Tsitsipas, addio al padre e vittoria a Gstaad. Un caso? Per Stubbs no: “Non puoi avere bisogno di un coach che ti urla cose negative”
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Può essere doloroso, ma svoltare anzi procedere ad un taglio netto a volte è una soluzione tanto drastica quanto necessaria. Sembra questo il destino di Stefanos Tsitsipas che all’indomani della decisione di allontanare il papà – coach è tornato al successo sulla terra battuta di Gstaad, per un titolo che mancava da Doha 2025, ben 16 mesi. Forse è fin troppo ingeneroso addossare tutte le colpe dello scarso rendimento del greco nell’ultimo – lungo… – periodo su papà Apostolos, tuttavia il rapporto tra i due si era gustato da tempo e il clima non era affatto di quelli buoni. Il sentirsi più libero, o semplicemente sollevato, ha certamente aiutato Tsitsipas che sulla terra battuta alpina in Svizzera ha di nuovo giocato un tennis più consistente e potente, superando uno dopo l’altro tutti gli avversari e tornando al successo. È stata una vittoria importante per l’ex n.3 del mondo e due volte finalista Slam: con i punti racimolati a Gstaad è risalito in classifica dal n.87 alla piazza n.49, altro aspetto molto importante per tornare nel tennis che conta.
Non sappiamo se Thomas Perrin, tecnico che ha trascorso molti anni come allenatore presso l’accademia di Patrick Mouratoglou e che era nel box di Tsitsipas a Gstaad, resterà ancora a fianco del greco, ma il legame con la struttura sita in Costa Azzurra è forte visto che un giovane Stefanos si è allenato per molto tempo con i tecnici della struttura. In generale Stefanos ha tenuto in campo in Svizzera un’attitudine più serena, assai focalizzato sul gioco e con un tennis più incisivo. Per molti osservatori lo scadimento delle prestazioni del greco sono dipese perlopiù da fattori mentali; chiaramente la testa, la serenità e l’attitudine guidano il giocatore, ma i rilievi di Tennis Insight parlano chiaro: nella settimana di Gstaad i colpi di Tsitsipas sono stati mediamente assai più potenti e veloci, in particolare servizio e diritto, giusto le chiavi del suo tennis, le qualità che l’hanno portato a vincere per tre volte a Monte Carlo, arrivare ad un set da vincere Roland Garros (poi rimontato da Djokovic) e disputare la finale a Melbourne. In particolare spicca il dato sulla seconda di servizio: a Gstaad Stefanos è passato da aver un rendimento, velocità e altezza al rimbalzo della seconda di battuta fuori dai primi 100 del ranking, a valori in linea con i colleghi di alto livello. Più volte avevamo sottolineato che i colpi principali di Tsitsipas erano un po’ “spuntati”, o depotenziati rispetto ai giorni migliori. Quanto su questo abbia influito il solo aspetto mentale, o il serio problema al gomito e operazione effettuata a fine 2021, può saperlo solo lui, ma intanto è importante ritrovarlo a buon livello e vittorioso.
Sull’importanza dell’aspetto mentale e serenità punge Rennae Stubbs, vincitrice di quattro titoli del Grande Slam in doppio femminile e oggi coach di Serena Williams, oltre che stimata opinionista su alcuni network in occasioni dei grandi appuntamenti. Per l’australiana era arrivato da tempo il momento per l’ex numero 3 del mondo di separarsi dal padre dopo un paio d’anni particolarmente complicati nel circuito ATP. Tsitsipas aveva già vissuto una breve esperienza con l’ex campione di Wimbledon Goran Ivanisevic lo scorso anno, collaborazione terminata dopo appena due mesi, prima del ritorno al fianco del padre. Una minestra riscaldata che non ha portato a niente di buono. “Qualcuno potrebbe dire che suo padre lo ha portato fin qui, e va bene” afferma Stubbs nel sul podcast settimanale. “Ma il problema è che Stefanos perde la testa in campo e, per metà del tempo, non ce l’ha nemmeno con il suo tennis, ma con suo padre. E suo padre continua a urlargli dalla tribuna… tutto questo è estremamente negativo. Lo so perché qualcuno che parla greco mi ha raccontato cosa gli diceva in certi momenti”.
“Forse hai bisogno di qualcuno che ti faccia stare bene, perché spesso è proprio questo il compito di un allenatore. Ci sono aspetti tecnici da spiegare al giocatore, le cose su cui lavorare e gli aspetti da migliorare. Ma alla fine serve qualcuno che ti sostenga davvero, che creda in te quando sei in difficoltà, quando annulli cinque match point al secondo turno e alzi lo sguardo verso il tuo angolo. Vedi Sven Groeneveld (allenatore di Karolina Muchova) che si batte il petto e ti dice: “Continua a lottare”. Hai bisogno di guardare verso il tuo coach e vedere una persona che crede in te, che pensa che tu possa ancora vincere, non qualcuno che ti urla addosso cose negative facendoti sentire malissimo in campo. Evidentemente, adesso tutto questo sta finalmente funzionando per Stefanos ed è bello rivederlo tornare a vincere”.
Un parere pungente quello di Stubbs che sottolinea quanto la psiche dei giocatori in campo, sotto lo stress del match, sia delicata e complicata, tanto che un sostegno vigoroso e puntuale possa aiutare a volte più di un qualsiasi consiglio tecnico tattico. Vedremo se il recupero di Tsitsipas continuerà nei prossimi appuntamenti. Il greco non farà il “back to back”, assente a Kitzbuhel e non risulta nelle entry list di Los Cabos e Washington, quindi probabilmente lo rivedremo al Masters 1000 canadese, dove vanta in carriera una semifinale nel 2021 e una finale nel 2018, persa contro Nadal. Nel 2025 fu estromesso all’esordio, quindi lo spazio per fare bene e recuperare posizioni nel ranking è ampio. A patto di continuare a giocare con un diritto pesante, un servizio aggressivo e la testa focalizzata soltanto sul tennis.
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Rennae Stubbs, Stefanos Tsitsipas

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Dovrebbe avere WC a Washington