Djokovic guarda al presente e al futuro: “Vorrei restare sano, giocare ancora a lungo e vincere almeno un altro Slam”
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Quando parla Novak Djokovic, raramente lascia indifferenti. Non solo per ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare nel tennis mondiale, ma per il modo in cui riesce a trasformare ogni intervista in una riflessione più ampia sul tempo, sull’ambizione, sul senso della carriera e anche della vita. A 38 anni, il serbo continua a mostrarsi fedele alla propria personalità: diretto, profondo, lucidissimo e ancora proiettato in avanti.
Nelle sue ultime dichiarazioni, rilasciate a Vanity Fair, Djokovic ha affrontato temi molto diversi tra loro, dal rapporto con il presente ai ricordi più preziosi della sua carriera, fino alle ambizioni che continua a coltivare dentro e fuori dal campo.
“L’unico tempo che abbiamo è il presente”
Una delle frasi più significative dell’intervista arriva subito, quasi come una dichiarazione di principio.
“L’unico tempo che abbiamo è il presente”.
Da lì Djokovic sviluppa una riflessione molto chiara sul suo modo di vivere: “Cerco di essere il più presente possibile nella vita perché il passato è già andato e il futuro non si può prevedere”.
Per il serbo, il tennis ha avuto anche il merito di insegnargli questo approccio mentale, obbligandolo a restare costantemente ancorato al momento.
“La bellezza del tennis sta nel fatto che ti costringe a pensare continuamente al presente”.
Djokovic si definisce una persona molto attiva anche fuori dal campo, sempre orientata a sfruttare bene il proprio tempo, ma aggiunge anche di aver imparato a rallentare:
“Sono una persona molto proattiva e produttiva fuori dal campo, cerco di sfruttare il mio tempo al massimo, ma ho anche imparato a rallentare. A volte, meno è di più”.
Il momento che vorrebbe rivivere? L’oro olimpico di Parigi
Alla domanda su quale istante della sua carriera vorrebbe vivere di nuovo, Djokovic non ha avuto dubbi. Pur riconoscendo che molti dei suoi successi sono rimasti “congelati nel tempo”, il ricordo che sceglierebbe sopra tutti è recentissimo e carico di valore simbolico.
“Molti successi sono rimasti congelati nel tempo e mi piacerebbe riviverli, ma se dovessi sceglierne uno, sceglierei l’oro olimpico di Parigi”.
È una risposta molto significativa, perché dimostra quanto quel traguardo abbia avuto per lui un peso speciale, persino in una carriera già piena di vittorie storiche.
I rimpianti? “Cerco di non pensarci”
Djokovic ha mostrato anche il lato più umano e vulnerabile del suo percorso, ammettendo che, come chiunque altro, conosce bene il peso delle decisioni sbagliate e dei rimpianti.
“Quando perdo una partita ripenso a tutto quello che è successo e naturalmente individuo decisioni sbagliate”.
Il discorso, però, va oltre il campo: “Anche nella mia vita personale avrei potuto fare alcune cose meglio”.
Nonostante questo, la sua scelta è quella di non rimanere prigioniero del rimorso: “Cerco di non pensarci”.
Il futuro nel tennis: salute, longevità e almeno un altro Slam
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda ciò che Djokovic si aspetta dal futuro, sia a livello professionale sia personale. E la prima cosa che emerge è che la sua voglia di restare nel circuito è ancora molto forte.
“Continuare a competere non si basa soltanto sui risultati o sul riconoscimento”.
Poi il desiderio più concreto: “Ovviamente, mi piacerebbe restare sano, giocare ancora per molti anni e vincere almeno un altro titolo del Grande Slam”.
Parole che confermano come, anche a 38 anni, Djokovic non si senta affatto vicino a una chiusura mentale della carriera. Il suo sguardo resta ancora pienamente rivolto alla competizione e alla possibilità di aggiungere altro a un palmarès già irripetibile.
La curiosità per i cambiamenti del tennis
Accanto alla dimensione agonistica, il serbo mostra anche una forte attenzione per l’evoluzione del suo sport.
“Ci sono molte altre cose a cui voglio partecipare, come osservare i cambiamenti che si stanno producendo nel mondo del tennis”.
E aggiunge: “Ho molta curiosità di vedere cosa ci riserverà il futuro e mi piacerebbe farlo restando ancora in attività”.
È un’affermazione tipicamente djokoviciana: non soltanto restare, ma restare dentro il cambiamento, dentro il flusso del tennis che evolve, continua a trasformarsi e che lui vuole ancora osservare da protagonista.
Oltre il tennis: benessere, longevità e famiglia
Le sue ambizioni, però, non si fermano al campo. Djokovic spiega di avere già in mente percorsi molto concreti per il dopo, o comunque per una fase della vita in cui il tennis non sarà più l’unico centro.
“Ci sono molti progetti professionali nei quali mi piacerebbe svilupparmi, nell’area del benessere, della longevità, della salute fisica e mentale”.
E chiarisce anche il motivo: “Credo che siano ambiti nei quali ho molto da offrire”.
È una visione coerente con ciò che Djokovic rappresenta da anni: un atleta ossessionato in senso positivo dalla cura del corpo, dell’equilibrio mentale, della durata e della performance.
