Vagnozzi da Monte Carlo: “Sinner è fortissimo a tirare fuori il meglio di se stesso nella difficoltà. Abbiamo lavorato tanto sulla posizione in risposta”
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Jannik Sinner sta vivendo un ottimo periodo, forte dei due Masters 1000 consecutivi vinti negli Stati Uniti e di uno stato di forma complessiva eccellente. Lo si vede in campo da come si muove, da quanto sia lucido nelle scelte e nelle giocate, tanto da essere fortissimo senza dare l’impressione di spingere al massimo. Gestione oculata, degli sforzi, dei colpi, ma sempre attento al miglioramento e a inserire qualcosa di diverso per non dare mai la stessa versione di se stesso all’avversario. E sulla terra battuta, la superficie più tattica per eccellenza, ecco che stanno sbocciando novità e situazioni tecniche affascinanti, dalle smorzate alle discese rete, con una selezione ancor più oculata di traiettorie e rotazioni. Ne ha parlato coach Simone Vagnozzi intervenendo a Sky Sport in telecronaca insieme ad Elena Pero e Paolo Bertolucci. Una chiacchierata serena e ricca di spunti, nella quale il coach marchigiano ha spaziato su molti temi dopo un buon allenamento contro il giovane francese Moise Kouame. Jannik sta bene, punta a Roland Garros con una gestione scientifica degli sforzi e del lavoro, cavalcando un momento di fiducia – importantissima per allenarsi bene – e cercando di fare tutti i passi giusti per farsi trovare al massimo della forma a fine maggio. Vagnozzi ha sottolineato l’importanza del lavoro al servizio con un lancio di palla più flessibile per generare all’occorrenza più spin e traiettoria; anche sulla risposta, punto di forza storico di Jannik. Queste le parole di Simone, molto interessanti anche per quanto riguarda la mentalità dell’azzurro, il suo punto di forza giorno dopo giorno.
“Kouame è un bel prospetto, abbiamo fatto un ottimo allenamento” racconta Vagnozzi. “Ci eravamo già allenati con lui lo scorso anno a Roland Garros e devo dire che in un anno è migliorato moltissimo. È un bravo ragazzo, in allenamento gioca ancora meglio che in partita. Sarà uno da tenere d’occhio”.
Poi il discorso vira su Sinner, a iniziare dal passaggio da cemento a terra battuta. “La sua esperienza sulla terra è migliore. Cerchiamo di andare con calma i primi giorni, cercando di sentire la differenza degli appoggi, le scivolate. Si va progressivamente, ed arrivare qua sulla diversa superficie con due vittorie in tasca aiuta perché in questo sport la fiducia è fondamentale. Lo scorso anno abbiamo passato 4 mesi sulla terra, …ce l’abbiamo ancora un po’ dentro dall’anno scorso! Negli anni ci sono stati degli episodi non fortunati (il doppio fallo non visto contro Tsitsipas due anni, la pioggia a interrompere un momento positivo contro Rune, i tre match point nella finale di Parigi), quindi le occasioni per vincere un grande torneo su terra ci sono state. Ha comunque vinto Umag contro Alcaraz. La terra non è la sua superficie preferita ma può fare molto bene anche qua”.
Bertolucci chiede a Vagnozzi sulle palle corte, quanto sia migliorato in questo colpo. Vagnozzi conferma, iniziando con una battuta: “Io da giocatore ho campato una vita col drop shot! (ride). Sta capendo meglio il momento per farlo, in base alla palla che arriva dall’avversario come farlo, se incrociato o lungo linea. Devo dire che sta iniziando a giocarlo di più col rovescio e qua deve migliorarlo e farlo più spesso, perché quando tira forte col rovescio cross l’avversario tende a fare un passo indietro e quindi c’è lo spazio per farla e sarebbe importante aggiungere questo nel suo bagaglio tecnico. Nole è un maestro in questo colpo. Dobbiamo lavorare e farlo diventare automatico”.
“Nessun giocatore ha la bacchetta magica” continua Vagnozzi, “serve il tempo per lavorare e inserire con il tempo novità. È un processo, Jannik è il primo che vuole sempre migliorare, è in continua evoluzione. È il segreto dei grandi campioni, non fermarsi mai. Se non hai un motivo per allenarti bene ogni giorno non è nemmeno facile trovare la motivazione ogni giorno”.
Si passa al servizio, sempre più continuo e vario. Il segreto del miglioramento e delle variazioni: impugnatura o lancio di palla? “Il lancio di palla” afferma Vagnozzi, “nel match contro Humbert ha tirato alcuni ‘kick’ davvero notevoli, inizia ad essere un bel colpo che fa saltare molto alta la palla e porta fuori l’avversario, tanto che è riuscito a fare anche alcuni serve and volley quando l’avversario è andato molto dietro a rispondere. Sono cose che inizia a fare automaticamente ed è molto importante”.
