Flavio Cobolli: “Sono orgoglioso di me. Questa finale Slam non me la toglie nessuno” (Video della Finale)
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Lotta fino alla fine Flavio Cobolli, ma nel quinto set non ne ha più e consegna ad Alexander Zverev il primo titolo Slam della carriera. Il tedesco si impone 6-1 4-6 6-4 6-7 6-1 al termine di una finale dura, fisica, emotivamente pesantissima. Per Cobolli resta un Roland Garros straordinario: due settimane di grande tennis, la prima finale Major, l’ingresso in top 10 e la conferma di poter competere alla pari con i migliori.
D. Flavio, peccato oggi. Che cosa pensi di queste due settimane incredibili e della tua prima finale del Grande Slam?
Flavio Cobolli: Prima di tutto vorrei fare i complimenti a Sascha per questo titolo. Penso che se lo meriti. Penso anche che alla fine del match lo abbia meritato più di me. Vorrei anche ringraziare me stesso per quello che ho fatto in queste due settimane. Non mi aspettavo assolutamente di ottenere un risultato di questo tipo e sono molto orgoglioso di me stesso. Adesso voglio solo tenere un grande sorriso e godermi una bella serata con gli amici che amo. Resta comunque una finale del Grande Slam. Penso che in questa sala nessuno si aspettasse di vedermi qui, quindi devo essere felice e continuare a provarci ancora e ancora.
D. Nel quinto set ti sei sentito particolarmente esausto o stanco dopo queste due settimane?
Flavio Cobolli: La domanda è se mi sono sentito stanco? Sì. Nel quarto set, sul 6-4, ho avuto dei crampi al polpaccio. Ho fatto del mio meglio. Al cambio campo mi sono preso cinque minuti, ma il polpaccio mi aveva lasciato. Poi, dopo il secondo game, anche il quadricipite. Ero completamente esausto. Il mio corpo mi ha lasciato in campo.
D. Pensi che, per le difficoltà fisiche avute nel quarto set, all’inizio del quinto tu abbia quasi rinunciato pensando che fosse impossibile? E quando dici che Zverev meritava più di te, perché lo pensi? Il match era stato molto equilibrato.
Flavio Cobolli: Perché alla fine ha vinto lui. Quindi alla fine ha meritato più di me la vittoria. Ho anche detto che se lo meritava perché Sascha è lì da dieci anni, ha ottenuto tanti grandi risultati e penso che meriti un titolo del Grande Slam per quello che ha fatto nella sua carriera. Oggi ho sentito la pressione, forse più di lui, ma sono felice per come ho giocato la mia prima finale Slam. Non è mai facile giocare per la prima volta un match di questo tipo. Ho detto che meritava più di me semplicemente perché ha vinto, ma anche per tutto quello che ha dato durante la sua carriera.
D. Nel quarto set c’è stato un momento strano, quando Sascha ha impiegato molto tempo ad alzarsi prima di servire sul 5-4. Non ha ricevuto una penalità per violazione di tempo, ma l’ha ricevuta alla fine del game perché ha chiesto dei medicinali a Marcello, che era nell’angolo. Eri consapevole delle sue difficoltà fisiche? Ti ha ridato fiducia?
Flavio Cobolli: Sì, avevo anche io l’impressione che fosse stanco. Però penso che lui abbia preso un po’ più tempo di me. Forse questo lo ha aiutato, ma come ho già detto lui è lì da dieci anni. Forse conosce meglio di me i momenti cruciali e sa che cosa bisogna fare in quei momenti. Penso anche che nel quinto set fosse più fresco di me. E questo ha portato a quel risultato.
D. Nel tie-break del quarto set, sugli ultimi due punti, hai fatto prima un serve and volley non semplice e poi un diritto incredibile. Che cosa ti è passato per la testa?
Flavio Cobolli: Ho semplicemente chiuso gli occhi.
