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Darderi: “L’obiettivo è la top-10. È difficile, ma oggi è un traguardo reale”

24/05/2026 13:37 4 commenti
Luciano Darderi ITA, 2002.02.14  - Foto Getty Images
Luciano Darderi ITA, 2002.02.14 - Foto Getty Images

Dopo la splendida semifinale agli Internazionali d’Italia, Luciano Darderi arriva a Parigi nel miglior momento della carriera. Il best ranking di numero 16 del mondo, conquistato la scorsa settimana, certifica una crescita continua che ormai dura da mesi. Eppure c’è una curiosità statistica sorprendente: al Roland Garros il suo bilancio resta modesto, con una sola vittoria nel tabellone principale ottenuta nel 2025 contro Rinky Hijikata. Luciano però oggi è un altro giocatore: più esperienza, più fiducia e obiettivi sempre più grandi.

“L’obiettivo da qui a fine anno è entrare in top-10”, dice senza girarci intorno. “Siamo numero 16, quindi è un obiettivo abbastanza reale anche se ovviamente difficile. C’è ancora un torneo sulla terra, il più importante di tutti, e arrivo qui con tanta fiducia e consapevole di poter fare bene. Sinceramente Parigi non mi ha mai dato grandi soddisfazioni: qui in Francia non ho mai fatto il secondo turno. Quindi le aspettative non sono altissime, ma cercherò di andare partita dopo partita e fare il massimo”.

Nel suo lato di tabellone c’è anche Jannik Sinner, un tema inevitabile. Nei giorni scorsi Flavio Cobolli aveva parlato dell’atteggiamento con cui molti giocatori entrano in campo contro i numeri uno, spesso già battuti prima ancora di iniziare.

Darderi risponde diretto.

“Giocare con Jannik, che è un giocatore fortissimo, non sarà facile. Ci ho già giocato in Australia. Se dovessi arrivare a quella partita, e spero di arrivarci, ci sono ancora tantissime partite prima. Può succedere di tutto. Nel caso uno cerca di giocarsela al massimo, però lui perde pochissime partite, alla fine è il numero uno del mondo. Prima di arrivare lì c’è tanto dietro, quindi non ha senso parlare di una partita che magari manca ancora una settimana”.

Sull’atteggiamento generale contro giocatori come Sinner o Carlos Alcaraz, Luciano vede una dinamica naturale.

“Ognuno la vive in modo diverso. Sicuramente la prima volta che ci giochi è così. Poi quando ci giochi una, due, tre volte, inizi a capire come affrontarli e come provare a batterli. Questa è la cosa più importante”.

Dodici mesi fa il quadro era completamente diverso. Dopo la sconfitta contro Sebastian Korda a Parigi, Darderi aveva raccontato di problemi fisici e difficoltà nel trovare continuità. Oggi è numero 16 del mondo.

“È cambiato tanto. Più esperienza, molte più partite, più titoli. Sono successe tantissime cose dopo il Roland Garros dell’anno scorso. Oggi ho la consapevolezza che il livello ce l’ho. Sono più tranquillo quando entro in campo, molto più sicuro di me stesso. Questa è una cosa in più”.

Tra i ricordi riaffiora anche un episodio incredibile della sua adolescenza, raccontato dal suo storico allenatore Marcello Marchionne: il tentativo quasi folle di giocare due tornei contemporaneamente e un incidente sfiorato in autostrada.

“Sì, ero piccolo. Mi ricordo che giocavo a Rimini, avevo vinto una partita e dovevo giocarne un’altra per provare a passare due turni, prima di tornare in Argentina. Durante il viaggio in autostrada abbiamo rischiato davvero un incidente grave e ci siamo salvati per un pelo. Sono cose non belle da raccontare. Abbiamo rischiato veramente tanto, però oggi siamo qua”.

Un episodio che racconta anche il carattere di Darderi: uno che rincorre gli obiettivi senza mezze misure.

“Da piccolo avevo quell’obiettivo lì e normalmente, quando ho un obiettivo chiaro, cerco di fare il massimo. Anche l’anno scorso, quando ero numero 35-40, dicevo che volevo la top-20 e ce l’ho fatta. Adesso voglio la top-10. C’è sempre un obiettivo davanti. Ho sempre detto che volevo vincere Roma e quest’anno siamo arrivati in semifinale, quindi ci siamo andati vicini. Ma quasi non basta. Bisogna sempre rincorrere obiettivi, è questa la cosa che ti mantiene motivato”.

Infine un tema ormai diventato quasi una abitudine: il caffè durante i tornei.

“Qui a Parigi sicuramente non sarà come in Italia”, sorride. “Però il caffè mi aiuta, soprattutto nei momenti in cui sei un po’ giù. È anche una cosa mentale. A Roma mi ha aiutato tanto, finivo sempre alle due o alle tre di notte. Anche ad Amburgo, tra pioggia e tutto il resto, ho finito sempre tardi. Nelle ultime settimane ho giocato pochissime partite durante il giorno”.

Obiettivi chiari, fiducia ritrovata e una crescita che ormai non sorprende più nessuno. Luciano guarda avanti: la top-10 non è più soltanto un sogno.



Da Parigi il nostro inviato, Enrico Milani


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4 commenti

Detuqueridapresencia 24-05-2026 14:40

Non arrivi in top 10 se non fai almeno un paio di seconde settimane slam e se non vai oltre metà strada in parecchi mille, oltre a vincere un tot di 250 e magari un 500. E questo deve riuscirti su almeno due superfici su quattro, meglio tre (si può anche trascurare IH).

Nel caso arriveresti anche in top 5 (vedi Ruud ad esempio) pur senza vincere un torneone.

Non è mica facile. Serve continuità di performance e la salute di ferro (ad esempio Musetti è uscito rapidamente dalla top 10 per colpa di un paio di infortuni e nonostante ottime performance slam, pur non avendo vinto nulla da ani).

In bocca al lupo!

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Italo (Guest) 24-05-2026 14:29

È un giocatore che non apprezzo ma ammetto che qui Parigi poteva andare molto molto lontano.
Caldo, partite lunghe, condizioni per lui ideali dato che sfiancherebbe qualsiasi avversario..
Fosse capitato nella parte bassa la finale era possibile..ma ahimè gli è capitato il cyborg, l’imbattibile..
Luciano….me spiaze

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Taxi Driver 24-05-2026 14:08

Sogna bro….occhiali da sole e via

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sasuzzo 24-05-2026 13:42

Già è pieno di tic, poi col caffè….

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