Bublik saluta Monfils e spiega perché non farà mai un tour d’addio: “Sarebbe un disastro” e poi “Ora vedi i giocatori scaldarsi e sembra che vadano in guerra, sono come gladiatori”
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Alexander Bublik ha messo fine all’avventura di Gaël Monfils al Rolex Monte-Carlo Masters 2026, battendolo in due set nel match che ha rappresentato l’ultima apparizione del francese nel torneo del Principato. Ma più del risultato, a colpire sono state le parole del kazako dopo la partita: tra il rispetto per Monfils, il racconto di un legame nato dieci anni fa e una riflessione molto personale sul perché lui, invece, non si immagina affatto una stagione d’addio.
Bublik ha vissuto il match con un coinvolgimento particolare. In conferenza ha ricordato il rapporto con Monfils e l’emozione di ritrovarsi oggi dall’altra parte della rete: “Ho molti ricordi con Gaël, soprattutto di quelle partite in cui mi schiacciava negli Slam”, ha detto sorridendo. Poi ha spiegato che in campo non c’era spazio per rilassarsi: “Non ho riso per niente durante questa partita, perché sapevo che, se avessi perso anche solo per un momento la concentrazione, Gaël sarebbe stato lì”. Il kazako ha definito molto significativo il fatto di affrontare Monfils proprio nella sua ultima stagione, ricordando che dieci anni fa era hitting partner di lui e di Grigor Dimitrov. Lo stesso torneo di Monte-Carlo ha sottolineato il valore simbolico di questa storia, riportando le parole di Bublik sul campo: “Questa partita non riguardava me; era tutta per Gaël”.
Il legame con il Principato, per Bublik, rende tutto ancora più speciale. Il kazako vive da anni a Monaco e ha raccontato di conoscere bene l’ambiente e molte persone del posto, motivo per cui ha accolto con soddisfazione questo avvio di stagione sulla terra. Monte-Carlo, inoltre, arriva in un momento in cui Bublik è testa di serie e prova a costruire una campagna convincente su una superficie che in passato non gli ha sempre sorriso.
Il passaggio più curioso del suo intervento è stato però quello sul possibile tour d’addio, tema inevitabile dopo l’uscita di scena di Monfils dal torneo. Bublik ha spiegato di averne parlato proprio in questi giorni, ma di non vedersi affatto in quel tipo di percorso: “Credo che sarebbe un disastro per me”. La motivazione è perfettamente coerente con il suo modo di vivere il tennis: “Quando provo a godermi il tennis, non c’è lavoro di mezzo. Mi diverto quando sto colpendo un rovescio a una mano a metà campo”. Ha raccontato, ad esempio, che a Miami, durante la pioggia, era l’unico ad allenarsi sotto l’acqua perché si stava davvero divertendo a palleggiare a ritmo lento.
Da lì la sua conclusione, ironica ma chiarissima: “Nel mio caso, una stagione di addio sarebbe un disastro, perché mi batterebbero tutti i giocatori casuali, quindi meglio giocare un paio di esibizioni nei luoghi più importanti della mia carriera”. E ancora, con la battuta che più lo rappresenta: “Mi vedete a 37 anni a lottare con uno spagnolo di 20 anni sulla terra battuta?”. È una frase che racconta bene la sua visione: niente passerelle lunghe, niente rituali malinconici, meglio uscire a modo proprio.
Bublik ha parlato anche della sua condizione e del perché sente di poter costruire una buona stagione sulla terra. Paradossalmente, secondo lui, l’eliminazione precoce a Miami gli ha fatto bene: gli ha dato il tempo di recuperare, allenarsi e preparare il corpo a una superficie che considera molto esigente dal punto di vista fisico. Ha ricordato di aver spesso accusato fastidi proprio all’inizio della stagione sul rosso, mentre queste due settimane gli hanno consentito di “resettare la mente” e lavorare su una componente fondamentale: la tenuta fisica per scivolare, resistere negli scambi e non farsi male. Bublik ha aggiunto di non sentirsi ancora al massimo, ma di sperare di continuare su questa strada.
Interessante anche la sua riflessione sulla nuova generazione. Secondo il kazako, il tennis di oggi è cambiato profondamente rispetto a quando lui ha iniziato: “Ora vedi i giocatori scaldarsi e sembra che vadano in guerra, sono come gladiatori”. Ha raccontato di averne parlato proprio con Monfils, sottolineando quanto i più giovani siano estremamente professionali e pronti a dare tutto fin dal primo turno. Per Bublik, questo nuovo livello di intensità, unito a un calendario pesantissimo, obbliga tutti a restare al massimo quasi sempre.
La giornata di Monte-Carlo, dunque, ha lasciato molto più di una semplice vittoria. Bublik ha eliminato Monfils, ma lo ha fatto con rispetto, memoria e una sensibilità che spesso nel suo personaggio resta nascosta dietro l’ironia. E nel raccontarsi, ha anche chiarito una cosa sul proprio futuro: lui, un lungo tour d’addio, proprio non riesce a immaginarselo.
Marco Rossi
TAG: Alexander Bublik

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Se ci fossero più sportivi come lui, si vivrebbe con più leggerezza
Adoro questo giocatore fuori dall’ordinario.Con lui non ci si annoia mai e gli auguro ancora grandi successi!
Bublik è non tanto un giocatore quanto un “pensatore” anomalo!
Probabilmente il suo tour di addio lo farebbe, a bicchierate, nei bar di mezzo mondo 😉