Un tributo di Marco Mazzoni alla leggenda svedese ATP, Copertina

Stefan Edberg, 60 anni di eleganza senza tempo

19/01/2026 16:13 20 commenti
La volée di rovescio di Stefan Edberg, bellezza in movimento
La volée di rovescio di Stefan Edberg, bellezza in movimento

“60 anni. Ma il tempo sembra appena sfiorarlo. Del resto, gli angeli non hanno età, né tempo”. Buon compleanno a Stefan Edberg, leggenda del tennis svedese e ultimo vero tennista Serve and Volley, nato il 19 gennaio 1966 a Västervik. I giorni purtroppo ci scorrono via tra le mani che quasi non ce ne accorgiamo, ma forse il metro che scandisce le nostre vite non ha la stessa velocità per tutti… Stefan è una sorta di Dorian Grey in salsa tennistica. Quando si degna di presenziare a qualche evento (vedi Wimbledon) uscendo della sua consueta riservatezza è impressionante constatare la freschezza del suo viso e come non sia cambiato affatto quello sguardo sempre sereno, attento e sicuro, come quando arrivava sulla palla con un equilibrio dinamico senza pari, forte di gambe strepitose. È passato mezzo secolo da quando, nella scuola locale, un giovanissimo Edberg stabilì tutti i record di velocità della sua regione sulla pista d’atletica, ma la racchetta lo intrigava assai, come tutti i ragazzini cresciuti con il mito di Borg. Quei record sulle brevi distanze li detiene ancora lui, e nel frattempo ha deliziato i palati più esigenti nel variopinto universo degli appassionati di tennis, con un gioco talmente elegante, stiloso e affascinante da diventare iconico.

Non avrà avuto il carattere e carisma di chi infiamma le platee, ma da buon orso svedese ha preferito far parlare il suo gesto, quella danza tanto armoniosa quanto potente che gli consentiva di tirare forte e allo stesso tempo accarezzare la palla con totale controllo. Nessuno dopo Stefan ha giocato così bene di volo; pochissimi hanno raggiunto la qualità del suo rovescio; la sua arte nella volée si è persa per sempre e con lui andrà sepolta, colpa di un’evoluzione estrema dei materiali che da troppo tempo consente di picchiare la palla – sempre più pesante – talmente forte da rendere il S&V un azzardo senza senso, da centellinare in rare occasioni per sfruttare l’effetto sorpresa e niente più. Un disastro per chi amava un tennis meno muscolare e più centrato sulla destrezza, ma che da un lato rende Edberg la chiusura di un cerchio iniziato secoli addietro. Essere l’ultimo di una stirpe regale può esser un filo triste ma regala un certo fascino e certamente l’immortalità, come ogni forma d’arte. Infatti quando si parla del tennis dello svedese si va oltre al puro fatto sportivo e contare i suoi titoli non serve a niente, perché l’estitica diventa importantissima, quasi quanto i risultati.

Definire il concetto di arte è complicato e sfuggente quanto l’arte stessa. Arte è qualcosa che suscita emozione, sorpresa. Una reazione. Qualcosa che ammiri e non ti lascia indifferente. Una delle migliori definizioni di arte che troviamo nella letteratura è “espressione o applicazione dell’abilità creativa e dell’immaginazione degli esseri umani, nella produzione di opere principalmente apprezzate per la loro bellezza o forza emotiva”. Se accostiamo l’essenza dell’arte al tennis, pensiamo a gesti armoniosi ed eleganti, velocità e coordinazione, a pennellare giocate d’autore, sospese nel tempo. Pochi tennisti nella storia si avvicinano a quest’ideale quanto Stefan Edberg.

