Alcaraz porta ancora il tutore al polso
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Mentre il mondo della racchetta è focalizzato sui campi in terra battuta di Roland Garros, dove ieri è scattato il secondo Slam stagionale, tutto tace sul fronte Carlos Alcaraz dalla Spagna. Il campione in carica del torneo parigino, uno dei grandi assenti dell’edizione di quest’anno insieme al semifinalista 2025 Lorenzo Musetti, è fermo dal torneo di Barcellona per il noto problema al polso, anche se mai è uscita dal suo entourage una dichiarazione ufficiale sulla diagnosi, e nemmeno sui tempi di recupero. Via social Carlos ha scritto che le cose vanno molto meglio, ma non abbastanza da poter tornare in tempo per disputare Wimbledon. Poi silenzio.
Per trovare un aggiornamento sul 7 volte campione Slam è stato necessario affidarsi al web: un post social di un semplice appassionato che ieri, per puro caso, ha incrociato Alcaraz a Murcia e si è fatto una foto insieme a lui. Sorridente e rilassato (come sempre, del resto), Carlos ha posato volentieri insieme a Dylan Ennis, che poi ha postato due scatti su X scrivendo “Guidando per le strade di Murcia ci siamo imbattuti nel Goat! La superstar per umile!”. Oltre al bel sorriso, dalla foto si nota che Carlos ha ancora il tutore al polso destro, e questa non è una gran bella notizia (attenzione: la foto principale è stata “ribaltata” e sembra che sia sul polso sinistro; scorrendo la seconda foto, si vede correttamente che è il polso destro ad essere ancora immobilizzato).
Driving around the streets of Murcia and we bump into the 🐐!The most humble superstar! pic.twitter.com/QyvbcBye0v
— Dylan Ennis (@canadiankidDJE) May 24, 2026
Il fatto che il polso sia ancora protetto dal tutore indica che l’infiammazione – o presunta tale, visto che la diagnosi ufficiale non è mai stata comunicata – è ancora persistente o non del tutto risolta. In Spagna molti media hanno interpellato importanti specialisti degli infortuni al polso e tendini: tutti concordano sul fatto che il primo passo per un recupero completo è necessariamente la scomparsa della infiammazione e del dolore, un processo dai tempi incerti visto che dipende da una serie di fattori concomitanti: 1) la gravità dell’infiammazione stessa; 2) come reagisce il corpo di Alcaraz; 3) quanto è ampia l’area interessata dal problema. Soltanto quando il processo infiammatorio è stato “spento”, allora si può passare alla fase 2, quella delle fisioterapia attiva per il recupero funzionale dell’articolazione, propedeutico al riprendere in mano la racchetta con un periodo di blando utilizzo fino alla ripresa completa degli allenamenti al ritmo ottimale. Un percorso non breve in ogni caso.
Rafael Nadal nella presentazione del suo docufilm su Nexflix si è lasciato sfuggire (sempre che lui sia realmente informato sulle condizioni di Alcaraz) che il problema di Carlos è simile a quello da lui già vissuto di volte, un trauma da cui si può guarire completamente ma che necessita di tempo e cautela, quindi a suo dire migliore di una infiammazione cronica più difficilmente sanabile.
Non resta che attendere lo sviluppo della situazione del giovane spagnolo, magari sperando che prima o poi arrivi una comunicazione ufficiale su quale sia stato l’infortunio, augurando un pronto recupero per la stagione sul cemento in Nord America, anche se diversi ex giocatori già si sono spinti in previsioni assai più fosche sul conto dello spagnolo, ipotizzando suo rientro solo nel 2027 in Australia.
Marco Mazzoni
TAG: Carlos Alcaraz

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Ahahahah
È finito, si ritira dal tennis….è ufficiale
Hanno scelto l’approccio conservativo , sperando che dopo la risoluzione dell’infiammazione si possa fare fisioterapia e dopo tornare a picchiare come prima.
Ma se l’infiammazione è una recidiva ed è cronicizzata ritorna appena ritorna la causa, il motivo scatenante.
Probabilmente Nadal si tiferisce al ritiro a Parigi del 2016 quando l’infiammazione acuta all’inserzione della guaina del tendine lo fermò anche per Wimbledon.
Credo poco a Nadal perché lui veniva da un tour massacrante.
Nel 2016, prima del ritiro a Parigi, Nadal disputò una stagione sulla terra battuta europea estremamente intensa. In realtà giocò anche due tornei su terra in Sudamerica a febbraio.
Carlos è uscito presto ai sedicesimi di Miami, fatto finale a MC e poi è andato a Barcellona già con l’infiammazione .
Ergo, o se la portava già dietro come recidiva oppure fa il macellaio di notte.
Il tutore, a distanza di quasi un mese, non è una notizia bella ma neppure tragica perché si sapeva già che il percorso era quello. Non è un’ingessatura che immobilizza l’arto tutto il tempo, si può disinserire ad esempio per le sedute di riabilitazione e rimettere quando si va in giro per non rischiare inutilmente con movimenti sbagliati. Ma lui non è inerte, la riabilitazione continua
Anche qualora l’infiammazione fosse stata superata, è buona norma tenere il tutore in tutti i momenti della giornata in cui non è “indispensabile” usare il polso.
In sostanza Carlos potrebbe tenere il tutore solo per “precauzione” e/o per fare riposare il polso dopo una seduta di riabilitazione.
Le ipotesi che si fanno a seguito di una banale foto occasionale possono essere assolutamente strampalate 😉
PS: lo dico dopo esserci personalmente passato!
Stagione compromessa…la carriera da vertice poi un incognita ormai