Sinner vs. Fonseca, 5 spunti dal grande match di Indian Wells
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Potenza, intensità, colpi vincenti, spettacolo. Ma anche un bel confronto tra sfrontatezza giovanile e un tennis più cerebrale, e la certezza finale che Jannik Sinner e Joao Fonseca sono destinati a scontrarsi in futuro per match ancor più importanti, magari per il titolo di grandi tornei. L’interessante e combattuto match serale al Masters 1000 di Indian Wells ha destato molta attenzione a livello internazionale, come ogni volta in cui si sfidano per la prima volta uno dei massimi esponenti e un giovane dal potenziale immenso. La partita non ha tradito le attese: c’è stato di tutto un po’, inclusa tensione agonistica e uno score assai serrato, tanto che solo due tiebreak hanno spostato la bilancia a favore di Jannik, sbarcato così nei quarti del torneo californiano non senza soffrire e costretto a tirar fuori gli artigli e tutta la sua classe per rimontare lo svantaggio in entrambi i “decider”. Questo match è stato così intenso e profondo come significati tecnico-tattici che meriterebbe un’analisi puntuale, quasi da “scuola tennis” alla lavagna per spiegarne i passaggi cruciali ed andamento. Senza inoltrarci in una descrizione iper-tecnica, ecco 5 spunti selezionati dal primo atto di una nuova super rivalità, Jannik vs. Joao. Cinque proposte di riflessione sui due giocatori, il loro momento e prospettive future, nel breve e lungo periodo.
1 – Fonseca arriverà molto in alto. Joao ha giocato una super partita da ogni punto di vista e l’ha persa perché Jannik ha giocato meglio i punti decisivi forte di una esperienza nettamente superiore che gli ha permesso di gestire le emozioni e quei 4-5 punti che hanno fatto la differenza. Da Black Mamba sportivo, pronto ad azzannare la preda al momento giusto. Non è stato un Sinner epocale ma un buon Sinner, e questo rafforza la qualità di prestazione di Fonseca. Si ipotizzava che la spinta, pressione, intensità e tenuta del livello verso l’alto dell’azzurro potesse stroncare colpo dopo colpo, rincorsa dopo rincorsa, la tenuta del nativo di Rio de Janeiro. Fonseca invece ha retto molto bene dal punto di vista fisico, spingendo anche più di Sinner come “punch” complessivo e non dando mai la impressione di un vero crollo atletico. Non ha mai tirato i remi in barca, fin dal primo punto ha affrontato il n.2 del mondo a viso aperto, sfidandolo sulla velocità, potenza e capacità di picchiare la palla come un “fabbro”. Ha mostrato tutto il potenziale del suo braccio poderoso andando spesso sopra al ritmo dell’italiano. Roba seria, roba tosta. È la conferma che Joao sta lavorando bene sul proprio gioco (come ha tenuto la diagonale di rovescio è stata la vera sorpresa tecnica) e ancor più sul proprio corpo, quello che tutti vedono come suo punto di relativa debolezza. Non è ancora al passo dei migliori, come si è visto quando Jannik è riuscito a comandare con anticipo massimo e Joao c’ha messo quella frazione di secondo di troppo nello scattare verso la palla, perdendo il punto; ma il salto di qualità è evidente. Di sicuro l’adrenalina del contesto e dell’avversario ha sostenuto a dovere Fonseca, ma questo match doveva essere un esame per il suo livello di gioco e tenuta; nonostante la sconfitta il test è stato ampiamente superato.
2 – Sinner in crescita ma le sensazioni non sono ancora le migliori. Quando vinci un match così duro e complesso, contro un avversario a tratti scatenato nella spinta e dotato di tutti i colpi, significa che stai piuttosto bene e la condizione è in miglioramento. Tuttavia in diverse fasi della partita Jannik non è stato affatto centrato con i colpi, in particolare col diritto. Varie le palle mal centrate, anche per la velocità impressionante e peso nei colpi imposto da Fonseca certo, ma un Sinner al meglio arriva comunque meglio sulla palla e i suoi impatti sono più secchi e ficcanti. Anche a livello di attitudine Sinner è parso più attento alla prestazione agonistica che a prendersi deciso il controllo del gioco, dal centro del campo con quegli anticipi che tagliano le gambe agli avversari. Ci si aspettava che l’italiano volesse imporre al rivale il proprio tempo di gioco, andando moltissimo sul diagonale stretto e poi lungo linea per aprire il campo e far correre Fonseca, era il piano più logico per mettere a nudo la rapidità non eccezionale del classe 2006; non c’è riuscito per larga parte dell’incontro, anche per merito di una potenza di fuoco estrema di Joao, ma anche per un attitudine più conservativa di Jannik. Il suo 2026 continua senza quella brillantezza assoluta che abbiamo ammirato per esempio a Torino lo scorso novembre, quando giocava con naturalezza, quasi in contro balzo, e dalle corde uscivano traiettorie così veloci da lasciare fermi i rivali. Nel match vs. Joao e in tutto il 2026, questo tipo di accelerazioni sono più rare e arrivano quando è in controllo del match. Cosa significa? Che spesso gioca più contratto e meno libero. Forse mancano ancora sensazioni e sicurezza. Questo è l’assist per il punto seguente.
