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FITP, scuola e media: doppia intesa al Foro Italico per portare il tennis sempre più nei territori

13/05/2026 13:03 Nessun commento
Foto FITP
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Non solo campo, risultati e grandi eventi. La Federazione Italiana Tennis e Padel allarga ancora il proprio raggio d’azione e, nella cornice degli Internazionali BNL d’Italia, presenta due accordi che raccontano bene la direzione intrapresa: da una parte il protocollo con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per portare sempre più tennis e sport di racchetta nella scuola; dall’altra l’intesa con il Gruppo editoriale SAE, collegata all’ingresso di Sportcast nel capitale del gruppo, per rafforzare il racconto del tennis e del padel sui territori.

Due operazioni diverse, ma legate da un filo comune: trasformare la crescita sportiva degli ultimi anni in un progetto culturale, educativo, editoriale e sociale. Non soltanto Sinner, le ATP Finals, la Coppa Davis o gli Internazionali d’Italia, ma la scuola, i circoli, i maestri, gli studenti, le famiglie, i media locali e la diffusione capillare del movimento.

Il protocollo con il Ministero: tennis e sport di racchetta entrano sempre di più nella scuola

Il primo accordo, sottoscritto tra FITP e Ministero dell’Istruzione e del Merito, punta a rendere più strutturale la presenza del tennis, del padel, del tennis tavolo e delle discipline di racchetta all’interno del sistema scolastico.

Al centro resta il progetto “Racchette in Classe”, che nella scorsa stagione, secondo i dati ricordati dal presidente federale Angelo Binaghi, ha coinvolto 619.000 ragazzi, migliaia di plessi scolastici e numerose società sportive di base. L’obiettivo dichiarato per il 2026 è ancora più ambizioso: arrivare a un milione di bambini coinvolti.

Il protocollo prevede anche la formazione dei docenti di Scienze motorie, l’attenzione agli studenti con disabilità e la possibilità per le scuole di diventare enti aggregati alla Federazione, pur senza diritto di voto.

Per Binaghi, il progetto scuola rappresenta il cuore più autentico dell’attività federale:

“Noi oggi presentiamo il nostro torneo, il nostro vero torneo. Gli Internazionali d’Italia, le ATP Finals, la Coppa Davis non sono il nostro torneo. Noi organizziamo solamente. Sono il torneo di Jannik Sinner, di Luciano Nardi e di tutti gli altri giocatori italiani. Noi possiamo fare ben poco in questi tornei, siamo degli umili organizzatori, mentre questo è quello che si svolge nella scuola tutti i giorni, in tutti i paesi d’Italia, anche nei più piccoli. È il nostro vero torneo, è quello che dobbiamo vincere, è quello in cui siamo protagonisti”.

Il presidente FITP ha poi spiegato come la Federazione abbia scelto, negli ultimi vent’anni, di investire soprattutto sull’allargamento della base:

“È un compito fondamentale che abbiamo considerato fondamentale sin dall’inizio. Abbiamo impostato questa Federazione non per la ricerca di risultati sportivi, di medaglie e di grandi vittorie. Noi abbiamo impostato la Federazione per vent’anni nella ricerca di ampliare la base giorno dopo giorno”.

Un lavoro che ha cambiato la percezione stessa del tennis, a lungo considerato uno sport difficilmente inseribile nella scuola dell’obbligo:

“Vent’anni fa si diceva che il tennis era uno sport che non sarebbe mai potuto entrare nella scuola dell’obbligo e quindi era uno sport che reclutava ragazzi e ragazze che in gran parte sceglievano il tennis dopo aver provato e non essere diventati dei campioni in altri sport come il basket, il calcio e la pallavolo, che avevano una diffusione molto più capillare di noi nella scuola”.

Binaghi ha legato direttamente i grandi eventi organizzati dalla FITP al finanziamento dello sport di base:

“Con queste grandi manifestazioni finanziamo lo sport nella scuola e tra pochi mesi anche lo sport negli oratori, che sarà la nostra nuova frontiera. Chi compra il biglietto oggi agli Internazionali d’Italia, soprattutto quelli che lo comprano negli ultimi giorni quando costa di più, in realtà non sta solo comprando il biglietto per assistere a uno spettacolo sportivo di altissimo livello, ma adotta due o tre bambini. Con quei soldi permette a due o tre bambini, che probabilmente mai avrebbero potuto conoscere il nostro sport o lo sport in generale, di fare un ciclo di 15 lezioni”.

