Agassi critica la scelta di Mensik: “Un mental coach in semifinale Slam? Io avrei chiamato mia madre”
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Andre Agassi continua a non usare mezze misure nelle sue analisi durante il Roland Garros 2026. L’ex numero uno del mondo, impegnato come opinionista per TNT Sports, ha commentato con una certa durezza una scelta compiuta da Jakub Mensik prima della semifinale contro Alexander Zverev.
Il giovane tennista ceco, protagonista di un torneo straordinario a Parigi, avrebbe deciso di affidarsi a un allenatore mentale proprio alla vigilia della sua prima semifinale Slam. Una mossa che non ha convinto Agassi, secondo cui intervenire in modo così marcato sul piano psicologico proprio in una fase tanto delicata può comportare più rischi che benefici.
“Non sono molto favorevole all’idea di portare un allenatore mentale in semifinale di un Grande Slam”, ha dichiarato Agassi.
L’ex campione americano ha poi spiegato il suo punto di vista con una frase destinata a far discutere.
“A quel punto dovresti portare tua madre. Qualcosa del tipo: ‘Dai mamma, vieni a vedermi giocare la semifinale’. Ma portare un allenatore mentale, non so, mi sembra che abbia solo svantaggi”.
Una posizione netta, che riflette la visione di Agassi su un tema sempre più centrale nel tennis moderno: la gestione della pressione. Oggi il lavoro mentale è considerato parte integrante della preparazione di un atleta, soprattutto ai massimi livelli. Ma secondo l’ex numero uno del mondo, il momento scelto da Mensik sarebbe stato tutt’altro che ideale.
Il ragionamento di Agassi sembra basarsi su un principio semplice: in una semifinale Slam, il giocatore deve sentirsi il più possibile naturale, protetto, leggero. Inserire una figura nuova proprio in quel contesto rischia di aumentare la percezione dell’evento, invece di normalizzarla.
Per Mensik, quella contro Zverev era la partita più importante della carriera. Il ceco arrivava da un percorso clamoroso, culminato con la vittoria nei quarti contro Joao Fonseca, e aveva davanti l’occasione di raggiungere la prima finale Slam. In situazioni del genere, ogni dettaglio può pesare: routine, ambiente, parole dello staff, tensione emotiva.
Agassi non contesta in generale l’utilità del lavoro mentale, ma mette in discussione la tempistica. Una figura di questo tipo, per essere davvero efficace, dovrebbe far parte di un percorso costruito nel tempo, non comparire improvvisamente alla vigilia di una delle partite più importanti della vita sportiva di un giocatore.
La sua osservazione, volutamente provocatoria, apre comunque un dibattito interessante. Nel tennis contemporaneo, dove la pressione è enorme e l’esposizione mediatica cresce sempre più, molti giocatori si affidano a psicologi, mental coach o figure specializzate nella gestione emotiva. Il punto è capire quando e come inserirle nel lavoro quotidiano.
Nel caso di Mensik, il risultato contro Zverev darà inevitabilmente ancora più spazio alle interpretazioni. Se una scelta funziona, viene letta come lungimirante. Se non funziona, diventa facilmente un errore. È la legge spietata del grande sport, soprattutto quando si parla di Slam.
Agassi, dal canto suo, resta fedele al suo stile: diretto, schietto, poco incline alle formule diplomatiche. La sua frase sulla madre è già diventata una delle più curiose del torneo, ma dietro la battuta c’è un concetto preciso: nelle grandi partite, a volte, più che aggiungere elementi nuovi, serve semplificare.
Mensik ha comunque vissuto un Roland Garros di altissimo livello e la sua crescita resta uno dei temi forti del torneo. Ma la scelta del mental coach alla vigilia della semifinale continuerà probabilmente a far discutere.
E quando a esprimere il dubbio è uno come Andre Agassi, il dibattito è destinato ad allargarsi: nei momenti decisivi, meglio cercare nuove risorse o affidarsi a ciò che ti ha portato fin lì?
