Spacca Palle - Numero 7 ATP, Copertina, Generica

Spacca Palle: Nadal e il Master su terra? Si, forse… No grazie!

06/11/2013 11:48 20 commenti
Rafael Nadal classe 1986, n.1 del mondo
Rafael Nadal classe 1986, n.1 del mondo

Londra, la città dove tutto ebbe inizio. Dove le prime racchette costruite artigianalmente con forme irregolari swingavano nell’aria su verdi prati, colpendo con movimenti ancora incerti pesanti palle di tela. Dove si codificarono le regole di un passatempo di destrezza che sarà battezzato Tennis. Da quei nobili pionieri di fine ‘800 di strada ne è stata fatta parecchia, e chissà che direbbero quei Lords se fossero magicamente catapultati alla O2 Arena, nel bel mezzo di un match del Master ATP! Chissà che stupore nel vedere la folla che riempie gli spalti, gli spettacolari giochi di luce che rendono il tutto ancor più epico e teatrale, e soprattutto le danze atletiche e feroci di Djokovic, Federer, Nadal e compagnia all’avventarsi con potenza e coordinazione sulle palle, scagliando colpi perfetti. Nadal sarebbe forse il giocatore che più farebbe sgranare gli occhi agli inventori del gioco. L’atleta per eccellenza, quello che costituisce un nuovo anello nella catena evolutiva del tennis, che ha portato il gioco ad un estremo superiore per forza, velocità, potenza e mille cose ancora.

Stupore a parte di quest’ipotetica suggestione da “Back to the future” in chiave tennistica, Nadal è probabilmente il vero favorito di queste ATP World Tour Finals 2013.

Al termine di una stagione eccezionale, forse la sua migliore di sempre, il “toro” iberico è in campo a Londra a sfidare i Magnifici 8 mai così motivato. Gli manca infatti una sola vittoria nel girone per avere la certezza matematica di tenere la prima posizione in classifica a fine 2013, respingendo il disperato e tardivo assalto di Djokovic. Un premio meritato. Classifica a parte, Rafael è motivatissimo dalla chance di vincere il suo primo Master, perché mai è arrivato così bene all’unico grande torneo che manca al suo invidiabile palmares. Qua infatti Rafa vanta solo una finale, persa in tre set contro un Federer stellare nel 2010. Roger è il Re del Master, con 6 vittorie e 2 finali perse, surclassando l’acerrimo rivale maiorchino anche negli scontri diretti del torneo. Rafa invece vanta uno score davvero misero al Master, se confrontato al suo valore e al numero di tornei che conquista ogni stagione. Va detto che Nadal non sempre ha preso parte al Master, o c’è arrivato maluccio.

Nel 2005 si era qualificato come n.2 ma non è andato a Shanghai per infortunio; nel 2006 ha perso da Federer in semifinale, come nel 2007 (e piuttosto nettamente vincendo solo 5 games); nel 2008, suo anno Top con il primo successo a Wimbledon e il n.1 nel ranking, rinunciò per problemi fisici. Nel 2009 Nadal si presentò al Master in condizioni orribili dopo un lungo stop in estate, smagrito, il fantasma di se stesso, tanto da non vincere nemmeno un set nei tre incontri del girone; nel 2010 ci arrivò da n.1 e giocò bene, perdendo però da Roger in 3 bei set all’atto conclusivo. Nel 2011 perse nel girone da Tsonga e Federer (solo 3 giochi vinti in quel match) e la sua corsa si fermò lì. Niente Master nel 2012, visto il lungo stop dopo Wimbledon ed il rientro a febbraio 2013.

Come mai questo record così negativo? La primissima analisi che si potrebbe fare (confermata in parte dalle sue stesse parole, che riporto più avanti), chiama in causa il momento dell’anno in cui si disputa. Un tennista come Nadal che in campo dà tutto e di più, e che vincendo tanto gioca moltissime partite in stagione, è naturale che arrivi a novembre scarico, stanco, nonostante la sua fenomenale capacità di ricupero. E dato che il Master si disputa indoor su di una superficie che non ama, forse non ci ha mai davvero puntato come programmazione.
Per approfondire quest’interessante analisi ampliando anche il discorso alle ATP World Tour Finals in generale, sfruttiamo un ottimo assist che viene proprio dalle parole del n.1 maiorchino. Appena prima di scendere in campo, nella classica e spesso soporifera press conference di presentazione, Nadal ha parlato sul Master e sulle superfici. Buona cosa, perché il tema è intrigante e perché per una volta il buon Rafa si è distinto con una proposta concreta e supportata da ottime basi, …invece dello stucchevole maniavantismo a cui troppe volte ci ha abituato con le classiche “non sto bene”, “non sono il favorito del torneo…” pronunciato anche al Roland Garros o Monte Carlo. Ad onor del vero, va detto che quasi nessuno dei top players si distingue per profondità e dichiarazioni interessanti… ma il miglioramento del nostro amato tennis potrebbe partire anche da proposte dei campioni.

