Lorenzo Musetti riparte con fiducia a Barcellona: “La priorità è sentirmi di nuovo sano. A Monte-Carlo era praticamente la mia prima partita dopo alcuni mesi dall’Australian Open, quindi non è stato facile ritrovare il ritmo partita”
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Lorenzo Musetti guarda avanti con ottimismo e prova a lasciarsi alle spalle il passo falso di Monte-Carlo. L’azzurro si presenta al Barcelona Open 2026 con sensazioni positive, nonostante la sconfitta all’esordio nel Principato contro Valentin Vacherot, arrivata dopo un lungo stop che lo aveva tenuto lontano dalla competizione dai tempi dell’Australian Open.
Più che sul risultato, Musetti sembra voler concentrare l’attenzione sul percorso. Il ritorno in campo dopo settimane difficili non poteva essere semplice, e il sorteggio gli ha subito messo davanti uno degli uomini più in forma del momento. Proprio per questo, il toscano ha scelto di leggere l’esperienza di Monte-Carlo in modo equilibrato, senza drammatizzare.
“A Monte-Carlo era praticamente la mia prima partita dopo alcuni mesi dall’Australian Open, quindi non è stato facile ritrovare il ritmo partita”, ha spiegato. Poi ha riconosciuto anche il valore dell’avversario: “Credo che Valentin abbia giocato davvero molto bene, come ha dimostrato poi anche in semifinale, quindi tanti complimenti a lui per un risultato del genere”.
Quello che conta di più, però, è che Musetti sente di trovarsi nel momento giusto dell’anno per ritrovare il proprio miglior tennis. La terra battuta, da sempre, è la superficie su cui ha espresso il livello più alto della sua carriera, e anche stavolta l’azzurro guarda a questa parte di stagione con fiducia. “Credo che sulla terra io giochi probabilmente il mio miglior tennis ed è dove ho mostrato il livello più alto in tutta la mia carriera”, ha detto. “Penso che stia facendo un buon lavoro per prepararmi a competere qui e questo è l’obiettivo principale”.
Più di tutto, però, Musetti mette al centro la condizione fisica. Dopo l’infortunio che ha frenato la sua crescita proprio mentre sentiva di stare esprimendo uno dei momenti migliori della sua carriera, il primo vero traguardo è tornare a sentirsi pronto dal punto di vista atletico. “Per me la priorità è tornare a sentirmi sano e fisicamente pronto per competere, ed è esattamente così che mi sento in questo momento, quindi sono felice per questo”, ha raccontato. E da qui nasce anche il suo approccio al ranking e ai risultati: “Credo che i risultati arriveranno, quindi non ho fretta”.
Musetti sa bene cosa significhi affrontare il periodo immediatamente successivo a un infortunio. Mentre si è fermi, gli altri continuano a giocare, a vincere e a guadagnare posizioni. Ma il suo modo di affrontare questa situazione è molto chiaro: “Gli altri giocano, vincono e ti superano in classifica, ma credo che l’unico modo per affrontarlo sia avere pazienza, lavorare e cercare di tornare nel posto a cui appartieni. Fa parte del processo di un infortunio con cui devi convivere”.
Un altro tema importante riguarda il rapporto con il suo nuovo allenatore. Musetti ha spiegato che, proprio a causa dello stop, il lavoro insieme non ha ancora potuto svilupparsi come avrebbe voluto. “Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per lavorare perché proprio quando sentivo di stare giocando probabilmente il miglior tennis della mia carriera, mi sono infortunato in Australia”, ha raccontato. “Sono rimasto fuori più di un mese, quindi non è stato facile assimilare tutte quelle informazioni o provare cose diverse nel mio gioco. Anche per questo dobbiamo aspettare ancora un po’ per vedere arrivare i risultati”.
