Roland Garros 2026 Copertina, WTA

Mirra Andreeva: “Essere campionessa Slam supera ogni sogno che avevo immaginato”. Chwalinska saluta Parigi con orgoglio: “Tre settimane indimenticabili, ma ora devo restare nel presente” (Video partita)

06/06/2026 20:18 1 commento
Mirra Andreeva (foto Patrick Boren)
Mirra Andreeva (foto Patrick Boren)

Primo titolo del Grande Slam e primo Roland Garros per Mirra Andreeva. La diciannovenne russa ha dominato la finale contro la sorprendente qualificata polacca Maja Chwalinska imponendosi 6-3 6-2. In conferenza stampa Andreeva ha parlato dell’emozione per il trionfo, del lavoro svolto con la psicologa e con Conchita Martinez, del suo diario personale e dell’ispirazione ricevuta guardando Roger Federer.

D. Mirra, congratulazioni. È il tuo primo titolo del Grande Slam in singolare qui al Roland Garros. Puoi dirci che cosa hanno significato per te queste ultime due settimane?

Mirra Andreeva: Sì, faccio ancora fatica a credere di essere qui in conferenza stampa con accanto a me un trofeo del Grande Slam. È stato uno dei più grandi sogni della mia vita. Sono felice di essere riuscita a dare il meglio di me per vincere questa partita.

D. Immagino che a un certo punto della tua vita tu abbia immaginato questo momento. È stato come te lo aspettavi?

Mirra Andreeva: Per essere onesta, ho provato a visualizzare questo momento tantissime volte, non soltanto per questo torneo. Ho avuto molti sogni e molti pensieri su come sarebbe successo, dove sarebbe successo e quando sarebbe successo. Direi che nella vita reale le emozioni superano di gran lunga i sogni. Mi rendo conto che è tutto vero e che posso chiamarmi campionessa di uno Slam.

D. Hai gestito molto bene la pressione durante questo torneo, soprattutto rispetto a quello che avevi vissuto l’anno scorso. Puoi parlarci del tuo rapporto con la psicologa e del lavoro che avete svolto insieme?

Mirra Andreeva: Come avete detto, penso di aver gestito molto meglio queste due settimane dal punto di vista nervoso. L’inizio del torneo è stato molto difficile, non vi mentirò. Ho avuto momenti complicati dal punto di vista emotivo. Parlare con la psicologa mi ha aiutata ad arrivare con il giusto stato mentale alle partite più importanti della mia vita. Mi ha dato molti consigli e molte tecniche da utilizzare in campo per gestire meglio le situazioni e rendere tutto più semplice. Per questo la ringrazio molto.

D. Adesso che hai uno di questi trofei, hai già voglia di aggiungerne altri alla tua collezione?

Mirra Andreeva: Sì, forse. Queste sensazioni sono qualcosa di davvero molto speciale e, per essere sincera, mi sto già chiedendo come preparerò la stagione sull’erba e come giocherò i tornei sull’erba. Penso che ci sia qualcosa di molto coinvolgente in tutto questo e farò del mio meglio per provare queste emozioni una seconda volta.

D. La tua avversaria era poco conosciuta e non l’avevamo vista molto giocare prima di questo torneo. Come ti sei preparata? Hai parlato con Diana che l’aveva affrontata nel turno precedente?

Mirra Andreeva: Comincio dalla prima domanda. Non ho parlato con Diana perché, se fossi stata al suo posto, sarei stata orgogliosa di quello che avevo fatto ma anche delusa per non aver vinto. Maja ha giocato per tre settimane per arrivare fin qui. Ero molto nervosa perché non avevo mai giocato contro di lei. Sapevo più o meno che tipo di tennis esprimesse, ma è diverso affrontare una giocatrice che non hai mai incontrato prima, soprattutto in una finale Slam. Le condizioni oggi erano molto difficili. C’era tanto vento e cambiava continuamente direzione. A un certo punto non capivo nemmeno da dove soffiasse. Sono contenta di essermi adattata forse un po’ più velocemente di lei.

D. Parli spesso di Conchita Martinez da tre anni. Questo trofeo è il risultato del lavoro che avete svolto insieme dentro e fuori dal campo?

Mirra Andreeva: Sì, assolutamente. Abbiamo lavorato tantissimo sia in campo che fuori. Abbiamo vissuto momenti molto belli e anche momenti difficili, soprattutto alla fine dello scorso anno. È fantastico condividere qualcosa del genere con lei e vedere quanto sia felice. Mi ha detto che è molto orgogliosa di me e sentire queste parole dalla sua bocca è qualcosa di davvero speciale.