Ecco quella di Rafa sul Master e sulle superfici, così riassunta: E’ un evento che si gioca indoor dal 2005, quindi sono sfortunato. Sarebbe più giusto giocare outdoor su superfici diverse. Ci qualifichiamo giocando su ogni tipo di superficie, ma il Master è sempre sul cemento… Cambiare sarebbe meglio. So che non accadrebbe nella mia generazione, non lo dico per me. Lo dico per il futuro e perché potrebbe essere interessante per i tifosi e giocatori. Londra è una città ottima per giocare, in nessun torneo vi è questo clima, ma ciò non toglie che l’ATP possa essere un po’ più corretta con i tennisti. Si potrebbe cambiare ogni anno superficie, in questo modo un buon giocatore di terra avrebbe la chance di giocare sul suo terreno preferito. La mia storia al Master? Non è solo stanchezza, la ragione delle sconfitte è che non sono un giocatore fantastico su questo tipo di superficie“.

Errore storico a parte, perché il Master si è giocato indoor da ben prima del 2005 (immortali ad esempio le edizioni al Madison di NYC), sono parole di un certo interesse, e non solo relativamente alla sua storia in questo grande evento, ma sul torneo in generale. Anche in passato altri campioni e addetti ai lavori hanno sposato tesi simili a quella di Nadal: un calendario su più stagioni, che anticipi di almeno 5 anni dove sarà disputato il Master, cambiando ogni anno città (toccando luoghi importanti dove magari non c’è tennis), e cambiando anche superficie. Sarebbe una soluzione in parte simile a quella del Mondiale di ciclismo, che è una sorta di “Master” della specialità, anche se si disputa “a Nazioni”. Nel ciclismo ogni anno si corre in un paese diverso, e con un percorso diverso, ogni volta adatto a tipologie differenti di corridore. Una proposta quella di Nadal che ha un suo senso, e che condivido per certi aspetti. Sarebbe intrigante portare il Master un anno a Sydney sull’erba, l’anno dopo a Los Angeles sul cemento outdoor, poi a Buenos Aires sulla terra all’aperto, quindi a Milano, Amsterdam o Monaco di Baviera su tappeto indoor, e via dicendo. Sarebbe un modo eccellente per presentare il grande tennis ad altrettanto grandi platee, affamate di campioni, producendo un evento unico che resterebbe nella storia, e creando ogni anno grandi aspettative e novità.
Però, però, però… Ci sono anche non pochi punti a favore per continuare a disputare le ATP World Tour Finals più volte di fila nella stessa città. Organizzare un evento così grande e globale comporta investimenti importanti, che ammortizzare in una sola edizione potrebbe rendere il tutto non così economico (e sappiamo quanto il $ conti nello sport di oggi e nel tennis in particolare, che ha venduto pezzi importanti della sua storia ai paesi arabi/emergenti). Ci sono anche considerazioni tecniche sostanziali per far disputare il Master in condizioni indoor veloci, così importanti che, tirando le somme, mi fanno dire al grande Nadal “Ottima proposta, ma… no grazie!”.

Intanto, restando alle parole di Nadal, siamo proprio sicuri che il buon Rafael da Manacor sia così sfavorito dal cemento? Non parliamo di tappeti velocissimi tipo quelli anni 80-90, ma di cemento. Il campo di Bercy, per dire, è assai più veloce di quello della O2 Arena, che è più lento di molti altri tornei, come Rotterdam (dove Nadal perse da Seppi) o Stoccolma. Anche il cemento degli US Open, a detta di tutti i giocatori, è più veloce di quello del Master londinese, e Nadal a NYC ha vinto 2 volte, incluso quest’anno. A Londra, anche per non sfavorire l’idolo di casa Murray che preferisce campi medio-veloci, non c’è mai stato un campo più rapido di un 1000 americano come Indian Wells, che Nadal ha vinto più volte. In generale, il fattore indoor influisce non certo in negativo sulle prestazioni, anzi. In condizioni di gioco ideali, senza vento, sole, con umidità e temperatura perfette, anche un Nadal può esprimere il suo miglior gioco come gli altri, non è certo uno “svantaggio”.

