25 anni dal primo titolo di Roger Federer, a Milano (Video)
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Sembra ieri, ma in una fredda domenica milanese di 25 anni fa fu scritta una piccola grande pagina di storia del tennis. Era il 4 febbraio 2001 quando un 19enne Roger Federer sconfisse il francese Julien Boutter e vinse il suo primo titolo ATP, primo alloro di una carriera straordinaria, irripetibile, che lo porterà ad alzare 103 trofei complessivi tra cui 20 Slam, 6 ATP Finals, un’edizione della Coppa Davis e soprattutto diventare il tennista più amato dal pubblico – vedi ATP Awards fans’ favorite – nel corso della sua lunga e fortunata cavalcata in giro per il mondo. Eppure a quel tempo Roger non era ancora così forte e vincente: il suo tennis brillava per talento, fluidità, colpi a tratti pazzeschi, ma c’erano competitor ancora più stabili, tosti e continui. Il suo gioco entusiasmava, quel rovescio ad una mano lo proiettava e vero erede di Pete Sampras e del tennis “classico”, ma ancora la casella vittorie era a zero e soprattutto la sua continuità di prestazione al massimo livello era assai modesta.
Federer si presentò al via di quell’edizione del torneo indoor di Milano in cerca del salto di qualità. Nel 2000 aveva già disputato due finali del circuito ATP, a Marsiglia e a Basilea, arrendendosi in entrambe le occasioni. Sconfitte brucianti, ma anche fondamentali sul piano della crescita. “Stabilmente nei Top 30 del ranking, Federer sentiva di essere ormai a un passo: non si trattava più di se avrebbe vinto un titolo, ma di quando” si legge sul sito ATP in ricordo di quell’edizione del torneo meneghino. Tuttavia Roger non era affatto il favorito per il successo finale: c’era Kafelnikov in gara (ex campione nel torneo) e il servizio super di Goran Ivanisevic, molto sceso nel ranking per lunghi stop ma ancora assai competitivo (avrebbe poi vinto a Wimbledon nell’estate successiva). Federer esordì a Milano battendo Rainer Schuttler e Cyril Saulnier, prima di eliminare Ivanisevic in due set nei quarti di finale. A separare Federer dalla terza finale ATP in carriera c’era Kafelnikov, arrivato a Milano da numero 7 del mondo. Sulla carta, l’ex numero 1 ATP era il grande favorito tra i semifinalisti rimasti, completati da Julien Boutter e Greg Rusedski.
Ne era convinto anche il “Kaf”, che infatti ricorda: “Visti i quattro arrivati in semifinale, sentivo che il titolo era nelle mie mani”. Oltretutto il russo aveva battuto Federer in tutti e tre i precedenti, ma Roger era in rampa di lancio, pronto a decollare verso una carriera strepitosa. Mancava solo l’ultimo “clic”, la consapevolezza di esser pronto. E tutti lo sapevano, avversari e Kafelnikov incluso. “Sapevamo tutti che Roger era il miglior giovane al mondo”, continua Kafelnikov nel suo ricordo. “La prima volta lo affrontai a Rotterdam, aveva 18 anni, e mi servì il terzo set per batterlo. Avevo capito che gli mancava solo qualcuno che lo aiutasse a incanalare la sua concentrazione. Ricordo che passava molto tempo a giocare alla PlayStation con il coach, non era così concentrato come lo sarebbe stato a 22 anni, quando iniziò a credere davvero di poter diventare numero 1 del mondo. Il gioco per essere il migliore ce l’aveva già, questo lo sapevamo tutti”.
Roger a Milano si travestì da Federer: non solo colpi di rara bellezza e talento, ma in quella dura semifinale lottò punto su punto con buona concentrazione e superò Kafelnikov per 6-2 6-7(4) 6-3. Fu la sua prima vittoria contro un ex n.1 ATP e il pass per la finale di Milano. Ad attenderlo c’era il francese Boutter, alla sua prima finale ATP. Lo svizzero si aggiudicò il primo set 6-4, ma nel secondo Boutter lo spinse fino al limite, imponendosi per 9 punti a 7 in un tiebreak ad alta tensione. Qua tra gli appassionati – e chissà, forse anche dentro Roger – aleggiò lo spettro di un crollo di Federer, rimontato e superato nella lotta. Stavolta Federer riuscì a cancellare la delusione e tensione del momento e si affidò al suo istinto, a quei colpi non solo bellissimi ma anche vincenti. Riuscì a scappare in vantaggio e chiuse il match a suo favore per 6-4 6-7(7) 6-4, sollevando finalmente il suo primo trofeo ATP.
