David Ferrer loda il Tenerife Challenger: “Condizioni perfette, sto seguendo i miei ragazzi. “Ai miei tempi dovevo andare in Italia per i Challenger” “Sinner e Alcaraz? Il gap è stretto”
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Dopo la finale raggiunta a Bologna lo scorso anno, tra breve e lungo termine, David Ferrer programma il futuro della nazionale spagnola di Coppa Davis. E tra i tanti match dei suoi tennisti, l’ex numero 3 del mondo si è sintonizzato anche sul Tenerife Challenger, che la scorsa settimana ha incoronato Daniel Merida campione e che questa settimana vede, oltre a lui, altri due spagnoli in semifinale: Pablo Llamas Ruiz e Alejandro Moro Canas. I due eventi organizzati da MEF Tennis Events all’Abama Tennis Academy hanno aperto una lunga stagione di tornei ATP Challenger in Spagna, un crocevia importante per la crescita dei talenti locali, come dimostrano i risultati raccolti in tempi recenti. Tra i tanti temi affrontati dal capitano anche l’avvicinamento alla sfida di settembre contro il Cile e il recente successo di Carlos Alcaraz all’Australian Open.
Ferrer: “Ai miei tempi dovevo andare in Italia per i Challenger” – “Ho seguito diverse partite dei due Tenerife Challenger. Come capitano di Davis seguo ovviamente tutti i ragazzi spagnoli, non solo quelli che giocano nel circuito maggiore – ci tiene a specificare Ferrer -. Tra i protagonisti del torneo ci sono Pablo Llamas Ruiz e Daniel Merida, il primo lo conosco perché si allena nella mia accademia, mentre Daniel si allena ad Alicante. Proprio Merida ha vinto la scorsa settimana e ora è in semifinale, sta migliorando molto e sta facendo i passi giusti per un futuro in Coppa Davis. In più Tenerife si gioca al caldo e outdoor a febbraio, queste sono condizioni che piacciono ai giocatori: un punto che Spagna e Italia hanno in comune”. Focalizzandosi proprio sull’importanza del circuito Challenger, David Ferrer ha fatto un passo indietro ai tempi in cui li ha giocati, una rapida parentesi prima di diventare un grande protagonista ai vertici: “Giocando il tour ci sono stati momenti in cui mi mancavano i Challenger: ero giovane e iniziavo a viaggiare. Ricordo che giocavo tanto in Italia e Francia perché in Spagna forse, ai tempi, ce n’erano solo due: Barcellona e Pozoblanco. Adesso il numero è molto più alto e sono un’occasione importante per diventare professionisti e crescere. D’altronde, ai miei tempi, l’Italia non aveva tutti questi grandi giocatori e adesso è cresciuta molto. Quindi, sotto questo punto di vista, la Federazione Spagnola sta facendo un buon lavoro”.
Ferrer: “Landaluce e Jodar non vanno paragonati ad Alcaraz” – Dopo aver usufruito del bye a febbraio, la Spagna tornerà in campo a settembre nella trasferta contro il Cile, valida per l’accesso alla Final Eight di Coppa Davis. Tra conferme e possibili novità, è davvero troppo presto per parlare di convocazioni, ma il capitano ha ovviamente speso parole positive sui due classe 2006 Rafa Jodar e Martin Landaluce: “Sono due ragazzi che mi sorprendono già ora per la loro maturità, specialmente se rapportata alla loro classifica. Rafa e Martin seguono un percorso diverso rispetto ad Alcaraz: Carlitos è come Nadal, ne nascono pochi così. Loro due possono diventare Top 20 ed è ottimo averli a disposizione perché possono diventare il futuro della nostra nazionale, ma non si possono fare paragoni”. Con dodici giocatori in Top 200, senza dimenticare i papabili doppisti, il bacino dal quale Ferrer può attingere si sta ampliando e questo comporta chiaramente anche più responsabilità: “Quando giocavo io la Spagna aveva magari quattro o cinque Top 20 tra cui scegliere, ed è positivo quindi avere tante opzioni. Contro il Cile giocheremo in altitudine e sarà dura, ma è ancora troppo presto per pensare alle convocazioni. Seguirò tutti i ragazzi e poi vedremo a fine luglio cosa sceglierò. In questo ruolo è ovvio ci siano decisioni difficili da prendere, ma sono stato anch’io un tennista e so che queste decisioni non sono personali, ma meramente sportive”.
Ferrer sul trionfo australiano di Alcaraz – Non ha potuto averlo a disposizione a Bologna lo scorso novembre a causa di un edema al bicipite femorale destro, ma David Ferrer guarda ovviamente con grande gioia al titolo di Carlos Alcaraz all’Australian Open. Il settimo titolo Major, quello che gli ha permesso di completare il Career Grand Slam, è stata la risposta del murciano ai dubbi dopo l’addio a Ferrero: “Vincere un Australian Open dopo questo addio non deve essere stato facile. Chiudere una collaborazione così duratura può essere difficoltoso, ma Carlitos ha dimostrato di essere maturo e di migliorare di anno in anno. E poi, per una parte della preparazione, ha lavorato anche con Juan Carlos e anche lì è stato fatto un buon lavoro. Poi c’è Samuel López e sono d’accordo con Alcaraz quando dice che è uno dei coach migliori al mondo. Conosco Samu da tanto tempo: con Almagro e Carreño Busta ha fatto molto bene e sa lavorare con i top player. Ha tutto per avere successo con Alcaraz”. Con il ventiduenne di Murcia già a quota 7 Slam, viene naturale chiedersi quale possa essere il limite in una carriera che ha ancora diverse ere davanti, ma Ferrer non si sbilancia: “È difficile dire quanti Slam potrà vincere Alcaraz. Chiaramente, se dobbiamo cercare chi può raggiungere i numeri di Djokovic, Nadal e Federer, oggi ci sono lui e Sinner, che sono molto vicini e si stimolano a vicenda. Dopo la vittoria di Melbourne Carlos è in fiducia, ma già a Indian Wells e Miami sappiamo che Sinner può giocare molto bene. Sarà sempre difficile dire chi è il più forte e, in più, da ora a quando arriveranno a fine carriera ci sono ancora 10-15 anni: non sappiamo quanti altri ragazzi emergeranno”.
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David Ferrer uno dei vincitori di Manerbio, il challenger più famigliare di tutti. Cordialità e ospitalità a livelli assoluti.
Salutando la gradevole e gentilissima famiglia Saldini.
Ci venne pure un certo Gianluca Grignani a vedere il torneo di tennis. Scambiandoci 4 chiacchiere, molto competente in materia tennis.