Il suo storico coach Tony Picard disse di lui: “Quando è in giornata, Edberg in campo vola, sprigiona la potenza feroce delle gambe con la leggerezza di un ballerino”. Definizione perfetta del modo di stare in campo di Stefan, un tennista che fondamentalmente non ha inventato niente di nuovo ma che è stato l’interprete più sublime del serve & volley puro, portandolo a velocità d’esecuzione inarrivabili insieme ad un’eleganza straordinaria. Edberg ha interpretato al meglio i canoni del tennis antico, come un pianista che suona Mozart con un tocco e stile tutto suo, impreziosendo e dando un’anima ad un classico. L’armonia del suo rovescio ad una mano è qualcosa di musicale, indescrivibile a parole. Un gesto sontuoso per sincronia, scioltezza, ma anche velocità e potenza, paragonabile ad un triplo salto del leggendario pattinatore Plushenko sul ghiaccio.

Ma dove Stefan ha staccato tutti per distacco è nella volée di rovescio, un colpo semplicemente perfetto. L’ha imparato facendo suoi i canoni e segreti dei grandi giocatori di rete, a partire dai mitici australiani degli anni ’60. Tagli decisi per chiudere le volate d’incontro, tocchi raffinati per sorprendere l’avversario e far morire la palla appena al di là del net, con aperture minime e apparentemente senza sforzo. Il segreto delle sue volée non è solo nella mano delicata e nemmeno nella purezza tecnica, era nell’approccio alla palla. Edberg è stato un grandissimo atleta, portava in campo una potenza nelle gambe fuori dal comune, una reattività ed esplosività nei piedi da centometrista abbinata ad una coordinazione da ginnasta. Il suo segreto, e la sua forza, stava nell’equilibrio dinamico. Edberg al momento di colpire di volo era sempre molto vicino alla palla con il corpo, è un aspetto determinante per giocare a rete con tocco e sicurezza: minore è la leva su cui si esercita il movimento, maggiore sarà il controllo. Soprattutto sulla magica volée di rovescio, Edberg arrivava sulla palla alla distanza ideale, apriva leggermente la racchetta verso sinistra con il solo avambraccio tenendo il gomito il più possibile vicino al corpo fino al momento dell’impatto, sempre sicuro, ben davanti al busto, con il polso duro come acciaio per le sue rasoiate in diagonale verso destra. Il lavoro dei piedi era essenziale: piccoli passi ad altissima frequenza, per avere la miglior aderenza al suolo e soprattutto per mantenere equilibrio.

I capolavori degni del miglior Baryshnikov li regalava quando la palla era infida, tesa e calante tra i suoi piedi. Stefan riusciva a giocare volée basse al livello del suolo, con la sua racchetta che quasi toccava il terreno di gioco in piena corsa dopo il servizio, e depositare la palla ad un palmo dalla riga di fondo dell’avversario, magari pure in uno dei due angoli, costringendolo ad un passante difficilissimo. Coordinazione, equilibrio, tocco, una combinazione sublime di forze a generare un gesto perfetto. Tra i tanti virtuosi del gioco di volo, nessuno è stato forte quanto lo svedese in quella che era definita “la prima volée”, quella con cui gli specialisti cercavano il miglior piazzamento per mettersi in condizione di vantaggio, costringendo così l’avversario a rischiare un passante difficile. Una definizione che, a pensarci oggi, fa quasi sorridere… Si potrebbe pensare che quel suo gioco così ostinatamente offensivo fosse alquanto spregiudicato, ma in realtà era anche un mirabile esempio di tennis percentuale perché buttandosi a rete massimizzava i suoi punti di forza “scappando” dalla riga di fondo, dove soprattutto sul lato del diritto era più debole.

