Una intervista toccante, storia di vita nel tennis Copertina, WTA

Il toccante racconto del papà di Linda Noskova: “Incredibile, siamo partiti dal nulla. Quando è nata Linda, ogni mese ero in rosso di tremila corone”

16/07/2026 12:45 11 commenti
Linda Noskova abbraccia il padre dopo la vittoria a Wimbledon
Linda Noskova abbraccia il padre dopo la vittoria a Wimbledon

Dalle difficoltà quotidiane per sopravvivere, a volte pure nel mettere in tavola un piatto per cenare, alla gloria della vittoria della figlia a Wimbledon, a giustificare una vita di enormi sacrifici e rinunce, ma alla fine il cerchio si è chiuso e tutto ha un senso ed è bellissimo. Il padre di Linda Noskova, Drahos Nosek, all’indomani della straordinaria vittoria della figlia ai Championship in una finale tutta ceca, ha raccontato al media nazionale ISport le emozioni del successo della figlia sui prati di Londra, e si è soffermato su molti momenti della crescita sportiva ed umana di Linda Anni non facili, con il conto perennemente in rosso, ma la determinazione di far crescere la figlia nel tennis perché il suo maestro garantiva che “una come lei non l’ho mai avuta”. Un talento sbocciato pienamente a 21 anni con la corsa vincente a Wimbledon, che consacra Noskova tra le grandi della disciplina. L’intervista è lunga ma assai interessante, a tratti davvero toccante, per questa la riportiamo in modo integrale per trasmetterla pienamente e raccontare uno spaccato di vita davvero intensa, inseguendo un sogno per fortuna realizzato.

È il padre della campionessa di Wimbledon. Che effetto le fa sentirlo dire?
«Io… sinceramente non lo so nemmeno. Non riesco a descriverlo. Non avrei mai pensato di vivere una cosa simile nella mia vita. Ma, come si dice, ce l’ha dentro di sé. Il signor Pavelka, che l’ha allenata agli inizi e le ha dato tantissimo, ripeteva sempre di non aver mai avuto tra le mani una ragazza come lei. Le spiegava una cosa da fare, lei la eseguiva subito e non c’era bisogno di ripetergliela una seconda volta.»

Come ha vissuto la finale?
«Sono sopravvissuto.» (ride)

Credeva nella vittoria di Linda?
«Naturalmente. Ha iniziato male al servizio, ma poi si è ripresa. Alla fine la partita si è decisa soprattutto lì, e lei è stata un po’ migliore. Però la sua avversaria, Karolina Muchova, è fantastica. Ha un comportamento esemplare, è una grandissima sportiva. Viene da una famiglia di sportivi e lei è una ragazza splendida. In campo c’erano le due migliori tenniste sotto ogni aspetto, non soltanto dal punto di vista del gioco.»

Dopo la finale si è congratulato con il signor Muchov, ex calciatore professionista. Com’è stato quell’incontro?
«È una persona straordinaria! Un uomo eccezionale, non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Se avesse vinto Karolina, mi sarei congratulato con lui con tutto il cuore. È la cosa più normale del mondo.»

Dopo il trionfo le sono tornati in mente gli inizi difficili di Linda nel tennis?
«Mio Dio, ci si potrebbe scrivere un libro. Siamo partiti dal nulla e siamo arrivati fino in cima. Quando abbiamo iniziato, praticamente non avevamo né da mangiare né un posto dove vivere. Io e mia moglie avevamo divorziato dai nostri precedenti matrimoni, avevamo lasciato tutti i nostri beni agli ex coniugi ed eravamo ripartiti da zero. Quando è nata Linda, ogni mese ero in rosso di tremila corone. Mia moglie non aveva nulla, io lavoravo come capostazione e raccoglievo perfino il ferro vecchio per riuscire a sopravvivere. La situazione è migliorata soltanto dopo la morte dei miei genitori: vendemmo la loro casa e con quei soldi saldai i debiti. Finalmente potemmo comprare almeno un’automobile e cominciare a vivere un po’ meglio.
Fino ad allora, lavorando nelle ferrovie, almeno viaggiavo gratis. Così andavamo a Praga in treno e dormivamo tutti e quattro in stazione spendendo appena cinquecento corone. Ricordo che ai tornei giocava la figlia di un poliziotto e poi la nostra Linda. Tutti gli altri avevano padri benestanti che pagavano ogni cosa e madri che li accompagnavano ovunque. Quello che abbiamo fatto noi due… è stato durissimo. Abbiamo davvero toccato il fondo pur di darle questa opportunità.»