“Volevo vincere a tutti i costi il mio primo titolo ATP”, raccontò Federer in ricordo di quella cavalcata milanese. “Quella fu una settimana enorme per me. Sentivo pressione perché ero entrato in finale leggermente favorito. Ma si giocava indoor veloce e Boutter aveva un servizio molto potente, quindi non sapevi mai cosa aspettarti. Oltre alla gioia fu sollievo in quel momento. La felicità vera arrivò 24 ore dopo, quando materializzai quel che avevo fatto. Ricordo di aver pensato: ‘Almeno uno l’ho vinto’”.
Beh, caro Roger, un po’ di strada da quel primo titolo a Milano, possiamo dire che l’hai fatta…
Marco Mazzoni
TAG: ATP Milano 2001, Marco Mazzoni, Roger Federer, Storia del tennis

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Che nostalgia…
Per il bimbo Federer (l’originale, non il Bulgaro che invan ha cercato di imitarlo).
Ma soprattutto per il torneo di Milano, che nulla aveva da invidiare ai più importanti tornei al coperto (Rotterdam, Stoccolma, Parigi al coperto…).
Pensare che al posto di Parigi, d’autunno poteva esserci Milano…
Invece quasi venticinque anni di prestigiosa tradizione, un albo d’oro con Borg, Mecchinrò, Vilas, Edberg, Becher, Noah, Ivanisevic, Federer, l’unica edizione femminile con Seles e Navratilova in finale; tutto questo buttato nel cesso.
Mah!
Ormai è tardi: una simile tradizione non la si può più ricostruire, specialmente in quest’epoca dove non conta altro che quanti soldi si mettono sul tavolo dell’organizzazione per una lauta magnata di spartizione.
Ma quanti rimpianti.
Io c’ero!
Nostalgia di Federer, dei 25 anni meno che avevo anche se da ragazzo mi dicevo che nel 2000 sarò vecchio… Questione di prospettiva. E nostalgia anche del torneo di Milano e di quello di Palermo: ci è rimasto solo Roma ed è davvero troppo poco (le finals girano per il mondo, ora sono qui ma fra qualche anno non più).
Mc Enroe – Edberg – Sampras e ovviamente Roger anche se, porca vacca, a un certo punto smise di andare a rete.
2001 non siano andati nello spazio, siamo sempre qui anche nel 2026 e torneremo faticosamente sulla luna fra un paio di anni o più facilmente 4 o 5. Il mondo lasciamo perdere come va.
Almeno abbiamo Sinner, Musetti e tutti gli altri, dopo decenni passati a guardare e a tifare grandi giocatori stranieri finalmente qualche italiano.
Io ancora ricordo la prima volta che lo vidi giocare, a memoria un anno prima almeno, e la prima cosa che pensai è che sarebbe diventato un top player
Ho un libro a casa. “Federer è esistito davvero ”
Ecco il titolo è emblematico.
Federer è stata la perfezione, la bellezza, il talento,l eleganza, la classe.
A mio parere nessuno mai come lui ,impossibile non amarlo.
Purtroppo ha trovato sulla sua strada il più grande di tutti I tempi sulla terra rossa,Nadal e poi un altro alieno,djokovic completo su ogni superficie…
Ecco ,forse a Federer è mancata proprio la ferocia,la cattiveria agonistica dei suoi 2 rivali….d altronde quando mai si è visto un principe ravanare,sfangare,umilmente sudare e sporcarsi ,seppur su un campo di tennis?
CHE
U O M O
ROGER FOREVER!!!!
Non solo: ricorre un anno dal primo 500 vinto da Landaluce e, incredibile come passa il tempo, due anni dal primo 1000 incamerato da Fils.
Arriva un momento per alcuni appassionati in cui viene una sorta di rassegnazione.
Per me fu quando il tennis “corri e tira” di Agassi che fu dirompente per stile,per colori,che sconvolse le tradizioni trovò in Moya l’erede. Quel toppone di dritto,la canotta,la Babolat che era uno spartiacque tra chi sapeva giocare e aveva telai piccoli o per lo meno dal profilo sottile, e il nuovo tennis fisico fatto di rotazioni con questi fucili con cui stava tutto dentro.
Guardi Sampras e già ti viene nostalgia e poi arriva questo tizio…dalla Svizzera.
La Svizzera nello sport pensi sia Pirmin Zurbriggen (grande) e quella che batté l’Italia 82 nella prima amichevole post mondiale,snob e rompiballe ma spunta questo:naso grosso,viso con brufoli, codino…bah, antipatico.
Poi lo vedi colpire,anzi sciorinare:sotto la maglia ampia capisci che c’è un braccio che tira scudisciate,che senza sforzo in decontrazione la mette dove vuole con un’eleganza assurda.Il dritto sotto forse solo a quello di Pete ma il rovescio è da libro di Clerici…tutto sembra un manuale,dal servizio al rovescio alla mano a rete.
Ti ritrovi a voler mettere su i vecchi VHS di Edberg e compagnia e ti ritrovi a voler vedere il tennis in diretta perché tutto ciò che ammiravi in alcuni campioni appartiene ora ad uno solo.