Edberg sarà ricordato soprattutto come tennista da erba, per i titoli vinti a Wimbledon nel 1988 e nel 1990, e anche per i due successi in Australia, conquistati nel 1985 e 1987, ultime edizioni disputate sui prati di Kooyong. Tuttavia il torneo dello Slam nel quale Stefan espresse il suo miglior tennis fu l’edizione 1991 di US Open, dove vinse dominando come mai gli era accaduto. Sicuro e velocissimo, era impossibile passarlo sotto rete, incontenibile nel suo serve & volley. Vinse con grinta leonina un ultimo Slam a New York nel ’92, in quello che fu il “canto del cigno” al massimo livello. Problemi alla schiena lo costrinsero a modificare il movimento del servizio e il nuovo gesto, più rapido ma meno “lavorato”, non gli permetteva di raggiungere come prima la miglior posizione sulla rete. Questa svolta tecnica insieme all’avvento di una nuova generazione di giocatori ancor più potenti e aggressivi in risposta, come Agassi, Sampras e Courier, cambiarono le carte in tavola. Edberg con il suo tennis d’autore non riuscirà più ad arginare e gestire le bordate dei rivali. Negli ultimi anni di carriera sembrava un samurai che si scagliava con la spada contro carro armato… I tempi cambiano, il gioco si evolve, il serve and volley è ormai solo una soluzione usata per sorprendere gli avversari, da centellinare con cura. Il servizio e volée, quello vero, resterà per sempre legato ai “gesti bianchi” di Stefan Edberg. Buon compleanno al mio unico GOAT.

Marco Mazzoni


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20 commenti. Lasciane uno!

Pier no guest 19-01-2026 17:57

Scritto da marco.mazzoni

Scritto da Pier no guest
Non direi sia stato l’ultimo interprete del S&V,che è stato Rafter,ma certamente quello che lo eseguiva con maestria nel senso letterale del termine ovvero con “rara ed elegante perizia”.
Ecco,se Federer ha coniugato talento e tecnica in tutti i volumi dell’”enciclopedia del tennis” direi che Edberg l’ha fatto in quelli dedicati al rovescio,alla volée di rovescio ed al servizio in kick ed approccio alla rete.
Ha raggiunto picchi tali in questi fondamentali che persino il dritto complicato che aveva,con apertura troppo ampia,col gomito alto ed un’impugnatura quasi Continental ,finiva per risultare funzionale al suo tennis armonico in fase d’attacco.
L’ho visto un’infinità di volte ed il colpo che mi è rimasto impresso ,e che vidi in diretta,fu il fenomenale e decisivo lob di rovescio (ovviamente) contro Becker nella finale di Wimbledon nel 1990 (mi sembra) con lo svedese che mostra il pugno conscio di aver svoltato l’inerzia del match.
Ecco perché amo il tennis di Musetti,anche se mi stressa vederlo, perché vedo in lui un po’ di quel dinamismo,di quell’arte e di quella fragilità e non importa se non vincerà molto,se saranno più le delusioni,se subirà sconfitte anche impietose.Non punto su di lui,non lo sponsorizzo ma le emozioni vanno oltre i trofei.
E se arrivassero pure quelli sarebbe l’apoteosi.
Grazie Mazzoni per il ricordo di un tennista davvero d’altri tempi che , ahimè, rimpiango.

Ciao Pier,
Rafter è stato l’ultimo grande giocatore di volo, ma in realtà se vai a ripensare ai suoi 5 anni migliori (’97 – ’01) sono stati gli anni nei quali smise di fare S&V ad oltranza, rafforzando assai i colpi da dietro e diventando anche competitivo nello scambio, scendendo poco o niente a rete sulla seconda palla. Edberg resta l’ultimo vero S&V in senso pieno, a rete non ci andava se veniva bersagliato dalla risposta e allora sceglieva, sulle seconde, anche un po’ di scambi, ma era sempre un piano B. Lascerei perdere, come ho scritto, la fase terminale della carriera (’93-’96), ormai la schiena era andata e giocava a fiammate, ma impallinato da Big Jim e compagnia.
Nostalgia canaglia…

Mi fido poiché in quegli anni mi ero allontanato dal tennis complice anche l’arrivo delle pay-tv.
Abbiamo amato Edberg anche per la sua fragilità opposta alla prepotenza tennistica del Wunderkind di Leimen.
C’è un minimo ,e magari ce ne fosse di più,di somiglianza tra quei due e i nostri Jannik e Lorenzo con lo svedese che nel ’84 fece il Grand Slam Junior ma poi vide il tedesco vincere e fare il bis a Londra ma soprattutto mostrare un tennis nuovo, più esplosivo nel circuito. Stefan era l’evoluzione del tennis classico ma sembrò nel 1985 quasi passato di moda con Lendl che subentrava a McEnroe nella sfida tra spada e fioretto.
Nostalgia si,anche del duello Tommasi-Clerici pro Stefan e Galeazzi pro Boris che cercava in telecronaca la spalla di Panatta (in realtà più vicino a Edberg) ma pur di andare contro Tommasi e le sue critiche su questo faceva il gioco di Rai/Galgani/Tennis Italiano.
Erano “guerre” che si vorrebbe vivere ora,altro che quelle reali, purtroppo.

