Sinner doma un eccellente Michelsen e centra i quarti al Masters 1000 Miami
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Stavolta non è stata affatto una passeggiata per Jannik Sinner al Masters 1000 di Miami, c’è voluta tutta la sua classe, durezza agonistica e lucida visione del momento per aver la meglio su di un Alex Michelsen da applausi, mai così poderoso in spinta e determinato a non lasciare niente di intentato, in grande forma fisica e fiducia. Il n.2 del mondo vince ma suda le proverbiali sette camice per aver la meglio di un tosto, tostissimo e potente Michelsen, bravo a spingere come un forsennato e portare in più fasi del match l’azzurro alle strette, costringendolo a tirare fuori gli artigli per venire a capo di una partita equilibrata nel primo set e che nel secondo si era messa malissimo, sotto 5-2. Qua, come nella stretta finale del primo parziale, è venuta fuori la differenza del campione: l’abilità mostruosa di Jannik di giocare come pochi altri, forse nessuno, i punti decisivi, quando la palla scotta ed è necessario affrontare il momento con lucidità, coraggio e spirito aggressivo, ma anche misurato. Sinner infatti non ha sbagliato un colpo quando è stato messo sotto massima pressione ed è stato superiore nel caricare di pressione l’americano, che alla fine ha ceduto per 7-5 7-6(4) al termine di un’ora e quaranta minuti vissuti a mille all’ora, con un gioco potentissimo, senza compromessi e con servizi eccellenti. Proprio grazie al servizio Jannik ha tolto diverse castagne dal fuoco, in particolare nel tiebreak decisivo, punti pesantissimi; ma lo stesso Michelsen ha servito in modo eccezionale in tutta la prima fase del match, tanto che l’azzurro ha perso i primi 12 punti di fila in risposta. Proprio la risposta tuttavia resta la chiave nel successo di Jannik, insieme alla bravura nel cogliere i passaggi chiave della partita. Infatti l’italiano è stato formidabile nel tarare progressivamente la profondità e angolo con la risposta. Non era affatto facile visto come stava servendo bene il californiano, ma lentamente ha preso fiducia nel colpo e, come altre volte nell’ultimo periodo, una mossa ha destabilizzato Michelsen nella parte finale del primo set: un cambio repentino della posizione.
Visto che Alex era quasi ingiocabile nella prima parte del match, preciso al servizio e con rischi indicibili con il primo colpo di scambio – quante righe ha pizzicato! – Sinner rispondeva da molto lontano, per “prenderla”, acquisire fiducia, e/o iniziare lo scambio. Non era per niente facile perché il californiano tirava fortissimo e partendo da così dietro di spazio ce n’era tanto da coprire. Quando ha iniziato a capire meglio le dinamiche del servizio dell’avversario, Sinner ha avanzato la sua posizione, arrivando nella parte decisiva del primo set quasi in campo sulle seconde palle. Questo ha assai destabilizzato Michelsen che servendo sul 4 pari concesso le prime palle break e poi sul 5 pari è capitolato. Tuttavia l’americano è stato bravissimo a ripartire ancor più forte nel secondo parziale e sfruttare un calo energetico e nell’attenzione dell’azzurro, con due diritti steccati che gli sono costati il break. Sotto 5-2, la striscia di set vinti nei Masters 1000 pareva doversi fermare a 27 sotto la furia di un Michelsen super determinato, ma non per Sinner che è stato perfetto nello sfruttare un momento non facile di visibilità sul campo per il rivale, rispondere tanto e bene e così prendersi il contro break. Monumentale la sua efficacia, quando conta. Al tiebreak Jannik è andato subito sotto, un palla interlocutoria aggredita dal rivale e poi un errore. 3-1. La situazione è di nuovo critica, ma qua, nel momento più duro, ecco la giocata del Campione: difesa di rovescio, micidiale, da estrema a vincente per un lungo linea che nemmeno le lunghe leve del rivale possono rimettere, e poi via col servizio. Sipario. È più forte Jannik e l’ha fatto valere, anche contro un Michelsen a tratti scatenato per potenza e attitudine. Sapeva di dover rischiare tutto a tutta Alex, l’ha fatto e anche bene. Solo un Sinner davvero tosto l’ha superato. Jannik centra i quarti di finale al Miami Open, sempre raggiunti nelle cinque presenze nel torneo, dove aspetta Tiafoe o Atmane.
