Iga Swiatek rilancia: “Voglio tornare a essere un muro in campo”
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“Voglio tornare a costruire tutto su basi solide e sentirmi di nuovo un muro in campo: sbagliare il meno possibile e costringere le avversarie all’errore. È sempre stata la mia forza.” Questa la frase più significativa di una interessante intervista rilasciata da Iga Swiatek al collega polacco Radosław Leniarski per Sport.pl. La 24enne di Varsavia sta vivendo un periodo turbolento, in parte placato dalla straordinaria vittoria a sorpresa a Wimbledon, proprio sulla superficie a lei meno congeniale, ma a livello meramente tecnico di gioco e agonistico da tempo qualcosa non sta funzionando come in passato. Affidandosi a coach Fissette, Iga ha cercato di dare una dimensione nuova al suo gioco, a caccia di un’attitudine diversa, più offensiva e meno ancorata alla tremenda solidità da fondo campo che era sempre stato il suo punto di forza.
Tuttavia il nuovo percorso ha mostrando problemi e fragilità: i risultati sono buoni ma non quanto in passato, arrivano sconfitte a sorpresa che lei stessa stenta a capire e le critiche sono copiose. Per quanto la campionessa si affanni e far scudo su se stessa, la situazione complessiva non è soddisfacente e lo dimostra la scelta di abbandonare Fissette e cambiare di nuovo. Le ultime indiscrezioni parlano di una prova con Francisco Roig, proprio “a casa” presso la Nadal Academy di Manacor, dove Swiatek sentirà l’anche l’aura del suo mito assoluto, il grande Rafa. Aspettando che venga ufficializzato questo nuovo percorso, nell’intervista concessa al media nazionale Sport emergono chiari segnali di un cambio di rotta radicale: basta esperimenti. Sono sempre stata la più dura e competitiva da fondo campo, voglio tornare ad esserlo. Questi i passaggi più interessanti dell’intervista, nella quale la polacca ha parlato del profilo ideale del suo prossimo allenatore, dell’evoluzione del suo gioco nel breve periodo e anche sulle critiche rivolte alla sua mental coach, Daria Abramowicz, con la quale collabora da molto tempo.
“Quando sono solida, riesco a mettere pressione costante e a prendere il controllo degli scambi. È lì che il mio tennis funziona meglio” afferma Swiatek. “Quando invece perdo quella solidità, tendo a forzare troppo e aumentano gli errori gratuiti. Per tornare a quel livello serve lavoro quotidiano. Se non ti senti a tuo agio in campo, devi lavorare ancora di più. Poi arrivano anche quei momenti in cui tutto scorre naturalmente: è lì che puoi inserire nuove soluzioni e ampliare il tuo gioco. Vorrei aggiungere più varietà e avere il coraggio di portare in partita quello che provo in allenamento. Ma adesso la priorità è chiara: lavoro duro e solidità.” Un ritorno alle certezze dal passato, per cercare di ripartire e tornare a caccia di Sabalenka, la n.1 WTA, ma soprattutto per tornare in corsa a vincere gli Slam.
Molto passerà anche dal nuovo allenatore, così Iga: “Il coach ideale deve avere competenze altissime e soprattutto ‘occhio’ per il gioco: intuire cosa serve al giocatore, sia nell’immediato sia nel lungo periodo. Deve saper scegliere i tempi: quando inserire nuovi colpi o esercizi, quando cambiare qualcosa e quando invece costruire attorno ai punti di forza.” Qua le parole di Iga sembrano un attacco indiretto a Fissette: allenatore di provata competenza, ma forse non adatto a mettere mano al tennis della polacca. “Dal punto di vista umano, deve essere empatico e comunicativo, perché è il leader del team. Deve coordinare tutto e tutti. E poi è fondamentale anche stare bene insieme: i tornei sono lunghi, si passa tanto tempo fuori dal campo. Trovare il giusto equilibrio è la chiave.”
Negli ultimi tempi, in molti hanno messo in discussione il ruolo della mental coach Daria Abramowicz nel team. Swiatek ha risposto in modo netto: “Sono io a decidere con chi lavorare. Molte delle cose che leggo sono semplicemente fake news o teorie create per fare rumore. Per anni a Daria sono stati attribuiti i miei successi, grazie anche alla forza mentale. Ora che i risultati sono calati, improvvisamente diventa lei la responsabile.”
Sulle voci di prossimo periodo di allenamento alla Academy di Nadal a Maiorca e della prova con Francisco Roig, Swiatek non ha confermato, ma ha chiarito il legame con lo spagnolo: “Rafa è sempre stato il mio idolo, praticamente l’unico che guardavo da bambina. Durante la sua carriera mi ha dato consigli ed è una persona a cui posso rivolgermi. Avere accesso a qualcuno con la sua esperienza, uno dei più grandi di sempre, è un’opportunità enorme. È una persona disponibilissima. Il fatto stesso di avere il suo numero è un onore. Ma se mi ha aiutata o meno nella scelta del coach, preferisco tenerlo per me: non voglio metterlo in una posizione scomoda.”
Swiatek prova a cambiare passo tornando alle origini, giusto con la stagione su terra battuta appena iniziata. Era il suo momento clou dell’anno, periodo nel quale era quasi imbattibile. Vedremo se il “rosso” 2026 ci restituirà una Iga “doc”.
Marco Mazzoni
TAG: Francisco Roig, Iga Swiatek, Marco Mazzoni

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Con una Sabalenka in formato Terminator sono dolori amarissimi per tutte se puntano i GS o i 1000.
Già come tratta i raccattapalle dà la misura del personaggio cioè pessima.
La strada è lunga iga ,fin troppo ovvio l’ andare a leccarsi le ferite tra le solide mammelle nadaliane ma proprio in virtù di questa fuga nella placencta iberica si sente sorda una grande difficoltà interpersonale che poi ovviamente si riverbera su tutto il gioco completamente inceppato. La strada dicevo è lunga , l”accenno poi, tutto nevrotico sul compararsi e sul compattarsi sul muro la dice lunga sulla sua attuale autostima. Il muro del n sé non è negativo né positivo, non è questione di manicheismi o di scelte, il muro rappresenta lo stare dietro, il sentirsi dietro a qualcosa di inamovibile, ad un qualcosa che non nasconde nessuna ulteriorita’, nessun doppio fondo perché semplicemente il muro è il fondamento ultimo, senza più ripari o scantonamenti….voglio ridiventare un muro… c’è da rifletterci…vorrebbe fare qualcosa di nuovo pur rimanendo un muro, compossibilita’ ubiquitaria, nevrosi di sincronismo…tutti sintomi di un forte disagio per ora totalmente immaginario, senza sbocchi concreti…
Pazzesco, che dopo una stagione con Wimbledon, Cincinnati, Korea Open, l’United Cup (per quello che possa valere), numerose semifinali, una finale a Bad Homburg la mettono in croce per un inizio di stagione non entusiasmante.
Colpa anche sua che si lascia travolgere dalle critiche.
Ma cosa devono dire quei tennisti che rispetto a lei hanno una carriera minuscola ma stanno passando per dei “fenomeni” solo per essere in top 10?
Be’ lei ha detto un muro, non un Mouro 😉
Ma la risposta ai suoi bisogni è così facile da trovare: Mouratoglou.
Più “guru” che semplice “coach” e sicuramente l’uomo giusto per trovare anche quello che non serve!
Ahahahah 😀
Purché non ci sia qualche cagnolino randagio nei paraggi.