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andreww (Guest) 19-01-2026 17:53

ultimo non direi dopo c e stato rafter

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andrewthefirst 19-01-2026 17:50

In generale, concordo…la grazia di Roberto bolle con i quadricipiti di Roberto Carlos. ..

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Mauro N (Guest) 19-01-2026 17:48

Scritto da Vittorio carlito
Non ha vinto molto ,ma il suo tennis era piu’ che spettacolare. Fino a oggi il mio tennista preferito .

Non vinto molto? Mhhhh

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Vittorio carlito (Guest) 19-01-2026 17:42

Non ha vinto molto ,ma il suo tennis era piu’ che spettacolare. Fino a oggi il mio tennista preferito .

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Stefanello (Guest) 19-01-2026 17:39

Per me è stato il mio primo idolo tennistico.Eleganza e comportamento ne hanno di fatto un vero Gentleman di questo sport. Fantastico dalla parte del rovescio ma credo che il segreto fosse il suo veloce gioco di gambe che lo metteva sempre in posizione di buon equilibrio. Epiche le sfide con Becker. Peccato per lo slam sfuggito al Roland Garros. Buena vita Stefan!!!

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walden 19-01-2026 17:37

Quando il Grande Sakem Darren andrà in pensione (speriamo il più tardi possibile), fossi in Jannik una telefonata a Londra la farei, anche per affinità elettiva.

Edberg, l’unico svedese che guardavo senza annoiarmi…

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Betafasan 19-01-2026 17:34

Fantastico tennis dello svedese!

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andrewthefirst 19-01-2026 17:31

Non ricordo …è edberg che ha rubato la ragazza a wilander o viceversa?

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Mauro N (Guest) 19-01-2026 17:29

Scritto da JohnMcenroe
Stefan é il GOAT del server&volley !!!
Buon compleanno !!!

Non so se il GOAT (quello del tuo nickname anche non era male XD), ma per stile e bellezza del Serve & volley senz’altro

11
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Mauro N (Guest) 19-01-2026 17:28

Forse il tennista più elegante mai esistito.

10
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Lukaa 19-01-2026 17:27

Il mio preferito, mi sono innamorato del tennis guardando il suo serve and volley, e ancora, quando qualcuno scende a rete (purtroppo sempre più raramente) ho ancora i brividi 😉

9
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andrewthefirst 19-01-2026 17:21

@ Pier no guest (#4547456)

Cosa c’entra musetti con edberg lo sai solo tu…

8
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marco.mazzoni 19-01-2026 17:14

Scritto da Pier no guest

Non direi sia stato l’ultimo interprete del S&V,che è stato Rafter,ma certamente quello che lo eseguiva con maestria nel senso letterale del termine ovvero con “rara ed elegante perizia”.
Ecco,se Federer ha coniugato talento e tecnica in tutti i volumi dell’”enciclopedia del tennis” direi che Edberg l’ha fatto in quelli dedicati al rovescio,alla volée di rovescio ed al servizio in kick ed approccio alla rete.
Ha raggiunto picchi tali in questi fondamentali che persino il dritto complicato che aveva,con apertura troppo ampia,col gomito alto ed un’impugnatura quasi Continental ,finiva per risultare funzionale al suo tennis armonico in fase d’attacco.
L’ho visto un’infinità di volte ed il colpo che mi è rimasto impresso ,e che vidi in diretta,fu il fenomenale e decisivo lob di rovescio (ovviamente) contro Becker nella finale di Wimbledon nel 1990 (mi sembra) con lo svedese che mostra il pugno conscio di aver svoltato l’inerzia del match.
Ecco perché amo il tennis di Musetti,anche se mi stressa vederlo, perché vedo in lui un po’ di quel dinamismo,di quell’arte e di quella fragilità e non importa se non vincerà molto,se saranno più le delusioni,se subirà sconfitte anche impietose.Non punto su di lui,non lo sponsorizzo ma le emozioni vanno oltre i trofei.
E se arrivassero pure quelli sarebbe l’apoteosi.
Grazie Mazzoni per il ricordo di un tennista davvero d’altri tempi che , ahimè, rimpiango.

