dopo essersi iscritti, per i motivi più vari (aggiungiamo anche Matteo Berrettini). Last minute anche Rafa Jódar, uno dei giovani più forti e interessanti del panorama attuale si è ritirato dal torneo londinese per un problema ai muscoli addominali. Un ragazzo così giovane e già vittima di infortuni, come molti colleghi. In Inghilterra non hanno preso “bene” quest’edizione oggettivamente povera del secondo torneo per importanza dopo i Championships, tanto che si torna a puntare il dito contro una stagione su terra battuta troppo compressa, che spreme in modo esagerato i giocatori e li porta ad entrare nelle poche settimane su erba in difficoltà fisica, e quindi puntare direttamente a Wimbledon. Un tennis ormai troppo fisico che richiede interventi urgenti e sostanziali poiché un prodotto privato dei suoi migliori protagonisti, o comunque con così tanti stop per infortuni diventati all’ordine del giorno, non ha valore ne interesse. In passato John McEnroe in una delle sue molte uscite polemiche aveva ventilato l’ipotesi di trasformare anche gli Slam in tornei che si disputano due set su tre, almeno fino agli ottavi di finale. Adesso un’idea simile è tornata in auge nel corso di un programma sportivo sulla BBC grazie all’ex numero uno britannico John Lloyd, che ha formulato la sua proposta per aiutare i giocatori a preservare meglio la propria forma.
“A mio parere il calendario è pessimo. Lo è da anni. Ritengo che gli Slam dovrebbero disputarsi al meglio dei tre set. Lo sostengo da molto tempo. Per tutto il torneo, oppure quantomeno a partire dai quarti di finale. È una posizione che porto avanti da anni” afferma Lloyd. “Vedremo sempre più infortuni, segnatevi queste parole, a meno che non venga introdotto qualche cambiamento. Gli infortuni aumenteranno. Disputare incontri al meglio dei cinque set nei quattro Slam non incide soltanto durante il torneo, ma anche nella preparazione“.
“Devi preparare il fisico per affrontare quel tipo di sforzo” continua Lloyd, “durante la stagione giochi a Miami e Indian Wells, poi arrivi alla terra battuta e devi aumentare ulteriormente il carico di allenamento in vista del Roland Garros e di Wimbledon. Dopo Wimbledon rallenti per un paio di settimane e subito dopo devi ricominciare a prepararti per gli US Open. È una follia”.
Secondo Lloyd, il formato al meglio dei tre set continuerebbe comunque a garantire spettacolo agli appassionati, poiché l’intensità del gioco resterebbe elevatissima. “Ai miei tempi, una partita al meglio dei cinque set equivaleva più o meno a un match odierno al meglio dei tre”, ha spiegato. “La fisicità dei giocatori di oggi è su un altro pianeta rispetto alla mia generazione. Dobbiamo cambiare qualcosa. Altrimenti assisteremo a un numero crescente di infortuni. Se si partisse dal primo turno con il formato al meglio dei tre set, ogni incontro sarebbe comunque combattuto e spettacolare. Le grandi partite vengono ricordate perché si disputano negli Slam, non perché durano cinque ore. Un match di tre ore può restare nella memoria allo stesso modo, se giocato in un torneo dello Slam”.
Lloyd ritiene inoltre che il formato al meglio dei tre set si adatterebbe molto meglio alle sessioni serali degli Slam, evitando che i giocatori terminino le partite nel cuore della notte. “Non è tanto un problema di Wimbledon, che conclude il programma entro le 23. Gli altri tre Slam prevedono sessioni serali. Con il formato al meglio dei cinque set non si può continuare così. Le partite maschili durano sempre di più, è assurdo. Alcuni incontri finiscono alle due del mattino. Nessuno lo desidera. Gli spettatori presenti hanno già lasciato lo stadio, molti devono andare al lavoro il giorno seguente. Chi segue da casa davanti alla televisione si è già addormentato. I giocatori finiscono per andare a letto alle cinque del mattino. Questo può compromettere l’intero torneo. È una follia. Se si vogliono mantenere le sessioni serali, a mio avviso bisogna passare al meglio dei tre set”.