D. In tutti e due i punti o solo nel primo?
Flavio Cobolli: Forse in tutti e due. Ero stanco durante il tie-break. Mi sono detto: “Vai, lascia andare tutto. Magari puoi vincere il set e poi vediamo che cosa succede nel quinto”. Quindi penso di aver semplicemente chiuso gli occhi. A volte aiuta.
D. Pensi di aver realizzato il tuo potenziale? Ti senti molto vicino al tuo miglior livello? Pensi di poter tornare presto in una finale del Grande Slam?
Flavio Cobolli: È qualcosa che non si può prevedere. Come ho detto prima, proverò, proverò e proverò ancora. Ma quando arrivi alla prima finale, perché non pensare alla seconda? Penso di meritare di essere qui questa settimana. Magari non nei prossimi dieci o quindici Slam, però, come ho detto durante la cerimonia, sono giovane. Devo lavorare molto e godermi questo percorso. E se lavoro e mi diverto, con questo mix magari riuscirò ad arrivare ancora in finale.
D. Ciao Flavio, intanto siamo tutti orgogliosi di te. Non sei solo tu orgoglioso, perché hai fatto una grande partita e un grandissimo torneo. So che è presto e sei ancora sotto la botta, ma cosa cambia? Questa finale ti fa pensare che cambi la carriera, che cambino gli obiettivi, la programmazione, oppure vai avanti così? Ti dà una fiducia diversa in quello che fai?
Flavio Cobolli: Ho un’autostima e una consapevolezza molto diverse rispetto a quando ho iniziato questo torneo. Però credo che gli obiettivi siano sempre gli stessi. Ci siamo dati un obiettivo che adesso non voglio dirvi, però è Torino. L’obiettivo è quello dall’inizio dell’anno. Stiamo lavorando per andarci. È molto difficile perché alla fine ci vanno solo in otto, però con il livello che ho espresso in queste settimane e con tanto, tanto lavoro anche dietro le quinte da parte del team, sono sicuro che riuscirò ad andarci.
D. Hai giocato una grandissima partita. C’è un unico velo di rimpianto: quel finale di terzo set, quando magari due punti potevano portarti avanti due set a uno e cambiare la partita.
Flavio Cobolli: Invece cambia tutto. Però, come ho detto prima, non sono ancora abituato a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino e quindi nei momenti importanti ho avuto un po’ di fretta. Poi nel tie-break, quando sentivo di non avere più niente da perdere, ho giocato forse più sciolto. Però sull’un set pari, 5-4, 30-0, magari ho avuto un po’ troppa fretta e questo mi ha penalizzato. Da queste scelte si impara. Devo essere contento anche per come ho reagito, per come sono rimasto lì, anche nel quinto. Sotto nel punteggio ci ho provato. Mi è girato male un punto sul 3-0, magari con il break la partita si riapriva. Però, come ho detto anche alla premiazione, questa partita va presa con un sorriso. Abbiamo dato tutto, tutti quanti, quindi non c’è motivo per avere rimpianti. Su questo devo essere sereno e continuare così.
D. Ormai sei molto bravo anche a raccontare a parole le tue emozioni. Ci racconti un po’ come hai passato la vigilia, che è stata chiaramente molto particolare? Poi in campo ho avuto l’impressione che a un certo punto, un po’ come era accaduto con de Minaur, tu abbia detto: “L’abbiamo preparata in un modo, ma adesso ci penso io, vediamo come va”.
Flavio Cobolli: Ieri mi sentivo un po’ più nervoso, però l’ho gestita bene. Abbiamo fatto la solita routine del cavolo che è andata avanti per due settimane. Oggi mi sono svegliato un po’ più nervoso. Ho dormito, non me lo aspettavo, però mi sono svegliato con un buco allo stomaco, una cosa che di solito non ho. Quindi anche con quello ho dovuto lottare. Poi in campo ho capito che magari stavo facendo quello che avrei dovuto fare, ma non bastava. Quindi, insieme un po’ a tutto il team, che da oggi era abbastanza ampio, abbiamo provato a cambiare qualcosa, a trovare soluzioni diverse, a giocare in modo un po’ più istintivo. Alla fine è quello che riesco a fare meglio.
