Indian Wells 2026, Alcaraz, Djokovic e Medvedev raccontano il loro debutto: “Ho fatto tutto bene”, “È dura trovare il mio miglior tennis qui”, “Sono riuscito a fare ciò che volevo”
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Tre debutti vincenti, tre segnali importanti e anche tre modi diversi di leggere il proprio momento. A Indian Wells 2026 Carlos Alcaraz, Novak Djokovic e Daniil Medvedev hanno iniziato il torneo con una vittoria, ma nelle rispettive conferenze stampa hanno raccontato sensazioni, difficoltà e prospettive molto diverse.
Alcaraz ha convinto contro Grigor Dimitrov, piegato con un netto 6-2 6-3. Djokovic, invece, ha dovuto rimontare Kamil Majchrzak dopo un primo set complicato, chiudendo 4-6 6-1 6-2. Molto solido anche Medvedev, che ha superato Alejandro Tabilo con un convincente 6-4 6-2.
Alcaraz: “Ho giocato meglio di lui nelle condizioni difficili”
Contro Dimitrov, Alcaraz ha dato l’impressione di essere subito a suo agio, nonostante il vento e un avversario che in passato gli aveva creato problemi. Lo spagnolo ha spiegato di essere particolarmente soddisfatto per essere riuscito a eseguire il piano partita che aveva in mente:
“Penso di aver giocato una grande partita. Le condizioni non erano facili, c’era molto vento. Direi che il mio gioco è stato migliore del suo, ho giocato bene, senza commettere troppi errori. Questo mi ha aiutato tanto oggi e sono davvero molto felice di essere riuscito a fare tutto ciò che mi ero prefissato prima del match. Sono contento di averla chiusa in due set.”
Nel corso della conferenza, Alcaraz è tornato anche sul tema dello shot clock, mostrando un certo fastidio per una situazione che, a suo dire, non è stata affrontata davvero dagli organi competenti:
“A essere onesto, non ne ho parlato con loro. Nessuno è venuto da me a chiedermi quale fosse la mia opinione. Quindi penso che andrà avanti così. Non voglio perdere tempo, sinceramente, perché è già successo in altre situazioni che vai a lamentarti o a dare la tua opinione e poi non cambia nulla. Non voglio perdere tempo. Loro conoscono già la mia opinione.”
Secondo lo spagnolo, il problema non riguarda tutti gli arbitri allo stesso modo, ma soprattutto alcuni in particolare:
“Si vede che ci sono arbitri diversi. Probabilmente il problema è con uno o due, gli stessi che hanno già creato problemi in molte partite. Ce ne sono altri che invece sono più flessibili. Se capiscono il tennis, sanno come gestirlo. Quelli che sono davvero rigidi e non hanno quella sensibilità, diciamo così, è perché non capiscono affatto il tennis.”
Alcaraz ha parlato anche del suo rapporto con Jimmy Butler, presente sugli spalti durante il match. Tra i due c’è ormai grande sintonia, come ha raccontato con il sorriso:
“Sì, è il mio uomo. Sapevo che sarebbe venuto. Mi aveva detto che stava facendo riabilitazione lì vicino e che sarebbe passato a guardarmi. Sono davvero felice che, con tutto quello che sta affrontando con il recupero dal problema al ginocchio, sia riuscito a venire a vedere la mia partita e a passare un po’ di tempo con me.”
Interessante anche il passaggio sul servizio al corpo, soluzione che Alcaraz utilizza più della media del circuito:
“Credo che molti giocatori pensino a vincere il punto direttamente con il servizio, mentre io a volte cerco un buon servizio non per chiudere subito il punto, ma pensando al colpo successivo. Per questo il servizio al corpo è molto utile per me. È un’arma che uso da tanto tempo e che funziona. Si tratta di vedere più quello che succede dopo il servizio che il servizio in sé.”
Djokovic: “Cinque settimane senza partite, era normale che fosse complicato”
Più laborioso il debutto di Djokovic, che dopo cinque settimane senza match ufficiali ha dovuto ritrovare ritmo e intensità strada facendo. Il serbo, però, ha apprezzato soprattutto la capacità di reagire dopo il primo set perso:
“È bello essere tornato nel tour. Cinque settimane senza partite ufficiali: sapevo che il primo match dopo così tanto tempo sarebbe stato un po’ complicato, anche per via delle condizioni, che erano difficili. Però sono riuscito a resettare subito dopo aver perso il primo set, già nel secondo, e da lì non mi sono più voltato indietro.”
Djokovic ha poi sottolineato di aver trovato il suo miglior livello proprio nel momento più delicato del match:
“Ho sentito di dover trovare il mio miglior tennis quando ce n’era più bisogno, soprattutto all’inizio del terzo set, ed è stato così. Sono contento di essere riuscito a chiuderla nel modo in cui l’ho fatto. Ci sono sempre cose su cui lavorare, ma mi è piaciuto il modo in cui ho lottato e sono rimasto dentro la partita.”
Nel corso della conferenza il serbo ha anche parlato del proprio staff, spiegando di non avere in questo momento un allenatore principale vero e proprio:
“Boris è stato con me. Ha avuto un ruolo da assistente e analista, e ovviamente ha coperto anche quello di coach di tennis, ma al momento non ho nessuno che possa definire il mio allenatore principale. E per me va bene così. Sento di avere quello che mi serve.”
Djokovic ha aggiunto di non voler per forza ripartire da zero con una nuova figura in questa fase della carriera:
“Non credo che in questo momento, a questo punto della mia carriera, io sia pronto a inserire una persona completamente nuova e attraversare di nuovo tutto il processo per conoscerci e lavorare insieme. Questo non significa che io non stia cercando di migliorare il mio gioco o di innovare, anzi lo sto facendo.”