Ci racconti qualche episodio di quel periodo.
«Ricordo una volta in cui accompagnai Linda a scuola: era marzo ed erano caduti venti centimetri di neve. Io passai quattro ore a spalare un campo da tennis in un piccolo paese sperduto. All’una del pomeriggio eravamo gli unici ad allenarci in mezzo ai cumuli di neve. Facevamo così, semplicemente. E Linda, in tutta la sua vita, non mi ha mai detto una sola volta che non aveva voglia di allenarsi.»

Avete puntato tutto su un’unica carta.
«Io e mia moglie abbiamo dato il cento per cento. Per cinque o sei anni le abbiamo dedicato tutto ciò che avevamo. Ancora oggi mi vengono i brividi a pensarci, perché mia moglie si è sacrificata completamente per lei. Mi dispiace immensamente che oggi non sia qui con noi. Ma purtroppo la vita è anche questo.»

Sua moglie Ivana è scomparsa due anni fa, poco prima di Wimbledon. Deve essere stato un periodo terribile per lei.
«Non è stato facile. Perdere mia moglie e trovare la forza di andare avanti non è stato semplice. Ma Linda è stata una delle ragioni che mi hanno tenuto in vita.»

Ha citato il coach Pavelka. Chi era?
«Il signor Jarda Pavelka. È stato lui, tennisticamente parlando, a costruire Linda. Si è sacrificato completamente per lei. Oggi ha ottant’anni, è un ex minatore, un uomo che conosce il valore del lavoro. Quando oggi vado a vedere allenarsi mia nipote e osservo questi allenatori moderni, credo che il signor Pavelka, mi si passi l’espressione, li ammazzerebbe tutti. In un’ora palleggiano cento palline, parlano, scherzano… Lui invece gliene lanciava trecento o quattrocento dal cesto. Il metodo era semplice: “Forza, sbagliato, bene, continua!”. Allenamenti durissimi e tanto lavoro. Ma ne è valsa la pena. Noi genitori abbiamo fatto il primo passo, poi sono arrivati gli allenatori e il resto è storia. Alla fine, però, la cosa più importante non siamo stati noi: quel qualcosa doveva esserci dentro di lei. Altrimenti non sarebbe stato possibile.»

Nella carriera di Linda ha avuto un ruolo anche Melanie Molitor, madre di Martina Hingis. Che ricordo conserva di lei?
«Tutti parlano di Melanie Molitor perché è un nome prestigioso, ma dal punto di vista tecnico Linda l’ha costruita Pavelka. La signora Molitor, però, ci ha insegnato qualcosa di altrettanto importante: l’assoluta professionalità. Una volta mia moglie e Linda arrivarono con tre minuti di ritardo all’allenamento. Per tre giorni ci spiegò che, se fosse successo ancora, non ci sarebbe stato più bisogno di tornare in Svizzera da lei. Era severissima. Ma ci ha insegnato che il tennis di alto livello è un lavoro durissimo e che non lo si può prendere alla leggera.»

