Fils: “Nessuna fretta di tornare, ho tanti anni davanti a me”
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La schiena è diventata, suo malgrado, il grande avversario di Arthur Fils. Tutto è iniziato nella scorsa stagione sulla terra rossa, davanti al pubblico di casa al Roland Garros, dopo quell’epica battaglia in cinque set contro Jaume Munar che per molti rappresenta uno dei momenti più alti della sua giovane carriera. Per il francese, però, quello è stato l’inizio di un periodo complicato, una vera e propria spirale di problemi fisici che ancora oggi ne condiziona il percorso.
Il carico di partite e di stress agonistico ha presentato il conto sotto forma di una frattura da stress alla schiena, costringendolo a fermarsi per un paio di mesi. Il tentativo di rientro al Masters 1000 del Canada si è rivelato prematuro: il corpo non era pronto e Fils, insieme al suo team, ha deciso di chiudere anzitempo la stagione per evitare rischi maggiori.
Il 2026 doveva essere l’anno della ripartenza, quello per azzerare tutto e tornare a essere il giocatore aggressivo e travolgente che aveva impressionato il circuito. Invece, prima il forfait all’ATP di Hong Kong, poi l’annuncio della rinuncia anche all’Open d’Australia hanno riportato l’attenzione sulle sue condizioni. Eppure, a sorprendere non è tanto la lista delle assenze, quanto l’atteggiamento con cui il francese sta vivendo questo momento: niente ansia, niente frustrazione evidente, ma una calma quasi disarmante.
In un’intervista rilasciata a GQ Magazine, Fils ha raccontato con grande lucidità il suo percorso di recupero, spiegando come abbia scelto consapevolmente la via della pazienza.
«Dover terminare la stagione così presto non mi ha frustrato più di tanto», ha confessato. «Come tennista professionista, gli infortuni fanno parte del lavoro. Spingi spesso il corpo fino allo sfinimento e, a volte, si rompe. L’ho capito molto giovane. Ho davanti a me quindici anni di carriera: se perdo uno o due mesi non è la fine del mondo».
Il periodo lontano dai campi è stato comunque tutt’altro che improduttivo. Fils racconta di aver rivoluzionato il suo approccio quotidiano: ha inserito nuove figure nello staff, soprattutto dal punto di vista medico e fisioterapico, e ha cambiato in modo significativo anche l’alimentazione.
«Sto molto bene, sia mentalmente che fisicamente», spiega. «Negli ultimi cinque o sei mesi non ho giocato, ma ho lavorato tantissimo sulla riabilitazione e sulla preparazione atletica».
Dopo Roland Garros, il francese ha dedicato oltre un mese e mezzo a un intenso lavoro fisico, con un’attenzione particolare al core, diventato ora parte integrante della sua routine quotidiana per proteggere la schiena. Il rientro tentato a Toronto in agosto è stato riconosciuto come affrettato: una lezione importante che lo ha portato, insieme al suo team, a scegliere la strada della prudenza.
«Avevo tanta voglia di tornare a giocare, magari a Parigi a fine anno, ma non era il momento giusto. Il mio staff mi ha convinto che dovevo essere paziente e non correre».
La parola chiave, oggi, è proprio questa: pazienza. Fils non mette scadenze al suo rientro e non sente il bisogno di forzare i tempi.
«Non ho nessuna fretta», ribadisce. «Non succede nulla se salto l’Australia. Proverò magari a tornare a Indian Wells o a Miami, ma non c’è una data precisa. Vedremo come andranno le cose».
In un’epoca in cui spesso si corre dietro al risultato immediato, l’approccio di Arthur Fils suona quasi controcorrente. Ma forse è proprio questa maturità precoce, unita alla consapevolezza dei propri mezzi, che potrebbe permettergli di tornare più forte di prima. Non un rientro a tutti i costi, ma una costruzione lenta e solida, con lo sguardo rivolto non solo alla prossima partita, ma ai tanti anni che lo attendono ancora nel circuito.
Francesco Paolo Villarico
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Eccellente giocatore, futuro Top 10 in scioltezza per me