Indian Wells 2026, Medvedev esalta Alcaraz ma si prende la scena: “Per batterli devo credere in me stesso ogni volta”. Alcaraz applaude Medvedev dopo la sconfitta: “Non l’avevo mai visto giocare così” (Video partita)
11 commenti
Daniil Medvedev si riprende la finale di Indian Wells con una prestazione di altissimo livello contro Carlos Alcaraz, e nella conferenza stampa successiva ha raccontato con grande lucidità il significato di questa vittoria. Tra rispetto totale per il numero 1 del mondo, consapevolezza dei limiti della sua generazione rispetto ai dominatori attuali e fiducia nel lavoro fatto con il suo team, il russo ha spiegato perché questo successo pesi così tanto.
“Battere uno come Carlos è una sensazione incredibile”
La prima sensazione di Medvedev, dopo il successo su Alcaraz, è stata molto chiara: enorme soddisfazione per essere riuscito a superare uno dei due giocatori che oggi considera i più forti del mondo.
“È una sensazione incredibile battere uno come Carlos, numero 1 del mondo. In un certo senso, quando giochi contro lui, contro Jannik o contro Novak, non conta nemmeno il ranking. È semplicemente bellissimo affrontarli, e ovviamente batterli è ancora meglio.”
Poi ha aggiunto: “Sono super felice del mio livello di oggi e ovviamente non vedo l’ora che arrivi domani.”
“Carlos e Jannik sono più forti di tutti noi”
Uno dei passaggi più forti della conferenza è arrivato quando a Medvedev è stato chiesto se questa vittoria potesse essere letta come una sorta di messaggio generazionale, quasi a dire che i giocatori della sua annata possono ancora competere con i nuovi dominatori del circuito.
Il russo ha risposto con grande sincerità, senza cercare scorciatoie retoriche: “No, non mi interessa troppo questo tipo di discorsi, anche perché prima di tutto ormai sono un po’ troppo vecchio. Non sono più Next Gen.”
Poi ha allargato il ragionamento:“L’anno scorso per me è stato difficile, quindi oggi ho ancora più bisogno di fare del mio meglio, e basta. Perché Jannik e Carlos sono molto più forti di tutti noi che avete nominato.”
Medvedev ha voluto essere ancora più netto: “Solo in una singola partita possiamo batterli. Sascha stava servendo per il match in Australia, e non si sa mai cosa sarebbe successo in finale se avesse vinto. Ma sul lungo periodo, su una carriera o su una stagione, loro sono così forti, così tanto migliori di noi.”
E ha spinto il paragone ancora più in alto: “Djokovic, Federer e Nadal erano molto più forti di noi. Ma Djokovic, Nadal, e anche Jannik e Carlos, probabilmente sono migliori anche di tutti quelli che c’erano prima. E anche gli altri avrebbero sofferto contro di loro.”
“Contro Carlos posso perderne più di quante ne vinca, ma devo sempre crederci”
Pur riconoscendo il livello superiore di Alcaraz e Sinner, Medvedev ha ribadito quale debba essere sempre il suo approccio mentale quando entra in campo contro di loro.
“Come ho detto in campo, magari se gioco dieci partite contro Carlos, probabilmente ne perderò più di quante ne vincerò. Ma ogni volta che entro in campo devo credere in me stesso, devo fare del mio meglio e cercare di vincere il più possibile.”
Aggressività sì, ma con equilibrio
Un altro tema centrale della conferenza è stato il modo in cui Medvedev sta interpretando il proprio tennis in questo periodo. Molti gli hanno fatto notare un atteggiamento più aggressivo, più propositivo, più continuo nel prendere in mano gli scambi. Lui, però, ha voluto spiegare che tutto sta nel trovare il giusto equilibrio.
“Deve sempre esserci un bilanciamento, perché in un certo momento della mia carriera ho provato a essere, chiamiamolo, troppo aggressivo, e non funzionava.”
Secondo Medvedev, quando si forza troppo fuori dal proprio stile, il prezzo da pagare è alto: “Stavo spendendo troppa energia, non era il mio modo di giocare, e impazzivo, spaccavo racchette e così via.”
Oggi, però, la situazione è diversa perché la fiducia gli permette di esprimere un’aggressività naturale, soprattutto al servizio: “In questo momento sono fiducioso e quando ho fiducia ho sempre detto che mi sento un giocatore aggressivo, soprattutto con il servizio. È un po’ diverso in risposta.”
Anche in risposta, però, il principio è chiaro: “Ogni volta che ho l’opportunità con una grande risposta, come è successo oggi, provo a comandare il punto subito dopo.”
“Non c’era un piano per essere super aggressivo”
Medvedev ha spiegato che contro Alcaraz il piano non era quello di forzare a tutti i costi l’attacco, perché contro uno così forte in difesa il rischio sarebbe stato quello di accumulare troppi errori.