Calendario sul rosso 2026: “Era così già in partenza, ma dipende poi tutto dai risultati, bisogna essere flessibili. Madrid è in programma, ma dipende da come sta sul lato fisico. Tra Doha e Indian Wells abbiamo fatto una buona preparazione, ora penso che sia più un fatto mentale che atletico. Quando giochi questi 1000 uno dietro l’altro, stai un mese sul pezzo e non è facile. Dobbiamo trovare il giusto bilanciamento, e quando sei in fiducia vuoi solo giocare ma serve anche prendersi il tempo per fermarsi, riposarsi e lavorare. Vediamo come andrà questo torneo e poi tireremo le somme”.
L’importanza della fiducia: “Quando giochi bene e tutto fila via al meglio non vorresti fermarti mai, non perdere nemmeno un giorno di allenamento, ma invece dobbiamo essere bravi e pensare all’obiettivo di lungo periodo e fare le scelte più giuste per il 2026 e tutta la sua carriera”.
I cambi di posizione in risposta, chiede Paolo Bertolucci, un aspetto che ritiene fondamentale per la gestione e mettere pressione all’avversario. Così Vagnozzi: “Abbiamo lavorato tanto su questa cosa perché ci sono diversi giocatori che tendono a servire in base alla posizione in risposta dell’avversario, per esempio Zverev e Medvedev. Se ti metti vicino tendono a battere veloce sul diritto, se stazioni più dietro allora cercano un ‘kick’ più lento. È importante alla risposta sentire il momento e pensare a che cosa vuoi che accada. Molti giocatori soffrono perché avendo due servizi completamente diversi (tra prima e seconda, ndr) prendono ritmo se giocano la seconda sempre veloce, ma se invece vai dietro e apri il campo, allora tendono a giocare più carico e così perdono il ritmo. Così spostarsi come posizione di risposta aiuta per non far prendere ritmo alla battuta dell’avversario e allo stesso tempo forzare la scelta dell’avversario sul tipo di battuta che si vuol ricevere. Jannik ha fatto una sorta di upgrade perché prima era solito giocare un game in risposta tutto da vicino o tutto da lontano, invece adesso cambia posizione all’interno del game a seconda del momento, e questa è una chiave importantissima“.
Un lavoro partito da lontanissimo sull’attitudine generale a cambiare: “Abbiamo lavorato tanto sulla flessibilità, fin dall’inizio. Lui era un ragazzo davvero altoatesino, quadrato, se faccio il punto in questa maniere voglio continuare a farlo così… Però non funziona, soprattutto nei match tre su cinque, gli altri si abituano o quando le cose non vanno bene. L’avversario cambia nel corso della partita, è necessario essere un camaleonte”.
“Sinner ha una base di gioco molto solida, una velocità alta che lo sostiene ed è base” continua Vagnozzi, “si faceva sempre l’esempio della pasta al pomodoro: se metti troppo sale non va bene, ma se non metti affatto nemmeno. Idem per il parmigiano, troppo non va bene… È necessario trovare le giuste quantità per fare un buon piatto. Non bisogna stravolgere il suo gioco: è un attaccante da fondo campo che tira forte e si prende il punto così. Ma all’interno di questo è necessario inserire la palla corta, la discesa a rete, la sorpresa. E non tutti i giorni sono uguali…”.
Questo torneo a detta di Jannik e anche Vagnozzi è un rodaggio in vista di Parigi: “Sta facendo cose straordinarie. Ogni partita in più che riusciamo a fare qua è un bonus, è un test questa superficie. Dobbiamo cercare di arrivare a Parigi con la miglior condizione”.
Simone riflette sulla difficoltà del gestire il lavoro di uno sportivo così importante: “All’inizio è stato un ruolo di responsabilità, sapevo di avere per le mani un diamante grezzo… Era già n.10 del mondo, fortissimo, ma era necessario fare delle scelte di lungo periodo per farlo arrivare al massimo nel tempo. Non si può mai sapere se sono le scelte corrette, ma tutti noi insieme (Darren, i preparatori) avevamo una visione piuttosto chiara di quello che doveva diventare come giocare. Doveva completarsi in certe aree dove era carente. Ci sono 19enni già fortissimi ma che non sono riusciti a migliorarsi nel corso della carriera. Abbiamo investito un paio di anni per lavorare e portarlo dove volevamo, accettando il fatto che nel breve periodo potesse non ottenere i risultati migliori. Volevamo costruire un tennista capace di poter vincere in ogni torneo e siamo contentissimi di dove siamo arrivati. Oggi ogni volta che perde sembra un mezzo dramma… Cambiano le prospettive: prima arrivare sul 5 pari era normale, oggi in una situazione del genere si può pensare che sta succedendo! Ma la verità che è di difficoltà se ne trovano sempre, Jannik ha un livello medio altissimo ma anche lui ha le sue difficoltà. Ci sono giornate dove non sente un colpo o la palla… Lui è fortissimo a tirare fuori il meglio di se stesso nella difficoltà, questa è una capacità innata, ce l’ha dentro. Si sveglia ogni mattina pensando a come diventare migliore, e per chi allena è una manna dal cielo”.