Binaghi: “Nel 2026 vogliamo arrivare a un milione di bambini”

Il protocollo con il Ministero rappresenta, nelle parole del presidente federale, un salto di qualità istituzionale:

“Oggi per noi è un giorno fondamentale perché facciamo un salto in avanti in questo percorso. Per la prima volta stabiliamo un protocollo col Ministero dell’Istruzione e del Merito, un protocollo che ci servirà per un paio di cose fondamentali. La prima è che renderà istituzionale questo progetto in classe che lo scorso anno ha permesso a ben 619.000 ragazzi di imparare uno sport di racchetta, ha coinvolto migliaia di plessi scolastici e gran parte delle nostre società sportive di base con i loro maestri”.

L’obiettivo è fissato:

“Noi contiamo nel 2026 di riuscire a raggiungere la cifra di un milione di bambini coinvolti dal progetto. E non ci poniamo limiti. Se lo Stato continua a credere nell’opportunità che il tennis oggi rappresenta per i ritorni in campo economico e sociale che può generare per il Paese, noi non ci poniamo limiti e vogliamo continuare a far crescere il numero dei bambini, sia normodotati sia con disabilità, che saranno coinvolti da questo nostro progetto. L’aspetto forse più importante è il secondo, perché questo protocollo ci consente finalmente di poter fare dei corsi di aggiornamento agli insegnanti ISEF che sono già presenti nella scuola. Quindi non dovremo più solo utilizzare i nostri maestri, quelli certificati dalla Federazione, che lavorano nei circoli, per entrare nella scuola, ma avremo un presidio fondamentale che cercheremo di accrescere, di stimolare, di aggiornare e che renderà il tennis, e gli altri nostri sport di racchetta sempre più centrali nella formazione scolastica del nostro Paese”.

Infine, la novità del rapporto diretto tra scuole e Federazione:

“Sarà permesso, e questa è un’altra novità per il nostro schema istituzionale, alle scuole di diventare degli enti aggregati, quindi delle società senza diritto di voto ovviamente, ma permetteranno alle scuole di essere il primo nucleo di aggregazione per creare attività sportiva nell’ambito delle nostre discipline”.

Valditara: “Lo sport insegna rispetto, fair play e capacità di rialzarsi”

Il ministro Giuseppe Valditara ha insistito soprattutto sul valore educativo dello sport, individuando nel protocollo tre direttrici principali: diffusione del tennis, inclusione e formazione dei docenti.

“Questo protocollo è fatto allo scopo di far conoscere il tennis, di far diffondere i valori dello sport. Ma ci sono due altri aspetti che a me stanno particolarmente a cuore: l’attenzione alla disabilità e il tema della formazione dei docenti di Scienze motorie. È un contributo importante, molto concreto, ai nostri studenti e anche al sistema formativo delle nostre scuole. Perché teniamo così tanto allo sport nella scuola? Tant’è vero che abbiamo investito un miliardo di euro in palestre. È una cifra veramente colossale. Renderemo fra qualche settimana noti i dati sulla presenza delle palestre nelle scuole italiane e saranno dati sorprendenti. Grazie a questi investimenti abbiamo fortemente voluto il ritorno dei Giochi della Gioventù”.

Valditara ha richiamato anche il ruolo di Agenda Sud e Agenda Nord nella lotta alla dispersione scolastica:

“Abbiamo voluto inserire lo sport all’interno di due straordinarie agende, Agenda Sud e Agenda Nord, cioè lo sport come uno degli strumenti per la lotta contro la dispersione scolastica. Per la prima volta nella storia della nostra scuola abbiamo abbattuto il muro della media europea: media europea 9,1% di dispersione scolastica, Italia 8,2%. Abbiamo recuperato dal 2023 al 2025 mezzo milione di ragazzi che prima non terminavano il percorso scolastico. E questo lo certifica la Commissione europea”.