“Oggi non c’era un piano per essere troppo aggressivo, perché contro Carlos questo può costarti caro. Lui è fortissimo in difesa, quindi puoi iniziare a sbagliare troppo.”
L’obiettivo era piuttosto un altro: “Il piano era semplicemente giocare come nei match precedenti: colpire bene la palla, metterlo sotto pressione, servire bene. E ha funzionato molto bene.”
Il piano sulla seconda di servizio di Alcaraz
Medvedev ha anche raccontato quale fosse l’idea di fondo sulla risposta al servizio dello spagnolo, chiarendo che contro Carlos non ci si può permettere di lasciare palle comode e centrali.
“Onestamente, come per tutto il resto, quello che non puoi fare contro Carlos è giocare corto e centrale. Se fai così, sei finito. Ti fa la smorzata, ti tira il vincente, viene a rete: sei fuori dal campo.”
Il principio valeva sia sulla prima sia sulla seconda: “L’unica cosa da fare era provare a mettergli pressione, così da ottenere un’opportunità per iniziare bene lo scambio, e poi vedere.”
Non c’era un piano rigido, per esempio andare sempre sul dritto o sempre sul rovescio: “Come avete visto, non c’era un piano preciso del tipo: attaccare il suo dritto o il suo rovescio. Si trattava di giocare il colpo migliore nel momento migliore e cercare di colpire meglio di lui. E oggi molte volte ci sono riuscito.”
“Non so se è stato il miglior tennis della mia vita, ma è un grande complimento”
Quando gli è stato riferito che Jim Courier aveva parlato di una delle sue migliori prestazioni recenti, Medvedev ha accolto il giudizio con grande rispetto, senza però voler trasformare tutto in una sentenza assoluta.
“Prima di tutto è un grande complimento da parte di qualcuno come Jim, perché penso che capisca il gioco molto bene. È stato un grandissimo giocatore e anche un analista eccellente. Sentire queste parole è un grande complimento.”
Ma poi ha frenato: “È molto difficile trarre conclusioni nel tennis. Se guardiamo una partita alla volta, il match che ho vinto contro Novak agli US Open o quello contro Carlos sempre agli US Open, anche lì sono stato super aggressivo, colpivo vincenti di dritto, correvo dappertutto. Anche quella era una grande prestazione.”
La sintesi è semplice: “Cerco solo di fare del mio meglio. A volte il mio meglio può essere basso, come abbiamo visto, e a volte può essere molto alto. Quando è molto alto sono molto felice, e vincere una partita così dà una sensazione bellissima.”
Il nuovo team e il lavoro con Thomas
Medvedev ha poi parlato del lavoro con il nuovo allenatore, spiegando che non c’è stata una rivelazione improvvisa o un’intuizione capace di cambiare tutto da sola, ma piuttosto un processo costante di piccoli miglioramenti.
Alla domanda se ci fosse stato qualcosa di specifico preparato per Alcaraz, il russo ha risposto: “Oggi non davvero, perché se Carlos avesse un punto debole, tutti lo userebbero e lui non sarebbe 16-0.”
Poi ha aggiunto: “Ogni coach cerca di leggere il gioco, di adattare il proprio giocatore. Ma Carlos non ha davvero un punto debole, quindi devi giocare il tuo miglior tennis, servire bene e così via.”
Sul lavoro generale con il team, il messaggio è stato molto chiaro: “Non direi che mi abbia detto una cosa e io abbia pensato: ‘Oh mio Dio, come facevo a non saperlo prima? Mi ha cambiato la vita, mi ha cambiato la carriera.’”
Il progresso è arrivato altrove: “Lavoriamo, proviamo a capire quali colpi possono funzionare in generale, in allenamento. Abbiamo fatto una grande preparazione invernale, lavorando su tanti piccoli dettagli.”
Tra gli aspetti migliorati, Medvedev ha citato in particolare la volée e il servizio: “Abbiamo lavorato molto sulla volée. Anche se magari oggi o ieri non ne ho avuto tanto bisogno, potrebbe servirmi in un momento del match o del torneo. E abbiamo lavorato molto sul servizio, che quest’anno in generale sta funzionando molto bene.”
La conclusione è stata positiva: “Sono felice del modo in cui lavoriamo insieme.”
“Oggi ero semplicemente normale”
Infine, Medvedev ha anche respinto l’idea di aver interpretato il ruolo del villain o dell’antieroe contro Alcaraz.
“No, oggi no. In un certo senso, visto che si parlava di Carlos, del numero 1 del mondo, della sua striscia di vittorie, forse qualcuno può pensarla così. Ma credo di essere stato completamente normale oggi.”
E con una piccola battuta ha aggiunto: “In realtà era più lui che cercava di prendere il pubblico dalla sua parte e cose del genere, perché ne aveva bisogno.”
