È nel consiglio direttivo di Wimbledon oltre che vice capitano in Laver Cup Altro

Henman a 360°: “A 16 anni convinsi i miei genitori e mi dedicai al tennis. Non sono fan dei Masters 1000 lunghi. Sinner in Laver Cup? Abbiamo un gruppo Whatsapp…”

20/06/2026 15:18 4 commenti
Tim Henman nella infografica della Laver Cup
Tim Henman nella infografica della Laver Cup

“Sembra passato un secolo da quando, alla fine del 1992, Henman aveva appena 18 anni e lasciava finalmente la vita nei B&B di Earl’s Court”. Così racconta una interessante intervista rilasciata da Tim Henman al quotidiano The Guardian. Il britannico oltre al ruolo di vice capitano in Laver Cup ricopre una posizione di spicco nel consiglio direttivo di Wimbledon, con particolare attenzione agli aspetti tecnici del torneo, tanto che la sua influenza sul tour maschile è discretamente importante. È passato un secolo da quando riuscì a convincere la famiglia a perseguire il sogno di diventare un tennista professionista. “In qualche modo riuscii a convincere i miei genitori a lasciarmi abbandonare la scuola a 16 anni per dedicarmi completamente al tennis”, racconta Henman. “Ero ancora molto esile e i risultati non erano particolarmente brillanti. Ci allenavamo in un angolo del Queen’s, vicino ai due campi indoor. Le strutture erano davvero essenziali, ma per noi erano fantastiche. La vita nei B&B? Fantastica. Davvero bellissima. Pensa che ho appena incontrato Andrew Richardson prima di venire qui. Ci siamo conosciuti quando avevamo 11 anni e ci siamo affrontati in torneo. Andrew è stato anche il mio testimone di nozze”.

Richardson è l’attuale allenatore di Emma Raducanu, l’ha accompagnata fino alla finale del Queen’s Club ed era stato soprattutto colui che aveva guidato la britannica, allora diciottenne, verso la sorprendente vittoria agli US Open 2021, partendo addirittura dalle qualificazioni. Nello stesso mese, però, Raducanu decise di interrompere la collaborazione, ritenendolo non abbastanza esperto, prima di richiamarlo quest’estate. Henman fu molto vicino a Raducanu durante la sua indimenticabile cavalcata a New York. All’epoca il coaching da bordo campo non era consentito e lui, impegnato come commentatore televisivo, le offriva incoraggiamento e consigli al termine dei match. Quando Raducanu conquistò il titolo, la prima persona verso cui si voltò fu proprio Henman, che la indicò esultante.

“Sono rimasto sorpreso dalla sua scelta di non continuare con lui. Da allora ha lavorato con molti allenatori e ora spero davvero che questa nuova collaborazione possa funzionare per entrambi. Andrew è uno dei miei migliori amici e conosco bene anche Emma. Sarebbe bello vedere i risultati migliorare. Emma ha avuto otto o nove allenatori”, osserva Henman, “ma è una sua prerogativa. Io ho sempre cercato continuità, stabilità e la costruzione di un rapporto di fiducia. Per questo ho avuto soltanto tre coach in sedici anni di carriera”.

“Il suo successo a US Open fu qualcosa di totalmente imprevedibile. Nessuno aveva mai superato le qualificazioni e raggiunto una finale Slam, figurarsi vincerla. Emma non aveva una base solida su cui costruire il proprio percorso. Aveva appena terminato gli A-levels, giocato qualche torneo sull’erba e improvvisamente si ritrovò n. 20 del mondo. Da un giorno all’altro si è trovata a disputare i tornei più importanti senza essere pronta né fisicamente né mentalmente. Non puoi tornare indietro e giocare eventi minori per accumulare partite ed esperienza. Ma avresti preferito che tutto ciò non fosse accaduto? Assolutamente no. È una delle imprese più straordinarie nella storia dello sport“.

Henman resta prudente quando gli viene chiesto se Raducanu possa vincere un altro Slam. “È molto difficile. Pochissime giocatrici riescono a vincere uno Slam, quindi si potrebbe pensare che, se ci sei riuscita una volta, puoi farlo di nuovo. Ma tutto dipende dal percorso. Deve diventare più resistente fisicamente per sostenere un calendario più fitto, accumulare partite, aumentare il peso di palla, migliorare la velocità negli spostamenti e la continuità di rendimento”.

L’intervista continua su vari temi. Curioso il racconto di Henman sul proprio inizio di carriera, ormai molti anni fa. “Conquistai i miei primi punti ATP tra il Marocco e l’Africa centrale. A fine stagione avevo sette punti e occupavo la posizione numero 780 del ranking mondiale. Fu un momento decisivo, perché finalmente ero entrato nella classifica. Volevo arrivare al numero 700. Poi al 500. Poi al 300. Io in top 10? Non l’avrei mai immaginato. Se qualcuno mi avesse detto: ‘Firma qui e per i prossimi dieci anni resterai tra i primi 100 del mondo, giocando regolarmente gli Slam’, avrei accettato all’istante. Era esattamente ciò che avevo sempre sognato di fare”.