Ciao Pier,
Rafter è stato l’ultimo grande giocatore di volo, ma in realtà se vai a ripensare ai suoi 5 anni migliori (’97 – ’01) sono stati gli anni nei quali smise di fare S&V ad oltranza, rafforzando assai i colpi da dietro e diventando anche competitivo nello scambio, scendendo poco o niente a rete sulla seconda palla. Edberg resta l’ultimo vero S&V in senso pieno, a rete non ci andava se veniva bersagliato dalla risposta e allora sceglieva, sulle seconde, anche un po’ di scambi, ma era sempre un piano B. Lascerei perdere, come ho scritto, la fase terminale della carriera (’93-’96), ormai la schiena era andata e giocava a fiammate, ma impallinato da Big Jim e compagnia.
Nostalgia canaglia…

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Pier no guest 19-01-2026 17:10

Non direi sia stato l’ultimo interprete del S&V,che è stato Rafter,ma certamente quello che lo eseguiva con maestria nel senso letterale del termine ovvero con “rara ed elegante perizia”.
Ecco,se Federer ha coniugato talento e tecnica in tutti i volumi dell'”enciclopedia del tennis” direi che Edberg l’ha fatto in quelli dedicati al rovescio,alla volée di rovescio ed al servizio in kick ed approccio alla rete.
Ha raggiunto picchi tali in questi fondamentali che persino il dritto complicato che aveva,con apertura troppo ampia,col gomito alto ed un’impugnatura quasi Continental ,finiva per risultare funzionale al suo tennis armonico in fase d’attacco.
L’ho visto un’infinità di volte ed il colpo che mi è rimasto impresso ,e che vidi in diretta,fu il fenomenale e decisivo lob di rovescio (ovviamente) contro Becker nella finale di Wimbledon nel 1990 (mi sembra) con lo svedese che mostra il pugno conscio di aver svoltato l’inerzia del match.
Ecco perché amo il tennis di Musetti,anche se mi stressa vederlo, perché vedo in lui un po’ di quel dinamismo,di quell’arte e di quella fragilità e non importa se non vincerà molto,se saranno più le delusioni,se subirà sconfitte anche impietose.Non punto su di lui,non lo sponsorizzo ma le emozioni vanno oltre i trofei.
E se arrivassero pure quelli sarebbe l’apoteosi.
Grazie Mazzoni per il ricordo di un tennista davvero d’altri tempi che , ahimè, rimpiango.

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JohnMcenroe (Guest) 19-01-2026 16:44

Scritto da JohnMcenroe
Stefan é il GOAT del server&volley !!!
Buon compleanno !!!

Stefan é il GOAT del serve&volley !!!
Buon compleanno !!!

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JohnMcenroe (Guest) 19-01-2026 16:42

Stefan é il GOAT del server&volley !!!
Buon compleanno !!!

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+1: Scolaretto, Mats
S. Edberg 19-01-2026 16:32

Il mio nickname è un buon indizio, anche se la S. sta per Samuel(e), ma al sito non piaceva l’e-mail e la registrazione è andata persa: mio tennista preferito di sempre.
Primo (e ultimo) tennista per cui posso dire di avere fatto il tifo: prima ero troppo piccolo, dopo ho solo simpatizzato.
Adorato in tutto e per tutto.

3
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+1: Scolaretto
andrewthefirst 19-01-2026 16:31

Non dico che giocavo come lui, ma avevo la stessa racchetta

2
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MAURO (Guest) 19-01-2026 16:26

Buon compleanno al “Tacchino freddo”

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