Osaka difende la cena per i giocatori neri: “Crescendo non vedevo molte persone come me”
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Naomi Osaka e Taylor Townsend sono finite al centro di una discussione social dopo aver organizzato, a Parigi, una cena dedicata ai giocatori e alle giocatrici nere presenti nel mondo del tennis. L’iniziativa, pensata come momento di condivisione e celebrazione alla vigilia del Roland Garros, ha però scatenato una serie di critiche sui social, con alcuni utenti che hanno accusato le due tenniste di esclusione.
Osaka ha deciso di rispondere direttamente, pubblicando un lungo messaggio in cui ha spiegato il significato dell’evento e ha respinto con forza le accuse ricevute. La giapponese, di madre giapponese e padre haitiano, ha voluto chiarire subito un punto: la cena non nasceva contro qualcuno, ma per celebrare una comunità spesso poco rappresentata nel tennis.
“Amo tutti per quello che sono, indipendentemente dalla razza e dall’etnia. Sono letteralmente per metà giapponese”, ha scritto Osaka, rispondendo a chi le chiedeva perché non si dovesse “amare tutti” senza distinzioni.
La quattro volte campionessa Slam ha poi riportato il discorso alla propria esperienza personale: “Posso parlare solo della mia vita. Crescendo come giocatrice di tennis non vedevo molte persone che mi assomigliassero, e penso che sia importante celebrarle”.
Il punto centrale del messaggio è proprio questo: per Osaka, riunire atleti neri in uno sport storicamente dominato da altre rappresentazioni non significa escludere, ma creare uno spazio di riconoscimento. Una serata per guardarsi attorno, vedersi rappresentati e condividere un percorso comune.
La tennista ha poi risposto a chi ha paragonato l’evento a una festa “solo per bianchi”, sottolineando come nella sua esperienza siano sempre esistiti contesti di quel tipo senza che venissero percepiti come problematici. “Ci sono state cene e feste solo per bianchi. Le ho viste molte volte e non ho mai avuto problemi con questo”, ha scritto.
Poi la domanda più diretta: “Che cosa vi inquieta così tanto del fatto che persone POC si riuniscano?”. Una frase che ha trasformato la difesa di Osaka in una riflessione più ampia sul modo in cui vengono percepiti gli spazi di appartenenza e celebrazione delle minoranze.
Nel suo messaggio, Osaka ha ricordato anche episodi dolorosi vissuti nella propria famiglia: “Sono cresciuta vedendo mio padre discriminato, con la polizia chiamata più volte contro di lui sui campi da tennis”. Un passaggio personale, che spiega quanto il tema della rappresentazione e del rispetto sia radicato nella sua storia.
La conclusione è stata la parte più forte del comunicato: “Ci sono molte cose per cui chiederò scusa nella mia vita, ma celebrare essere nera e apprezzare chi siamo non sarà mai qualcosa per cui prenderò in considerazione di scusarmi”.
Osaka ha poi aggiunto un’ultima precisazione, quasi a voler ribaltare completamente il senso delle critiche: “Mi dispiace per le persone che non riescono a capire che non si tratta di esclusione, ma di una celebrazione di quanto lontano siamo arrivati”.
La vicenda ha aperto un nuovo dibattito all’interno del tennis, uno sport che negli ultimi anni ha affrontato sempre più spesso temi legati alla rappresentazione, all’identità e al ruolo degli atleti fuori dal campo. Osaka, che in passato ha già preso posizioni molto nette su questioni sociali e personali, ha scelto ancora una volta di esporsi senza mezze misure.
La cena organizzata con Taylor Townsend voleva essere un momento di comunità. Le polemiche l’hanno trasformata in un caso mediatico, ma la risposta di Osaka ha chiarito il messaggio: non una serata contro qualcuno, ma una celebrazione di presenza, identità e percorso condiviso.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Naomi Osaka

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Stucchevole , come altre volte in altre circostanze .
Che ci si voglia raffrontare o no, fosse anche per una sera a cena, è razzismo.
Così come le ” quote rosa” sono sessismo.
Invece determinate categorie di pensiero sembra politicamente corretto affibiarle solo a gruppi umani ritenuti “dominanti”, come una sorta di “risarcimento danni” per quelli “dominati”.
Poi però non ci si può più lamentare se arriva chi fa propri certi paradigmi ribaltandoli a proprio vantaggio, magari partendo proprio da una posizione “di predominanza”, giustificandosi coi precedenti speculari.
pietosa
Una potrà andare a mangiare con chi caspita gli pare o no? Il fatto che qualcuno si arroghi il diritto di giudicare con chi sei insieme a tavola è paradossale e andrebbe seriamente stigmatizzato ma il mondo oggi va così sfortunatamente!
Se fosse stata una cena organizzata da gente bianca con dei grossi cappucci bianchi in testa probabilmente avrebbe creato meno clamore….un acena per soli neri…e allora????? Qual è il problema??????
Respect!