Il 24 volte campione Slam ha poi parlato anche di Carlos Alcaraz e della possibilità, per lo spagnolo, di avvicinarsi a strisce vincenti storiche come quelle costruite da lui in passato:
“Può farlo. Ha tutto ciò che serve in termini di gioco, adattabilità alle diverse superfici, livello atletico e capacità di recupero che ha mostrato e maturato negli anni. Deve mantenere il corpo in salute. Se resta sano, è talmente forte che può vincere qualsiasi torneo giochi.”
E sulla sensazione che si prova quando si entra in una lunga serie di vittorie, Djokovic ha spiegato:
“Quando vinci così tanto e cavalchi quell’onda, non vuoi lasciarla andare. Vuoi restarci sopra il più a lungo possibile, perché il livello di fiducia è altissimo. Finché continui a vincere, senti quasi che a ogni partita diventi più forte.”
Tra i temi toccati anche il futuro, con Djokovic che ha indicato le Olimpiadi di Los Angeles 2028 come uno degli obiettivi di lungo periodo:
“Sarebbe bello. È uno degli obiettivi a lungo termine, chiamiamolo così. Sarebbe bello arrivare alle Olimpiadi. A questo punto della mia carriera ogni anno sembra più lungo che per i giocatori più giovani, ma proverò a esserci. È sicuramente una delle motivazioni.”
Medvedev: “Mi sentivo sopra di lui da fondo campo”
Se Djokovic ha dovuto aggiustarsi in corsa, Medvedev invece ha dato l’impressione di essere subito centrato, nonostante il viaggio complicato da Dubai e il poco tempo per preparare il torneo. Il russo ha descritto il successo contro Tabilo come una delle sue prove più complete recenti:
“Penso che oggi sia stata una grande partita per me. Ho fatto tutto bene. Non ho avuto nemmeno una palla break da salvare, anche se in alcuni game c’era un po’ di pressione sul mio servizio. Credo di avergli messo tanta pressione da fondo campo. Sentivo di essere in controllo su di lui. Alla fine la sua unica possibilità era servire bene, cosa che può tenerti in partita contro chiunque.”
Nei momenti importanti, però, Medvedev ha fatto la differenza soprattutto in risposta:
“Sono riuscito a rispondere molto bene nei momenti importanti, ed è stato sufficiente per vincere oggi. Sono super felice, perché Alejandro è un avversario tosto.”
Medvedev ha poi raccontato il viaggio complicato per raggiungere la California, dopo i problemi vissuti a Dubai insieme ad Andrey Rublev e Karen Khachanov:
“Non è stato facile decidere cosa fare, ed è stata probabilmente la parte più dura. A un certo punto ci scrivevamo molto con Andrey e Karen. Io e Andrey abbiamo deciso di andare in Oman e provare a trovare una soluzione lì. Non è stato semplice, perché tutti cercavano di partire e non c’erano molti posti disponibili o voli. Però siamo riusciti a trovare un aereo.”
Da lì il trasferimento è proseguito tra diversi scali:
“Karen si è unito a noi, e il giorno dopo siamo riusciti a volare verso Istanbul, e poi da Istanbul a Los Angeles. È stato tutto più lungo e un po’ più stressante del solito dal punto di vista logistico. Molto tempo al telefono, e questo ti prosciuga, perché cerchi di non stare al telefono 24 ore su 24, ma quando succede è stancante anche fisicamente.”
Il russo ha anche raccontato di aver dovuto evacuare di notte con la moglie dall’hotel in cui alloggiava:
“Sono rimasto in uno degli hotel dove è successo qualcosa, quindi abbiamo dovuto evacuare di notte con mia moglie. Credo dipenda dal tipo di persona che sei e dalla situazione in cui ti trovi. Se fossi stato con i miei figli, probabilmente sarei stato più stressato. Ma i bambini non erano lì, erano già a Monaco.”
Nonostante tutto, Medvedev ha spiegato di essersi sentito sicuro a Dubai e di essersi concentrato soprattutto sull’organizzazione del viaggio:
“Onestamente, se non ci fosse stato il tennis, probabilmente sarei rimasto a Dubai, perché lì mi sentivo al sicuro. Per me il punto era capire come arrivare a Indian Wells e come riportare mia moglie dai bambini a Monaco. Ci siamo riusciti, e questa era la cosa principale.”
Una volta arrivato in California, Medvedev ha ritrovato sensazioni positive in un torneo che continua a vivere in modo particolare:
“Indian Wells è un posto strano per me, perché arrivo sempre qui da Dubai, con 12 ore di fuso, e i campi sono completamente diversi. Anche le palline sembrano diverse a causa del campo. Nei primi due o tre giorni di solito penso: non c’è nessuna possibilità che io vinca il primo turno. Quest’anno però è stato un po’ diverso.”
E il feeling con il torneo, nonostante le difficoltà iniziali, resta molto forte:
“Gli ultimi tre anni qui sono stati incredibili, con grandi risultati. Mi piace tornare qui. Mi piace questo posto anche al di là del tennis. Voglio fare bene anche quest’anno, e la partita di oggi è stata per la maggior parte del tempo di altissimo livello. Sono molto contento di me stesso.”
Francesco Paolo Villarico
TAG: Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev, Masters 1000 Indian Wells, Masters 1000 Indian Wells 2026, Novak Djokovic

Sinner
Alcaraz
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Andreeva
Svitolina
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Al prossimo turno sia Nole che Daniil troveranno avversari che non sono teste di serie…
…Carlos invece troverà la TdS#26, Rinderknech, che, se proprio non incoccia in una serata di servizi strepitosi, non dovrebbe impegnarlo più di tanto!
Ci rivedremo agli ottavi 😉