Del resto chi pensa all’iberico come un terraiolo (il più forte dei terraioli) di tennis ne capisce proprio pochino… Eccetto i primissimi passi sul tour, Nadal ottiene grandi risultati e gioca un tennis estremamente efficace anche sul duro, sono i numeri a dirlo. Quest’anno è rimasto imbattuto sul cemento all’aperto fino a Pechino, dove ha perso la prima partita da un Djokovic furente; la seconda battuta d’arresto è arrivata Shanghai per mano del miglior Del Potro: totale 2 (D-U-E) sconfitte, vincendo US Open e molto altro!

Guardando a ritroso la sua carriera, da anni Rafa si può definire tutt’altro che un giocatore al top solo sul rosso. Già nel 2005 ha vinto a Madrid sul duro indoor, a Pechino e al 1000 canadese; nel 2007 ha trionfato a Indian Wells, nel 2008 ancora in Canada e alle Olimpiadi, nel 2009 agli Australian Open, nel 2010 agli US Open, solo per citare i risultati più eclatanti, segno di un giocatore eccellente anche sul duro. Un tennista che cresciuto a “pane e terra” è riuscito con lavoro, dedizione ed enorme intelligenza tecnico-tattica ad evolversi, imparando a gestire il tempo degli scambi, a non indietreggiare troppo e non perdere terreno, riducendo così l’ampiezza del campo da difendere; un giocatore che ha migliorato sensibilmente il rovescio, la velocità di esecuzione del dritto e imparato a tirarlo anche meno arrotato e più diretto, entrando nella palla e così accelerando con un timing migliore sui rimbalzi veloci del cemento; un tennista che ha migliorato di brutto il servizio, che è diventato meno conservativo alla risposta e soprattutto ha imparato ad entrare nel campo, avanzando con piedi veloci a prendersi di forza il punto con dritti mortali da tre quarti campo, in tutte le direttrici. Un tennista che ha via via aggiunto un bagaglio così importante al suo tennis da sempre stellare per continuità, capacità di difesa e contrattacco non si può liquidare come “terraiolo”. Sarebbe sminuire terribilmente ed ingiustamente un fenomeno come Nadal.

Però Rafael chiede garbatamente un Master anche su terra, in modo che “non sia sfavorito”. Ammesso che sul duro sia davvero “sfavorito” (e non lo credo proprio), rigiriamo un attimino la frittata. Che ci si trovi su terra o cemento outdoor, ossia nell’80% dei tornei in calendario, da qualche stagione si gioca ovunque un tennis molto simile, in cui dominano potenza, continuità della spinta, progressione e capacità forzare l’avversario all’errore dopo un pressing asfissiante. Dal Roland Garros a Miami, passando per NY e Melbourne, più o meno si gioca questo tipo di tennis, si vince massimizzando questo tipo di tennis. Ma allora, il vero “sfavorito” non è forse il tennista che porta in campo un tennis più tecnico, diverso dal prototipo moderno di giocatore continuo nella spinta? Non è in condizioni svantaggiate il giocatore che meno basa la sua prestazione sulle armi della continuità e della potenza, oggi necessarie per eccellere? E visto che 3 Slam su 4 si giocano su terra-cemento, e anche 8 Master 1000 su 9, allora le ATP World Tour Finals – che sono una sorta di quinto Slam – perché mai si dovrebbero giocare anch’esse su “terra-cemento”? Non è più giusto e corretto far sì che al quinto torneo dell’anno per importanza ci siano condizioni più rapide (e a Londra oggi neanche tanto..) per “non sfavorire” ulteriormente chi gioca un tennis più tecnico, più leggero e offensivo, un tennis che su condizioni diverse dal classico terra-cemento sia meno penalizzato?