D. In tribuna c’era un bel pezzo della tua Roma: tanti ragazzi, tanti amici, la fidanzata, anche Fabio Fognini. Sei riuscito a parlare con qualcuno di loro? Penso che anche loro possano essere orgogliosi del tuo comportamento.
Flavio Cobolli: Fabio intanto fa parte del team, quindi nelle giornate speciali c’è. È stato molto carino a venire, non era scontato. È stato un privilegio averlo. Credo che tutti i miei amici, i miei nonni e tutte le persone che mi hanno cresciuto siano orgogliosi di me. Alla fine di questa giornata mi daranno un abbraccio, perché abbiamo giocato una finale Slam e questo non ce lo toglie nessuno. Dobbiamo essere solo contenti. Credo che abbiano sentito molto la tensione tutti quanti. Anche la mia ragazza oggi quasi non riusciva a parlare e infatti me ne sono dovuto andare, perché mi mettevano nervosismo. Mi sono abbastanza isolato e non ho ancora visto nessuna delle persone che sono qui. Adesso andremo tutti insieme a cena per salutarci.
D. Se chiudi gli occhi stasera prima di addormentarti, quali sono le tre immagini di questo Slam che ti porterai dietro per tutta la vita?
Flavio Cobolli: Sicuramente la coppa. Poi sicuramente il momento in cui Matteo mi ha detto che non sarebbe sceso in campo, che è stato un po’ uno shock. E poi la vittoria con Auger-Aliassime, dove ho realizzato di aver fatto qualcosa di grande.
D. Parliamo sempre di te, di tuo padre che ti allena e del vostro rapporto. Però durante il discorso di premiazione hai nominato anche tua mamma. Ci racconti il suo ruolo nei tuoi equilibri? Non è parte del team, ma forse ha un ruolo ancora più importante.
Flavio Cobolli: Mia madre mi ha cresciuto. Ovviamente è mia madre, però mi ha cresciuto anche perché io non mi allenavo con papà. Mi allenavo al Parioli con Vittorio Magnelli e giocavo a calcio a Trigoria. Mio padre praticamente lo vedevo solo a cena. Io stavo tutto il giorno con mia mamma: mi portava a destra e a sinistra, stava lì a tutti gli allenamenti. Fino ai 16, 17 anni non andavo in motorino o in macchina. A Roma potete immaginare la pericolosità di motorini e macchinette, quindi i miei genitori non si sono mai fidati e hanno sempre voluto accompagnarmi. È come se fino ai 17 anni non avessi quasi mai avuto un rapporto quotidiano con mio padre, fino al momento in cui abbiamo iniziato a lavorare insieme. Quindi mia mamma era esattamente quello che è ora mio padre, praticamente. Va ringraziata. Credo che si meritasse di essere qui oggi. Non viene quasi mai, proprio perché siamo fatti così: in famiglia parliamo poco, ma sentiamo comunque il calore e la vicinanza, anche con mio fratello, senza dirci niente. Mia mamma ha un ruolo importante nella mia vita, ma credo che adesso abbia trovato il suo equilibrio stando a casa, stando con mio fratello, lavorando. Viene soltanto quando sente il bisogno di esserci e di portarmi qualche vibrazione positiva.
D. Quando hai perso il primo set hai pensato: “Oddio, che sto facendo?”. Ti sei sentito inadeguato oppure eri solo nervoso per la prima finale Slam? Che cosa provavi in quel momento? E alla fine c’è almeno mezzo rimpianto? Hai detto che eri più stanco di lui, anche se a vederlo sembrava molto stanco anche Zverev.