Come nelle ultime settimane, la battuta è stata di nuovo importantissima per Sinner. Il tabellino di fine match lo conferma ampiamente: 15 Ace e nessun doppio fallo, per un 66% di prime in gioco vincendo il 90% dei punti (ne ha ceduti solo 4!), e un onestissimo e positivo 50% con la seconda. Quello che lo score finale non dice è la superba gestione del momento: quando c’era bisogno di un bel servizio, è arrivato. Forza mentale, un movimento sempre più sicuro e sciolto, e un’abilità clamorosa nello scegliere tra traiettorie tagliate a sorpresa e la botta al centro che non si prende. Soprattutto la curva esterna da destra sta diventando un punto di forza clamoroso per Jannik perché lo mette al riparo da possibili palle break da affrontare. Il servizio del n.2 del mondo è sempre più costante e diventa l’architrave che sorregge la sua prestazione e gli consente di rischiare e sperimentare in risposta. Michelsen ha servizio bene (70% di prime in gioco), ma è stato ancor più impressionante quanti rischi abbia preso in spinta, con una resa stupefacente vista la qualità difensiva di Sinner. Sapeva benissimo Alex di non poter reggere un match sull’intensità di scambio, quindi si va come a Las Vegas per spiazzare il banco, All-in convinto, non c’è alternativa. Con diritti carichi di spin cross e poi via con lungo linea nello spazio aperto si è preso molti punti, e pure il rovescio lungo linea gli ha fruttato lauti dividendi all’americano.
Sinner a tratti è finito corto nel palleggio: difficile trovare profondità sotto un costante assedio del rivale, ma forse anche la necessità di non regalare niente l’ha portato a trattenere un filo, forse troppo. Così la pazienza, calma e lucida gestione dell’azzurro è stata un’altra chiave del successo, il non farsi prendere dalla smania dal dover spingere a tutta – anche se dell’angolo lo spronavano a rischiare di più per non andare sotto – e calibrare i colpi prima di accelerare forte e “spaccare tutto”. Ovviamente quando Jannik ha preso ritmo dalla risposta e ha iniziato a governare, spostando negli angoli il rivale, il suo vantaggio è stato notevole, ma c’a messo del tempo e non l’ha fatto sempre. Da fondo campo Jannik non ha brillato come nelle migliori giornate, qualche errore di troppo e una profondità non al massimo dei suoi standard. Importanti sono state pure una serie di palle corte nel secondo set per spezzare il ritmo e fiducia nella spinta di Michelsen. Meno le incursioni a rete rispetto alle media del torneo, del resto la palla viaggiava così veloce che il punto era deciso in spinta, di potenza. Per il tocco ci saranno altre occasioni.
Dove invece Sinner ha peccato è stato col diritto in costruzione, diversi errori tra la profondità micidiale di Michelsen e forse un filo di ritardo nel correre verso destra; ma il match è stato duro, intenso, giocato dall’americano quasi all’arma bianca, quindi la fase di scambio per aprirsi un varco è stata relativa. Una giornata con sensazioni non al top può capitare. Alla fine ha prevalso chi ha rischiato di più, e chi nei passaggi chiave è stato più incisivo. 27 vincenti e 14 errori per Jannik a fine partita (16 – 18 per l’americano), quindi anche in questo dato il gap pro-Jannik è estremamente positivo. Una vittoria importante, ancora in due set che porta addirittura a 28 il conto dei parziali vinti di fila nei Masters 1000. Record effimero forse, ma che sottolinea la costanza di rendimento del nostro campione in questi grandi appuntamenti. Un buon Sinner, bravo a reggere la furia del rivale, a rimontare, a far valere la sua classe nei momenti decisivi. La differenza del Campione.
