Bentornato, Danill. Quello “vero”
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L’unicità è un valore inestimabile, ma a volte diventa una condanna, ancor più se vivi la tua diversità forte di un carattere spiccato, spigoloso e irascibile. Spesso assai sopra le righe tra scatti d’ira impetuosi e una ironia sottile non sempre alla portata di tutti. Diventi un personaggio divisivo: o ti amano, o ti odiano, impossibile restare indifferenti di fronte a questa personalità corrosiva e quei colpi “storti” ma tornati terribilmente efficaci. Di sicuro Daniil Medvedev non se n’è mai curato, nei momenti belli e in quelli brutti, e questo lo rende ancor più affascinante, o detestabile a seconda dei punti di vista. Il moscovita è tornato in copertina con la sua prestazione superlativa e vittoria contro Carlos Alcaraz in semifinale ad Indian Wells, in quella che è diventata – a sorpresa – la prima battuta d’arresto del n.1 ATP nel 2026. Dopo il rotondo successo di Sinner su Zverev, ci si apprestava a vivere l’ennesimo duello contro il murciano. A sparigliare le carte sul tavolo c’ha pensato Daniil, un super Daniil tornato a livelli che non toccava dai primi due set contro Sinner nella finale degli Australian Open a noi così tanto cara, e diventata per il russo un incubo difficile da digerire. Difficilissimo per Alcaraz è stato interpretare e controbattere il gioco complesso e davvero efficace di Medvedev. Daniil adora le condizioni del torneo: non è un caso che qua ha fatto già due finali (2023, 2024), battuto entrambe le volte proprio da Carlos. Stavolta la partita ha preso una direzione diversa ed il merito è tutto di un Medvedev capace di “intortare” il fortissimo rivale con un gioco eccellente sotto tutti i punti di vista. Per arrestare la corsa di Charlie era necessario giocare meglio di lui, portarlo al limite, farlo sentire scomodo in campo e non farlo respirare. Missione compiuta, e oggettivamente è stata una sorpresa enorme perché chi vi scrive, pur essendo da sempre un sincero estimatore del russo, non lo riteneva più capace di performare così bene in tutti i settori di gioco: servizio, risposta, difesa, attacco, e farlo per tutto l’incontro. Non c’è stata una macchia, per un successo limpido, meritatissimo e ottenuto semplicemente giocando meglio del più forte su piazza (stando al ranking), e in un torneo che Carlos ha vinto già due volte.
Si è capito fin dai primi game che Medvedev era sceso bene dal letto, ma anche che il suo tennis era tornato a tutti gli effetti. Nei due anni bui vissuti di recente, che gli sono costati un crollo verticale ed uscita pure dalla top 10, Daniil aveva perso smalto con il servizio, non riusciva più a rispondere con aggressività e quelle palle così complesse da diventare assai complicate da rimettere in modo aggressivo. Poi uno dei suoi punti di forza, forse il migliore, è sempre stata la difesa estrema che diventa improvviso contrattacco. Serve un vigore atletico che Medvedev aveva del tutto perso, ma anche un piglio e concentrazione massima per capire il momento giusto per cambiare ritmo, passando dalle sue famosissime palle lente e “storte” a bordate micidiali, imprendibili. Questo era il Daniil “doc”, quello che vinceva i 1000, faceva finali Slam, batteva pure Mr. Record Djokovic a US Open, impedendogli di completare il Grande Slam. Vista la sua lunga discesa, gli anni che passano, i chilometri nelle gambe e nella testa, beh, era ardito ipotizzare che fosse in grado di tornare così vigoroso, potente, resistente e scattante. Pure sereno, perché troppe volte si era un po’ riavvicinato a quella visione di se stesso finendo poi per collassare mentalmente sotto pressione, cadendo malamente troppo in difesa oppure sparacchiando via la palla, con tempi di gioco che mai gli sono appartenuti. Serviva ritrovarsi, con grinta e lucidità per arrivare a sfidare un Alcaraz al momento imbattibile. “Meddy” ha zittito tutti, c’è riuscito e l’ha fatto alla grande. Da Campione.
Daniil ha giocato una super partita contro Carlos sotto ogni punto di vista, ma il capolavoro è stato a mio avviso la tenuta mentale nei due gravissimi momenti di difficoltà: il break subito nel primo set, prontamente recuperato andando a prendersi lui i punti e mettendo grande pressione sullo spagnolo; e due set point salvati sul 5-4. Il primo è la foto del match: servizio velocissimo e preciso, a disarmare la risposta dell’avversario, passo avanti e due rischi col diritto, il colpo meno sicuro. Ha preso il momento di petto, ma non l’ha fatto chiudendo gli occhi e recitando una preghiera, tutt’altro. C’ha messo muscoli e precisione, intensità, ha stretto l’angolo e poi lasciato correre il lungo linea, senza dare minimamente il tempo ad Alcaraz di fare niente. In una singola parola: Classe. Quella che ha sempre posseduto Daniil ma che s’era persa. Si pensava per sempre, ma lui è stato bravo invece a crederci, riannodare i fili di una tela assai logora, e ripartire. Aveva ripreso giocare benino, ma più con fiammate di qualità che tenendo alto il livello a lungo, tanto che contro i fortissimi perdeva. Ma erano tornato al successo in due (piccoli) tornei, Almaty e Brisbane. Quando sei un campione vero, il più grande nemico finisce per essere… te stesso. Quando ci credi di meno, il nervosismo prende il sopravvento. Non accetti che tutto sia cambiato e il male dentro si incancrenisce e di deprime.