Un Medvedev ritrovato
Le parole del russo raccontano un giocatore molto consapevole: del livello di Alcaraz e Sinner, del posto che oggi occupano nel tennis mondiale, ma anche della propria capacità di batterli se riesce a esprimere il miglior Medvedev possibile.
Carlos Alcaraz esce sconfitto dalla semifinale di Indian Wells 2026 contro Daniil Medvedev, ma in conferenza stampa sceglie subito una linea molto chiara: grande onestà nell’analisi e pieno riconoscimento ai meriti dell’avversario.
Lo spagnolo, battuto 6-3 7-6, ha ammesso senza esitazioni di aver trovato dall’altra parte un Medvedev a un livello altissimo, probabilmente il migliore mai affrontato da lui.
“Per prima cosa devo dare merito a Daniil. Penso che abbia giocato una partita incredibile. Dall’inizio alla fine ha giocato in modo irreale, devo dirlo. Onestamente, non avevo mai visto Daniil giocare così.”
Alcaraz ha poi rincarato il concetto: “Merita completamente la vittoria di oggi. Merita completamente di andare in finale qui. Tutto quello che posso dire è congratulazioni a lui.”
“Ho sofferto molto, soprattutto nel primo set”
Analizzando la sua partita, Alcaraz ha spiegato come il match sia stato particolarmente complicato soprattutto nella fase iniziale, quando si è trovato costretto a rincorrere e a spendere molte energie negli scambi lunghi.
“Dal mio lato, ci sono stati alcuni game soprattutto nel primo set in cui ho lasciato andare il mio turno di servizio, e da lì in poi mi sono ritrovato sempre a correre contro di lui.”
Lo spagnolo ha sottolineato quanto fosse difficile affrontare Medvedev in quelle condizioni: “È stato duro per me, ma sono comunque orgoglioso di aver lottato fino all’ultima palla.”
Il caldo e la fatica: “Con Daniil devi spingere forte in quasi ogni colpo”
Uno dei temi affrontati in conferenza è stato anche quello della condizione fisica e del caldo. Alcaraz ha spiegato di non essersi sentito male in senso assoluto, ma di aver sofferto l’enorme dispendio di energie richiesto dalla partita.
“È stato per il caldo. Nel primo set non stavo male, però sentivo che negli scambi lunghi, soprattutto contro Daniil, devi aumentare la potenza quasi in ogni colpo.”
E ha aggiunto: “Sembra di sprecare energia extra dopo ogni colpo. E con il caldo, a volte, è davvero complicato gestire tutto questo.”
Secondo Alcaraz, la sua difficoltà iniziale è stata una conseguenza diretta del livello imposto dal russo: “Il primo set è stato un po’ una sofferenza per me, ma è stato lui a costringermi a soffrire.”
“Nel secondo set ho capito che dovevo accettare la sofferenza”
Se nel primo parziale Alcaraz ha faticato a trovare le misure, nel secondo ha invece dato l’impressione di adattarsi meglio al match. Lui stesso ha spiegato come il cambiamento sia arrivato soprattutto sul piano mentale.
“Nel secondo set ho iniziato a sentirmi molto meglio. Ho capito cosa dovevo fare. Ho capito che dovevo soffrire, e l’ho accettato. Direi che è per questo che il secondo set è stato migliore.”
Un passaggio che racconta bene la lucidità dello spagnolo anche nei momenti difficili: capire che la partita non si poteva vincere in modo comodo e che serviva invece entrare pienamente dentro la fatica del match.
“Mi ha sorpreso per quanto è stato aggressivo”
Tra le cose che più hanno colpito Alcaraz c’è stato il modo in cui Medvedev ha interpretato tatticamente l’incontro. Il russo, secondo lo spagnolo, non solo è stato aggressivo, ma lo è stato con una qualità e una continuità superiori alle attese.
“Mi ha sorpreso per quanto sia stato aggressivo per tutto il tempo. Pensavo che avrebbe giocato aggressivo all’inizio, ma il modo in cui lo ha fatto mi ha sorpreso molto, perché non sbagliava niente, o comunque non sbagliava quanto mi aspettavo.”
Alcaraz ha poi spiegato che anche alcune condizioni del campo hanno favorito la lettura del match da parte di Medvedev: “Le condizioni erano completamente diverse, perché la palla rimbalzava altissimo. Sembrava che, dopo il mio servizio, lui riuscisse sempre a partire da una buona posizione per rispondere bene.”
E ancora: “Avevo la sensazione che trovasse sempre la finestra, lo spazio, per fare il passante o per trovare un colpo che mi costringesse a una volée difficile.”
Il giudizio finale è stato molto netto: “Ha trovato soluzioni a tutto, dopo ogni mio colpo principale.”
