Australian Open: prize money da record, ma le richieste dei giocatori restano “inascoltate”
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Oltre 74 milioni di dollari (111,5 milioni di dollari australiani), un prize money da record per l’edizione 2026 degli Australian Open, ma secondo diverse fonti i giocatori sarebbero “delusi dal fatto che l’aumento non corrisponda a una quota più significativa dei ricavi complessivi” del primo torneo dello Slam nella stagione. Questo trapela da un’analisi dettagliata della BBC, secondo la quale il consistente incremento del montepremi a Melbourne – più 16% rispetto al 2025, e il più alto nella storia del torneo – non sia soddisfacente per i giocatori, lontano dalle richieste inviate per iscritto ai quattro Major per chiedere una fetta maggiore della “torta” dei ricavi generati dagli Slam, e anche un contributo concreto al welfare e condizioni degli atleti.
I campioni del singolare agli Australian Open incasseranno 4,15 milioni di dollari australiani (2,79 milioni di dollari USA), con un aumento del 19% rispetto a quanto guadagnato dai vincitori del 2025, Madison Keys e Jannik Sinner. Tutti i giocatori di singolare e doppio impegnati nello Slam che apre la stagione riceveranno un aumento minimo del 10%. “Questo incremento dimostra il nostro impegno nel sostenere le carriere tennistiche a ogni livello”, ha dichiarato Craig Tiley, amministratore delegato di Tennis Australia. Tuttavia, secondo una fonte vicina al gruppo dei top 20, i giocatori sono “destinati a rimanere delusi” anche da quest’incremento poiché le loro richieste principali agli Australian Open e agli altri Slam sarebbero state “in gran parte ignorate”. Tra i nomi di spicco coinvolti nel gruppo che ha inviato la missiva ai Major figurano (sempre secondo BBC) Jannik Sinner, Aryna Sabalenka e Alexander Zverev e molti altri campioni inclusi nella top 20 maschile e femminile. Questi giocatori si sono fatti portavoce di una richiesta unitaria ai quattro principali tornei dell’annata: tutti i tennisti inclusi nei partecipanti agli Slam (dalle qualificazioni ai main draw) devono ricevere una percentuale più alta del rapporto prize money/ricavi generati dall’evento. Il gruppo sollecita inoltre maggiore consultazione sulla governance del tennis, oltre a contributi più consistenti da parte degli Slam per fondi pensione, assistenza sanitaria e maternità.
Il nodo della questione quindi starebbe non tanto in una percentuale ancora maggiore in quanto tale, ma in un concetto di equità: visto che siamo noi i protagonisti dello spettacolo, è giusto che otteniamo indietro dei principali tornei dell’anno una percentuale maggiori degli introiti complessivi. Sebbene i bilanci 2025 di Tennis Australia non siano ancora stati resi pubblici, l’Australian Financial Review ha riportato che l’ente – i cui introiti derivano in larga parte dagli Australian Open – ha generato 697,2 milioni di dollari australiani (poco meno di 470 milioni di dollari USA) di ricavi complessivi. Ciò significherebbe che il montepremi degli Australian Open 2026 rappresenta circa il 16% dei ricavi totali dell’organizzatore.
Nel 2025, gli US Open hanno destinato ai giocatori il 16% dei ricavi dell’anno precedente, mentre Wimbledon (13%) e il Roland Garros – che non rende pubblici i propri dati – hanno offerto una quota ancora inferiore. Per questo i top player hanno chiesto a ciascuno Slam un aumento progressivo nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di avvicinarsi al 22% riconosciuto in alcuni eventi combined ATP e WTA. L’aumento del montepremi rende gli Australian Open 2026 più ricchi di Wimbledon (72 milioni di dollari USA) e del Roland Garros (64 milioni) nell’edizione 2025, pur restando alle spalle degli US Open (90 milioni).
Marco Mazzoni
TAG: Australian Open 2026, compensi ai giocatori, Craig Tiley, prize money

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Quindi la PTPA ha fallito….MASSIMO DOVE SEIIII
DJOKOVIC SE N’È ANDATO DALLA PTPA
NON DICEVI CHE TOCCAVA A GAUDENZI INVECEEEE?
se sono delusi posso possono scioperare e non giocare .