D. Poco più di un mese fa a Madrid non stavi attraversando un grande momento. Come sei passata da quella situazione a quello che hai fatto qui? Qual è stata la svolta?

Mirra Andreeva: Non direi che c’è stato un reset o un cambiamento totale. Non ho cambiato approccio alle partite. Ho semplicemente deciso, come mi dice sempre la mia psicologa, che possiamo scegliere come vogliamo essere in campo, come vogliamo giocare e che persona vogliamo essere. Ho scelto di essere una combattente. Inoltre ho guardato tantissime partite di Roger Federer qui a Parigi. Ovviamente non avrò mai la sua stessa aura, ma volevo provare a imitare un po’ il modo in cui si comportava in campo, perché l’ho sempre ammirato. Forse questo mi ha aiutato a stare meglio in campo e a non essere frustrata o scontenta del mio gioco. Inoltre penso che per il pubblico sia più bello vedere giocatori che lottano e cercano di dare il massimo. È questo l’aspetto sul quale mi sono concentrata.

D. Sei sotto i riflettori da quando avevi 16 anni. Pensi che sia difficile crescere come giocatrice quando si è così giovani e già così famosi?

Mirra Andreeva: All’inizio pensavo: “Oh mio Dio, la gente comincia a conoscermi, sui social, ovunque”. E allo stesso tempo pensavo anche di voler sparire dai social e dimenticare tutto. Non direi però che questo mi abbia disturbato particolarmente. A me piace l’attenzione. Mi piacevano i post sui social. Poi c’è stato un periodo della mia carriera in cui non volevo più che la gente parlasse di me sui social network. Oggi, nella maggior parte dei casi, mi è indifferente.

D. Ti ricordi della vittoria di Maria Sharapova qui a Parigi? È stata una fonte d’ispirazione per te?

Mirra Andreeva: Certamente me la ricordo. Giocava meravigliosamente sulla terra battuta. Ha vinto qui due volte, credo. So che era qui a Parigi. Non so se abbia guardato la finale, ma spero di sì. Mi sono detta che sarebbe stato bello se avesse potuto vedere del buon tennis. So che era presente anche Svetlana Kuznetsova e prima della partita mi ha mandato un messaggio dicendomi: “Goditi la tua prima finale Slam, sii felice”. L’ho apprezzato moltissimo e mi ha fatto davvero piacere. Spero che entrambe abbiano guardato la finale e che si siano divertite.

D. Alla fine hai portato un cane sul campo. Era il tuo?

Mirra Andreeva: No, purtroppo non è il mio cane. È quello di Conchita. Era qui all’inizio del torneo, poi è andata via ed è tornata per la finale. Adoro i cani. Ha undici anni, quindi ormai è una nonnina. È stato meraviglioso vederla, anche se non era la mia.

D. Come si chiama?

Mirra Andreeva: Si chiama Luna.

D. Hai avuto un vantaggio di 5-0 nel secondo set, poi lei ha vinto due giochi consecutivi. Quando sei andata a servire per il match, che cosa ti è passato per la testa? E poi, che cos’è quel quaderno che porti sempre con te?

Mirra Andreeva: Quando ha vinto quei due giochi dopo che ero avanti 5-0, sono rimasta un po’ delusa. Non volevo perdere quei game, soprattutto il mio turno di servizio. Poi mi sono detta che non era un problema, perché avevo la sensazione che il vento soffiasse in una direzione che rendeva difficile colpire forte senza andare lunghi. Così ho pensato che avrei preferito giocare dall’altro lato del campo e ho aspettato semplicemente di arrivarci.

Nel mio quaderno scrivo cose prima e dopo ogni partita. Prima del match prendo appunti tecnici, su come voglio giocare, sui punti chiave, su cosa fare se qualcosa non funziona, scrivo pensieri positivi e motivazioni che possono aiutarmi durante la partita. Dopo il match scrivo come è andata, come ha giocato l’avversaria, come mi sono preparata e altre cose del genere.

D. Da bambina sognavi di vincere uno Slam. Pensavi che il Roland Garros sarebbe stato il primo?

Mirra Andreeva: Avrei voluto saperlo allora! Quando ne parlavo con la mia famiglia mi chiedevano sempre quale Slam volessi vincere per primo. Io rispondevo: “Non importa quale, sarei felicissima di vincerne uno qualsiasi”. Sono contenta che il primo sia stato Parigi, perché adoro giocare sulla terra battuta e amo questa superficie. Inoltre parlo un po’ francese. Mi sono detta che sarebbe stato il perfetto primo Slam da vincere e sono felice di esserci riuscita.

