Jannik Sinner, cinque spunti dopo i successi a Indian Wells e Miami 2026
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Le aspettative su Jannik Sinner per il Sunshine Double 2026 erano alte. Dopo un mese di tennis tra California e Florida possiamo affermare con gergo da pilota di aereo: “Roger, missione compiuta”. Anzi, tutto è andato oltre le più rosee aspettative con due Masters 1000 su due vinti, 2000 punti portati a casa e molto, moltissimo altro. Dopo un Australian Open complicato e un’uscita di scena non soddisfacente al 500 Doha, qualcuno era arrivato addirittura ad accostare la parola “crisi” al gioco di Jannik. Errore clamoroso. Significa non conoscere il ragazzo, la sua mentalità, soprattutto il suo approccio lucido e scientifico alla preparazione, al miglioramento, al rispettare programmi di lungo termine accettando qualche difficoltà necessaria a raggiungere obiettivi più alti e ambiziosi. “No pain, no gain”.
Prima di immergerci nella stagione su terra battuta, fin troppo breve per l’altissimo livello, è necessario tirare le somme di quello che ci ha lasciato il mese di marzo con i primi due Masters 1000 in stagione. Jannik ha fatto jackpot, ma oltre alle vittorie – importantissime – sono tanti gli aspetti positivi di una trasferta a stelle e strisce che ci ha restituito il nostro Campione fortissimo e vincente. Senza macchia, con nessun set perso per strada nonostante alcuni incontri tutt’altro che facili, e con segnali molto interessanti a livello di gioco e prestazione. Senza voler essere esaustivi, ecco 5 punti salienti da Indian Wells e Miami in ottica JS.
2 titoli, 2000 punti – È forse il dato più banale, ma alla fine si gioca per vincere e per ottenere punti per il ranking. Sinner non ha perso un colpo, ha vinto entrambi i tornei e realizzato una doppietta che mancava da anni, entrando in un ristretto club di Campioni capaci di completare il Sunshine Double, l’ottavo a riuscirci da quando esiste questa categoria di tornei. Sono due eventi molto diversi, faticosi, con condizioni quasi opposte, quindi riuscire in questa cavalcata è roba per pochi. Sinner è diventato uno di questi con pieno merito, senza perdere un solo set. Visto tutta la fiele amarissima che Jannik ha dovuto mandar giù (probabilmente pure di traverso…) nella primavera 2025 accettando uno stop ingiusto, questo era il momento per mettere la freccia e recuperare terreno nel ranking. La terra battuta è e forse resterà il suo terreno di caccia più impervio, l’imperativo era sfruttare al massimo i due grandi tornei sul cemento, dove il pusterese è il più forte su piazza. Detto fatto, e come l’ha fatto… Jannik ha recuperato moltissimi punti nel ranking su Alcaraz in un mese, esattamente 1960 visto che l’azzurro ne ha accumulati duemila, mentre lo spagnolo solo quaranta per colpa di sconfitte premature e prestazioni modeste. Adesso Sinner ha il destino nelle proprie mani: giocando molto bene nelle prossime settimane su terra battuta, può riprendersi il trono della classifica ATP. È il miglior modo per iniziare la stagione del “rosso”: ambizione, obiettivi chiari. Jan ripete sempre che la classifica gli interessa relativamente, “arriverà se ci sono i risultati…”. Tutto vero, ma caro Jannik, qua ti crediamo si e no…
Prestazione in crescendo sul lato atletico – Qua andiamo di sensazioni e osservazioni, pur senza certezze. Quelle arriveranno da Roma in poi, quando Sinner sarà chiamato alla massima performance sul piano fisico. Nei primi due tornei del 2026, Australian Open e Doha, la spinta, corsa, intensità di Jannik è stata non pessima ma lontana dai momenti migliori. Uno standard medio alto di pressione, di potenza, di spinta, di rincorsa, ma con una brillantezza relativa e una sensazione netta di fatica nel far “scoppiare” la palla e prendere in mano il gioco. Non ha quasi mai dominato, eccetto un paio di match davvero “comodi”. Sia nella sconfitta vs. Djokovic che in quella a sorpresa vs. Mensik, Sinner non è arrivato affatto vicino al suo massimo potenziale di intensità di gioco, per velocità di colpi ma anche forza atletica. Lasciando da parte paure di potenziali problemi fisici, lo scenario più realistico è stato quello della preparazione. Jannik guarda lontano, a maggio. L’ha detto già dal finale dello scorso anno dopo aver trionfato alle Finals per la seconda volta: nel 2026 il grande obiettivo è Roland Garros; per questo il riscontro del campo nei primi due mesi di match (e solo due tornei) è stato quello di un Jannik “imballato” da molto lavoro atletico per costruire una base solidissima e decollare da Roma in avanti. Per questo ha forse lucidamente accettato una serie di partite non al massimo, potendo performare per quello che aveva, e se arriva qualche sconfitta pazienza, si guarda avanti fermi sul piano di lavoro. Tra Indian Wells e Miami tutto pare proseguito su questa strada, ma con un netto crescendo di condizione. Non ancora al massimo della brillantezza, ma progressivamente più scattante, più agile, più pronto a scaricare massima potenza da fondo campo, seppur con un gioco in parte diverso (è nel punto seguente). Quindi il mese di marzo ci ha restituito un Sinner non solo vincente ma più in forma, a posto fisicamente e con una fiducia crescente. È la miglior notizia possibile, anche più dei due titoli stessi.
