Lo spagnolo è ancora fermo per l'infortunio al polso ATP, Copertina

Alcaraz si racconta a Vanity Fair Spagna: “Vivo una vita da sogno, quella che ho sempre desiderato. Però a volte mi piacerebbe avere più momenti per me stesso”

13/05/2026 12:30 5 commenti
La copertina di Vanity Fair con Alcaraz
La copertina di Vanity Fair con Alcaraz

Il mondo del tennis non si ferma mai, questa settimana al Foro Italico di Roma sta andando in scena un’edizione del massimo torneo italiano ricca di temi interessanti. Ce la farà Jannik Sinner a continuare la propria striscia vincente nei Masters 1000? Darderi sorprenderà ancora? Jodar potrebbe diventare il vero avversario di Jannik per il titolo a Roma? In tutto questo, si avverte la mancanza di Carlos Alcaraz, nel 2025 dominatrice sulla terra battuta con i titoli vinti a Monte Carlos, Roma e Parigi. Nel principato lo spagnolo c’era, ed è stato battuto per la prima volta in un grande appuntamento sul “rosso” da Sinner. Poi la sfortuna ha presentato al murciano un conto salatissimo, con il noto infortunio al polso rimediato a Barcellona che l’ha costretto a fermarsi, saltare Roma e Parigi, con un orizzonte ancora incerto per il rientro, si spera sull’erba.

Non è mai stata rivelata la vera diagnosi del suo infortunio, ma intanto in Spagna si continua a parlare di Carlos grazie ad una lunga intervista rilasciata dal n.2 al mondo al magazine Vanity Fair. Un bel servizio fotografico con una panoramica sul personaggio e vita, in campo e fuori, ideale a presentarlo ad un pubblico generalista e meno avvezzo alle cose puramente tennistiche. L’intervista è stata realizzata prima del torneo di Monte Carlo, quindi non è di stretta attualità, ma ci sono dei passaggi interessanti che riportiamo dal magazine spagnolo.

Alcaraz parla soprattutto dell’impegno richiesto per essere un tennista di vertice, una full immersion che hai dei costi in termine di spazi per fare altro e di stress mentale. “È stressante, perché devi pensare continuamente a quello che fai, a quando lo fai e a dove ti trovi. E, come chiunque altro, anche noi abbiamo giorni buoni e giorni no. Ci sono giornate in cui ti svegli e non hai voglia di fare nulla, ma devi comunque andare in campo e magari reagisci in un modo che non è quello giusto” racconta Carlos.

“Non parlerei di vertigine”, risponde quando gli chiedono che sensazione prova dopo aver già accumulato così tanti traguardi ad una età così giovane. “So benissimo di avere ancora tanta strada davanti a me e cerco di non pensare al fatto che potrei avere altri 12 o 15 anni di carriera, perché mi mette ansia”, afferma ridendo. Quello che non vuole è finire per vivere una vita monotona che lo trasformi in “uno schiavo del tennis”. “So di stare vivendo una vita da sogno, quella che ho sempre desiderato. Però a volte mi piacerebbe avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo della mia età”, ammette Alcaraz. “Con il tempo capisci sempre meglio di cosa hai bisogno. Ci sono stati periodi in cui non mi sono mai fermato, non ho mai staccato davvero, e questo ha finito per influire sul mio tennis, oppure mi ha portato a infortunarmi, o…”, si interrompe. “Diciamo solo che non è andata a finire bene”, conclude Alcaraz.

Una frase questa che fa riflettere, visto che nelle settimane successive all’intervista Carlos si è davvero infortunato, e seriamente visto che il polso è uno dei problemi più temuti dai tennisti. Nell’intervista lo spagnolo si è soffermato sull’importanza del prendersi cura del proprio corpo per poter esprimere il proprio talento, vincere e avere una carriera lunga. “Credo che sia importante quanto, se non più, prendersi cura del proprio corpo. C’è tantissima gente ossessionata dall’aspetto fisico, ma per me è altrettanto fondamentale prendersi cura della propria testa”.

Immancabile la domanda su come vive la rivalità con Sinner. “Stiamo mostrando al mondo che possiamo entrare in campo e dare tutto, cercando di fare più male possibile all’altro dal punto di vista sportivo, e poi fuori dal campo essere due ragazzi che vanno molto d’accordo. Ci aiutiamo a vicenda a tirare fuori il meglio di noi”. Una battaglia intensa sul campo, ma sana. “Anche se lottiamo per gli stessi obiettivi, non c’è motivo di odiarsi solo perché vogliamo le stesse cose. Quando competi a questo livello, avere un’amicizia davvero stretta è complicato. Si può fare. E io sono favorevole a questo.

Le grandi rivalità “sono processi che si costruiscono in tanti anni. La nostra non è ancora paragonabile alle rivalità storiche che il tennis ha vissuto in passato, perché davanti a noi ci sono ancora molti anni. Speriamo di affrontarci ancora tantissime volte, magari in tante finali, dividendoci i tornei più importanti”.

Mario Cecchi


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5 commenti

JannikUberAlles 13-05-2026 12:55

Carlos ci manchi…

…senza la tua rivalità c’è meno “gusto” come una pasta senza sale!!!

Torna presto, Jannik te le vuole suonare!!!

Ahahahah 😀

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Giuras 13-05-2026 12:54

@ Betafasan (#4614339)

Per soli 50 anni?
Moltiplica per 3 o 4 almeno.

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Detuqueridapresencia 13-05-2026 12:50

CHE
U O M O!

:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

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Betafasan 13-05-2026 12:48

Carlos studia, leggi, istruisciti… l’inglese poi….

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Betafasan 13-05-2026 12:36

Certo che se la gode ! Giovane e ricco…anche se dovesse smettere tra un anno vive di rendita per 50 anni!

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