30 anni fa la strage di Dunblane: anche Andy Murray e il fratello Jamie erano nella scuola colpita dalla furia dell’attentatore
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Il 13 marzo è una data segnata in rosso nella storia della Scozia e tutta la Gran Bretagna. Esattamente 30 anni fa, 13 marzo 1996, avvenne uno dei più gravi fatti di sangue nella storia recente del paese, l’attentato alla scuola primaria di Dunblane, dove un pazzo armato fino ai denti provocò la morte di 18 persone. “Avrei potuto essere uno dei bambini uccisi”, così raccontò Andy Murray nella sua autobiografia, ripercorrendo all’indietro i pochi ricordi di quella giornata terribile visto che insieme al fratello Jamie si trovava proprio nell’istituto dove avvenne il massacro. L’ex n.1 del mondo e tre volte campione Slam aveva otto anni ed era tra gli alunni presenti quel giorno a scuola, senza sapere che un folle, tal Thomas Hamilton, avrebbe fatto irruzione nella scuola armato di quattro pistole, rendendo tristemente famoso il piccolo villaggio scozzese per le ragioni sbagliate. Alle 9:30 del mattino del 13 marzo 1996 Hamilton entrò nella palestra dell’edificio scolastico con due pistole e due revolver, e una quantità spropositata di proiettili, deciso a provocare una strage. Tutti furono colti di sorpresa, all’epoca non c’era minimamente il timore che potesse accadere qualcosa del genere in una tranquilla cittadina scozzese come Dunblane, fino ad allora conosciuta quasi esclusivamente per la sua cattedrale, maestoso edificio del XIII secolo. Il folle aprì il fuoco contro un gruppo di bambini che si trovava nel locale: quindici alunni e un’insegnante morirono sul colpo, un altro bambino perse la vita durante il trasporto in ospedale. Dopo aver compiuto la strage, Hamilton si tolse la vita sparandosi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
La famiglia Murray, come tutta la comunità di Dunblane, non parla volentieri di questa pagina terribile. Lo stesso Andy quando è stato interpellato sull’argomento ha tagliato corto, alternando momenti di silenzio a poche parole. Ricordi non nitidi, di confusione, dolore, sconforto. Qualcosa di surreale e tremendo, troppo grande per un bambino così piccolo nato e cresciuto in una zona del tutto tranquilla, dove era impossibile ipotizzare una tragedia del genere. Ai tempi di quel 13 marzo 1996 Judy Murray, la madre di Andy e Jamie, gestiva un negozio nel paese. Era stata una tennista professionista ma stanca dei continui viaggi e dell’instabilità del circuito aveva deciso di fermarsi a Dunblane per crescere i suoi due figli, Jamie e Andy, di nove e otto anni. Quella mattina di fine inverno di 30 anni fa sembrava una giornata qualunque, finché al lavoro non arrivò una telefonata: “Dicono alla radio che c’è stata una sparatoria a scuola”.”Ricordo solo di essere salita in macchina e di aver iniziato a gridare a tutti di spostarsi” questo il racconto della madre pubblicato nella biografia di Andy, Hitting Back. Davanti alla scuola la polizia era arrivata e impediva a chiunque di avvicinarsi. I genitori furono portati in un edificio adiacente, con il terrore nel cuore mentre attendevano notizie. Si era già sparsa la voce di morti e feriti, ma ancora nessuno sapeva niente di certo. Il momento peggiore arrivò quando qualcuno entrò nella sala e chiese ai genitori dei bambini della classe della signorina Mayor di uscire. “Una parte di me provò sollievo, ma subito dopo mi sentii in colpa, perché una donna accanto a me iniziò a urlare e piangere: È la classe di mia figlia!”.
Fino alle 14.30 tutti rimasero col fiato sospeso, fino a quando la polizia consentì ai ragazzini scampati alla strage di riabbracciare i propri genitori. Fortunatamente Andy e Jamie Murray non hanno assistito all’assalto di Hamilton, si trovavano nella loro classe e non nella palestra. Appena si udirono gli spari, le maestre ordinarono ai ragazzi di ripararsi sotto i banchi e restare lì, intonando dei canti per tenerli tranquilli, per quanto possibile. L’attentatore era una persona nota in città, era il capo del gruppo scout locale. Durante il tragitto verso casa, Judy spiegò ai figli cosa era successo. Nel racconto della biografia di Murray, si legge che Jamie (più grande) rimase in silenzio, ma Andy invece continuava a fare domande, tipo “Perché il signor Hamilton avrebbe fatto una cosa così? Perché si è sparato da solo?”. Andy lo aveva conosciuto frequentando gli scout. “Ricordo poco, ma non è qualcosa che voglio ricordare”, racconta Andy nel libro. “Quando hai otto o nove anni non hai paura. Pensi che non possa succedere nulla. Poi cresci, senti parlare di incidenti, vivi delle turbolenze e inizi ad avere paura. Per me è stato lo stesso. Ero un normale bambino, innocente, poi all’improvviso il mondo mi è crollato addosso”. Secondo Murray, se fosse stato più grande il trauma sarebbe stato più profondo: “Se all’epoca dei fatti avessi avuto 14 o 15 anni mi avrebbe segnato molto di più. Ma ero così giovane che non mi ha lasciato una cicatrice a livello psicologico”.
La palestra dove avvenne il massacro fu demolita e al suo posto venne costruito un memoriale. Per anni Dunblane è stata ricordata come il luogo della peggiore strage nella storia del Regno Unito. Per fortuna nella città, grazie al successo nello sport dei fratelli Murray le cose sono cambiate. “Quando la gente pensa a Dunblane, non pensa più solo alla sparatoria” racconta la madre Judy. “Adesso dice anche: Ah sì, da lì vengono i Murray.” Andy è sempre stato molto legato alla sua città natale, tanto che nel 2015 scelse proprio la cattedrale di Dunblane per sposarsi. La notte della tragedia la chiesa rimase aperta per permettere ai fedeli di ritrovarsi e raccogliersi in preghiera. Oggi tra le foto storiche della cattedrale ci sono anche quelle della bellissima cerimonia di Andy, con il più forte tennista scozzese della storia tornato dove è nato e cresciuto, a vivere momenti belli e cancellare ancor più quel terribile ricordo.
Marco Mazzoni
TAG: Andy Murray, Dunblane, Marco Mazzoni, Strage di Dunblane

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Grazie Gaz
Erano passate neanche 3 ore da quando dall’altra parte del mondo Renzo Furlan terminava il suo secondo turno ad Indiana Wells, battendo Andrea Gaudenzi.
Allora riandiamoci a vedere quel match sperando che Thomas Hamilton cambi all’ultimo il suo macabro progetto di massacro.