Diritto diverso? Sì, ecco perché – Il colpo che dal 2023 ha dato il maggior contributo al decollo di Jannik verso le stelle è stato certamente il diritto. Un colpo totalmente cambiato grazie al lavoro di sostanza di Vagnozzi e di cesello di Cahill. Preparazione migliorata, posizione differente, impatto con molta più forza ma anche un controllo superiore. Qualche errore, ma la “pallata” di Jannik è diventata micidiale e visto che il rovescio va da sé, batterlo nello scambio di pressione ad alta intensità è diventata roba per pochi eletti. Nell’eccezionale 2025 col diritto Sinner si è preso punti spettacolari, in fasi cruciali degli incontri più importanti. Ricordiamoci banalmente la sola finale di Wimbledon: quanti vincenti e che vincenti ha strappato Jannik a Carlos col diritto. Bordate pazzesche per potenza e precisione. Dalle Finals 2025 ad oggi, non serve essere un esperto di tecnica per rilevare quanto il diritto di Sinner sia cambiato. La palla è mediamente meno pulita, ha più spin, ha più parabola e cerca profondità di controllo ad alto ritmo, ma non va a tutta o non corre così sempre. Allora… perché insistere in una dimensione diversa di un colpo che ha raggiunto una potenza di fuoco così elevata? Perché l’obiettivo è diventare ancor più tosto e consistente su terra battuta e il solo diritto a tutto gas non era abbastanza. Su terra battuta nemmeno Jannik, il Re dell’anticipo, può pensare di tirare sempre su ogni palla cercando il vincente o di imporsi. È un rischio elevato e per assurdo dai agli avversari una palla che non sempre è definitiva ma che possono sfruttare entrandoci bene, vista la traiettoria “pulita”, e restituire così un colpo più lavorato e insidioso. È quello che fa Alcaraz, tanto per dirne uno a caso… Jannik non ha affatto dimenticato né messo da parte il diritto a tutto braccio, l’accelerazione ficcante entrando con le corde nella palla alla massima velocità per prendersi il punto di prepotenza, tutt’altro. Ha scelto in modo scientifico di costruire un diritto di scambio assai più potente, carico di spin, profondo e sicuro, per aprirsi il campo, far indietreggiare l’avversario e quindi avere le classiche tre opzioni: a) tirare il vincente b) palla corta con tanto spazio davanti c) venire avanti con un colpo d’attacco. E allo stesso tempo, con un diritto più sicuro con maggiore parabola, ma profondo, può tenere benissimo lo scambio classico da “terra”, senza dare un vantaggio all’avversario con qualche errore in spinta accelerando su traiettorie arrotate o finendo corto. Per rendere sicuro e automatico questo “diritto 2” non c’è altra strada del provarlo in partita, a costo di sbagliare, di finire un po’ corto, di non dare quello che potenzialmente potrebbe dare. Questa la lettura di chi vi scrive: un lavoro certosino, di largo respiro, per dotarsi di un colpo consistente e sicuro che sia un eccellente compagno di viaggio sulla terra battuta, e non solo. Anche sul duro contro avversari che amano andare dritto per dritto, sporcare un po’ la traiettoria e quindi entrare dopo a tutto braccio è un’opzione eccellente. Chiedere a Rafa Nadal… qualcosa il toro di Manacor ha vinto con questa condotta…
Servizio al top – Non c’è molto da aggiungere al titoletto: Jannik ha consolidato un’efficacia del primo servizio da campionissimo nella specialità. I numeri affermano che solo i grandissimi hanno performato così tanto con la prima palla quanto lui nei due tornei di Indian Wells e Miami. Ma oltre i numeri, sono i momenti a contare. In match giocati non al massimo da fondo campo (vedi vs. Zverev a Miami per dirne uno, ma anche in tanti altri nel mese di marzo) quando Jannik ha avuto bisogno di un punto, si è concentrato al massimo e l’ha preso di forza con il servizio, tra Ace e traiettorie molto precise, assai difficili da rispondere. Servendo così bene, tutto il suo tennis decolla. È matematica: quando vinci di slancio i tuoi turni di servizio, puoi rischiare forte in risposta, altra specialità della casa. Inoltre mandi un messaggio terrificante all’avversario, perché il break non me lo fai, e io posso metterti in difficoltà nei tuoi turni. Anche la seconda palla è sempre più consistente, ma la vera meraviglia è il servizio da destra. Quello slice esterno precisissimo è un punto di forza bestiale perché gli porta tantissimi punti e così nello score del game resta sempre (o quasi) avanti. E quando è capitato di ritrovarsi 0-30 o simile, respiro profondo -> si prende ogni secondo – > massimo focus – boom! Servizio vincente o massima apertura di campo al successivo affondo. Il servizio è il colpo più importante del tennis moderno. Il servizio di Jannik Sinner ha trovato una meccanica ottimale, fluido, veloce, vario, e la sua forza mentale gli permette di ricavare meraviglie.
