Panichi frena Rune: “Serve disciplina, niente fretta. Holger deve ritrovare equilibrio ed efficienza”
13 commenti
Marco Panichi, storico preparatore atletico che negli anni ha lavorato con Novak Djokovic e più recentemente con Jannik Sinner, oggi guida la delicata riabilitazione di Holger Rune dopo la grave lesione al tendine d’Achille. E il tecnico italiano è chiaro: nessuna accelerazione, solo disciplina, qualità e precisione.
In un’intervista Panichi ha analizzato l’infortunio del danese, spiegando come fosse in parte prevedibile e aggiornando sullo stato della sua riabilitazione. Non sono mancati, inoltre, i complimenti per l’eccezionale mentalità professionale di Djokovic.
“Rune ha un potenziale enorme, ma spreca troppe energie”
Panichi ha tracciato un profilo fisico molto preciso del giovane danese:
“Holger ha un potenziale enorme. È esplosivo, coordinato, con un forte istinto naturale. Ma tende a consumare un’enorme quantità di energia, spesso senza motivo. La prima cosa è stata insegnargli a gestirla”.
Una caratteristica che, alla lunga, avrebbe contribuito al suo infortunio.
Segnali da non ignorare: il corpo di Rune stava già avvertendo
Quando Panichi è arrivato nel team, Rune era già in difficoltà:
“Non c’era una singola grande lesione, ma una combinazione di fattori: fatica, compensazioni, rigidità che limitavano il suo movimento. Il suo corpo mandava segnali chiari.”
Per un giocatore che fonda il proprio tennis su velocità, esplosività e cambi di direzione continui, persino un calo del 10% di efficienza diventa una montagna da scalare.
“Si muoveva, sì, ma non nel modo in cui sa muoversi.”
Una riabilitazione senza scorciatoie: “Serve disciplina, intensità controllata”
Panichi ha spiegato il processo di ricostruzione:
“Abbiamo rimesso ordine: prima nella gestione dei carichi, poi nella qualità del movimento. Holger vuole sempre dare tutto, ma nella riabilitazione serve disciplina: progressione graduale, intensità controllata, rispetto dei tempi. A volte bisogna rallentarlo.”
La priorità non è tornare subito a competere, ma tornare bene.
La ricetta: simmetria, equilibrio, fiducia
Il cuore del lavoro, secondo Panichi, è far riscoprire a Rune le sue sensazioni naturali:
“La chiave è recuperare simmetria, equilibrio e fiducia nei movimenti. Un atleta esplosivo come lui deve sentirsi ‘libero’. Quando ritrova fiducia in appoggi e accelerazioni, tutto cambia: torna a muoversi come vuole. È giovane, impara rapidamente.”
L’obiettivo è sempre lo stesso: trasformare la sua intensità in efficienza, non in stress fisico.
Djokovic, il modello: “Ogni esercizio deve avere un perché”
Panichi ha poi elogiato Djokovic, con cui ha lavorato per anni:
“Da Novak ho imparato che ogni esercizio deve avere uno scopo, un obiettivo e un parametro per misurare i progressi. Non accetta nulla per routine: vuole capire tutto. La sua velocità non è solo fisica, ma soprattutto neurologica: prima legge il gioco.”
Un riferimento costante, un esempio di professionalità totale.
Per Rune, il percorso è tracciato: calma, ordine, precisione. Panichi non vuole fretta, ma un ritorno solido, consapevole e completo.
Passo dopo passo, senza accelerazioni, ma senza fermarsi.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Holger Rune, Marco Panichi

Sinner
Alcaraz
Zverev
Djokovic
de Minaur
Auger-Aliassime
Shelton
Bublik
Sabalenka
Swiatek
Andreeva
Bencic
Vero, finisce che perde il posto di lavoro un’altra volta.
Io onestamente continuo a non capire la cortina fumogena che gira intorno a Jannik.
Sempre tutto un “non detto”….anche i divieti di parlarne in una intervista…bah….
Quando si parla di Jannik riscopro quella sensazione di dover andare a leggere i trafiletti in 22a pagina della gazzetta o sul televideo, per poi vedermelo sbattuto in faccia ad ogni pausa ubblicitaria …boh..qualcosa stona un po’
come buona parte di chi commenta e spara diagnosi a casaccio qui dentro.
Si puo’ darsi. Quello che sembra certo viste alcune sue gesta in campo e al cellulare e’ la totale mancanza di maturita’, o piu’ direttamente, cervello.
Smentirti*
Potrei anche sbagliare, perché come dici te non posso avere alcuna diagnosi tra le mani.
Però mi spiace sentirti sul titolo di studio, ti posso garantire che è proprio il mio mestiere.
Io resto convinto che Rune sia l’unico oggi che può competere con Sinner e Alcaraz… ovviamente gli auguro una pronta e totale guarigione, ma il problema è la testa
Come gli piace parlare a panichi.
Di solito i dottori non si sbilanciano (in positivo/negativo) nemmeno con referti e analisi (preliminari) specifiche, ma su livetennis ho appena scoperto che gente che fa altri lavori (con un bel titolo di 3 media) esegue diagnosi professionali seguendo atleti d’elite in televisione…roba da pazzi
Ovviamente ci vorrebbe una diagnosi psichiatrica, ma devo dire che riconosco in lui molti tratti di ADHD visti in persone che ho conosciuto.
Per il suo bene è meglio che lo frenino. Se lo assecondano rischia di rovinarsi per sempre.
Hai in mano una diagnosi? Se un medico e lo hai visitato? L’ADHD è una sindrome, non un dato caratteriale. Quando si parla senza avere la minima idea di ciò che si sta dicendo
Rune è chiaramente ADHD, la sua tendenza è quella di tornare a competere il prima possibile. Occorre assolutamente arginarla, in ogni modo e con ogni mezzo possibile, altrimenti rischia seriamente la fine anticipata della sua carriera.
E già così non è detto che torni quello di prima.
Lo segue un grande professionista che forse chiacchiera troppo e con una forte personalità che può dare fastidio agli altri componenti, ma è in buone mani Rune, in bocca al lupo.