Lei è stato il suo primo allenatore?
«Ho imparato a giocare a tennis da autodidatta, un po’ come si fa con il ping pong. Ho preso il patentino da allenatore per poterle lanciare le palline dal cesto fino ai dieci-undici anni. Poi, quando lei ne aveva tredici, entrò in campo, prese la racchetta con la mano sinistra nonostante sia destrimane e mi rifilò un 6-0. A quel punto spaccai la racchetta e le dissi: “Tesoro mio, con te ho finito”.» (ride)

Che tipo di persona è Linda? Il grande pubblico la conosce ancora poco.
«È una grandissima introversa.»

C’è qualcosa che riesce a farla arrabbiare?
«Anche se succede, difficilmente qualcuno se ne accorge. È la classica introversa. Nemmeno io riesco sempre a entrare davvero nel suo animo, ma è una ragazza straordinariamente buona e intelligente. Ama ogni tipo di sport. Quando vivevamo in campagna, era capace di spalare per tre ore la neve sul lago ghiacciato per poter pattinare.»

La sua arma migliore in campo sembra essere la calma. Da chi l’ha ereditata?
«Non ne ho la minima idea. Di certo non da me o da mia moglie. Quando affronta un match point e piazza un ace sulla T, non posso che togliermi il cappello davanti a lei. E poi non ha mai dato troppo peso alle sconfitte.»

Come pensa che il successo di Wimbledon la cambierà?
«Lo saprà gestire. Non è il tipo che da domani penserà di essere la padrona del mondo. Ha la testa sulle spalle. In autunno sta già programmando qualche altra grande esperienza fuori dal tennis: vuole buttarsi da una torre, fare volontariato in Africa o qualcosa del genere… Mi piace questo suo modo di vedere le cose, ha una prospettiva molto ampia.»

E guardando al suo futuro nel tennis?
«È completamente inutile parlarne. Basta un infortunio, oppure si innamora…» (ride) «No, seriamente, non ha senso fare programmi adesso. Andremo avanti passo dopo passo. Oggi vive da sola a Přerov, ma torna sempre volentieri da noi in Moravia. Ci ritroviamo tutti insieme in famiglia, ed è questa la cosa più importante. Io ho già settant’anni, sono in pensione e, per essere felice, non mi serve davvero altro.»

Davvero una bella intervista, rilasciata col cuore e con pensieri assai profondi. È il racconto del grandissimo amore in un padre per la figlia, con la forza di lasciarle in buone mani senza intromettersi troppo, e così massimizzando il talento e qualità mentali di Linda, decisive per il suo successo a Wimbledon. È una bella storia di vita, che meritava assolutamente di essere raccontata.

Marco Mazzoni


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11 commenti. Lasciane uno!

etberit (Guest) 16-07-2026 15:05

Vero, è una storia che meritava di essere raccontata, e come al solito, è stata raccontata bene! 😉

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Betafasan 16-07-2026 14:36

Sembra una storia di 60 anni fa… invece è successo 15 anni fa…

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Betafasan 16-07-2026 14:35

Che grande ESEMPIO DI PADRE !

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Sabatino Furnari (Guest) 16-07-2026 14:34

Complimenti signor Nosek. Complimenti da padre a padre…

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Giampi 16-07-2026 14:31

Bellissima storia…

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JannikUberAlles 16-07-2026 14:08

Grazie Marco per l’articolo ma vorrei fare i complimenti al giornalista che ha intervistato il signor Nosek, riuscendo a fare qualcosa di originale e finalmente interessante!

Bravo!!!

6
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walden 16-07-2026 13:53

Intervista da far studiare a memoria a tutti i ragazzini che iniziano a giocare a tennis..

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Giuras 16-07-2026 13:36

Intervista bellissima, onore alla ragazza, alla sua famiglia, al suo ex allenatore.
Palle (ine) grosse come cocomeri!!!

4
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Peter (Guest) 16-07-2026 13:23

Racconto emozionante

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Andy.Fi (Guest) 16-07-2026 13:07

Grazie Marco. Bellissima storia e sinceramente se uno Jannik o una Linda ce la fanno, tanta soddisfazione in più………..

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Inox 16-07-2026 13:01

Benissimo articolo!

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