Flavio Cobolli: Non mi sono mai sentito inadeguato in vita mia, soprattutto oggi, perché quello che ho fatto non me lo ha regalato nessuno. Poi si può capire la tensione che c’è in una finale Slam, soprattutto per un ragazzo non ancora abituato a giocare questo tipo di partite. Sono entrato in campo con lo stadio pieno, con le persone che amo, con il presidente che mette sempre molta tensione, e non è facile entrare in campo, soprattutto in una finale Slam, e rendere subito al meglio. Ho avuto bisogno di tempo e questo credo abbia aiutato lui, perché ha un’esperienza tale da entrare in campo e giocare subito. Magari oggi era la partita della sua vita e quindi è entrato nel migliore dei modi. Secondo me invece va analizzato il fatto che, dopo quel brutto primo set, io sia riuscito a riprendermi e anzi a ribaltare completamente la partita. Il rimpianto è arrivato nel terzo set, dove, come ho detto prima, potevo giocare meglio. L’ultimo game però non è stato giocato male, non è accaduto niente di particolare. Credo che quello sia l’unico rimpianto della partita. Poi ho servito per il set, non mi sono lasciato andare, sono rimasto lì e ho vinto un tie-break. Facciamo una statistica: Zverev aveva giocato 28 tie-break e ne aveva persi tre, e oggi ha perso l’unico tie-break che ha giocato. Ci sono tante cose positive in questa partita e devo prendere più quelle positive che quelle negative. Le cose negative oggi erano un po’ superficiali, passavano in secondo piano proprio per il tipo di partita che era.
dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani
TAG: Flavio Cobolli, Roland Garros, Roland Garros 2026

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Tutto bene, direi. Il ragazzo è a posto, ha giocato il suo tennis, contro uno dei migliori al mondo certificati, si avvia quindi ad essere anche lui uno dei migliori al mondo, Le finals sono effettivamente un obiettivo realistico: siamo ancora a metà stagione. Da quando fa il professionista è in continua ascesa. Nessuno, nemmeno lui, ha motivo di sentirsi insoddisfatto. È vero che ad alcuni fortunati la prima finale slam va dritta, ma tale fortuna non è necessariamente un vantaggio (Raducanu), né la sfortuna contraria è necessariamente uno svantaggio (Nole. E così abbiamo i due esempi estremi).
Bravo Flavio. Bravo e fortunato Sascha, che ne aveva fatto una malattia. Comprensibilmente.
“Penso che un sogno così non ritorni mai più” diceva Domenico Modugno in “Volare” …mi sa che è adatta pure a questa situazione di Cobolli
Blockx e’ 2005;
Kouame’ e’ 2009
Scusate, intendevo ovviamente 3 italiani hanno raggkutnonla top 10, non la top 3.
Quoto in larga parte, specie la parte della generazione Supertennis.
Questo del 2025/26 e non conto il 2024,è un periodo d’oro, spannometricamemte 3 italiani hanno raggounto la top 3, addirittura due la top 5 e uno il numero 1 del mondo.
Gli italiani hanno vinto 2 slam, né abbiamo avuti 2 alle Finals in casa a Torino ( ci andrò anche questa volta, chi vuole…), vinta la terza Davis di fila, vinto Master 1000, Finals, fatto semifinali e finali Master 1000, fatto quarti, semifinali e finali slam a ripetizione, quanti 500 e 250 sono stati portati a casa? ma ragazzi che roba é?
Io lo dicevo ai miei amici, paradossalmente è quasi un bene che Sinner sia uscito, la gente in Italia ha portato guardare un altro italiano in finale e capire che ce ne sono altri, altri e altri.
Io spero presto in una finale slam italiana, la semifinale purtroppo c’era solo sulla carta.
Com’era la storia?
Beati gli spagnoli? No i francesi? I brasiliani?
Beati NOI.
Non voglio essere offensivo e critico e anzi sostengo il modo di giocare di Cobolli. Tuttavia, sono parole che sono variamente interpretabili come grande maturità o grande superficialità, a piacere.
Ci poteva anche credere, però diamo credito che di fronte aveva Zverev, uno dei giocatori piùforti degli ulti.i 20 anni.
I numeri della partita lo testimoniano.
La generazione SuperTennis.
Così passerà alla storia questa generazione di tennisti italiani nati tra il 2001 ed il 2003.
Perché si è arrivati a questa finale.
In primis grazie appunto alla Federazione ed in particolare modo il canale Supertennis.