Marco Mazzoni
La cronaca
Il match inizia con un leggero ritardo perché il ledwall alle spalle di Sinner… si è spento! Poco male, i due vogliono iniziare e così Michelsen scatta molto bene dai blocchi, gestisce il turno di battuta con potenza e prime palle, 1-0. Anche Jannik parte mica piano, un Ace e dopo una bordata dell’americano si prende il game con un altro “asso”, al centro. Alex non ha alcun interesse ad entrare in lunghi scambi, se costretto a correre è in netto svantaggio, tanto che cerca di accelerare forte appena possibile. Trova un rovescio lungo linea vincente di grandissima qualità, pure dopo un paio di corse laterali, grande esecuzione. È in forma il 21enne californiano, e si vede anche nell’allungo di volo per niente facile che gli vale un punto tutt’altro che banale. 2-1 Michelsen, con Sinner ancora a secco in risposta. Ma al servizio è sicuro, non molte prime palle in gioco ma col primo colpo di scambio comanda, 2 pari. Michelsen è impeccabile nell’accelerazione con precisione col lungo linea (trovando l’angolo!) dopo un bel diagonale, potente e carico. È sorprendente che Sinner non sia riuscito a vincere un solo punto in tre game di risposta, 3-2. E Alex regge discretamente anche da dietro, come nel primo punto del sesto game, con quel diritto carico di spin e “pesante” che Sinner non sempre riesce a gestire con agio. Jannik lo capisce e alza al massimo l’attenzione col servizio, è indispensabile crearsi subito lo spazio per l’affondo. Ci riesce JS con tre esecuzioni perfette, dirompenti col diritto. Un gran rovescio cross, subito la battuta, vale il 3 pari. 19 minuti di qualità. Finalmente Jannik rompe l’incantesimo in risposta con un attacco un po’ forzato dell’americano, ma è un barlume nel buio, con ben due stecche che aiutano Michelsen a portarsi 4-3 con un attacco preciso. Per la gioia degli sponsor nel frattempo i gigantesco ledwall ha ripreso a funzionare, e invece non funziona il diritto d’attacco di Jannik, sparacchia via un’accelerazione non difficile da tre quarti campo. Funziona molto bene il servizio, la curva con uno spin laterale che fa schizzare via la palla sul cemento. Sul 30-15 ecco il primo lungo scambio del match, con Sinner bravo a smistare palle dal centro con rotazione e far correre Michelsen, più pesante palla dopo palla. Con l’Ace, il quarto, ecco il 4 pari. Vagnozzi indica di star più vicino in risposta sulla seconda palla, per mettere pressione psicologica all’americano. Il nono game si apre con la prima ottima risposta di Jannik, apre il campo e si prende il comando, 0-15. Poi Jannik punisce una demi-volée di Alex colpendolo col passante al corpo, non voluto ma l’ha preso eccome… 0-30. La pressione sale ed arriva il doppio fallo, primo del match, e soprattutto 0-40, tre prime palle break, una dietro l’altra. Michelsen annulla la prima, bravo a risalire il campo e trovare una bordata di diritto, forse un po’ cauto Jannik visto che aveva risposta non male. Col servizio volano via anche le altre due. Faccia “cattiva” di Alex, è in piena fiducia e si vede. L’azzurro non si scompone, ora risponde di più, gioca sicuro con profondità e forza l’errore dell’avversario. Quarta PB. E seconda… Che bravo Michelsen, inchiodato a sinistra trova un vincente di rovescio lungo linea per niente facile, gran rischio ed esecuzione eccellente. 5-4 Michelsen, con 4 palle break annullate, sulla prima Jannik ha qualcosa da recriminare e qualcosina anche sulla quarta, un po’ cauto invece di prendere di petto il momento. Nessuna scoria nella testa dell’italiano per le chance non sfruttate, game a zero e 5 pari. Non particolarmente profondo nello scambio Jannik, 25 punti a testa, equilibrio totale. Di nuovo Michelsen inizia il turno di battuta ad handicap, 0-15 con un errore in scambio. Meno prime palle del californiano, e tanto dietro Jannik in risposta. Gli esce quella sul secondo punto, aveva cercando tanto spin e profondità, giusto un filo di troppo… Ma Sinner risponde tanto, Michelsen si vede arrivare tante palle e sbaglia di più. Un diritto out di metri gli costa il 15-30. Di nuovo niente prima “in”, e stavolta Jannik è quasi sulla riga di fondo in risposta.. e la tattica funziona. Prende il controllo dalla risposta, accelera e si prende il 15-40, altre due palle break. Niente prima palla… Ecco il BREAK: Michelsen si butta a rete con un approccio classico, più profondo che potente, e il doppio passante di Sinner ha la meglio. Demolizione controllata, come quelle palla gigantesche che colpiscono i palazzi e, botta dopo botta, li fanno crollare. E quella palla grossa è la risposta di Sinner, passata da più arretrata a più avanzata. 6-5, Sinner allunga e serve per il set. Jannik cede il primo punto in risposta, poi si affida al servizio, con un Ace al T imprendibile e un altro meno poderoso ma calibratissimo. Con il quinto Ace, esterno di precisione, 7-5 Sinner. Un ottimo primo set complessivamente, con Michelsen al massimo del suo potenziale. Non è bastato.