Francesco Paolo Villarico
TAG: Andre Agassi, Jakub Mensik

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Credo sia ingenua.Penso intendesse che è meglio avere un familiare se lo scopo è gestire la tensione. Ai tempi forse l’avrebbe voluta lui anziché il babbo che era “pesantuccio”.
la penso come te….pero’ il finale sulla mamma è un po’ acido
Ma qualcuno crede davvero che il mental coach assoldato il giorno prima abbia potuto incidere apprezzabilmente?? Per come la vedo io nella partita contro Zverev il ceko ha semplicemente giocato male, come ad esempio dimostrato dai molti errori di rovescio e in risposta, che invece contro Fonseca erano stati i suoi principali punti di forza. E comunque, ripeto, Mensik il tennis ce l’ha (un gran tennis), gli manca ancora la costanza, che però acquisirà.
Se ti pagano per dare opinioni devi dare opinioni.
Critico Agassi quando non concordo ma non certo a priori vista l’esperienza,il fatto poi che in gioventù non sia stato irreprensibile significa che gli errori li ha vissuti,analizzati, corretti,un po’ come Ivanisevic.
Il mental coach è fondamentale in uno sport che mette pressione,che usura,che necessita di indirizzare tutte le energie sull’obiettivo e difendersi da tutto quanto possa minare la sicurezza (avversario a parte) ma occorre l’instaurarsi di un clima di fiducia. Come può essere d’aiuto uno sguardo nuovo,che tu non conosci, in un momento così importante come una semifinale Slam? Dopo uno scambio lo guardi per trovare conforto o per sapere se ha apprezzato il tuo comportamento? Questa scelta alleggerisce un momento di suo estremamente complesso o lo rende ulteriormente pesante?
Francamente ho le stesse perplessità di André.
Proiettati nel giurassico…
Quando gli ex atleti parlano di aspetti tecnici va bene perché ne capiscono ma poi quando si allargano su altri aspetti entrano nel pettegolezzo peggio di quando torniamo a casa dopo una cena. Ma noi lo facciamo in privato mentre in pubblico, “siamo stati benissimo, un’ottima cena, una casa bellissima”. Sulla diplomazia si fonda la civiltà, se si potessero leggere i nostri pensieri tempo cinque minuti e verremmo proiitrati
Qualcuno mi spieghi com’è possibile leggere gli articoli su questo sito senza essere interrotti ogni 20 secondi dalla pubblicità?
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A Jannik consiglia di aggiungere un esperto per i crampi (anche se non sa se sono stati crampi) a Menšík consiglia la mamma che comunque c’era, lui che all’età del ceco aveva proprio un problema di gestione psicologica.
Ultimamente le sue dichiarazioni non sembrano in linea con lo status di Jannik, di un dopo Cahill.
E’ un periodo che non riesce a non farsi gli Agassi degli altri.
Ma certo che ha ragione Agassi, é logico..se sei arrivato brillantemente fin là, vuol dire che sta andando bene, no?
E difatti..
Ovviamente sottolineo che critico soltanto la tempistica, il mental coach serve eccome, ma deve avere il tempo di lavorare e di conoscerti.
Veramente la mamma c’era, e pure il babbo.
Dare voce a Agassi o Mouratoglou non mi sembra il massimo, se poi parliamo di Villander tocchiamo il fondo.
Agassi ha il complesso del pelato….quando vede un baldo giovine (Sinner Mensik Fritz) con gnoccca meravigliosa giovine e folta capigliatura va in rosicamento
non sto a contestare il concetto espresso da agassi che condivido pure ma Comunque sicuramente ne sa piu di me……certo che la simpatia è un’altra cosa…..la lidl gli ha montato la testa!
Questi mental coach sono un po una cagata in generale, ormai c’è un abuso
Agassi mi sembra abbia detto cose sensate!
Fanno un po’ specie le ultime critiche tout court di Agassi. Anche perché la sua intera carriera non ha mai brillato per scelte ponderate e,o, acutezza tattica e tecnica. Non so , forse la maturità ha cambiato le sue prospettive, ma insomma…