«Il tennis è in buona salute, ma credo che potrebbe essere ancora migliore», afferma Tim quando gli viene chiesto quale sia lo stato attuale dello sport che ha occupato gran parte della sua vita. “Il calendario va rivisto, perché in questo caso meno è meglio e io lo snellirei sicuramente”. Quindi ecco la sua proposta per migliorare lo status quo: “I tornei Masters 1000 dovrebbero durare otto o nove giorni, non di più. Inoltre servono periodi senza tennis ai massimi livelli. È positivo per i giocatori, per i tifosi e contribuisce a creare maggiore attesa per l’evento successivo. Non sono un sostenitore dei Masters 1000 che durano dodici giorni. Dal punto di vista fisico e mentale sono estremamente logoranti e, semmai, dovremmo cercare di accorciare la stagione”.

Ridurre la durata di alcuni tornei o addirittura eliminarne qualcuno avrebbe un impatto importante sulla stagione, ma anche sui compensi dei giocatori. La politica nel tennis è molto complessa poiché frammentata: “Il nostro sport deve trovare una visione comune. Se guardiamo alla governance del tennis, ci sono sette organismi differenti: ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam. E in questo momento c’è anche la causa legale avviata dalla PTPA. Abbiamo davvero bisogno di dialogare e, con gli avvocati di mezzo, tutto è diventato molto più complicato“.

Negli ultimi mesi Henman è stato coinvolto in prima linea nelle delicate trattative tra i principali giocatori e i tornei dello Slam riguardo alla distribuzione dei prize money. Fa parte del consiglio direttivo di Wimbledon e, grazie alla sua carriera, gode di grande credibilità tra i giocatori. La scorsa settimana è arrivato un importante passo avanti: Wimbledon ha annunciato un aumento del 20% del montepremi, accettato dai tennisti. Ma la questione può considerarsi davvero chiusa? “La comunicazione deve migliorare e le discussioni non finiranno certo qui. Una delle grandi forze del tennis è quella di aver costruito eventi combined maschili e femminili. Basta guardare al ruolo pionieristico degli Slam sul tema della parità dei premi e alle opportunità offerte ai giocatori con ranking più bassi. Nel circuito femminile, quest’anno il premio per chi supera le qualificazioni a Wimbledon sarà superiore a quello garantito in alcuni tornei WTA 1000”.

Henman si dice assai orgoglioso del ruolo di vice capitano del Team Europe in vista della Laver Cup, e sorpreso dalla qualità dell’evento e di come i giocatori siano molto competitivi nella tre giorni di gara. “Prima di viverla da vicino pensavo fosse poco più di un’esibizione. Poi sono stato alla Laver Cup del 2022, quella dell’ultimo match della carriera di Roger Federer alla O2 Arena, e sono rimasto sbalordito dall’intensità e dalla passione di entrambe le squadre. I giocatori sono rivali per tutto l’anno e improvvisamente si ritrovano a lottare insieme per l’Europa o del resto del mondo. L’organizzazione dell’evento era straordinaria e quando l’anno scorso mi hanno chiesto di diventare vice capitano sono rimasto sorpreso. Per me è stato un enorme privilegio e mi sono divertito moltissimo a San Francisco, anche se purtroppo non abbiamo vinto. Siamo rimasti molto delusi dalla sconfitta dell’ultima edizione, ma proprio allora Alcaraz ci ha detto: “Tornerò”. Quando i giocatori amano davvero un evento, trovano dentro di sé quella motivazione speciale che li spinge a vincere”.

Chiedono a Henman se a suo parere vedremo Jannik Sinner in Laver Cup. Tim resta abbottonato sul tema, ma non chiude alla ipotesi: “Abbiamo un gruppo WhatsApp e siamo costantemente in contatto, cercando di capire come potrebbe prendere forma la squadra”.

Marco Mazzoni


TAG: , , , ,

4 commenti

JannikUberAlles 20-06-2026 17:41

Prima di chiamare Sinner dovranno preparare un assegno con 2 milioncini (di $) e chiedere la benevola intercessione di Vittur.

Naturalmente tutte le spese pagate.

Lui è il #1 e (parafrasando G.G. Belli) gli altri non sono un #####!

Ahahahah 😀

4
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Losvizzero 20-06-2026 16:39

Chissà chi invia il n***o di WhatsApp, e non è Monfils

3
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Fabrizio (Guest) 20-06-2026 16:09

Lo chiameranno sicuramente, poi deciderà lui se in quella settimana vorrà partecipare o riposare.
Ho letto che ci sarà Cobolli.

2
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!
Pippolivetennis 20-06-2026 15:28

Partecipazione di Sinner non fondamentale.
Se lo chiameranno mi farà piacere se non lo chiameranno, amen.
Vola ragazzo, con o senza queste esibizioni.

1
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!