Il punto centrale, però, resta il valore formativo della competizione:

“La nostra è una scuola costituzionale che mette al centro la persona, che insegna a rispettare la persona, chiunque essa sia. Allora il tema del rispetto, il rispetto dell’avversario, è qualcosa che lo sport insegna, deve insegnare, può insegnare, sa insegnare ai nostri giovani”.

E ancora:

“Fra i giovani si diffonde spesso, anche giustamente, il timore della competizione. Ma attenzione: noi dobbiamo lanciare un messaggio positivo e qua proprio la pratica sportiva può contribuire a creare un clima positivo nella competizione. Vinca il migliore, il fair play. La competizione non deve essere intesa come qualcosa di stressante, di drammatico o un giudizio su se stessi. La competizione deve essere vista come qualcosa che ci aiuta a crescere”.

Il ministro ha poi richiamato uno dei valori più forti dello sport:

“Lo sport introduce un tema fondamentale: il sapersi rialzare dopo aver sbagliato, dopo aver avuto una sconfitta. È questo che lo sport ci insegna. Quanti straordinari campioni hanno lanciato ai loro tifosi questo straordinario insegnamento? La scuola deve saper comunicare questo. Tutti noi possiamo sbagliare, tutti noi possiamo commettere errori. Ogni giovane può cadere, ma la vera forza di un campione è quella di sapersi rialzare, di sapersi riscattare. Parlavamo di Sinner: la costanza, la determinazione, anche quella mitezza. Un campione che non è mai arrogante, perché il vero campione è questo: la serietà, il coraggio. Guardate quanti valori importanti il campione sportivo, lo sport e il tennis possono trasmettere ai nostri giovani. Ecco perché abbiamo fortemente voluto questo protocollo”.

Inclusione, impianti e circoli: la scuola come nuova frontiera

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Sergio Santini, presidente dell’associazione Bottega dei Talenti Caterina e Francesca, realtà che collabora da tempo con la FITP sui temi dell’inclusione e della disabilità. Santini ha ricordato il lavoro nelle scuole e il valore educativo dello sport come strumento per riconoscere i talenti di ogni ragazzo:

“Nel formare si trasferisce conoscenza, ma nell’educare si dà l’esempio. Quando siamo partiti con il progetto Racchette in Classe e Baby, la prima parola è stata: diamo l’opportunità a tutti, a prescindere. Manteniamo tutti fede a queste tre parole: nessuno rimanga indietro”.

Nel finale, rispondendo a una domanda sugli impianti sportivi scolastici, sull’uso dei cellulari e sul tempo pieno, Valditara ha rivendicato il lavoro del Ministero:

“Io sto al Ministero e monitoro giorno dopo giorno gli investimenti. A giugno renderemo noti quante palestre sono state realizzate. Abbiamo investito un miliardo di euro: quindi non è che stanno ancora lì al Ministero. Gli obiettivi PNRR sono tutti alla portata, in gran parte raggiunti su questo tema. Mi avevate accusato, non lei ma qualche suo collega in passato, di essere oscurantista perché nel dicembre 2022 avevo ricordato che i cellulari devono essere vietati a scuola e poi li ho vietati anche per le attività didattiche. Oggi la Svezia, che è stata la prima a utilizzare il digitale, riconosce che bisogna tornare a carta e penna”.

Secondo Valditara, oltre il 90% delle scuole avrebbe recepito la direttiva nei propri regolamenti:

“Sta funzionando, con anche soddisfazione dei giovani, perché nell’intervallo tornano a parlarsi, tornano a giocare, tornano a sorridersi. E quindi abbiamo recuperato proprio quella socialità che è anche oggetto di questo nostro protocollo”.

Sul tempo pieno, il ministro ha ricordato che Agenda Sud e Agenda Nord prevedono, nelle scuole con maggiori criticità, una dotazione ulteriore di insegnanti e l’apertura degli istituti anche oltre l’orario curricolare.