Nonostante tutto, la fiducia nella collaborazione resta alta. Musetti vede nel suo coach un punto di riferimento importante sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. “Credo che abbia una grande esperienza come allenatore, anche a livello umano, e penso che ci serva ancora un po’ di tempo per trovare la soluzione di cui abbiamo bisogno per ottenere quel tipo di risultati e avvicinarci alla vetta”, ha spiegato. Poi ha aggiunto: “In Australia stavamo andando nella direzione giusta. Purtroppo abbiamo dovuto fermarci per l’infortunio, ma credo che fossimo lì, quindi dobbiamo continuare a salire ed essere pazienti”.
Barcellona, in questo senso, rappresenta il posto giusto per ripartire. Musetti ha parlato con affetto del torneo catalano, della città e del pubblico, lasciando trasparire un entusiasmo genuino per il ritorno in campo in questo contesto. “Sicuramente il mio allenatore conosce molta più gente di me qui”, ha detto con un sorriso. “E ovviamente spero anche di poter ‘difendere casa sua’ qui a Barcellona, una città che adoro”.
Il legame con il torneo è forte anche sul piano emotivo. “Il torneo qui è bellissimo. Ho ricordi molto belli delle partite, delle edizioni passate che ho giocato qui e del pubblico, della gente, del sostegno, che è davvero appassionato e mi ricorda molto il mio Paese”, ha raccontato. “Quindi sono davvero molto felice e non vedo l’ora di iniziare”.
Musetti, dunque, non arriva a Barcellona con l’ansia di dover dimostrare subito tutto. Ci arriva con un’idea più profonda e probabilmente più sana: sentirsi bene, ritrovare ritmo, consolidare il lavoro e lasciare che i risultati tornino come conseguenza. La terra, storicamente, è casa sua. E questa volta vuole tornarci senza fretta, ma con basi più solide.
Marco Rossi
TAG: Italiani, Lorenzo Musetti

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Buongiorno Mauro
In realtà ho avuto un lutto in famiglia nelle settimane precedenti e ho dedicato poco tempo al tennis.
Lisa Pigato vince il suo primo torneo WTA, l’espertone e grande appassionato di tennis femminile non mette una parola.
Sinner vince il quarto Mille consecutivo, tra l’altro tornando numero Uno.
Lui mutissimo.
Articolo su Lorenzo Musetti:
arf, grr, baubau… Pavlov aveva ragione.
Dice che non è hater, dice che non è un denigratore.
Va a finire che scopriamo che è un suo ammiratore 🙂
Grazie dell’apporto e del confondere una squalifica con un infortunio che non è neppure il primo.La differenza è questa,lei sa.
Sinner l’anno scorso tre mesi fuori e al rientro finale a Roma. La differenza è questa per cui scuse proprio inutili
in che senso? Federer a 30 anni aveva vinto il doppio degli slam di Nole, poi non c’è dubbio che Nole avesse più testa, ma nessuno è perfetto come diceva Billy Wilder… Roger con la testa di Nole e la combattività di Rafa ne avrebbe vinti 40 di slam
Oggi no, ovvio, ma ha margini di miglioramento enormi… che poi non ho nulla contro Tartarini, che lo ha cresciuto e lo ha portato a numero 5 del mondo
Qui non c’entra la consecutio temporum…”volesse il cielo” può essere sostituito per un semplice “magari” per cui la frase “volesse il cielo che vincesse” è semplicemente una forma più estesa del “magari vincesse”.
Frase grammaticalmente e sintatticamente corretta.
https://int-aulalingue.scuola.zanichelli.it/benvenuti/2020/12/03/la-frase-desiderativa/#:~:text=Molto%20spesso%20queste%20frasi%20sono%20introdotte%20da,voglia%20il%20cielo%20che%20tu%20possa%20riuscirci!.
magari, se, almeno, volesse il cielo che + congiuntivo imperfetto o trapassato: magari potessi venire!, almeno arrivasse puntuale!, volesse il cielo che l’esame gli andasse bene!, oh, se avessi studiato di più!;
che, voglia il cielo che + congiuntivo presente: che la fortuna ti assista; voglia il cielo che tu possa riuscirci!.