Fiducia crescente con scelte perfette nei momenti chiave – Uno dei vecchi adagi dello sport è “vincere aiuta a vincere”. Tanto banale, quanto vero. Quando la prestazione è altalenante, non tutto funziona, ma riesci a vincere è un segnale inequivocabile di forza competitiva, di mentalità, di solidità mentale. E ormai è scontato accostare il “granitico” a Jannik, vista la sua tremenda abilità nel giocare sempre bene, con scelte di gioco ideali nei momenti cruciali degli incontri. Vari avversari hanno giocato benissimo conto Sinner tra Indian Wells e Miami, pensiamo a Medvedev, a Michelsen, a Zverev per dirne tre. Ma… i punti pesanti, quelli decisivi, Sinner se li è giocati tutti al massimo, meglio degli avversari, e ha vinto. Una delle chiavi di Sinner è la bravura nella Gestione, nel Controllo delle operazioni. In questo Jan si è avvicinato in modo clamoroso al miglior Djokovic, uno che di Sunshine Double ne ha fatti diversi… Non serve sempre super performare. Non sempre è meglio prosciugarsi a tutta. La gestione dei momenti, degli sforzi, del tempo di gioco e degli spazi sul campo è la chiave per vincere e continuare a farlo. Sinner nei due mille americani ha gestito tutto con un controllo assoluto, prendendosi i punti importanti con scelte di gioco ideali, affidandosi al servizio per scappare via e respingere gli assalti dei rivali; rispondendo in modo aggressivo per prendere il controllo del centro del campo; lavorando bene la palla per aprirsi uno spazio per l’affondo. Non sempre ha giocato al massimo, ma la partita alla fine la vince lui. La forza del campione, sempre più completo e sicuro.
La stagione su terra battuta è appena scattata. Jannik Sinner ci arriva forte di due titoli importanti, con una prestazione in grande ascesa, con un servizio mai così poderoso, con una condizione generale in crescendo. Non è scontato per lui vincere sul “rosso” ma non poteva arrivarci meglio di così. La forza della programmazione, della gestione del campione che non fa mai niente a caso. Per Jannik vale il detto “il caso non esiste”,
Marco Mazzoni
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@ MarcoP (#4584216)
Perdonami ma tu consideri preparazione i 3 mesi di sospensione? Non sono d’accordo.
Lo scorso anno ha avuto modo di prepararsi con calma alla stagione sul rosso.
Quest’anno ci arriva dopo mesi piuttosto intensi, specialmente questo mese di marzo, sia come minuti sul campo tra allenamenti e partite sia come tensione per i tanti match giocati.
Penso anche io che ha iniziato la stagione pensando al Grande Slam (quello vero) purtroppo a Melbourne qualcosa è andato storto, a volte anche una banalità tipo una cena mal digerita nel giorno sbagliato può fare disastri. Penso abbia anche preso Djokovic un po’ sottogamba e poi alla fine ha sbarellato lui.
Adesso però sembra ben centrato, sono convinto che su terra può dominare alla grande.
Cavolo le sue pecche erano a rete non certo a fondo campo!
..ed è campione in carica di Wimbledon!
È l’erba la superficie più ostica per il suo gioco, non la terra!
@ guido Guest (#4584201)
Chat gpt is your friend:
Uno dei casi più noti riguarda:
Rafael Nadal
Novak Djokovic
Nel 2013 si trovarono con lo stesso punteggio ATP per un breve periodo, ma: Djokovic restò ufficialmente n.1 grazie ai criteri di spareggio.
non erano solo giornalisti spagnoli, anche alcuni italiani, per non parlare di una serie di muridi inaspettatamente spariti da questo forum…
Domanda per gli statistici del Blog: è mai successo che al primo posto ci fossero due tennisti con gli stessi punti?
Assolutamente d’accordo con te e che i due fuoriclasse possano giocarsela tra loro su qualsiasi terreno di gioco io l’ho sostenuto più volte a partire dallo scorso anno. Roland Garros 2025 docet !