Michelson riparte alla battuta nel secondo set. Anche un nastro fortunato, ma buona gestione con la prima palla, e 1-0. Sinner nel primo turno sbaglia malamente una palla corta, la prima rischiata, con la palla che quasi non arriva a rete. Pessima! Gli costa il 15-30. Quasi il lob estremo di Alex resta di nuovo in campo come nel primo punto, ma invece esce di un niente. Buon per JS che spara l’Ace n.6 e poi il settimo, 1 pari. I Lob gli sa fare, e bene, anche l’azzurro che ne tira uno in corsa col diritto col contagiri. Perfetto. Fa pure il pugno Jan, segnale che sente il match, non facile. Il coefficiente di rischio di Alex è estremo… Sul 15-30 trova un altro rovescio lungo linea vincente di una difficoltà difficile da raccontare. Traballa, ma regge. 2-1 Michelsen. Nel quarto game riecco la “smorza”, due di fila, entrambi vincenti, chiaro l’intento di far correre Alex, la situazione per lui meno comoda. Dall’angolo incitano Jannik a prendere in mano l’iniziativa, ma Michelsen continua provarci e tirare molto forte. Sul 3-2, Sinner va improvvisamente in difficoltà al servizio, sembra infastidito dopo la stecca sul primo punto tanto che poi ne centra male un secondo in corsa. 0-30. Gioca bene l’americano, regge e tira molto forte, con Sinner un filo più corto. Attenzione, 0-40, le prime palle break da salvare per l’italiano nel match. Salva la prima Jannik, ma sulla seconda l’americano trova una risposta super e con un successivo affondo ecco il BREAK per l’americano. Due stecche e poche prime palle costano a Sinner il primo break dell’intero torneo. 4-2 Michelsen. Fa il pugno il n.40 del mondo che con un parziale improvviso di 12 punti a 2 vola 5-2. Calato l’italiano, errori col diritto e meno profondità. Un calo sia fisico che di concentrazione. Ritrova il servizio l’azzurro, e ancora la palla corta, 5-3, ma ora Michelsen serve per il set. Anche l’americano da quel lato di campo stecca un diritto, c’è una luce per niente comoda in questo momento… Poi si butta avanti con coraggio dopo un bel rovescio lungo linea e di volo non fallisce. Poi un rovescio muore in rete, 15-30. Sinner coglie l’attimo, alza la parabola col cross di diritto e Michelsen sbaglia. 15-40, palle del contro break per Sinner, con la regia che in quarta il sole che passa tra tetto e tribuna. Eccellente il diritto vincente di Alex sulla prima, 30-40. Rischia quasi il doppio fallo Michelsen, Sinner si fa trovare pronto e con un contro piede micidiale col diritto si prende il Contro BREAK, 5-4. Non è facile gestire il sole malefico in quella fetta di campo, Jannik chiede al massimo alla battuta per non dover correre a tirare il diritto a destra, dove si è quasi accecati. Eseguito alla perfezione, solo punti col servizio e 5 pari. Sullo slancio, Jannik mette massima pressione al rivale dalla risposta. Clamorosa la potenza di fuoco di JS sul 30-15, con due spallate col diritto micidiali. Michelsen resiste, 6-5. Con l’aiuto di due Ace e una smorzata che fa cadere a terra Michelsen come un sacco di patate, Sinner arriva al tiebreak. Gravissima ingenuità di Michelsen che non chiude con lo smash, è ricacciato indietro e la difesa di Jannik è premiata dopo mille corse. Chiede l’applauso del pubblico JS, e lo ottiene, tutti in piedi per la sua resistenza stoica e bellissima. Un mini-break però restituisce con un errore col diritto, forse ancora senza fiato per la rincorsa precedente. Purtroppo Jannik on mette la prima palla e Michelsen entra forte in risposta, guadagna campo e tira una bordata inside out col diritto che gli vale il punto, tre su tre contro il servizio. Male Sinner col rovescio, un po’ bloccato con le game e 3-1 Michelsen. Jannik poi recupera di nuovo con un’altra difesa col rovescio, e lungo linea che spiazza l’americano. 3-2. Bagarre totale, ma Sinner un po’ corto ora nel palleggio. Ecco finalmente il servizio, Ace n,14 di Jannik, si gira 3 punti pari. Altro Ace, 4-3. Troppi errori col diritto nel secondo set, 4 pari. Ecco la sentenza: risposta vincente, con quel diritto che non ha funzionato benissimo nell’ultima fase, ma che ora trova i giri perfetti, arrotato e vincente. 5-4, e serve l’italiano. È largo il rischio col diritto di Michelsen, 6-4 e due Match Point Sinner! Servizio esterno preciso e veloce. Finisce così, con una rimonta quasi disperata ma bellissima. È nei quarti di finale per la quinta volta in altrettante partecipazioni.
