Una intervista al quotidiano L'Equipe Copertina, Generica

Rublev a cuore aperto: “Ero completamente perso, ora va meglio anche grazie a Marat”

14/05/2026 12:29 3 commenti
Andrey Rublev
Andrey Rublev

Andrey Rublev si è raccontato al quotidiano francese L’Equipe aprendo una finestra sul primo intimo, rivelando un periodo di gravi difficoltà personali che si è trascinato in campo per molto tempo e non ha consentito al russo di esprimere quel tennis potente e aggressivo che l’aveva portato fino alla quinta posizione del ranking mondiale. “Avevo toccato il fondo, mi ero completamente perso, ero a pezzi” confessa Rublev. “Oggi sto molto meglio. Non era qualcosa legato specificamente al tennis. Non riuscivo più a trovare un senso alla vita in generale. Non provavo più piacere in nulla. Non capivo quale fosse il senso di vivere. Ogni giorno era identico all’altro. Detto così sembra drammatico, ed è difficile persino per me descrivere esattamente ciò che provavo, perché ora non lo sento più”.

Rublev ha attribuito gran parte della sua rinascita alla presenza a suo fianco di Marat Safin, ex numero 1 del mondo e vincitore di due titoli Slam, sottolineando soprattutto l’impatto psicologico del loro rapporto più che quello puramente tattico. “Ho provato mille cose. Quello che mi ha davvero aiutato è stato Marat”, ha racconta Rublev. “È come quando apri il cofano di una macchina per vedere cosa c’è dentro. Lui ha fatto la stessa cosa con il mio cervello. Mi ha aperto la testa e molte risposte alle mie domande hanno iniziato ad emergere. Siamo andati sempre più a fondo e ho iniziato a vedere sempre più cose. Prima di arrivare a Marat avevo già provato diverse terapie e altri percorsi, che comunque sono stati importanti perché mi hanno portato fino a lui. Tutto questo mi ha aiutato a stare molto meglio”.

Il russo ha affrontato anche il tema dei suoi celebri crolli emotivi in campo — racchette distrutte, sfoghi incontrollati, atteggiamenti autolesionisti tra un punto e l’altro — aspetti che hanno accompagnato gran parte della sua carriera. Una riflessione importante. “Deriva dal modo in cui sono cresciuto. È successo progressivamente. Ero già così a 10 o 11 anni. Ogni sconfitta era un dramma. Quando vivi così ogni giorno per dieci o quindici anni, continui a sprofondare sempre di più, fino a distruggerti. È come piantare un seme nel terreno: la pianta continua semplicemente a crescere”. Problema risolto? Andrey è onesto: “Non del tutto. Direi a metà. L’obiettivo è strapparla via dalle radici e liberarmi completamente di questo cancro”.

L’intervista vira anche sul gioco, con cambiamenti inseriti da Rublev tra il 2025 e il 2026 insieme a Safin: la costruzione di un vero “Piano B”, elemento che molti osservatori gli avevano sempre rimproverato di non possedere. “Una maggiore propensione a prendere la rete non soltanto quando il punto sembra già vinto, ma anche in situazioni più equilibrate, cosa che non era frequente”. Un processo tuttavia appena iniziato: “Le novità sono state efficaci nei tornei di Doha e Dubai, meno a Indian Wells e Miami, dove mi sono rifugiato nel tennis tradizionale, basato sulla potenza”.

Mario Cecchi


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3 commenti

PliskoNotBot (Guest) 14-05-2026 13:56

Mah, se lo dice lui non possiamo che accettarlo, ma evidentemente il tennis e la psiche non vanno di pari passo perché da quando c’è Safin non è arrivato alcun risultato degno di nota, anzi è peggiorato, solamente due quarti in due mille e una finale 500. Persino con Martin ha avuto risultati decisamente migliori.

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Emme (Guest) 14-05-2026 13:44

Safin me lo ricordavo piuttosto instabile

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pablito 14-05-2026 12:38

Rosso contro Rosso-russo.

“Missili in postazione”

Fuoco ! 😉

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