Dare consigli in partita, facile o difficile? “Il rapporto allenatore – giocatore non è mai facile. Ci sono in campo a volte momenti di nervosismo, anche se lui è sempre molto rispettoso. Ci sono dei momenti in cui devi dargli una sveglia, altri lo devi incoraggiare, altri ancora dove lui cerca tutta l’energia possibile dal team, magari in giornate dove è più teso. Altre nei quali dice state calmi, gestisco tutto io. Ormai dopo quattro anni lo conosco così bene che già prima del match mi basta guardarlo in faccia per capire come sta. Come i giocatore sbagliano un colpo, anche io posso sbagliare il consiglio”.
Un segreto del suo miglioramento è l’analisi puntuale delle sconfitte: “Una partita persa la si valuta con massima attenzione, molto più di una vittoria” racconta Vagnozzi, “Anche se fa male, ti resta molto più dentro. Jannik si riguarda tutta la partita e poi ci confrontiamo e si vede cosa si può fare meglio. Lui magari propone qualcosa per cambiare quello che non ha funzionato, e magari invece io lo conforto che andava bene così. Non si può stravolgere tutto dopo una sconfitta. Sinner cerca sempre di capire cosa avrebbe potuto fare meglio in quel momento, in quella situazione, per far sì che non capiti più”.
Obiettivo Roland Garros, cosa comporta nel 2026? “Ci stiamo preparando come abbiamo fatto prima di ogni Slam” afferma Vagnozzi, “capire quante partite fare sulla terra prima di arrivarci, quanto allenarsi. La fiducia con cui si arriva al torneo è fondamentale perché quando non si ha fiducia si fa molta più fatica nel lavoro quotidiano. È necessario fare le scelte giuste ma anche essere flessibili”.
Marco Mazzoni
TAG: Jannik Sinner, Marco Mazzoni, Masters 1000 Monte Carlo 2026, Simone Vagnozzi

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Oltretutto resta a casa, non deve viaggiare, quindi può riposare qualche giorno e ricominciare gli allenamenti per Madrid con calma mentre gli altri si sbattono tra Barcellona e Monaco di Baviera.
Leggendo questa intervista mi rendo conto che razza di tecnico sia Vagnozzi. Analisi perfetta, conoscenza delle variabili tecniche e tattiche da grande allenatore.
Mi ricordo quando Sinner abbandonò Piatti, per prendere un nuovo coach, la levata di scudi dei “soliti esperti”. I risultati li abbiamo visti!
A questo punto è stato fortunato Vagno a pescare Jannik o viceversa?
Grande Vagnozzi e grande Sinner ad averlo scelto
Io non li ho paragonati peró, ho rilevato la differenza di approcci, per carità dovuti magari anche al carattere di ciascuno e al giocatore che si allena, in certi momenti dei match.. non sono così sicuro che quello di Tartarini sia proprio giustissimo per Musetti
Paragonare Vagnozzi e Cahill con Tartarini è veramente ingeneroso verso il tecnico spezzino. Parliamo di un Coach, che prima di Sinner, aveva allenato tre numeri 1, uno rinato, uno creato ed una che fece lo step decisivo. Simone Vagnozzi, un tecnico giovane, ma che prima di Sinner aveva tirato fuori dall’anonimato due ottimi tennisti, che per loro dabbenaggine, e fortuna di Sinner, se lo sono fatto scappare.
Simone Tartarini è un bravo maestro di tennis.
Una delle grandi “fortune” dei successi di Jannik, al di là della sua attitudine straordinaria al lavoro, perfezionismo e la visione d’insieme del suo gioco( davvero azzeccate le parole di Pier No Guest quando lo paragonó a Schumacher che diceva ai meccanici dove intervenire.. eh, aver un giocatore così è un bel vantaggio per chi lo allena) è l’aver trovato Vagnozzi prima e Cahill dopo.. hanno anche loro i momenti di nervosismo, comprensibili, come ammesso dallo stesso Vagnozzi nell’intervista, ma nel complesso sono riusciti a creare un’alchimia (in soli 4 anni, neanche poi tanti se ci si pensa) che ha trasformato Jannik in una “macchina da guerra” capace di gestire, anche dal lato nervoso, situazioni nelle quali tanti giocatori, la maggior parte, crollano.. infondono tranquillità e non ansia, differenza abissale con un Tartarini ad esempio, più ansioso ed irrequieto quasi di Musetti stesso
Emozionante
Nick non fa molto testo, ha scritto dopo la disastrosa “campagna Usa” di Alcaraz che poteva essere una cosa positiva per lui in vista della stagione su terra.. “per la serie la volpe e l’uva”
Su vagnozzi mai avuto il minimo dubbio…uno che ha portato Cecchinato a quei livelli non poteva essere un bluff…
Curioso di vedere se Sinner andrà a Madrid. Anche se dovesse fare bene a Monte-Carlo non vedo l’utilità di stare fermo quasi un mese fino a Roma (debutto 8/9 maggio), salvo imprevisti. Al debutto di Madrid mancano due settimane, ovviamente non dubito che Jannik e il suo staff sapranno prendere la decisione migliore
Antani?
