Matteo Berrettini cambia rotta: la priorità adesso è la felicità in campo
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C’è stato un tempo in cui il nome di Matteo Berrettini, soprattutto sul cemento e sull’erba, incuteva timore nel circuito. Servizio devastante, diritto esplosivo, fisico imponente: una macchina da guerra capace di travolgere chiunque quando trovava ritmo. Il punto più alto? La finale di Wimbledon 2021, simbolo di un’ascesa che sembrava destinata a consolidarsi negli anni successivi.
Poi sono arrivati gli ostacoli. Infortuni, ricadute, problemi fisici ripetuti hanno frenato quella corsa, costringendo l’azzurro a convivere con la parte più dura della carriera prima ancora di compiere trent’anni. Una parabola che lo ha portato, nel 2026, a cambiare radicalmente approccio.
“Voglio godermi davvero il tennis”
Di passaggio in Cile per l’Chile Open, Berrettini ha rilasciato a El Mercurio una confessione sincera sul suo momento attuale. Le motivazioni non sono più le stesse di cinque o sei stagioni fa.
“Arrivati a questo punto, voglio davvero godermi il tennis, lottare insieme alla mia famiglia e ai miei amici, apprezzare ciò che ho ottenuto”, ha spiegato. Parole che raccontano un uomo diverso, meno ossessionato dalla pressione del risultato e più concentrato sul percorso.
L’azzurro compirà trent’anni nel corso di questa stagione e sa bene che il suo fisico ha bisogno di tempo: “Ho quasi trent’anni, ma con molti infortuni alle spalle. Devo avere pazienza e darmi il tempo necessario per tornare al livello che avevo una volta”.
Oggi non parte più come favorito naturale nei tornei 250. A Santiago è il nome più prestigioso per curriculum, ma non il principale candidato al titolo. Un ruolo che accetta con serenità.
La scelta della terra sudamericana
Anche il calendario racconta questo cambio di prospettiva. Invece di concentrarsi sui tornei sul cemento europeo o mediorientale – dove nel 2025 aveva firmato una vittoria di prestigio contro Novak Djokovic a Doha – Berrettini ha scelto la tournée sudamericana sulla terra battuta.
Una decisione controcorrente, considerando che i risultati finora non sono stati brillanti: due vittorie e due sconfitte. Ma il romano non si pente della scelta, anzi.
“Mi piace giocare sulla terra, adoro il calore e ho famiglia a Rio. Ho sempre voluto competere in Sudamerica”, ha dichiarato, difendendo con passione una gira spesso messa in discussione nel calendario ATP.
Secondo Berrettini, Argentina, Brasile e Cile meritano tornei di alto livello: “Gli stadi a Buenos Aires e Rio erano pieni. Qui a Santiago sarà lo stesso. Il pubblico e l’atmosfera devono essere fattori centrali nelle scelte della ATP”.
Un nuovo equilibrio
Non è più il Berrettini che inseguiva a tutti i costi la scalata al vertice. È un giocatore che ha conosciuto l’altra faccia del tennis e che ora cerca equilibrio, continuità e serenità.
Forse non è il cambio di chip che promette titoli immediati. Ma è quello che può restituirgli qualcosa di altrettanto prezioso: la gioia di competere. E, talvolta, è proprio da lì che ricominciano le seconde carriere.
N.B. Intervista concessa prima della sconfitta di ieri sera a Santiago
Francesco Paolo Villarico
TAG: Italiani, Matteo Berrettini

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E una buona cosa essere felici se si perde, per uno sportivo professionista poi è il massimo…
Mah, non lo so, mi sembra costantemente alla ricerca di una forma perduta e che non riesce a ritrovare anche causa infortuni, per carità… adesso il focus non è più il risultato, ma la felicità in campo.. giusto, spero solo che questo cambio di rotta sia frutto di un’analisi nella quale lui è cosciente che certi limiti fisici non lo porteranno più ad esser competitivo ai massimi livelli e che non sia un discorso tipo “ la volpe e l’uva” ..
Certo leggere queste cose dopo che le hai prese male da Nava su terra (veniva da due sconfitte piuttosto nette con Baez e Tabilo) fa venire i brividi.
Io sono stato un suo grande tifoso, purtroppo, come detto varie volte prendendomi gli insulti dei benpensanti, non ha saputo gestire il successo, la celebrità, gli inviti televisivi, le varie corti dei miracoli (e non è un problema di “fa troppo sesso”, solo uno sciocco può ridurlo a quello). Ci sta, il successo non è facile da gestire (faccio un lavoro che è esposto al successo, altrui, e vi assicuro che è ben più complicato di quanto non possa sembrare).
Il cambiamento si è visto anche dall’atteggiamento in campo. Il Berrettini prefinale di Wimbledon era un santo, una specie di monaco zen sempre gentile, positivo e sorridente. Poi sono iniziate le smorfie e i soliloqui.
Io speravo in una rinascita, da tifoso ci spero ancora, ma mi pare a questo punto davvero tanto improbabile.