D. Nel discorso dopo la vittoria hai ringraziato te stessa. È una cosa piuttosto insolita. Da dove nasce?

Mirra Andreeva: Non penso che questo cambierà qualcosa in me. Forse per due o tre giorni mi sentirò diversa, ma poi rimarrò la stessa persona. Credo che questa frase diventerà una delle mie frasi tipiche nei discorsi. All’inizio la dicevo per scherzo e tutti ridevano. Poi ho pensato: perché no? Perché non ringraziare se stessi? Alla fine sei tu che fai il lavoro, sei tu che vivi tutta quella tensione e quel nervosismo. Con il tempo ho capito che è importante anche congratularsi con se stessi.

D. Quindi la tua personalità non cambierà?

Mirra Andreeva: No, non penso che la mia personalità cambierà. Credo che tutto resterà esattamente com’è.


dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani

Il sogno di Maja Chwalinska si è fermato all’ultimo atto, ma il suo Roland Garros resterà comunque una delle storie più belle e sorprendenti del torneo. La polacca, partita dalle qualificazioni e arrivata fino alla finale, è stata battuta da Mirra Andreeva con il punteggio di 6-3 6-2, ma in conferenza stampa ha parlato con grande lucidità, riconoscendo i meriti dell’avversaria e rivendicando l’orgoglio per il percorso compiuto.

“Sono state sicuramente tre settimane indimenticabili per me. Un periodo bellissimo, non dimenticherò mai queste tre settimane”, ha raccontato Chwalinska.

La finale, però, è stata complicata fin dall’inizio. Andreeva ha gestito meglio le condizioni, ha giocato con maggiore solidità e ha impedito alla polacca di sviluppare il tennis vario e creativo che l’aveva portata fino all’ultimo atto.

“Oggi è stata una partita molto difficile. Mirra è stata una giocatrice molto migliore e ha meritato di vincere”, ha ammesso con grande sportività.

La delusione per la sconfitta non cancella il valore del cammino. Chwalinska ha spiegato di aver dato tutto e di poter uscire dal torneo a testa alta.

“Sono orgogliosa del mio sforzo. Ho dato tutto. Penso di poter essere orgogliosa di me stessa”.

Il Roland Garros ha cambiato improvvisamente la sua dimensione. Da numero 114 del mondo, Chwalinska si ritroverà alle porte della top 20, con nuove possibilità, nuovi tornei e una visibilità completamente diversa. Ma la polacca non vuole farsi travolgere.

“Vedrò cosa succederà. Sarà diverso, sicuramente, ma penso e spero che mi adatterò. Continuerò a lavorare duro, come sto facendo. Darò tutto per migliorare ogni giorno”.

Poi una frase che racconta bene il suo approccio mentale:

“Sono molto grata per questo periodo, ma ormai è nel passato. Devo continuare a restare nel presente e dare tutto per diventare una giocatrice migliore ogni giorno”.

Curiosamente, Chwalinska ha confessato di non aver avuto la sensazione di giocare il miglior tennis della sua vita durante queste tre settimane. Una dichiarazione sorprendente, considerando il risultato raggiunto.

“Onestamente non mi è sembrato di giocare il mio miglior tennis, ed è un po’ strano. Però ho guadagnato molta fiducia, perché non avevo mai affrontato davvero giocatrici così in alto in classifica. Era la prima volta, e sicuramente mi porto via tanta fiducia”.

La superficie successiva sarà l’erba, dove la polacca ha avuto sensazioni contrastanti negli ultimi anni. Prima le piaceva, poi è diventata una superficie più complicata da gestire.

“Negli ultimi anni per me è stata una lotta sull’erba, onestamente. Ma prima amavo giocarci. Penso di poter usare molto il tocco e gli slice, mi muovo abbastanza bene e anticipo bene”.

Chwalinska ha aggiunto di essere pronta alla nuova sfida, pur sapendo che il tempo per adattarsi sarà poco.

“È sempre emozionante, perché il periodo sull’erba è molto breve. Vedremo, ma sono pronta per la sfida”.

Dopo una finale Slam, inevitabilmente, il tema wild card per Wimbledon è stato sollevato. La risposta della polacca è stata ironica e realista.

“Sarebbe la notizia del secolo. Onestamente non me lo aspetto, ma vedremo. La prenderò come una sfida”.

In ogni caso, il suo programma sarà molto prudente: niente tornei prima di Wimbledon.

“Non giocherò nulla prima di Wimbledon, questo è sicuro. Ho sicuramente bisogno di tempo per ricaricarmi. Anche prima del Roland Garros avevo detto che dopo il torneo avevo bisogno di una vacanza”.

