Berrettini riparte dal Challenger di Valencia: “Il ranking non è tutto. Se non torno top 10, non è la fine del mondo”

14/05/2026 12:41 1 commento
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12
Matteo Berrettini ITA, 1996.04.12

Matteo Berrettini riparte dalla Copa Faulconbridge, torneo Challenger in corso sui campi del Club de Tenis Valencia, con l’obiettivo di ritrovare continuità, fiducia e punti preziosi in vista dei prossimi appuntamenti più importanti della stagione. Dopo l’eliminazione prematura agli Internazionali d’Italia, il romano ha scelto il circuito Challenger per mettere minuti nelle gambe e tornare a competere con serenità.
Reduce dal successo all’esordio contro Taro Daniel, battuto con il punteggio di 6-4 6-2, Berrettini ha concesso un’intervista esclusiva a Punto de Break, nella quale ha parlato del presente, delle difficoltà degli ultimi mesi, del rapporto con il ranking e di una maturità nuova, costruita anche attraverso gli infortuni e le delusioni.

La scelta di giocare a Valencia non è casuale. Berrettini conosce bene l’ambiente, apprezza la Spagna e ha ritrovato nel torneo diversi legami personali.
“Mi è sempre piaciuto molto questo Paese, adoro giocare in Spagna. Ho giocato un paio di volte in questo club qualche anno fa, proprio quando lavoravo con Ramón Punzano, un fisioterapista di Valencia. Conosco Pablo Andújar da molto tempo, mi ha parlato molto bene del torneo, quindi tutti questi fattori mi hanno portato qui. Mi piacciono il clima, il caldo, la gente… sono molto contento”, ha raccontato il romano.

Il passaggio da Roma a Valencia è stato rapido, ma Berrettini non vuole vivere la sconfitta al Foro Italico come un dramma. Il torneo di casa resta speciale, ma il suo sguardo è rivolto soprattutto al percorso.
“Fa parte della carriera tennistica, ci sono settimane buone e altre meno buone. L’importante è guardare a lungo termine, come ho sempre fatto nella mia carriera. Bisogna provare a migliorare ogni settimana perché il livello mentale, fisico e tennistico possa salire. Quest’anno non ho giocato bene a Roma, è un torneo molto importante per me, ma la cosa più importante è che mi sento bene fisicamente quando competo. Nei prossimi mesi arriveranno tornei fondamentali come Roland Garros e Wimbledon, stiamo lavorando per arrivarci con più fiducia”.

Il bilancio del 2026, per Berrettini, resta positivo soprattutto dal punto di vista fisico. Dopo anni complicati, il primo obiettivo era tornare a sentirsi competitivo e integro.
“Il bilancio è buono in termini fisici, questo era l’obiettivo principale a inizio stagione. Non ho potuto giocare in Australia perché non ero nella situazione ideale, però ho giocato la tournée sudamericana e negli Stati Uniti ho fatto abbastanza bene. Poi sulla terra a Montecarlo le cose sono andate bene, nei tornei successivi un po’ meno. Sono qui per cercare di ritrovare quel modo di competere al massimo livello. Oggi non è facile con un circuito così competitivo, ma fisicamente stiamo bene e mentalmente anche. Dobbiamo lavorare sulla fiducia per salire un po’ in competizione. So che posso giocare bene e vincere tante partite”.

Uno dei passaggi più significativi riguarda il rapporto con il ranking. Berrettini oggi è numero 100 del mondo, lontano dai giorni in cui era stabilmente tra i migliori dieci, ma il romano non vuole più misurare la propria felicità soltanto attraverso una classifica.
“Un po’ sì, questo sport ti mostra com’è la vita: ci sono momenti di ogni tipo, buoni e cattivi. La realtà è che per la maggior parte della mia vita ho sempre cercato di migliorare. Non sono arrivato nel circuito entrando subito in top 10. Ho passato tanti anni tra junior, Futures e Challenger. Ora sono in una fase diversa della mia carriera”.

Una fase che, nonostante tutto, Berrettini dice di riuscire a vivere con piacere.

“Me la sto godendo abbastanza. L’obiettivo è tornare di nuovo al massimo livello in questo sport, ma sapendo che può succedere qualsiasi cosa. Ho battuto due top 10 quest’anno, so che il mio livello è molto alto, ho solo bisogno di un po’ più di continuità nei risultati. Guardando indietro, ai miei anni migliori, se non dovessi tornare lassù non sarebbe la fine del mondo. Ora mi sto allenando bene e mi sto divertendo”.

Il top 10 resta un traguardo ambizioso, ma non più un’ossessione.
“Sì e no. Certo, è un bel ricordo essere arrivato lì, è stato molto importante per me e per tutti gli sforzi che ho fatto nella mia vita. Però poi mi sono reso conto di quanto fosse importante godermi la carriera che sto vivendo. Se ora arrivassi ‘solo’ in top 20 non lo vedrei come qualcosa di negativo, oggi essere top 20 è diventata una sfida davvero dura. Chiaramente voglio migliorare il ranking e giocare con i migliori, spero di riuscirci nei prossimi mesi, ma come ho detto: se non torno top 10, non è la fine del mondo”.

Berrettini ha poi allargato la riflessione a ciò che conta davvero nella vita di un atleta. A 30 anni, con una carriera già ricca di momenti importanti, dalla finale di Wimbledon alla permanenza in top 10, il romano sembra guardare al tennis con uno sguardo più profondo.
“Tutti noi che giochiamo a tennis siamo molto competitivi, uno vuole sempre essere migliore degli altri, vincere più degli altri. Essere top 10 o top 5 è un risultato molto importante per qualsiasi giocatore, ma ora che ho 30 anni mi rendo conto che il ranking non è tutto”.

E quando gli viene chiesto cosa sia più importante, la risposta è netta.
“Avere una famiglia che ti supporta, persone che ti amano, persone che lavorano con te e che pensano alla tua felicità e al tuo benessere, non solo ai risultati. Questi pensieri arrivano quando sei più grande, ma se riesci ad avere entrambe le cose allora hai il pacchetto completo. Quello che ho chiaro è che la felicità di una persona non può dipendere dal ranking, altrimenti tutte le persone che sono numero 80 del mondo sarebbero tristi”.

Berrettini non rinnega nulla del proprio percorso. Anzi, riconosce al tennis il merito di averlo formato anche come uomo.
“Il tennis mi ha insegnato tante cose, grazie al tennis sono una persona migliore. Per giocare a questo sport, a questi livelli, devi guardarti dentro e vedere davvero come sei. Scoprire i tuoi segreti, ciò che non è in connessione con la tua persona, altrimenti è molto difficile giocare. Il tempo mi ha mostrato che ci sono cose molto più importanti, ma oggi il tennis resta ancora una parte molto importante della mia vita”.
E proprio da qui riparte il romano: da una consapevolezza nuova, da un calendario diverso, da un Challenger che può diventare un passaggio utile per ritrovare fiducia. Wimbledon resta all’orizzonte, con ricordi speciali e un obiettivo concreto: rientrare direttamente in tabellone e presentarsi sull’erba con il corpo e la mente pronti.

“Sono nato giocando a tennis, ho sempre voluto fare questo da quando avevo 7 anni. Ora tutto è più complesso, molto più di quanto immaginassi, ma provo a godermelo ogni giorno, a spremere ogni momento e assaporare ogni dettaglio”.



Marco Rossi


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1 commento

Di Passaggio (Guest) 14-05-2026 13:19

Per fortuna che non è la fine del mondo, perché altrimenti sarebbe la fine del mondo.
Mattè se le tira addosso. A volte.

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