Alex Michelsen
vs Jannik Sinner 
TAG: Alex Michelsen, Jannik Sinner, Marco Mazzoni, Masters 1000 Miami 2026

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Un Sinner che la vince con San servizio, palle corte, pallonetti e remando da fondo. Cioè tutto ciò in cui era carente fino ad un anno e mezzo fa’. Ma quante versioni di Sinner abbiamo visto in questi anni? Dalle next gen in cui anticipava tutto, alla versione comodini per tutti, dritto per dritto ma con poco controllo, a quella in cui gioco di pressione, di intensità ma limito gli errori, a quella in cui ricerco maggiormente gli angoli per poter prendere meglio il centro del campo e chiudere facile i punti a rete. A questa in cui sembra Isner con la capacità di diokovic di non lasciarti un punto che uno e stremare psichicamente l’altro. Unica costante ha da sempre la capacità di restare sempre lì nel match, in tutte le sue versioni raramente ha mollato prima della fine. Quante partite gli abbiamo visto recuperare che noi avevamo date per perse? Innumerevoli, tanto che ci siamo abituati a queste imprese sportive e non ci facciamo più caso. Ci siamo abituati allo straordinario, alla magia e ci rimaniamo male se non porta a casa tutte le partite, se non vince sempre. Perché ormai per noi non è più un giocatore di tennis ma è ciò che materializza i nostri sogni, le visioni oniriche della nostra gioventù, della maturità ed ora degli attempati appassionati di sport ed in particolare di questo sport meraviglioso che è il tennis, compendio di mente e corpo. Sinner non sarà Alcaratz, nell’ espressione stilistica del tennis, in cui lo spagnolo è ai massimi livelli, ma il tennis è anche tant’altro ed in questo altro c’è lui. Domina senza dubbio alcuno. Sempre grazie Sinner.
Sette camicie…
Il campione si vede anche nel tirarsi fuori nei momenti di difficoltà, contro questa versione di Michelsen non era facile chiudere 2 set a 0. Bravissimo
Tutti quelli che non giocano a tennis fanno fatica a cogliere la grande “relatività” di questo sport, in cui la tua prestazione dipende tantissimo da quella dell’avversario…
…se sei più forte puoi anche vincere 10 volte si 10 ma con risultati diversi e sviluppi di gioco diversi.
Sinner era al terzo confronto con l’americano e nel primo (Cinci-24) aveva faticato (6-4/7-5) mentre nel successivo US Open l’aveva asfaltato!
Da allora il ragazzino (quasi 2 metri di altezza) è molto migliorato e ha fatto molta esperienza, giocando pure in doppio.
Stasera non aveva nulla da perdere e ha sciolto il braccio, sparando dei vincenti superlativi…
…Jannik era in difficoltà, ma con mestiere ed intelligenza ha portato il risultato a casa 😉
Ne riparliamo alla prossima, con Tiafoe?
Altra bellissima vittoria per il nostro Campione.
Tralasciando un attimo ranking e palmares, nella giungla di Miami, Sinner incappa, qui ed ora, in uno degli avversari peggiori che potesse incontrare.
Un Michelsen in grandissimo spolvero, al cospetto di un Sinner che, invece, ancora non è al top nella spinta da fondo e si vede bene dal dritto, vero termometro tecnico delle condizioni dell’altoatesino.
Ne esce fuori un match difficilissimo ed in cui Jannik dà l’impressione di partire addirittura un po’ dietro all’avversario nella spinta da fondocampo, un po’ come avvenuto con Medvedev ad IW.
Come contro il russo abbiamo però potuto ammirare la grandissima profondità delle risorse del pusterese.
Jannik dà in effetti fondo ad ogni risorsa e ne esce, ancora una volta, mantenendo aperta, quasi miracolosamente, la striscia di set vinti nei tornei master 1000.