3 – Jannik a caccia di un tennis più “complesso” e tattico, con velocità un filo ridotta? Forse questa sensazione, ossia di un tennis più arrotato, con uno o due colpi in più per prendersi il punto rispetto alle sue medie dei momenti migliori, deriva dalla considerazione precedente, una condizione ancora non al massimo e quindi sensazione e fiducia non perfette. Uno status quo che lo limita nel produrre quel gioco così rapido, anticipato e con colpi pesanti da renderlo imprendibile. Oppure nella costruzione di uno Jannik sempre più duro e tosto agonisticamente, il nostro campione si sta spostando sempre verso una sorta di “Djokovic 2.0” (passateci il termine un po’ banale) a velocità superiori e con meno pallate a tutta per chiudere presto lo scambio? Il segnale viene dal diritto, assai più carico di rotazione e meno profondo nel palleggio, e anche un rovescio che va raramente dritto al lungo linea vincente e resta più bloccato sul ritmo cross ad alta ma non altissima velocità. Di sicuro avere nel proprio bagaglio una tenuta eccezionale con ritmo e intensità costanti su palle lavorate e scomode da impattare per i rivali è un punto di forza, ma… quel Jannik capace di maltrattare la palla e tirare bordate imprendibili per chiudere il punto in tre mosse pareva irresistibile. Forse questa costruzione è per avere un solidissimo piano b quando la spinta a tutto braccio non va o le sensazioni non sono le migliori. Ma siamo all’opposto di quanto dichiarato da lui stesso mesi or sono: variazioni per cambiare dalla spinta a tutta, come back, smorzate e discese a rete. Questo Sinner più consistente e duro agonisticamente è da verificare, se sarà una tendenza o necessità del momento.
4 – Il servizio di Sinner è più stabile verso l’alto. Ed è imprescindibile – Ormai lo swing della battuta di Jannik, nuovamente aggiustato lo scorso autunno, pare aver preso una stabilità importante e sostiene la prestazione dell’azzurro. Servizio e risposta restano i due architrave per vincere le grandi partite e gli Slam. Sulla risposta Jan è al vertice, nessuno come lui trova impatti così calibrati e profondi per mettere in difficoltà l’avversario all’uscita dal servizio; la battuta da inizio anno è quasi sempre su percentuali superiori al 65% con una trasformazione del 75%. Anche nella vittoria contro Joao 15 Ace e molte situazioni non facili ben gestite con la battuta, non sempre a tutta velocità ma andando a prendersi l’angolo stretto da destra e sorprendendo l’avversario con precisione al T da sinistra. Piuttosto sta diventando altrettanto costante un inizio di match con meno prime palle, e poi quando ingrana tutto il resto decolla. Non sempre puoi permetterti una partenza con le marce basse, contro i migliori lo paghi (vedi Mensik a Doha). Sinner è favoloso da fondo campo, in scambio, ma per vincere ha bisogno di un servizio in ritmo.
5 – Sinner nei punti importanti c’è – La differenza tra i super campioni e gli altri è giocare bene i punti importanti. Lo scriviamo di continuo, la vittoria di Jannik su Joao stanotte lo conferma ancora di più. Sotto 6 punti a 3 nel tiebreak del primo parziale l’azzurro ha alzato l’attenzione al massimo e non ha sbagliato niente: esecuzioni, scelte, posizione sul campo. Niente. Jannik si conferma agonista feroce, durissimo nei momenti duri. Per batterlo in queste situazioni devi andare sopra, trovando giocate talmente difficili da far saltare il banco. Questo scenario rimanda al ragazzo di Murcia… bravo quanto l’altoatesino. Vedremo se i due campioni si giocheranno il titolo di Indian Wells. E, nel caso, se Jannik riuscirà a ritrovare il livello e colpi di Torino, la loro ultima sfida.