Binaghi ha poi rilanciato il tema delle strutture, proponendo di mettere in rete scuole e circoli:

“Anche noi abbiamo un problema analogo nelle strutture, perché l’esplosione del tennis e del padel ha reso le nostre strutture sportive insufficienti sia per quanto riguarda la copertura territoriale sia per quanto riguarda l’offerta complessiva di impianti sportivi. Siamo gli unici in Italia che consentiamo al gruppo sportivo di prestare del denaro per realizzare impianti sportivi a costo zero. Interessi zero perché li paghiamo noi. Bisognerebbe mappare le scuole con problematiche sulle strutture sportive, incrociarle con la nostra diffusione e penetrazione nel territorio. Noi abbiamo circa 4.500 società sportive in Italia. Diciamo che almeno 3.000 avranno la palestra e io credo che, in attesa della meritoria attività del Governo di cercare di portare in ogni scuola una palestra, forse il tennis può essere anche in questo caso uno sport diverso, in termini positivi, per l’istruzione del nostro Paese”.

Valditara ha infine precisato la composizione degli investimenti:

“Su quel miliardo, 700 milioni di euro sono fondi statali e circa 300 milioni sono fondi PNRR. Questo significa che crediamo proprio nella valenza di questi investimenti”.

Il secondo accordo: FITP, Sportcast e Gruppo SAE per raccontare il tennis nei territori

Accanto al protocollo con il Ministero, la FITP ha presentato anche l’accordo con il Gruppo editoriale SAE, che dà seguito all’ingresso di Sportcast, società partecipata dalla Federazione, nel capitale del gruppo. L’intesa prevede lo sviluppo di sinergie editoriali, digitali e commerciali: contenuti dedicati sulle testate cartacee, sui siti e sui canali social del Gruppo SAE, inserti speciali sui grandi eventi federali, progetti di co-marketing, iniziative di formazione e una collaborazione sempre più stretta con SuperTennis.

L’accordo è stato firmato da Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del Gruppo SAE, e da Giancarlo Baccini, presidente di Sportcast, alla presenza del presidente FITP Angelo Binaghi.

Anche in questo caso, il presidente FITP ha presentato l’operazione come una novità assoluta:

“Tante le prime volte alle quali vi abbiamo dovuto abituare. Questa è una di quelle. Credo che sia la prima volta nella storia anche dello sport mondiale che una Federazione entri nel capitale sociale di una società editrice. I nostri nemici, come al solito, hanno cercato di dire che questo non fosse possibile, che la Federazione non stesse svolgendo il suo compito statutario. Hanno chiesto al CONI di intervenire, ma il CONI molto saggiamente fa il suo mestiere e sta ben lontano da questioni di questo tipo”.

Binaghi ha poi spiegato il significato strategico dell’operazione, legandola anche al rapporto con Torino e il Piemonte nato attraverso le ATP Finals:

“Il primo, il più importante, è che noi dobbiamo essere riconoscenti e grati alla città di Torino e alla Regione Piemonte per come Torino, che praticamente non conoscevamo quasi per niente, ci ha accolto quando abbiamo dovuto affrontare una problematica per noi enorme come la gestione delle ATP Finals. La nostra Federazione era molto più piccola di quello che è adesso. Non conoscevamo un territorio, non conoscevamo la manifestazione, l’avevamo assolutamente sottostimata e Torino e il Piemonte ci hanno accolto a braccia aperte. Le ATP Finals sono diventate un successo straordinario che cresce di anno in anno. Adesso presenteremo nei prossimi mesi la prossima edizione, che è la prima del prossimo quinquennio, e comincio a dirvi che continuiamo ad avere un’esplosione di richieste di biglietti superiore di anno in anno anche al record storico dello scorso anno. Non potevamo rimanere indifferenti nel momento in cui un asset così importante come il giornale La Stampa, la società editrice che lo gestiva, entra in crisi. Non potevamo rimanere indifferenti”.