La stanchezza, infatti, è stata inevitabile dopo una cavalcata così lunga, cominciata dalle qualificazioni e durata tre settimane. Chwalinska non ha cercato alibi, ma ha riconosciuto il peso fisico e mentale del percorso.

“Ovviamente ero stanca, ma è normale. Tutte lo sarebbero. Giochiamo tante partite. Però tutti i meriti vanno a Mirra, perché è una giocatrice incredibile, molto solida. Ha gestito le condizioni molto meglio di me e ha meritato al cento per cento di vincere”.

La tensione della finale si è fatta sentire già dal mattino, anche se Chwalinska ha provato a mantenere la stessa routine delle settimane precedenti.

“Ho fatto tutto quello che avevo fatto nelle ultime tre settimane, ma i nervi c’erano. Ero stressata, anche se a dire il vero lo sono stata prima di ogni partita”.

Poi ha raccontato un dettaglio curioso, quasi liberatorio.

“Non sono riuscita a mangiare per le ultime tre settimane. I miei allenatori mangiavano pizza e io dicevo: no. Ora sono quasi contenta che il torneo sia finito, magari tornerà anche la gioia di mangiare”.

Uno dei temi più interessanti riguarda la distanza tra le giocatrici intorno alla top 100 e quelle ai vertici. Secondo Chwalinska, il margine è molto più sottile di quanto sembri.

“Conosco tante grandissime giocatrici fuori dalla top 100. La linea è davvero sottile. Devono incastrarsi tante cose”.

La sua storia, spera, può diventare un esempio.

“Spero che la mia storia di questi giorni possa essere d’ispirazione per loro. Magari le vedrò presto in top 50”.

Quando le è stato chiesto cosa sia “scattato” in queste tre settimane, Chwalinska ha dato una risposta profonda, legata a tutto il percorso della sua vita tennistica.

“È un salto enorme all’improvviso, ma in realtà sono 18 anni di duro lavoro, pazienza e perseveranza. Ho dovuto attraversare tantissimo per essere qui, in questa posizione”.

Poi ha aggiunto:

“La vita a volte è strana. Devi continuare a fare il tuo, credere che un giorno qualcosa scatterà. Sono felice che sia successo”.

Sulla finale, la polacca ha riconosciuto di non essere riuscita a trovare armi efficaci contro Andreeva, soprattutto quando il vento ha iniziato a condizionare lo scambio.

“Mi sembrava di non avere armi contro di lei oggi. Ha gestito il vento molto meglio di me e ha giocato in modo molto intelligente”.

La superiorità mentale e tattica di Andreeva l’ha colpita.

“Ammiro come ha gestito la situazione. So che devo lavorare su questo, ho molto lavoro da fare”.

Chwalinska ha poi parlato del lato mentale del tennis, un tema che conosce bene anche per il suo passato. La polacca ha spiegato quanto possa essere duro questo sport, soprattutto per chi comincia giovanissimo.

“Il tennis è uno sport molto difficile. È così individuale. Iniziamo molto presto, siamo praticamente bambini, adolescenti, e la gente si aspetta già che ci comportiamo come adulti. Ma siamo solo bambini”.

La pressione, secondo lei, è enorme perché ogni partita espone un giocatore al giudizio pubblico.

“Ogni match siamo esposti. La gente può giudicarci come vuole. Oggi su internet si può scrivere qualsiasi cosa. È molto difficile, e devi proteggerti il meglio possibile”.

A chi le ha chiesto se la forza mentale sia ciò che separa le top 10 dalle top 100, Chwalinska ha preferito non dare una risposta definitiva. Ha però indicato proprio Andreeva come esempio di maturità straordinaria.

“Mirra oggi è stata fortissima. È stata molto intelligente in campo. Ha solo 19 anni, ma sembra così esperta”.

Poi ha chiuso con un sorriso:

“Se voglio salire in classifica, dovrò capire cosa serve per stare lì. Poi vi darò la risposta”.

La finale è sfumata, ma il torneo di Chwalinska resta storico. È partita dalle qualificazioni, ha raggiunto l’ultimo atto del Roland Garros, ha cambiato la propria classifica e ha mostrato al circuito una storia di perseveranza, coraggio e rinascita.

Parigi le lascia una sconfitta, ma soprattutto una nuova identità. Maja Chwalinska non ha vinto il titolo, ma ha scoperto di poter appartenere a questo livello.



Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


TAG: , , ,

1 commento

mattia saracino 06-06-2026 20:54

Félicitations Mirra andreeva.

1
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!