Quando un tennista basa la sua differenza sulla tecnica, sulla velocità d’esecuzione e sulla capacità di attaccare per trovare un vincente, è normale che indoor si trovi a proprio agio. Nei palazzetti, anche se sul cemento, le condizioni ideali di gioco fanno sì che la tecnica abbia un minimo vantaggio, permettendo di esaltare le armi di chi aggredisce la palla non di puro spin e potenza ma di velocità d’esecuzione e di tocco. Se andiamo a vedere i vincitori dei tornei indoor, o comunque chi ha ben giocato pur senza alzare la coppa, non a caso troviamo tennisti che all’aperto fanno molta più fatica. Troviamo la pazzia e magia di un Safin che vince a Bercy tre volte, o un Nalbiandian che indoor riusciva a tramortire con la sua classe uno dopo l’altro Nadal, Federer e Djokovic! Troviamo la classe tecnica di un Federer che diventava irresistibile quando al meglio (leggi 6 Masters), o le geometrie del miglior Davydenko diventare imprendibili. Il tutto restando sempre ad anni recenti, diciamo da quando il tennis si è evoluto nello sport attuale.

La breve stagione indoor è un momento magico per chi apprezza un tennis meno fisico e più orientato verso l’attacco, dal fondo o anche a rete. Una parentesi diversa dopo tanti match fondati su decine di scambi. Gli indoor degli anni ’80 e ’90, segnati da campi “di ghiaccio” che penalizzavano troppo chi rimette e ama scambiare, non ci sono più, giustamente accantonati. La stagione indoor inoltre è stata la più penalizzata, ridotta ai minimi termini da un calendario che ha spostato tornei importanti verso i paesi arabi dopo gli Australian Open o in Asia dopo US Open. Sono stati cancellati eventi storici, che ci hanno regalato pagine indimenticabili del nostro sport, come il torneo di Anversa della racchetta d’oro, solo per citarne uno.

Il Master è l’evento indoor per eccellenza, quinto torneo per importanza in stagione e a mio avviso pari ad uno Slam come valore. Nonostante si possa discutere all’infinito sui limiti della formula a gironi, al Master scendono in campo solo i migliori 8 della stagione, e non si può vincere con un “tabellone fortunato” ma solo sconfiggendo i più forti. Un torneo che propone rivalità sentite, e contro i top 8 non c’è mai voglia di scherzare troppo, tanto meno di perdere… Sono in palio punti pesanti e assegni ancor più pesanti, garanzia di spettacolo e match super. Il Master è ogni anno uno dei tornei più elettrizzanti, che ci regala puntualmente alcuni dei match stagionali più belli, a volte di sempre. Chi non ricorda la finale tra Boris Becker e Pete Sampras del 1996 a Hannover, con l’americano che vinse per 3–6, 7–6(5), 7–6(4), 6–7(11), 6–4 in uno dei 10 match più belli di sempre dell’era Open per qualità ed emozioni! E tanti altri sarebbero quelli da ricordare, come lo stupendo incontro di round robin del 2008 che vide Murray estromettere Federer nei tre set tecnicamente più belli della stagione; oppure la clamorosa vittoria di Kuerten a Lisbona su di un Agassi super.

E chi ha dimenticato il tennis stellare con cui Stich superò Sampras in finale a Francoforte nel 1993, o quello di Agassi su Edberg nel 1990; la battaglia pazzesca tra Hewitt e Ferrero in finale nel 2002, o il pathos della vittoria di Nalbandian su Federer nel 2005. Potremmo trovare moltissimi altri match del Master che sono diventati immortali.

Tutti giocati in condizioni indoor. Dopo scorpacciate di tennis outdoor, anche di qualità, è davvero il caso di perdere il fascino ed emozioni che portano in campo i Maestri al coperto? E’ davvero il caso di normalizzare uno dei pochi eventi “fuori dal coro” in una stagione molto uguale a se stessa? Forse no.


Marco Mazzoni


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GIALAPPA SBANDY REMIX 06-11-2013 22:46

Scritto da marco mazzoni
Gialappa, magari… ma prendiamone uno per volta di questi aspetti

allora negli spogliatoi con la Marylin, poi facciamo giocare pure i giocatori con un mega padellone a tirare fiondate a 500 all’ora da fondocampo che non vedi neanche la pallina passare, che fa i buchi, e dopo ogni scambio deve passare la ditta che fa i campi a rifare il campo !

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marcodho 06-11-2013 20:51

Brutta giornata con Rafa numero uno ne§?
dai che pian piano passa…passa…passa…
RIPRENDIAMOCI IL NUMERO UNO!!!!!!!!