Binaghi ha poi chiarito il ruolo di Sportcast:

“La nostra controllata, la società Sportcast, il cui presidente è Giancarlo Baccini, è la società che materialmente entra nel Gruppo SAE. E questo a testimonianza del fatto che noi, così come succede anche in Australia per Tennis Australia, abbiamo una media company che si chiama Sportcast, che io credo possa creare grandi sinergie anche editoriali con La Stampa e con gli altri giornali locali. Il Gruppo SAE è il gruppo editoriale che in Italia investe di più nella scuola. Quindi, anche al di là degli aspetti mediatici, crediamo che ci siano grandi margini per fare delle cose positive, soprattutto innovative, insieme”.

Infine, la dimensione strategica del Nord Italia:

“Noi staremo nel Nord Italia almeno per i prossimi cinque anni. Non so dove, lo deciderà l’ATP. Dipende anche da quello, da come andranno le questioni che abbiamo ancora in sospeso con il Governo e che speriamo di risolvere velocemente nelle prossime settimane. E quindi per noi avere un presidio anche in un grande, grandissimo, storico giornale del nostro Paese è una questione di rilevanza strategica”.

Leonardis: “Racconteremo il tennis nei territori, non solo attraverso le star”

Alberto Leonardis ha definito l’intesa una novità assoluta nel panorama editoriale e sportivo. Per il Gruppo SAE, l’ingresso della Federazione rappresenta un segnale di fiducia ma anche una responsabilità: raccontare con rigore uno sport che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale nella vita sportiva italiana.

Leonardis ha ricordato il percorso di crescita del gruppo, nato circa sei anni fa e sviluppatosi attraverso l’acquisizione e la gestione di diverse testate, tra cui Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna, La Provincia Pavese e, più recentemente, La Stampa.

Il cuore dell’accordo sarà il racconto capillare del tennis e del padel: non soltanto i grandi campioni e gli eventi nazionali, ma anche la diffusione nei territori, nei circoli, nei comuni e nelle regioni. Una linea editoriale che punta a valorizzare la trasformazione del tennis da sport percepito come elitario a disciplina ormai largamente praticata e popolare.

Altro asse fondamentale sarà ancora una volta la scuola. Leonardis ha ricordato l’esperienza già avviata dal Gruppo SAE con i giornali scritti dagli studenti delle scuole superiori, pubblicati settimanalmente sulle testate del gruppo, definendola uno dei progetti più importanti degli ultimi anni. Da qui l’idea di unire la presenza editoriale del gruppo nel mondo scolastico con gli investimenti e le iniziative della FITP dedicate alla promozione del tennis e del padel tra i giovani.

Baccini: “Per Sportcast è una sorta di diploma di maturità”

Giancarlo Baccini, presidente di Sportcast, ha parlato di un passaggio particolarmente significativo per la società che controlla SuperTennis. Sportcast, nata nel 2008, compie quest’anno diciotto anni: per Baccini questo accordo rappresenta quindi “una sorta di diploma di maturità”. Il presidente ha rivendicato il percorso compiuto da SuperTennis, definito “il canale monotematico sportivo più visto d’Italia”, ricordando anche i risultati ottenuti in termini di ascolti. Ora si apre una nuova fase: l’ingresso in un mondo editoriale più ampio, nel quale Sportcast porterà competenze maturate negli anni ma avrà anche “molto da imparare”. Il lavoro operativo sarà affidato alla struttura della società e all’amministratore delegato Marco Martines, con l’obiettivo di trasformare l’intesa in un progetto editoriale e comunicativo stabile.

Una Federazione sempre più oltre il campo

Le due intese presentate al Foro Italico raccontano una FITP sempre più orientata a uscire dal perimetro tradizionale della sola attività sportiva. Da una parte la scuola, con l’ambizione di portare le racchette a un milione di bambini e di formare insegnanti e studenti attraverso i valori dello sport. Dall’altra i media, con l’obiettivo di raccontare non soltanto i campioni, ma anche la crescita quotidiana del tennis e del padel nei territori. È la prosecuzione di una strategia che la Federazione rivendica da anni: usare la forza dei grandi eventi e dei risultati sportivi per allargare la base, costruire cultura sportiva, creare nuove opportunità e rendere il tennis sempre meno sport di nicchia e sempre più disciplina popolare, scolastica e nazionale.



Dal nostro inviato al Foro italico, Enrico Milani


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