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Vagnozzi racconta la nascita del progetto Sinner: “Vedevamo la sua evoluzione finale nello stesso modo”

24/05/2026 22:56 1 commento
Simone Vagnozzi nella foto
Simone Vagnozzi nella foto

Dal febbraio 2022 Simone Vagnozzi è una delle figure centrali nella crescita di Jannik Sinner. L’ingresso del tecnico marchigiano nel team dell’altoatesino ha segnato l’inizio di una nuova fase della carriera del numero uno del mondo, poi completata pochi mesi più tardi dall’arrivo di Darren Cahill.
Da quel momento, il percorso di Sinner ha assunto una dimensione straordinaria: quattro titoli del Grande Slam, la vetta del ranking mondiale e la conquista di tutti i Masters 1000. Una scalata rapidissima, costruita però su basi tecniche e mentali molto precise.

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, Vagnozzi ha raccontato il primo impatto con Sinner e la sensazione avuta fin dall’inizio: quella di trovarsi davanti a un talento enorme, ma ancora con ampi margini di miglioramento.
Parlammo di come giocava, di come poteva evolvere”, ha spiegato Vagnozzi. “Quello che lui sentiva in campo era molto simile a quello che io vedevo da fuori: un talento incredibile, ma con margini importanti nella visione tattica e in alcune aree del gioco”.

Il punto decisivo, secondo il coach, fu la condivisione della stessa idea di crescita. Non si trattava solo di correggere qualche dettaglio tecnico, ma di immaginare il giocatore che Sinner sarebbe potuto diventare.
La cosa bella era che vedevamo la sua evoluzione finale nello stesso modo”, ha aggiunto Vagnozzi.

Da quella sintonia è nato un lavoro profondo, capace di trasformare Sinner da promessa già affermata a dominatore del circuito. Il suo tennis è diventato più completo: maggiore capacità di variare, gestione più lucida dei momenti chiave, miglioramenti al servizio, lettura tattica più raffinata e una presenza mentale sempre più solida.
L’arrivo di Cahill, quattro mesi dopo Vagnozzi, ha completato il quadro. Il tecnico australiano ha portato esperienza, equilibrio e una visione internazionale, mentre Vagnozzi ha continuato a lavorare da vicino sull’evoluzione quotidiana del gioco di Jannik. Una coppia che ha saputo accompagnare Sinner senza snaturarlo, rispettando la sua identità e aggiungendo progressivamente nuovi strumenti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Sinner è diventato il riferimento del tennis mondiale non solo per i trofei conquistati, ma per la continuità con cui riesce a esprimere il proprio livello. La sua crescita non è stata improvvisata: è il frutto di una direzione condivisa, di un progetto iniziato nel 2022 e portato avanti con pazienza, ambizione e grande chiarezza.

Le parole di Vagnozzi raccontano proprio questo: dietro il campione che oggi domina il circuito c’era già un’idea precisa. Sinner aveva il talento, il team ha contribuito a trasformarlo in una macchina da vittorie. E quella visione comune, nata nei primi allenamenti, è diventata la base di una delle storie più impressionanti del tennis italiano.



Francesco Paolo Villarico


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1 commento

walden 24-05-2026 23:54

Quando Sinner si separò da Piatti, tra gli ululati di certi personaggi che ne profetizzavano, a distanza di qualche mese, il ritorno dal tecnico di Bordighera, no aveva ancora compiuto 21 anni, ma era già stato top10. All’epoca fui sorpreso, ma difesi la sua scelta (ne sono testimoni i molti miei interventi al riguardo) e pensai che, in fondo, Jannik stava facendo una scelta forse temeraria, ma anche molto logica, perchè per dare una svolta alla carriera, deci essere anche tu a svoltare. Mesi dopo espressi, con molta timidezza, la necessità che altri tennisti italiani facessero scelte simili: innanzi tutto Berrettini, che già a quell’epoca aveva mostrato una grande vulnerabilità sul piano fisico e dei limiti sul piano tecnico, che interagivano con i precedenti, come si vedrà da a pochi mesi. Poi Sonego, che, nonostante il suo grande agonismo, perdeva a volte partite con avversari a lui inferiori (in quel periodo era intorno alla ventesima posizione). Poi Musetti, per il quale non credo di aver bisogno di dimostrare la coerenza del mio punto di vista, e, ahimè, la conferma delle mie previsioni. Infine Cinà, anche in questo caso vi risparmio la storia di un rapporto di amore/odio.
L’unico che, all’apice, all’epoca, della sua carriera, fece una scelta netta, fu Jannik, e non a caso è oggi il tennista più forte al mondo.

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