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marco mazzoni (Guest) 06-11-2013 20:22

@ Pier (#970413)

commento curioso sulla punteggiatura… 😎 buon tennis

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marco mazzoni (Guest) 06-11-2013 20:21

Gialappa, magari… ma prendiamone uno per volta di questi aspetti 🙂

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GIALAPPA SBANDY REMIX 06-11-2013 19:26

Il massimo della vita ?
Giocare una partita a tennis, con racchetta di legno ( ma basterebbe anche solo la riduzione del telaio in grafite, per quel che concerne il discorso di prima … ), con pallina bianca, vestiti di bianco, con pantaloni lunghi e giacchettina, su un campo di erba.
Subito dopo dentro gli spogliatoi con la Marylin Monroe e la musica dei Beatles … Ticket To Ride … ditemi voi !

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GIALAPPA SBANDY REMIX 06-11-2013 19:22

E vogliamo progredire nel tennis ?
Torniamo indietro, allora.
Come in tutti i campi economici, artistici e sportivi, il tennis attuale vive una grande recessione.
OK un master su terra battuta, ma io dico …
perché non torniamo agli US OPEN e AUSTRALIAN OPEN su erba, con WIMBLEDON e Roland Garros su terra battuta.
Con gli ovali più piccoli, per regolamento, quello delle dimensioni della Adidas di Lendl, che giocava con la racchetta piccolina, quando tutti già giocavano con gli ovali grandi, eppure era il numero uno.
Chi ha avuto la fortuna di giocare con un buon telaio di legno, dal manico lungo e ovale piccolo, sa che è molto più comodo e preciso degli attuali ovali maggiorati, ma che permettono di tirare più forte e di prendere la palla senza steccare quasi mai.
Il risultato è l’orrendo spettacolo ad alti livelli che stiamo vedendo.
Tutti attaccanti o controattaccanti da fondocampo.
Ma almeno Agassi era più completo di questi.
Ma anche con 10.000 Agassi, sarebbe la stessa cosa. L’omologazione è la morte dello spettacolo.

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GIALAPPA SBANDY REMIX 06-11-2013 19:15

Attualmente, per lo spettacolo, sarebbe una gran cosa un Master su terra battuta.
Intanto, non ci sarebbero ” terraioli pallettari “, visto che tra i primi 8 non c’è nessuno che gioca così, nemmeno Ferrer.
Sono tutti attaccanti da fondo campo, ed appena possono prendono la rete.
Poi c’è chi va più di winner, chi va più di bombe con più rischi, chi va con più forcing di palleggio aspettando l’errore dell’avversario puntando sui suoi punti deboli … ma di Wilander – Vilas nemmeno l’ombra.
Ma la cosa più importante :
Su terra battuta puoi ancora vedere chi prende la rete.
Sul veloce, non si riesce più a farlo. Ti trafiggono !
Solo bordate da fondocampo.
A Wimbledon, nei pressi della rete possono anche mettere giù dei vasi dei fiori, che tanto è lo stesso.
L’erba rimane intatta fino alla fine del torneo, una volta era spelacchiato il campo vicino alla rete con la classica X spelacchiata nel campo.
Se a Parigi Bercy abbiamo visto due smorzate di Federer di fila, ma mai due serve and volley di fila, è tutto dire !
Ormai il giocao spettacolare è su terra battuta ! Li c’è ancora la velocità bassa per poterlo fare !
ABOLIAMO I PIATTI CORDE GIGANTIIIIIIIIIII !!!

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solas (Guest) 06-11-2013 16:10

nadal con questa faccia spocchiosa come contro wawrinka ha dichiarato che se i master di fine anno si giocavano sulla terra li avrebbe vinti tutti e che la sua stanchezza di fine stagione sarebbe sparita di colpo 🙄 , ma cosa voleva dire 🙄

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Pier (Guest) 06-11-2013 15:14

Sono basito dai toni e dalla punteggiatura usati nell’articolo, al di là del suo contenuto a tratti molto interessante. Siete comunque una redazione, un pò di professionalità!

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Koko (Guest) 06-11-2013 15:05

Personalmente non solo rimetterei una sorta carpet di media velocità ma lo farei anche modulare e sospeso in modo da montare un campo azzurrino senza corridoi per il singolare come al Madison di NY dei tempi d’oro per poi rimettere i corridoi per il doppio! Queste sono le finali dell’anno ATP per cui tutto deve essere originale e fuori dagli schemi usuali. Occorre una supeficie di gioco ragionevole nella rapidità ma del tutto peculiare nell’estetica e quasi da paradiso del tennis! Rimanere sull’usato sicuro del conosciuto con il verde blù cementificato non ha proprio senso.

