Toni Nadal: “Oggi allenerei Sinner. Ha educazione, disciplina e la mentalità dei grandi”. “Oggi molti allenatori devono dire ai giocatori ciò che vogliono ascoltare. Io non l’ho mai fatto”
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Tra i momenti più significativi delle due settimane romane di I Tennis Foundation, l’incontro formativo “Il coraggio di rischiare – il tennis come metafora” ha visto protagonista Toni Nadal, zio e storico coach di Rafael Nadal, con cui ha conquistato 17 titoli Slam. Accanto a lui Alberto Castellani, Stefano Cobolli, il CEO di Angelini Academy Marco Morbidelli, il co-founder della Foundation Simone Bongiovanni, la giornalista Lucia Blini e un collegamento dal Foro Italico con Stefano Meloccaro.
Toni Nadal ha condiviso una lezione di metodo, disciplina e responsabilità: “Sono sempre stato molto esigente con Rafael perché aspiravamo a qualcosa di molto elevato e perché avevo grande stima di lui. Non sarei mai esigente con qualcuno che non stimo profondamente”, ha spiegato.
Il coach spagnolo ha sottolineato come il tennis moderno rischi di perdere il valore del processo a favore del risultato immediato: “Oggi molti allenatori devono dire ai giocatori ciò che vogliono ascoltare. Io non l’ho mai fatto. Con Rafael parlavo con sincerità, anche quando era dura. Il risultato non è importante quanto il percorso per arrivarci”.
Alla domanda su quale giocatore sceglierebbe di allenare oggi, Nadal ha risposto senza esitazioni: “Allenerei Sinner. Ha disciplina, educazione e una mentalità che ricorda quella dei più grandi. Mi piace lavorare con persone che non creano problemi e che accettano la verità, anche quando è scomoda. Mi piace allenare giovani che accettano le cose con normalità. Tutto nella vita si può migliorare: è solo questione di dedicarsi”.
Toni Nadal ha raccontato anche un episodio emblematico della sua filosofia: “Prima di una finale di Montecarlo contro Federer, Rafael mi chiese come vedevo la partita. Gli dissi la verità: che Federer aveva un dritto migliore, un rovescio migliore, un servizio migliore… Mi fermò. Ma io gli risposi: ‘Se vuoi, posso ingannarti. Ma il giudizio del campo non ci ingannerà’. La verità è la base del miglioramento”.
Il coach maiorchino ha ricordato anche il periodo più difficile della carriera del nipote: “Nel 2005 gli fu diagnosticata una rara malattia al piede. Ci dissero che la carriera era praticamente finita. Molte volte non riusciva a finire un allenamento, molte volte usciva zoppo dal campo. Ma ha continuato, sempre. E si è ritirato sapendo di aver fatto tutto ciò che era in suo potere”.
Per Toni Nadal, la chiave è sempre stata la stessa: “Ho sempre voluto che Rafael pensasse. Gli chiedevo: come possiamo colpire il dritto più velocemente? Come possiamo battere Federer? Lo sport non è solo fisico: è volontà, è responsabilità, è capacità di pensare”.
L’intervento di Toni Nadal si è inserito all’interno di un percorso più ampio che ha visto I Tennis Foundation impegnata nella Capitale in due settimane di attività tecniche, educative e motivazionali.
Il programma si è aperto con la Charity Night al Circolo Montecitorio, con la consegna dei diplomi del progetto internazionale Little Tennis Champions 2025–26 e la nomina a membri onorari di Renzo Furlan, Stefano Cobolli e Matteo Donati. I borsisti hanno poi partecipato a sessioni tecniche con coach di alto livello, incontrato campioni come Flavia Pennetta e Lorenzo Sonego, e infine vissuto l’esperienza del Tennis Europe Supercategory Under 16 sui campi del Foro Italico, in concomitanza con gli Internazionali BNL d’Italia.
“Queste due settimane rappresentano uno dei momenti più intensi e formativi del nostro anno – ha dichiarato Simone Bongiovanni, co-founder di I Tennis Foundation e team manager del progetto –. I nostri ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con campioni, coach e professionisti che incarnano i valori più autentici del tennis. Crescita tecnica, maturità mentale, educazione e visione: è questo il percorso che vogliamo offrire a chi ha talento e sogni da inseguire. Un ringraziamento speciale va ai partner che rendono possibile tutto questo”.
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Se Nadal è Nadal il merito va allo zio che peraltro ha sempre parlato bene di Jannik anche durante il periodo clostebol. Poi, non lo può dire ma se deve scegliere tra Sinner ed Alcaraz…
Condivido pienamente quanto quotato !
Ma questo fa una intervista alla settimana,prima bisognava cambiare le racchette ,oggi allenerebbe sinner ,domani stringiamo i campi ,ma fatti una vacanza .
E prendere uno medio e farlo diventare un TOP TEN, come ha fatto Furlan nel femminile con la Paolini? Troppo difficile vero zio?
E prendere uno medio e farlo diventare un TOP TEN, come ha fatto Furlan nel femminile con la Paolini? Troppo difficile vere zio?
Mica fesso lo Zio 😆 !
Mettersi in lista , prego . 😉
… Che Jannik , se volesse , potrebbe fare i casting come X-Factor !!
😎
Oggi allenerei Sinner … gli piace proprio vincere facile!
Che prenda piuttosto un (od una) giovane di buona educazione e dedizione al lavoro ma ancora di là da venire e ne faccia uscire chi vincerà (magari non 14 Roland Garros, sarebbe pretendere troppo) tornei importanti: allora sì che potremmo constatare le sue attitudini da Re Mida!
Aiaiaiai