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Roland Garros 2026: non solo Sinner, ecco gli altri potenziali favoriti. E senza Alcaraz…

22/05/2026 08:12 1 commento
Novak Djokovic classe 1987 con Victor Troicki - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987 con Victor Troicki - Foto Getty Images

Il Roland Garros si avvicina e lo fa con una gerarchia più netta del previsto. La grande assenza è quella di Carlos Alcaraz, fermato dal problema al polso che lo ha costretto a rinunciare alla stagione sulla terra e poi anche a Wimbledon. Lo spagnolo, campione uscente a Parigi dopo la finale vinta lo scorso anno contro Jannik Sinner, lascia un vuoto tecnico e simbolico enorme: senza di lui, il torneo perde il rivale più naturale dell’azzurro e il giocatore che più di tutti avrebbe potuto trasformare la corsa al titolo in un duello alla pari.

In questo scenario, Sinner parte davanti a tutti. Non solo per classifica, ma per continuità, maturità e capacità ormai consolidata di reggere la pressione dei grandi appuntamenti. L’italiano arriva a Parigi con lo status di numero uno e con una striscia di risultati che ha cambiato il peso specifico della sua candidatura: il successo agli Internazionali d’Italia contro Casper Ruud gli ha consegnato il completamento del Career Golden Masters, impresa riuscita prima soltanto a Novak Djokovic.

Sinner, il favorito naturale

Il punto non è più chiedersi se Sinner possa vincere il Roland Garros, ma quanto sia pronto a farlo da favorito assoluto. La terra battuta, un tempo considerata la superficie meno immediata per il suo tennis, oggi non rappresenta più un limite strutturale. Il suo gioco resta costruito su anticipo, pressione costante e pulizia nel colpo da fondo, ma la gestione degli scambi lunghi è cresciuta in modo evidente.

A Parigi gli servirà una versione completa: aggressiva quando il campo si apre, paziente quando l’avversario proverà a spezzargli ritmo e profondità. L’assenza di Alcaraz gli toglie l’ostacolo più pericoloso sul piano atletico e creativo, ma gli consegna anche un carico diverso: quello di chi non può più nascondersi dietro la prudenza.

Il Roland Garros è l’unico Slam che manca alla sua collezione. È anche quello che, più degli altri, misura la resistenza mentale lungo due settimane: partite potenzialmente lente, condizioni variabili, giornate pesanti, avversari capaci di restare aggrappati anche quando sembrano fuori dal match. Sinner ha gli strumenti per dominarlo, ma dovrà trasformare la superiorità tecnica in controllo emotivo.

Zverev, il primo inseguitore

Alexander Zverev è il nome più logico alle spalle di Sinner. Con Alcaraz fuori, il tedesco è proiettato tra le prime teste di serie e ha un rapporto storico molto solido con la terra parigina. È stato finalista al Roland Garros 2024 e, anche se il titolo Slam continua a mancargli, resta uno dei giocatori più attrezzati per arrivare in fondo nei tornei al meglio dei cinque set.

Il suo tennis sulla terra ha basi riconoscibili: servizio pesante, rovescio stabile, capacità di tenere lo scambio senza perdere campo. Il limite, semmai, è la gestione dei momenti in cui deve prendere in mano la partita. Contro Sinner, soprattutto, Zverev rischia di subire la differenza di velocità nello scambio e la maggiore naturalezza dell’italiano nel cambiare direzione.

Eppure Parigi potrebbe offrirgli un tabellone favorevole e una condizione ideale per rimettersi in carreggiata. Se evita passaggi a vuoto nelle prime giornate, è uno dei pochi che può fisicamente sostenere una semifinale o una finale lunga contro il numero uno.

Djokovic, l’incognita che nessuno può ignorare

Novak Djokovic non può essere trattato come un favorito qualunque. Anche quando la preparazione non è perfetta, anche quando l’età suggerisce prudenza, il suo nome resta ingombrante in qualunque Slam. A Parigi ha già vinto tre volte e il suo inseguimento al venticinquesimo titolo Major è una delle grandi storie del torneo.

Il serbo non ha più la continuità fisica dei suoi anni migliori, ma conserva una qualità rara: sa leggere le partite meglio di quasi tutti. Contro Sinner potrebbe non avere la stessa potenza media, ma può provare a sporcare lo scambio, variare le traiettorie, togliere ritmo e costringere l’azzurro a colpire in condizioni meno comode. È il tipo di avversario che non va valutato solo per ciò che ha fatto nelle settimane precedenti.