Bel pezzo di Mazzoni, sottolinerei sicuramente come punti fondamentali del trionfo a Iw e Miami il servizio e la capacità di gestione dei momenti clou dei match nella quale la performance della battuta stessa rientra.. ribadisco poi, che a parlare di crisi erano per lo più qualche buffone giornalista spagnolo che difetta di obiettività, mentre anche qui più di qualcuno aveva ipotizzato una versione di Jannik in transizione quella d’inizio anno finalizzata ad arrivare al top per Parigi.. non resta che aspettare ed esser ottimisti se anche una versione “incompleta” basta per fare il sunshione double
Ci credo poco al fatto della preparazione basata per puntare al Roland Garros.Sinner e il suo team non lo diranno mai esplicitamente ma quest’anno volevano puntare veramente in grande,se l’anno scorso ha fatto 4 finali slam vincendono 2 e 3/4 con tutti gli imprevisti che ha avuto in questa stagione era leggitimo puntare al Grande Slam.Il sogno si è infranto subito e nella sua testa un pó di strascichi li ha lasciati,come l’anno scorso dopo il Roland Garros si è fatto vedere ad Halle quest’anno è successo a Doha.Qualcosa deve essere andato storto nella preparazione invernale e quindi hanno sfruttato le settimane di buco tra Doha e Indian Wells per metterciuna pezza,diciamo che al momento è al 90% della forma,se dovesse saltare Montecarlo o uscire subito per il poco adattamento alla superficie avrebbe un altro paio di settimane per affinare la condizione atletica e qualche aggiustamento tecnico-tattico sulla terra per presentarsi al top della forma a Roma e Roland Garros
Diceva Sartori a “spazio tennis” che a Bordighera nei primi tre anni, Sinner giocava prevalentemente sulla terra perché c’erano pochi (uno?) campi in cemento. Quindi anche se è nato sui campi indoor di Sesto ha sempre performato bene sulla terra. Detto questo, evidentemente vuole aggiungere qualcosa di nuovo con il diritto, Nadal ed Alcaraz docet..
il diritto su terra devi lavorarlo… Roger sul diritto probabilmente era più forte di Rafa, ma su terra ci perdeva sempre, perché nessuno era bravo come Rafa a giocare sulle rotazioni, senza necessità di spingere troppo
@ zedarioz (#4584145)
E c’hai anche ragione. Cerco di influenzare la linea editoriale, lo ammetto.
Direi analisi corretta… mi aspetto Jannik al top su terra ed erba facendo gli scongiuri
Io non sono d’accordo col fatto che il dritto di Jannik non funzionasse sulla terra. L’anno scorso Sinner ha dominato sulla terra battuta prendendo a pallate tutti, compreso Alcaraz per lunghi tratti della finale del Roland Garros, quindi il suo gioco e il suo dritto andavano benissimo. Che poi lo completi per migliorarlo e renderlo ancora più sicuro va benissimo, ma il suo gioco era perfetto anche sulla terra: ha dato 6/0 6/1 a Ruud che è uno specialista, ha distrutto tutti….
Leggi gli altri articoli, nessuno ti costringe a leggere e commentare questo.
Ma scusate tutti a dire la terra rossa è la superficie dove performa meno e lo scorso anno praticamente senza preparazione fa finale a Roma e RG (ad un passo da stravincere) per me se la gioca alla grande quest’ anno. Non bisogna per forza fare finta di essere cauti
L’anno scorso, dopo 3 mesi di stop e con una scarsa preparazione, Sinner è arrivato in finale sia a Roma sia al RG.
La terra rossa non è poi così fuori dalla sua portata.
Farà MC e Madrid, bene, tutto quello che arriverà saranno punti pesanti ma soprattutto sarà preparazione e allenamento.
Quando lo vedo giocare noto che non spinge più come prima, nel senso che non si affanna a fare sempre il punto, si concentra e spinge di più quando ha l’occasione per fare il break, poi una volta in vantaggio diventa allenamento dove prova i colpi.
Alla fine dei match non è più in affanno come prima.
Nei tornei è quello che fa meno ore in totale, si risparmia, utilissimo perché nei turni finali serve energia e molte volte l’energia diventa l’arma in più, a Indian Wells e Miami ha giocato solo 8:30h + 8:30h 12 match in totale 1:30 circa a match
Il servizio l’ha cambiato nella postura e nel modo di colpire, è diventata l’arma per non subire il break. In finale a Miami da 0-40 con 5 servizi ha recuperato, per non parlare dei tie-break.
I match vinti con solo 2 set non sono un caso ma una conseguenza.
Sul cemento probabilmente questo modo di giocare è più incisivo ma sicuramente anche sulla terra rossa sarà molto utile.
No, gli spunti no, per favore. Sembra il dibattito sul film dopo il cineforum.