In primo luogo si aggrappa a San Servizio, ormai amico fidato del Campione di Sesto.
Come non menzionare poi la grande umiltà che rende Jannik un Campione speciale… Il pusterese non ha paura di rimboccarsi le maniche e far ricorso alle gambe, quando il braccio non arriva con la stessa efficacia dei tempi migliori… Eccezionale la difesa ad oltranza con cui ha vinto un punto fondamentale all’alba del tie-break decisivo.
E poi c’è la straordinaria forza mentale dell’italiano, che riesce comunque ad alzare il livello nei momenti decisivi, a leggere le difficoltà, le paure e le titubanze dell’avversario e a sfruttare a suo favore ogni piccolo fattore, come il sole che si è infilato fastidioso nella struttura di Miami proprio nelle fasi finali del secondo set.
Insomma una vittoria che esalta, ancora una volta, la straordinaria profondità di risorse del nostro Jannik Sinner.
Vedremo se, giunto ai quarti di finale, l’italiano riuscirà a ritrovare il miglior feeling con il suo tennis da fondo e ad andare in scioltezza, come altre volte accaduto nelle fasi finali dei tornei, o se dovrà ancora soffrire e andare ad attingere a tutte le sue risorse.
Non lo so, il campo darà la risposta, ma onestamente, mentre guardo il match tra Tiafoe e Altmane, sono sollevato di non trovare dall’altra parte della rete un giocatore come Mensik.
Molto bene al servizio, mentre sul dritto un po’ troppi gratuiti.
Sulla classe non sono d’accordo…non è solo questa la caratteristica che lo fa vincere così spesso. Io da lui ricevo sempre un’impressione di saggezza sconosciuta agli altri giocatori. Al suo confronto mi sembrano quasi tutti (Nole incluso) dei ragazzotti che in campo si confrontano con una saggezza e autocontrollo davvero adulti. E’ la prima volta, in tanti anni di tennis osservato, che mi capita di sorprendermi vedendo in campo un campione così lontano da fanciullaggini e parossismi adolescenziali che affettano tutti gli altri. Mai mimiche esasperate, scoramenti e parossismi adrenalinici. In un certo senso Jannik è l’anti-tennis contemporaneo. Elegante, signorile, saggio, un vero filosofo della raccetta.
Ps. credo che se in futuro intraprendesse la carriera di allenatore o dirigente federale sarebbe un professionista eccezionale.
Sul match point Michelsen stava per spaccare la racchetta.
Evidentemente quel secondo set recuperato da Sinner e anche il tie break in cui era avanti gli sono rimasti in testa.
Michelsen ha overperformato e Sinner sottoperformato (tranne il super servizio)ed è venuta fuori una partita tirata. A me ha ricordato la partita tirata contro greekspoor del 2024. Scavalcata quella poi rullò machac, medvedev e Dimitrov….. speriamo che la storia si ripeta. C’è questa costante del 2026 che spesso gioca difensivo e non si capisce perché. Michelsen ha ampiamente vinto gli scambi lunghi. L’altro lato della medaglia è dato dal servizio e dai tie break dove è un mostro.
Ma com’è
che tutti quelli che incontrano Jannik
“giocano tutti come Federer ?” (cit.). 😉 😉
Un ottimo Michelsen contro un buon Sinner diventa un match equilibrato dove il servizio e la testa di Sinner prevalgono.
Come sta succedendo spesso in questo periodo.
Curiosità.
Sempre che io non abbia commesso errori, Sinner nelle ultime 52 settimane ha giocato 22 tiebreak vincendo e 19. Per me questo dato è impressionante.
Di 28 ce n’è uno..
Oh una cosa va detta subito.. come cavolo ha osato Michelsen giocare a questo livello solo contro Sinner?? Veramente una cosa fastidiosa, fossi stato il rosso ad un certo punto avrei voluto andare a casa dove c’è già Carlitos… scherzi a parte, grande match dell’americano, mai visto muoversi così bene, aggressivo anche in palleggio e qui possiamo ritornare all’osservazione di uno Jannik, un po’ come contro Djokovic e Mensik, in difficoltà in alcuni momenti nello scambio dí potenza.. in ogni caso, l’ha portata a casa da campione, non perdendo 1 set neppure quando l’avversario overperforma e lui un po’ meno, mettiamola così.. grande Jan, avanti così