La domanda vera riguarda la tenuta. Sette partite al meglio dei cinque set, sulla terra, richiedono freschezza, recupero e continuità. Djokovic può ancora battere chiunque in una singola giornata. Vincere l’intero torneo, oggi, è una missione più complessa. Ma eliminarlo dalla lista sarebbe un errore da ingenui.

Ruud e gli specialisti: meno copertina, più sostanza

Casper Ruud resta uno dei profili più credibili tra gli outsider di lusso. La finale persa a Roma contro Sinner ha confermato il divario attuale con l’italiano, ma anche la sua affidabilità sulla terra. Il norvegese conosce la superficie, accetta lo scambio prolungato, costruisce punti con pazienza e raramente si disunisce nelle fasi intermedie del torneo.

Non ha l’esplosività dei primissimi favoriti, né la capacità di cambiare improvvisamente marcia come Sinner o Djokovic. Però Parigi premia spesso chi sa restare dentro il torneo, turno dopo turno, senza consumare energie inutili. Ruud appartiene a questa categoria: non il più spettacolare, ma uno dei più seri.

Accanto a lui si possono citare giocatori come Andrey Rublev, Karen Khachanov, Tomas Martin Etcheverry o Luciano Darderi, profili diversi ma potenzialmente fastidiosi in condizioni lente. Non partono per vincere il titolo, ma possono incidere sul destino del tabellone, soprattutto se incrociano una testa di serie in una giornata complicata.

Shelton, Auger-Aliassime e gli altri nomi da sorvegliare

La composizione delle teste di serie racconta un torneo aperto alle sorprese nella seconda fascia. Felix Auger-Aliassime e Ben Shelton figurano tra i giocatori più in alto nel seeding, ma il loro rapporto con la terra resta meno solido rispetto a quello dei grandi specialisti.

Shelton ha potenza, servizio e personalità. Su una superficie rapida sarebbe un pericolo immediato per chiunque; sulla terra, invece, deve ancora dimostrare di saper sostenere continuità, pazienza e selezione dei colpi. Auger-Aliassime ha più ordine tecnico, ma anche una storia recente fatta di alti e bassi nei momenti decisivi.

Daniil Medvedev, Taylor Fritz e Alex de Minaur completano il gruppo dei nomi importanti, ma nessuno dei tre appare naturalmente costruito per dominare il Roland Garros. Possono arrivare avanti, soprattutto con un sorteggio favorevole, ma per vincere il torneo dovrebbero superare limiti storici sulla superficie. Occhio poi a potenziali outsider: uno su tutti, l’italiano Darderi, arrivato in semifinale a Roma e ormai in rampa di lancio da un anno abbondante.

Il quadro del torneo

Il quadro è chiaro: Sinner parte davanti, Zverev è il rivale più credibile per struttura e ranking, Djokovic è la grande variabile emotiva e tecnica, Ruud il candidato silenzioso che può approfittare di ogni apertura. L’assenza di Alcaraz non rende il Roland Garros meno interessante; ma certamente un po’ diverso. Meno centrato sulla rivalità generazionale più attesa, più orientato alla domanda che accompagna Sinner: è arrivato il momento di completare il suo percorso anche sulla terra di Parigi?

In questi giorni anche l’attenzione degli osservatori si riflette nei mercati e nelle valutazioni pubblicate dai portali autorizzati, dove – per esempio – le quote tennis NetBet offrono un’indicazione del peso attribuito ai protagonisti del torneo senza sostituire l’analisi tecnica del campo.

Il Roland Garros, però, raramente si lascia ridurre a una graduatoria iniziale. La terra può rallentare i favoriti, esaltare gli specialisti, allungare partite apparentemente chiuse e trasformare il tabellone in una prova di resistenza. Sinner arriva con il vento migliore, ma per vincere a Parigi dovrà fare ciò che fanno i campioni veri: confermare da favorito ciò che finora ha costruito da predestinato.

1 commento

Sangalletto (Guest) 22-05-2026 09:42

Vacherot sempre dimenticato. Se si danno delle chance a Shelton o a Fritz tanto vale darle pure al monegasco

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