Ma l’ultimo passaggio è forse il più personale.
“Inoltre, ho molti sogni e progetti come padre, guardando i miei figli mentre lottano per raggiungere i loro obiettivi. Voglio essere presente con la mia famiglia”.
Le parole di Djokovic fanno sempre riflettere
Ancora una volta, Djokovic si conferma un personaggio capace di andare oltre la semplice attualità sportiva. Nelle sue parole convivono filosofia del presente, fame agonistica, visione sul futuro e desiderio di allargare il proprio impatto anche ad altri ambiti della vita.
Il messaggio più forte, forse, è proprio questo: Novak Djokovic non parla come un campione che guarda indietro, ma come uno che sente di avere ancora molto da vivere, da costruire e da vincere. E conoscendo la sua storia, sottovalutarlo sarebbe l’errore più grande.
Francesco Paolo Villarico
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@ Fabrizio82 (#4581429)
Certo ma non si può accostare comunque a Nole
Annie cara ti assicuro che il mio coattone per Nole era assolutamente amichevole e di grande rispetto per il suo modo di essere superbo nel non porsi limiti:-)
dici?
E’ arrivato in finale due mesi fa battendo Jannik, con Alcaraz che ancora ringrazia Zverev.
Perché a Wimbledon non dovrebbe succedere di nuovo, magari con un big server che batte Alcaraz?
Per farla breve: che batta tutti e due sembra difficile, ma che ne batta solo uno e si ritrovi in finale con un giocatore alla sua portata, o che uno dei due non sia in condizione in quel momento, ci potrebbe stare, O no?
@ Fabrizio82 (#4581219)
Coattone lo dici a qualche altro…il carisma, l’intelligenza, insomma, il potere attrattivo e la “sostanza” di Novak, mi dispiace, ma appartiene solo a lui…bravissima tutta la concorrenza, e quasi sicuramente non vincerà il 25esimo Slam, ma basta sentirli parlare e commentare: il primato della personalità più interessante e vivace del circuito è suo, come i record che, anche grazie a queste sue caratteristiche non solo tennistiche, ad oggi detiene nella totalità
Di fronte al livello espresso oggi da Sinner e Alcaraz, molti grandi tennisti del passato, arrivati a 39 anni, probabilmente si farebbero da parte, riconoscendo con lucidità di non poter più competere. Djokovic invece continua a restare lì, aggrappato alla possibilità che anche i rivali più forti possano inciampare, come è già accaduto tante volte nella sua carriera. In fondo, una parte significativa dei suoi record è arrivata anche nei momenti di difficoltà o assenza dei grandi avversari. Agli Australian Open lo abbiamo visto ancora: capace di arrivare in finale quasi da miracolato, sfruttando ogni spiraglio.
Ha già il record di Slam, ma è evidente che questo non basta a consacrarlo definitivamente come il GOAT agli occhi di molti, proprio perché resta il dubbio su quanto abbia beneficiato delle circostanze. E allora viene da chiedersi: vincere un altro Slam in modo fortunoso cambierebbe davvero la percezione generale? Probabilmente no. L’unico scenario capace di ribaltare il giudizio di quella larga fetta di tifosi che continua a preferirgli Federer e Nadal sarebbe una vittoria a Wimbledon battendo il vero Sinner e il vero Alcaraz. Ma, oggi, sembra un traguardo molto molto lontano
La difficoltà di vincere un’ altro Slam si è vista in AO nell’ ipotesi che puoi battere uno tra Alcaraz e Sinner in semifinale poi nella finale potresti ritrovarti l’altro, cioè è altamente improbabile che possa batterli uno dietro l’altro. In tutti gli altri casi invece la possibilità c’è al netto della condizione fisica.
Dopo che ha battuto Sinner in semifinale a Melbourne, non mi pronuncio più perché questo tennista ha 7 vite
come i gatti.
Tutto fattibile tranne la frase: ‘vincere un altro slam’
Beh è ovvio che aspiri a quanto leggo nel titolo del topic, sennò avrebbe già mollato.
Che riesca ancora a tradurre in realtà tali sue aspirazioni è tutt’altra cosa e per saperlo bisogna attendere.
Che coattone grandissimo Nole!!
Mitico Novak!!! Potrebbe anche non esternare, quello che è e che pensa si vede chiaramente “messo a terra” in ciò che ha fatto e che sta facendo, nella sua carriera strepitosa, nella sua coraggiosa resistenza, nel violino che suona dedicato alla figlia
Restare sano: fattibile
Giocare per molti anni: dipende da cosa intende per “molti”
Vincere almeno un altro Slam: difficile anche solo uno, ma poi dice “almeno” come se fossero più di uno.
vabbè dai mica chiede la luna
Grande Nole, ti meriti di vincere un altro slam e sono sicuro che se Sasha avesse battuto Carlitos in semifinale, ci saresti già riuscito agli AO di quest’anno.
Per quanto riguarda il più grande rimpianto direi senza dubbio la finale US Open 2021 contro Danilo, quella vittoria ti avrebbe davvero reso ancora più immortale.
Anche in Serbia non c’è la certezza della pensione.
speriamo di vederlo a lungo, è l’unico che può rendere un pò più imprevedibili i tornei.