Questo ha creato un sottobosco di giovani tennisti italiani, tra cui Arnaldi che, in questo torneo era forse addirittura più forte di Cobolli.
Si perché questo Cobolli che abbiamo visto in questo Roland Garos sarà stato al massimo al 60% della sua versione migliore vista ad Acapulco e l anno scorso a Wimbledon.
Flavio sente ancora troppo la pressione di giocare in stadi come Madrid, Roma e Parigi.
Suo padre Stefano Cobolli sotto questo aspetto della pressione però è stato superiore sia rispetto a Fabio Colangelo (per Arnaldi) sia rispetto a Mischa Zverev (per Zverev)
Mentre gli ultimi 2 hanno optato con dichiarazioni pre partita che hanno messo maggiore pressione ai loro assistiti, Stefano Cobolli invece si è chiuso in conclave lasciando Flavio concentrato al massimo per preparare queste partite al meglio.
Sia chiaro Fabio Colangelo è un signor coach, in prospettiva forse anche migliore di Stefano Cobolli, poiché ambizioso, giovane e con le idee chiare.
Ma a sto giro Stefano Cobolli gli è stato superiore. Che ne tragga una lezione, può solo che fargli bene.
Ci stava riuscendo anche con Zverev , solo dei dettagli hanno fatto la differenza nella finale.
A Flavio obiettivamente non si può chiedere di più, gli vanno fatti solo i complimenti.
Lui è un degno rappresentante della generazione Supertennis italiana nata tra il 2001 ed il 2003.
Ora però vi è all orizzonte che batte forte un altra generazione, quella nata tra il 2006 ed il 2008( Fonseca, Jodar, Blockx, Kouamè ma anche tantissimi altri non ancora usciti fuori come primissimi nomi dal primo pelo ma con lo stesso potenziale se mon addirittura superiore.
Noi italiani ci dovremmo ricordare in futuro della nostra generazione Supertennis 2001-2003.
Questo ha detto ancora una volta questo torneo prestigioso che si è appena concluso.
Fai bene ad essere orgoglioso Flavio, ne hai diritto.
entrambi sono arrivati in finale perchè erano assenti Sinner e Alcaraz…
Può sentirsi più che soddisfatto.
È stato bravo ad approfittare di un tabellone che si era aperto veramente tanto.
È arrivato a giocarsi una finale slam, impensabile da tutti noi fino ad 1 settimana fa ed è entrato nei 10, suo grande obbiettivo.
Si è vero la Paolini ha perso la grande occasione di vincere a Wimbledon e Cobolli è stato ad un set dalla leggenda e credo che quando lo realizzerà non sarà un bel momento pur mirando il congruo assegno. Però ha dichiarato che aveva avuto crampi al polpaccio ed al quadricipite ecco il motivo della sua uscita dal campo che aveva rotto l’inerzia ormai decisamente a suo favore. È la dura legge dello sport. Non avendo un gran servizio ha ottenuto un risultato straordinario avesse vinto sarebbe stato un miracolo.
Gli alieni non esistono, esistono campioni che possono vincere e possono anche perdere, ed esistono anche non campioni che possono vincere contro campioni.
Quel che importa è vedere il bel gioco, chiunque vinca o chiunque perda.
Bravissimo, ma sin dall’inizio purtroppo è quello che dei due non ci ha creduto abbastanza
La salute è tutto ma abbiamo dei ragazzi fantastici.
Complimenti lo stesso a Flavio, ha sfruttato tutti i buchi dei big in tabellone e fatto un figurone oggi.
Chapeau Flavio. Come tennista e come Uomo.
Complimenti per le risposte strutturate, lucide e per nulla banali.
Avercene di ragazzi così!
Però ha regalato il primo e il quinto set.
Il primo in maniera inspiegabile (forse la tensione), al quinto era lesso eppure era riposato da 4 giorni!
La possibilità c’era come quando la Paolini perse da Krejakova a Londra!
Con il ritorno di Alieno1 e poi Alieno2 un occasione così non tornerà