Marco Mazzoni
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@ Silvy__89 (#4572908)
È la sensazione che ho io dopo e l’ho scritto dopo la sconfitta con Mensik. Sembra quasi volontariamente non pronto del tutto fisicamente. Sembra che abbia volontariamente tralasciato questa prima parte di stagione per puntare tutto dal Roland garros in poi. Avrebbe amche senso. Ha già vinto 2 Australian open. Vuole provare a vincere Roland garros e almeno uno tra Wimbledon e US Open. Ormai chi pensa che un tennista possa essere on fire 11 mesi su 12 non capisce nulla di tennis moderno
Come già scritto più volte, per me è sicuramente uno Jannik che non ha la profondità unita alla potenza dei colpi dei giorni migliori e questo aspetto lo noto dagli AO in poi.. con Djoko, in parte con Mensik, con Fonseca, spesso l’ho visto remare nello scambio ed è una cosa a cui non ero molto abituato, al di là delle qualità alte dei 3 avversari.. che sia una scelta voluta o che sia invece dettata da una non ancora perfetta condizione atletica per cui arriva sempre con un pizzico di ritardo su certi colpi questo non lo so, certo, mi rimane una sensazione “strana”, ambigua.. poi, servizio top, ma ormai dal post Us è sistemato o quasi e la qualità da vincente nei momenti clou dei match è una caratteristica fondamentale che il rosso ha da tempo ormai.. in definitiva, uno Jannik in transizione quello che vedo in questo inizio anno, sia tecnicamente che atleticamente.. spero sia una scelta finalizzata ad arrivare al top a Parigi
Non voglio ripetere le considerazioni interessanti ed intelligenti già fatte qui dagli amici del blog…
…invece mi (vi) faccio una domanda specifica: siamo sicuri che lo “stile” di gioco presentato ieri da Sinner sarà lo stesso che userà contro TUTTI gli avversari, compreso Alcaraz?
Mi viene il sospetto che Jannik si avvii verso una maturità tattica che gli chiederà una maggiore “modulazione” dei colpi, anche per preservare energie in vista delle fasi finali del torneo…
…che ne dite? 😉
Commentando la vittoria contro Rinderneck, Carlos Alcaraz si è lamentato:”Contro di me tutti giocano come se fossero Federer”.
La realtà è questa: contro Carlos e Jannik gli avversari giocano a braccio sciolto, senza nessuna pressione psicologica e forzando i colpi. Ti può andare male come a Shapovalov, ma anche azzeccare la giornata giusta come a Mensik.
Poi giustamente quando si scontrano giocatori di pari livello vengono fuori il braccino, gli errori tattici, e la paura di vincere.
Tutto ciò senza nulla togliere alla bella prova di Fonseca.
Anch’io ho la sensazione, ma più che sensazione lo ha proprio dichiarato lui, che Roland Garros e più in generale tutta la stagione su terra siano un suo grande obbiettivo.
Probabilmente quest’anno punta a trovare il picco di condizione in quei mesi lì.
Sottoscrivo tutto quanto su Jannik. Le considerazioni di Mazzone corrispondono in pieno alle mie sensazioni di questo Sinner di inizio anno: errori banali, velocità e pesantezza colpi non da lui, angoli meno chirurgici, assenza o quasi di lungolinea vincenti sia di dritto che di rovescio, scambi lunghi che troppo spesso perde… Un Sinner secondo me ancora al 60%, non certo in grado di impensierire chi sappiamo
Analisi, secondo me, ineccepibile. Però, per quanto riguarda il servizio, una percentuale di prime sotto il 60% non va bene, assolutamente. Nel secondo set, invece, ha servito alla grande fino alla metà (aveva il 75%), poi è calato vistosamente (ha chiuso al 59%, quindi lascio immaginare quale percentuale ha avuto dopo metà set), oltretutto aumentando i gratuiti.
Per quanto riguarda il dritto, devo dire che ho una grande nostalgia delle mattonate che tirava Sinner, che sono poi quelle che ha tirato Fonseca ieri, e spero di rivederle più assiduamente in futuro.