Se penso a Becker quando ha battuto Orantes in finale al Roland Garros…
Si potrebbe fare un tetto mansarda nordico con listelli di oro massiccio anti corrosione!
@ walden (#4588539)
È chiaramente un FiloAlcaraziano
Vagnozzi top senza ombra di dubbio, il migliore.
Un Lendl che ha vinto così presto Wimbledon è di per sé un ultra-lendl! Soprattutto se integra con uno slam su rosso solo sfiorato.
La scelta di Vagnozzi, anzitutto, e di Cahill, successivamente, sono state “filtrate” da un gruppo di studio in cui il ruolo di project-leader è stato ricoperto da Alex Vittur, il “deus ex machina” della carriera di Sinner…
…sempre presente eppure quasi “invisibile”, gode della piena fiducia di Jannik e della famiglia Sinner, lavorando dietro le quinte senza mai voler apparire in prima fila!
Le capacità di Vittur sono pure straordinarie: ha creato un’architettura finanziaria ed organizzativa esemplare, con risultati impensabili in termini di ricavi, tanto che Jannik incassa (dimenticando i premi) più del doppio di Nole, cinque volte più di Zverev e quasi 10 volte la media degli altri top-10.
Mi viene perfino il dubbio che il padre di Alcaraz chieda proprio a Vittur qualche buon consiglio!
Potrebbe fare un soppalco nel garage dove tiene le auto, giusto per non dover spendere troppi soldi in una casa nuova…
…ahahahah 😀
P.s. La scelta degli allenatori è stata un colpo di genio e anche di fortuna. Al primo cambiamento dopo Piatti ha trovato subito la competenza e l’alchimia giusta. Vagnozzi e Cahill sono super intelligenti oltre che preparati.
Quello che sta diventando fa veramente spavento. Un big server che si muove bene, non ha un lato debole e picchia forte con entrambi i fondamentali (fino a qui siamo a Lendl) ma che ha imparato ad attaccare e giocare anche sui difetti degli avversari e sulle variazioni (e qui c’è molto Nole). Speriamo che tenga alte le motivazioni negli anni. Se non calano le motivazioni, ci vorrà un magazzino per tenere la bacheca con le coppe….
Guardate cosa scriveva il grande sostenitore di Sinner un paio di mesi fa:
NICK (Guest) 30-01-2026 16:
Dovrebbe esserci un crollo di Alcaraz o infortunio. A vedere oggi la condizione di Sinner pare poco probabile possa recuperare molto terreno, perché Alcaraz continuerá a vincere. Comunque si vedrà.
Ieri invece sosteneva che Cobolli e Darderi sono dei falsi top20. Vediamo fra 2 mesi cosa inventerà.
PS: mi sono bastati 5 minuti per trovarla….
Con queste dichiarazioni Vagnozzi ha un po’ scoperto le carte del loro gioco ma…
…ha mantenuto il “mantra” della scampagnata monegasca: “Siamo qui per fare qualche test in partita, più incontri facciamo meglio è!”.
Ma abbiamo visto un Sinner in buona forma, che si è “nascosto” nel 1° set con Humbert per, poi, lasciarsi andare nel 2°…
…risultando SPAVENTOSO!
Vedremo cosa succederà oggi con Machac, che ha già dichiarato di voler giocare a tutta, per divertirsi e vedere cosa può fare contro un vero fenomeno.
Oggi avremo anche la possibilità di vedere Alcaraz, che è parso molto concentrato fin dalla sua prima uscita, la vera novità dell’anno.
Ci sono tutti i presupposti per una FINALE Sincaraz, che sarebbe la PRIMA dell’anno e con la poltrona del #1 in palio: TANTA ROBA !!!!
La vittoria del sunshine double è stata incredibile proprio perché non ha vinto ad esempio come ha fatto altre volte. Ha vinto grazie al servizio, frutto del lavoro degli ultimi anni. Ha vinto con qualche variazione dal lato del dritto con cui non è andato sempre a tutta. Bravo Jannik, te le ritrovi anche sulla terra queste cose. Regalaci qualche altro sogno