I tentativi di cambiare la partita
Alcaraz ha raccontato anche cosa abbia provato a modificare nel secondo set, nel tentativo di ribaltare una partita che nel primo sembrava completamente nelle mani del russo.
“Ho capito che dovevo fare qualcosa di diverso. Già nel primo set avevo provato alcune cose, ma lui trovava sempre una risposta e una soluzione ai miei colpi.”
Con il passare del match e con l’arrivo di un po’ di ombra in campo, lo spagnolo ha cercato di cambiare altezza e costruzione degli scambi: “Ho provato a giocare con più altezza, con più rimbalzo, e ad aspettare le mie occasioni.”
Poi ha descritto più nel dettaglio il piano tattico: “Ho provato a essere aggressivo in risposta e poi, nei primi due o tre colpi dello scambio, a giocare con rimbalzo alto, per cercare poi lo spazio giusto in cui diventare aggressivo e andare a prendermi il punto.”
Tra le variazioni, anche qualche discesa a rete in più: “Sono andato a rete più spesso, ed è stato abbastanza efficace. Non sempre, ma nella maggior parte dei casi sì.”
“Lì è stata la differenza: lui ha salvato le palle break, io no”
Alla fine, però, Alcaraz ha individuato un dato molto preciso come vera chiave del match: “Ho avuto le mie occasioni, ma non le ho sfruttate. Direi che la differenza è stata che lui ha salvato quattro palle break e io non ne ho salvata nessuna. Direi che questa è una grande differenza.”
Una sintesi molto semplice ma efficace di quello che, nei momenti decisivi, ha orientato la semifinale dalla parte di Medvedev.
Il “bersaglio sulla schiena”: “Adesso lo sento ancora di più”
In conferenza è tornato anche un tema già affrontato da Alcaraz nei giorni precedenti: la sensazione di avere ormai un bersaglio sulla schiena, di essere il giocatore contro cui tutti alzano il livello.
Lo spagnolo ha spiegato di non sentirsi stanco per le aspettative esterne sul fatto di dover vincere sempre, ma piuttosto per il livello che gli avversari sono costretti a trovare per batterlo.
“Non ci penso affatto. Non sto pensando che devo vincere o che ho l’obbligo di vincere. Si tratta solo di inseguire i miei obiettivi, quello che mi sono prefissato prima di ogni torneo.”
Il punto, per lui, è un altro: “Quello che mi stanca un po’ è avere questo bersaglio sulla schiena tutto il tempo.”
E ancora: “Devo accettarlo. Devo accettarlo e andare avanti.”
Dopo la sconfitta, però, ha anche provato a leggerne il lato positivo: “Devo anche vedere le cose buone di questa sconfitta. Significa che gli altri giocatori pensano di dover giocare a questo livello per battermi.”
Il problema, semmai, è che quando davvero ci riescono, diventa durissima: “Quando giocano a questo livello, non è una sensazione così piacevole.”
Infine ha ammesso che questa percezione è aumentata negli ultimi mesi: “La sentivo già un po’, ma da quando ho avuto una grande serie di risultati dalla stagione sulla terra e dall’inizio di quest’anno, ho iniziato a sentirla ancora di più.”
Una sconfitta che lascia comunque indicazioni importanti
Nonostante l’eliminazione, la conferenza stampa di Alcaraz restituisce l’immagine di un giocatore molto lucido. Deluso, sì, ma anche capace di riconoscere il merito dell’avversario, di analizzare con precisione cosa non ha funzionato e di trasformare una sconfitta in materiale utile per il futuro.
Marco Rossi
TAG: Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev, Masters 1000 Indian Wells, Masters 1000 Indian Wells 2026

Sinner
Alcaraz
Djokovic
Zverev
de Minaur
Fritz
Auger-Aliassime
Bublik
Sabalenka
Swiatek
Andreeva
Svitolina
Danil Punti vinti con la 2 di servizio:
74% !!!
Ottimo il servizio di Danil!
..”ha giocato un modo irreale”…”ha giocato in maniera incredibile ” …ehhh
Carlos non ammette mai che gioca male…
Se non altro per variare il copione che ci attende 🙂
Lunga vita a Daniil Medvedev, ex antipatico che però ci è mancato molto
Danilo is back!!
Dopo aver vinto Brisbane e Dubai, quest’anno Medvedev raggiunge la terza finale di un torneo. Sinceramente preferisco che Jannik incontri lui al posto di Alcaraz, poi se qualcosa andasse storto, pazienza.
Bellissime dichiarazioni. Di entrambi.
Sul pezzo e non banali come tanti altri.
Medvedev lucidissimo e onestissimo, mai banale. Ha saputo approfittare di un Alcaraz non al 100%,ma bisogna saperlo fare, perché anche con uno standard di rendimento inferiore, Alcaraz è sempre fortissimo
Sempre interessante da leggere il buon pazzo Danil