Il rovescio lungolinea, poi, mi manca tantissimo
Trarre conclusioni su una partita non mi sembra il massimo. Oggi come era successo nella partita con Mensik l’avversario ha sovraperformato, ovvero ha servito molto meglio del solito, e ridotto i gratuiti specie di diritto che spesso sono stati un limite nella breve carriera di Fonseca..ma è relativamente “facile” quando non hai nulla da perdere trovare le grandi partite, pensate ad Hijikata con Bublik che sembrava un fenomeno..Il valore di un giocatore si misura quando vince le partite da favorito, quando ha tutta la pressione addosso. Non prendetela come una polemica ma come una semplice constatazione, Musetti ha spesso giocato benissimo e vinto diverse partite da sfavorito ma spesso è mancato quando era il favorito. O, al contrario, vogliamo parlare di Alcaraz che ha perso con giocatori improbabili che hanno giocato una partita sopralivello ma quando si tratta di giocare le finali con tutta la pressione del mondo addosso è praticamente imbattibile. Quindi, Fonseca è forte ma aspettiamo a vedere quando “dovrà” vincere la finale di un mille o di uno slam…la mia impressione è che Fonseca sia un giocatore molto emotivo che si carica quando fa il puntone e si abbatte quando le cose vanno male ma non ha ancora 20 anni e quindi vedremo..
Sto guardando il match va detto che questo è il match ideale per uno come Fonseca perché non ha nulla da perdere, può appoggiare contrattaccare palle potenti ma pulite,non deve pensare ma sfruttare il minimo spazio e,sbagliasse,avrebbe comunque fatto giusto.
Il contributo di un Sinner buono ma non perfetto gli ha consentito di restare nel match e giocare alcuni colpi che lo hanno esaltato mostrando una mobilità in miglioramento.
Il problema è che domani giochi con un Norrie,un Tabilo, giocatori esperti che non ti alzano il livello ma tendono trappole e tu,che sei ancora grezzo,devi capire quando alzare o abbassare l’acceleratore, quando è opportuno manovrare senza perdere pesantezza per non farsi aggredire finendo per giocare dove non piace.
Non trascurerei comunque i miglioramenti tecnici,il rovescio c’è e pure lo slice è “vero”, propositivo e modulato.
Un po’ mi ricorda il primo Agassi che dovette trovare la quadra tra l’apoteosi e lo sconforto.
Ultima considerazione: sarà ora che i produttori mettano seriamente mano alla qualità delle palle perché se le consuma Medvedev figurarsi questo se poi gioca con Jannik e Alcaraz.
Sono più d’accordo col Papa che col Mazzoni, al quale va comunque il mio plauso, considerando tutti i suoi articoli, spesso ben composti. Prima del match erano 4 chiavi, adesso sono diventati 5 punti. Si può far di meglio (sempre si può), ma questo meglio non sarà svelare 6 segreti. Qual è quel politico “che gli” piace fare gli elenchi puntati – numerati?
Comunque Fonseca non ha nulla del Goat Roger. Siamo proprio su universi differenti.
State buonini che questo a forza di scoppoloni dai due cannibali, farà la fine dei vari Fritz, Shapovalov, Ruud, Rublo, Medvedev, deMinaur, Rune, Sverev, Draper…..tutti randellati e scotennati
Tien scusate
Il Fonseca visto nel secondo turno vinto al terzo set,era il parente lontano di quello visto oggi deciso e concentrato e con un ottimo servizio, Sinner ha giocato bene ma la sua palla non viaggia alle velocità dell’anno scorso,forza per la prossima partita che sulla carta sembrerebbe semplice ma da come sta’ giocando Tiem può creare qualche dubbio
Sinner, a mio avviso, sta puntando tutto sul Roland Garros.
Quindi ci sta che non sia uno schiacciasassi in questo periodo dell’anno sebbene, ho visto la partita stamattina, ha dimostrato grande solidità e Fonseca ha giocato veramente all-in (prevedo che al prossimo incontro, sinner vinca più facilmente, si sa che soffre un pò con chi non ha mai affrontato prima in partita).
La domanda è: puntare tutto sul Roland Garros sarà una scelta premiante?
Non lo so, è un rischio altissimo e, se non va assegnao, potrebbe portare a importanti ripercussioni; il RG è davvero complesso, gli specialisti sono sempre un problema e Alcaraz mi sembra comunque un gradito sopra (nonostante i match point mancati da sinner nell’ultima edizione).
Però forse è giusto provarci almeno quest’anno, basti che non diventi un ossessione