La questione delle sessioni serali è un tema importante, sicuramente sul tavolo nelle richieste dei giocatori per una diversa gestione. Importantissime per i tornei a livello di diritti tv e pubblico (e quindi introiti), sono ormai diventate una componente stabile del circuito, con gli Slam come Australian Open, US Open e Roland Garros che le hanno progressivamente integrate nel proprio programma e diventano molto spesso la sessione più ambita e con gli incontri più interessanti. Tuttavia diversi giocatori, tra cui Jannik Sinner, hanno espresso il proprio malcontento per lo scenario assai plausibile di terminare la partita oltre la mezzanotte, compromettendo il normale ciclo di riposo e accumulando fatiche che si pagano nel resto del torneo.
La proposta di eliminare il classico 3 set su 5 negli Slam comporterebbe una rivoluzione epocale nel tennis maschile, scenario che attualmente sembra poco probabile, ma il cuore della questione resta e non sta nel formato ma nel tipo di gioco ormai dominante, troppo fisico. Ci sarebbero gli strumenti per diminuire in modo sensibile la componente atletica nel tennis, privilegiare l’aspetto più tecnico e tattico, e così ridurre lo sforzo e gli infortuni: agire sui materiali (palle, corde, grandezza degli ovali dei telai, superfici). L’hanno fatto in altri sport, basterebbe la volontà politica di farlo, e sarebbe indispensabile farlo prima di aver un tour ridotto a pezzi, svalutato dalla costante assenza di molti protagonisti. Visto che la governance del tour parla sempre più spesso di “prodotto” riferito al tennis di vertice, quanto vale un prodotto senza i suoi migliori protagonisti al via?
Marco Mazzoni
TAG: infortuni, John Lloyd, lunghezza incontri, Marco Mazzoni, Match 3 set su 5, Tornei dello Slam

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No, questo è il testo originale: “I think Grand Slams should be best of three sets anyway. I’ve said that for years. All the way through, or certainly from the quarter-finals. I’ve been saying this for years”. A logica sarebbe il contrario, ossia dai quarti in avanti 3 su 5. Ma così ha detto Lloyd.
Gli interventi per preservare gli atleti dagli infortuni sono da effettuarsi esclusivamente sugli attrezzi di gioco …
Palle e racchette .
Oppure ridurre gli eventi .
ma davvero ha detto “almeno dai quarti”?
O forse era “almeno fino ai quarti”?
Se no parliamo di 7 partite a durata ridotta su più di cento, cosa cambierebbe?
Sospetto errore di traduzione
Va bene, dimezziamo anche i montepremi, vediamo se sono d’accordo anche i tennisti….
@ tomasol (#4639184)
Compromesso ovviamente.
Magari gli avversari di turno di Musetti dosano meglio le energie durante un match sui 5 set. Se il match fosse sui 3 set, partirebbero subito forte.
e perché non giocare un set unico?
o magari solo un tie break?
@ Luciana (#4639180)
Ancora meglio se solo in finale 3/5
Un’altra proposta potrebbe essere giocare 2 su 3 fino ai quarti e 3 su 5 semifinali e finale.
Ricordo che anni fa si giocava 3 su 5 anche la finale di alcuni 1000 (Roma)
C’è un problema… perché gli slam al meglio dei tre set dovrebbero attribuire fino a 2000 punti, cioè il doppio dei Masters, specie ora che anche questi ultimi possono avere tabelloni a 128?
Mi ponevo questo interrogativo già per la Wta e la risposta era “sarà per analogia agli slam maschili”… Ma se anche questi diventano al meglio dei tre set, dov’è la differenza? Perché uno si chiama Rolando e l’altro (Monte) Mario?
Anche l’erba è cambiata!
20 anni fa le palline erano DIVERSE!
Ma cambiare ste maledette palline e modificare il piatto corde no???!!
@ givaldo barbosa (#4639160)
Il chiodo con Musetti, tutto da verificare.
Finalmente qualcuno che se ne accorge. L’abominio dei 5 set non è più applicabile allo sfiancante tennis moderno.
Fosse in vigore da qualche anno, Musetti avrebbe già qualche slam in bacheca.