Quante occasioni Daniil ha buttato via nei mesi scorsi, con quel sorriso beffardo che non portava niente di buono. Uno sguardo lontanissimo da quello di ieri a Indian Wells, quando c’era elettricità, concentrazione, e interesse solo per la palla, la sua traiettoria. Un controllo degli scambi da manuale, da vero scacchista qual è veramente. Daniil è stato sontuoso nel servire bene, come non faceva da molto tempo, e farlo con continuità. Ha risposto con palle lunghe e non sempre veloci, ma tatticamente assai corrette. Ha forzato tanto Carlos sul rovescio e l’ha costretto a molte uscite da quel lato, a volte con vincenti ottimi, ma è stato il messaggio quello che conta: io ci sono e continuerò a martellare lì. E poi la difesa, la ritrovata leggerezza nel rincorrere e rimettere tante palle lente e cariche di spin, che nemmeno il braccione del giovane n.1 è riuscito a governare con la sua prepotenza tecnica. Medvedev ha sfidato Alcaraz su tutta la linea, tutto il campo, ha regalato quasi niente e l’ha tenuto lì, a lottare e ragionare. Era tempo che non si vedeva Carlos parlottare un po’ smarrito col suo angolo. Era dalla finale di Wimbledon, quando Jannik lo mise sotto. Stavolta Daniil c’è riuscito non di potenza e anticipo come Jannik, ma tirando su un vero muro difensivo e cambiando sempre ritmi e angoli, tutti scomodi da rigiocare, mai dove l’altro ama spingere. Una vittoria davvero da scacchista, tatticamente ineccepibile e sostenuta da colpi top e un vigore atletico che non si vedeva da tempo.
È stato entusiasmante ritrovare la unicità di Medvedev alla massima potenza. Quei servizi precisi, le sue traiettorie uniche, da lentissime a velocissime, e un piglio offensivo di prim’ordine. Tanti i suoi diritti cross talmente veloci e impossibili da leggere, e rimettere; ancor più i rovesci consistenti, di varia altezza, un po’ stretti e un po’ di meno, ma tutti ben cadenzati. Daniil ha disputato un match sopraffino da tutti i punti di vista e ha meritato la vittoria, che lo riporta anche in top 10, dove merita di essere. Adesso la domanda “sorge spontanea”: sarà in grado di replicare questa prestazione contro Sinner? Ce lo dirà solo il campo.
Jannik è un giocatore molto diverso da Carlos. La carriera di Sinner al massimo livello è decollata – per sua stessa ammissione – quando ha capito come battere Medvedev, un giocatore assai scomodo e complesso. Tra i due c’è stima e sana rivalità, spesso i loro match sono stati molto interessanti. Non resta che attendere le 22, quando scenderanno in campo per giocarsi il titolo di Indian Wells. La sensazione è che servirà un gran bel Sinner per farcela, se Medvedev confermerà questo livello e tenuta, fisica e mentale. Vedremo chi la spunterà, intanto un grande applauso a Daniil. Anzi, un grande Bentornato, il tuo gioco unico è mancato assai.
Marco Mazzoni
TAG: Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev, Marco Mazzoni, Masters 1000 Indian Wells 2026

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Il Medvedev “vero” aveva una continuitá sui 12 mesi che questo deve ancora dimostrare, avendo per esempio racimolato 7 giochi contro Tien agli AO, quindi 2 mesi fa.
Per ora é un ottimo giocatore in stato di grazia.
Gli faccio i miei complimenti perché dopo essere stato numero 1, uscire due volte dai top ten e rientrarci altrettante volte, dimostra una classe e tenacia fuori dal comune.
Peccato peró che quell episodio contro Draper macchi un pó questo suo torneo altrimenti ad oggi perfetto
Chiaramente “aiutati” da un Alcaraz STANCO e perfino SPENTO nel tie-break finale…
…davvero difficile fare un TRIPLETE contro avversari TUTTI determinati a prendersi lo scalpo del #1…
… è molto impegnativo portare la maglietta iridata (dietro a forma di bersaglio).
Ahahahah 😀
Ovviamente è bello rivedere Danil ad alti livelli, però aspetterei gli slam per capire se davvero può tornare a competere con i due fenomeni