Infortuni e momento angolare: fisica e tecnica di gioco spiegano i problemi al polso (e non solo)
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Dopo Il Roland Garros, Carlos Alcaraz salterà l’intera stagione sull’erba e non parteciperà nemmeno a Wimbledon a causa dell’infortunio al polso. Gli infortuni ai polsi sono frequenti. Oltre allo spagnolo hanno avuto infortuni più o meno gravi: Thiem, Nishikori, Del Potro, Nadal, Djokovic, Kyrgios, Brooksby.
Il polso è l’articolazione più debole del braccio e la più vicina la punto di impatto. I ripetuti stress da collisione sono deleteri, specialmente con una tecnica esplosiva in velocità: perché il braccio racchetta ha sì un’alta energia cinetica, ma in una collisione è il “momentum” quello che conta e il momento è dato dalla massa per la velocità. Molti infortuni infatti sono dovuti al sovraccarico funzionale e a stress ripetuti.
Il momento di un tennista è dato dalla velocità del suo braccio racchetta per il peso dello stesso (braccio più racchetta). Nello specifico si tratta di momento angolare, perché c’è sempre un punto di rotazione che sia polso, il gomito o spalla. Quindi peso (considerando anche il peso specifico dell’arto) e lunghezza del braccio sono variabili fondamentali.
Se si vuole aumentare il proprio momento si può allungare il braccio che collide (es. ruotando punto spalla invece che sul gomito o sul polso), aumentare il peso del braccio racchetta o aumentare la velocità di esecuzione. Tutte queste tre soluzioni aumentando il momento di inerzia del braccio racchetta in collisione.
Il problema dell’aumentare la velocità è che in dinamica gioco è difficile mantenere costante questa variabile perché non sempre si è in condizione di oscillare (swing) alla massima velocità. Non di rado si è in allungo, in ritardo, fuori posizione; queste condizioni frequenti nel gioco impediscono di eseguire la tecnica in modo pulito: costringono ad abbassare la velocità o a ruotare sull’avambraccio o sul polso (spesso quando si è in ritardo) riducendo di fatto il momento del braccio racchetta. Il tennista è così esposto ad aumento del numero di collisioni “imperfette” a danno delle articolazioni.
Il vantaggio di una massa maggiore propria (o di un arto più lungo) è che permette una maggiore “ottimizzazione” delle collisioni anche a velocità più basse o in condizioni di allungo ed equilibrio precario, perché la massa di mano braccio ed avambraccio contribuisce a tenere alto il momento anche a velocità ridotte.
L’esplosività del gioco Alcaraz, bellissima da vedere, è anche una necessità del tennista, data la sua struttura fisica, con la quale tiene alto il momento, ma che lo espone in numerose condizioni di gioco ad impatti che gravano sulle articolazioni.
Fabrizio Brascugli
TAG: Carlos Alcaraz, Fabrizio Brascugli, infortunio al polso

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Ritengo che fra i vari parametri, anatomici ed altri, presi in considerazione non si sia scritto di contrazione e decontrazione. Gli exploit di Sinner col dritto avvengono in totale decontrazione, nessun muscolo antagonista frena il lavoro di quelli delegati a slanciare il braccio e ruotare le sue articolazioni. Ciò non avviene nel tennis muscolare di Alcatraz.
Un infortunio al polso non è mai sfiga così come non lo è un infortunio muscolare: indicano che Hai fatto qualcosa di sbagliato
Invece essere investiti da una macchina a Miami è sfiga
Ma quindi ho sempre avuto ragione io? Se non riesci a colpire la palla di anticipo devi generare tu la potenza attraverso la forza muscolare o il polso ed aumentano esponenzialmente le probabilità di infortunio
Chi colpisce d’anticipo ha meno probabilità di infortunarsi perché non deve fare sforzo per accelerare ma utilizza la velocità della palla
Infatti la mia previsione è che Jodar avrà moooolti meno infortuni di Alcaraz
Ma qui mi avevano assicurato che l’anticipo non serve a nulla e che giocatori come Musetti o Alcaraz si sono infortunati per sfiga ahahahahha
La biomeccanica spiega molto, ma da sola non basta a spiegare tutto. Il punto vero è come questi carichi vengano assorbiti nel tempo: entrano in gioco la catena cinetica, la capacità del corpo di recuperare, i materiali moderni come corde e palline, etc…
Il processo spiegato nell’articolo, inoltre, è probabilmente più coerente con problematiche da sovraccarico tendineo o stress cronico, mentre altre lesioni possono dipendere anche da torsioni improvvise, impatti in allungo, compensazioni biomeccaniche o dall’accumulo generale di stress favorito da corde rigide, palline più pesanti e recuperi sempre più ridotti.
Quindi secondo me l’articolo coglie bene una parte del problema, ma rischia un po’ di far sembrare che esista una sola spiegazione biomeccanica per infortuni che in realtà possono avere origini molto diverse.
Carlos in realtà usa molto spin, ma non nel modo “classico” del terraiolo puro alla Rafa dei primi anni. Il suo dritto è più esplosivo e penetrante.
Lui combina velocità di braccio, accelerazione improvvisa e topspin molto violento considerando anche i recuperi estremi che fa spesso col “gancio” di dritto in corsa e fuori equilibrio. Ed è probabilmente proprio questa miscela a creare carichi enormi sul polso.
Può reimpostare il suo gioco sulla costruzione dei punti con il rovescio, come scrissi tempo fa.
Ci sono alcune (parecchie) imprecisioni nel linguaggio, cioè nelle definizioni, quindi è normale non capire cercando di farlo, se non si è studiata meccanica.
Inoltre non si capisce quale sia l’ottimizzazione da ottenere. Se si tratta solo di far uscire la palla velocemente è inutile andare a parlare di momenti, perché si tratta di un normale trasferimento di energia (con un certo grado di dissipazione anelastica) e di quantità di moto da un sistema meccanico complesso (corpo più racchetta) ad uno più semplice (la palla). Se si vuol parlare di rotazioni sulla palla allora è ancora un’altra storia e non si risolve certo con un’analisi primitiva come quella dell’articolo.
La fisica generale ha un suo rigore, la fisica dello sport, oltre al rigore, è ulteriormente complicata.
Evitare svolazzi improvvidi come quelli di questo articolo sarebbe molto meglio, evidentemente non ci sono stati studi regolari o, se ci sono stati, non hanno educato alla necessaria prudenza.
Spero per lui che non abbia fatto la fine di delPotro
interessantissimo articolo, bravi.
la descrizione del problema fa capire benissimo i problemi che ha, e a questo punto bisogna dire che avrà in futuro, se non cambia qualcosa nel suo gioco, alcaraz.
ma il punto fondamentale è che se cambia qualcosa nel suo modo di giocare e di impattare la palla, siamo sicuri che otterrà gli stessi risultati? perderà più partite? staremo a vedere.
e poi c’è sinner……