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marco mazzoni (Guest) 06-11-2013 13:52

@ Winter18 (#970365)

si corretto, mi sono espresso male, intendendo dire che non era mai stato battuto fino a Pechino 😀

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Winter18 (Guest) 06-11-2013 13:29

non ci saranno più grandi finali al Master (né nei 1000), se non si decideranno a tornare a disputarle al meglio dei 5 set.
Per questo motivo, non è più considerabile come un quinto Slam, ma semplicemente come il principale torneo tra quelli al meglio dei 3 set.

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Nadaliano (Guest) 06-11-2013 13:27

E’ chiaro che sul cemento indoor Nadal non è a proprio agio, però ha anche detto chiaramente che se ci sarà un cambiamento non influenzerà la sua generazione…e mi sembra verosimile.

8
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Michele (Guest) 06-11-2013 13:26

Mai il titolo di una rubrica si è abbinato così bene alle dichiarazioni di Nadal

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Winter18 (Guest) 06-11-2013 13:20

@Marco Mazzoni.
Nadal non ha perso U-N-A partita sul cemento all’aperto, ma D-U-E, visto che ha perso anche a Shangai da Del Potro.

6
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ranch (Guest) 06-11-2013 13:06

Scritto da Andrea
Si… fossi un dirigente dell’atp proporrei ciò: togliere 4 settimane al cemento e darne 2 in più all’erba 1 in più alla terra e 1 all’indoor, (la terra deve tornare a essere terra,tipo Montecarlo l’erba deve tornare ad essere erba, tipo Newport)fare un masters 1000 su erba o quantomeno 2 tornei 500, togliere il tie break allo usopen e standardizzare un pò gli slam con la domenica giorno di riposo.. Coppa davis obbligatoria e nei best 18 per “invogliare” anche i top a giocarla sempre! Per quanto riguarda il masters di fine anno farlo ogni anno in città diverse alternando le superfici. Sareste d’accordo?

d’accordissimo…è giusto cambiare superficie ogni anno!!

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guidoyouth (Guest) 06-11-2013 13:00

E’ davvero il caso di dare retta alle solite lamentele di nadal e soci? 🙂
forse no

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Andrea (Guest) 06-11-2013 12:39

Si… fossi un dirigente dell’atp proporrei ciò: togliere 4 settimane al cemento e darne 2 in più all’erba 1 in più alla terra e 1 all’indoor, (la terra deve tornare a essere terra,tipo Montecarlo l’erba deve tornare ad essere erba, tipo Newport)fare un masters 1000 su erba o quantomeno 2 tornei 500, togliere il tie break allo usopen e standardizzare un pò gli slam con la domenica giorno di riposo.. Coppa davis obbligatoria e nei best 18 per “invogliare” anche i top a giocarla sempre! Per quanto riguarda il masters di fine anno farlo ogni anno in città diverse alternando le superfici. Sareste d’accordo? 🙂

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El rebaton musculado (Guest) 06-11-2013 12:25

Trovo corretta l analisi e inutili le parole di RAffaele Natale da Manincor che nell anno di grazia 2010 non vinse il Master perché in finale trovó un meraviglioso Federer e non per colpa del campo. Nell anno di grazia 2010 vinse RG, WIm e US open dopo aver ricaricato le batterie nella fase post sconfitta con Soderling al RG 2009. Quell anno si presentó al Master sgonfio e perse tutti gli incontri. Quest anno, altro anno di grazia post ricaribatterie 2012, come si evidenzia giustamente il signor Nadal ha perso solo un match sul cemento outdoor. Data la forma mostrata nel match con Ferrer, data la lentezza del campo con rimbalzi che appaiono alti, personalmente penso che probabilmente sará l anno della vittoria al Master e finale certa.

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Losvizzero 06-11-2013 12:19

Si potrebbe anche cambiare superficie e Paese del Master ogni anno per essere più equilibrato però ci sarebbe anke da aumentare di almeno 2 settimane la stagione dell’erba e dell’indoor.

E’ ridicolo ke ci sia solo Halle Aegon Wimbledon e praticamente basta. Senza contare ke sono una delizia per gli occhi i campi in erba.

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