Allora siccome anche mia moglie mi ha corretto dicendomi di rispettare la consecutio temporum, riscrivo chiedendo scusa per l’errore… volesse il cielo che vinca il torneo
@ NonSoloSinner (#4592238)
Il problema è che il gioco di fino nel tennis moderno alla lunga funziona se comunque sostenuto dell’artiglieria pesante. Federer aveva molto più tocco degli altri due, ma è comunque finito terzo.
Davvero Musetti con Alcaraz e Sinner in circolazione potrebbe vincere degli slam? Con quel servizio, quel dritto e quella posizione in campo?
Importante spezzare il ciclo
“Oh, volesse Dio che tu mi capissi almeno una volta!”
Elena Ferrante, chiunque sia, o non esista, scrive bene.
Volendo si trovano esempi così fin da Dante, ma meglio usare qualcosa di contemporaneo
Ha ragione il tacchino sul tetto (cit.). Nessun errore
@ Bagel (#4592303)
La tua ottima spiegazione linguistica è tempo sprecato per MAURO…Lui parla in questo modo solo per provocare reazioni: la sua “clausura” dopo la sconfitta di ieri è durata solo poche ore…
me lo auguro davvero, perché oggi Musetti è forse l’unico che gioca un tennis unico, di tocco più che di potenza.. io sono semplicemente un profano, epperò a me piace sempre vederlo giocare, anche quando perde, semplicemente perché è unico anche quando perde
Hai valutato di finire le serali?
Quanto chiacchiera…
E Jannik in silenzio, Darderi e Cobolli che hanno vinto qualcosa ma hanno ricevuto alcune “batoste” recentemente in silenzio a lavorare.
Invece il signor Musetti deve trovare sempre una scusa per ogni sconfitta.
Ritrovare il ritmo gara passa da giocare tanti match, specialmente al ritmo pro attuale. Purtroppo il non averlo consta di perdere quindi di non poter giocare quanto si vorrebbe…ergo, nessuna ansia di prestazione l, ci si arriva con calma, facendo quello che si può, senza vincere né perdere necessariamente…
“A Montecarlo era praticamente la mia prima partita dopo gli AO”
Praticamente: avverbio. Significa “in effetti, in sostanza, quasi”
Contrario: teoricamente.
“Teoricamente era la mia seconda partita dopo gli AO ma praticamente la prima, dato che a IW sono andato solo per capire come ero messo dopo l’infortunio. E siccome non ero messo bene, ho saltato Miami”
A Montecarlo è arrivato dicendo di sentirsi in forma e pronto, Vacherot gli ha fatto capire che non era poi così pronto, soprattutto da fondo.
Ora vedremo se via via migliorerà a cominciare dall’incontro con Landaluce, ampiamente alla sua portata se gioca come sa…
Per me l’allenatore che gli dice di fare quello che si sente e giocare come vuole ce l’ha da quando aveva 8 anni e si chiama Tartarini.
Ha raggiunto ottimi risultati, ma con Perlas se trovano una buona intesa può fare il salto definitivo verso l’alto.
Dove sarebbe l’errore?
Lui speriamo che se la cavi.
Era chiaramente confuso con Vacherot, che poi è un ottimo giocatore… ogni volta che giocava di fino (drop shot, rovesci back, palle arrotate come si deve..) faceva punto, se accettava lo scambio sul ritmo e la potenza dei colpi da fondo, perdeva campo e perdeva il punto.. Lollo è così e se prova a giocare diversamente (aggressivo come dice lui), finisce per perdere.. gli esperti siete voi, ma io adoro il tennis istintivo di Musetti, se poi avesse un vero coach che gli dica semplicemente di giocare come se la sente, potrebbe anche aspirare a vincere mille e slam, e su tutte le superfici, persino l’odiato cemento… a me Lorenzo sembra un uccello in una gabbia
Okkio al “faretto” iberico… 🙁
Ma ad Indian Wells, al posto di Musetti, ho giocato io con il suo nome?
Mazzoni, ritratta il tuo VERGOGNOSO articolo sul carburante. Shame on you
Due congiuntivi imperfetti?
Volesse il cielo che vincesse il torneo…