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Arnaldi: “Con Cobolli ci sfidiamo da quando avevamo undici anni. In campo è rivalità, ma fuori siamo amici” (Video partita)

04/06/2026 00:03 Nessun commento
Matteo Arnaldi nella foto - Foto Patrick Boren
Matteo Arnaldi nella foto - Foto Patrick Boren

Non era certamente il modo in cui avrebbe voluto conquistare la semifinale del Roland Garros, ma Matteo Arnaldi si ritrova comunque tra i migliori quattro del torneo grazie al ritiro di Matteo Berrettini. Per il ligure è il miglior risultato della carriera e la conferma di un ritorno ad altissimo livello dopo mesi complicati, segnati dall’infortunio e da tanti dubbi. In conferenza stampa Arnaldi parla del percorso che lo ha riportato ai vertici, del lavoro svolto negli ultimi mesi e della prossima sfida contro l’amico-rivale Flavio Cobolli.

Domanda: Matteo, non è il modo in cui avresti voluto vincere, ma che sensazione si prova a essere per la prima volta in semifinale in uno Slam?

Matteo Arnaldi: Sicuramente non era la partita che mi aspettavo e che volevamo vedere tutti. Però, come hai detto, sono molto contento della mia prestazione e di come sta andando il torneo. È pazzesco pensare di essere in semifinale. Sono felice per questo risultato e mi dispiace molto per Matteo. Ci alleniamo spesso insieme a Monte-Carlo. È difficile vederlo in queste condizioni, ma allo stesso tempo ha giocato un torneo straordinario. È tornato a un livello altissimo e adesso arriva la stagione sull’erba, dove esprime il suo miglior tennis. Sono sicuro che tornerà ancora più forte.

Domanda: Hai già passato moltissime ore in campo. Hai ancora energie per altre due partite?

Matteo Arnaldi: In realtà mi sento piuttosto bene. Ovviamente oggi era un punto interrogativo, perché arrivavo da due partite molto lunghe consecutive. Per la prima volta ieri non ho giocato a tennis. Sono venuto qui, ho fatto fisioterapia e un po’ di lavoro in palestra. Oggi mi sentivo davvero bene. Non posso lamentarmi. Ho giocato tanto, ma allo stesso tempo sono felice di stare in campo e di passarci del tempo, perché mi era mancato giocare. Sicuramente ho ancora energia per le prossime partite.

Domanda: In semifinale troverai Flavio Cobolli. Puoi raccontare il vostro rapporto?

Matteo Arnaldi: Siamo molto amici. Ci alleniamo spesso insieme. Giochiamo uno contro l’altro da quando avevamo undici o dodici anni. Ci conosciamo molto bene. Sarà una partita dura, ovviamente. Abbiamo giocato tantissime volte. Io forse un po’ più di lui, ma l’anno scorso abbiamo giocato qui a Parigi e lui ha vinto in quattro set. Ci siamo affrontati spesso anche nei Challenger. Spero che venga fuori una bella battaglia, ma allo stesso tempo una bella partita da vedere e da godersi anche per noi che saremo in campo.

Domanda: Ti ricordi la prima volta che l’hai incontrato?

Matteo Arnaldi: Questa è difficile. Non ricordo esattamente la prima volta, ma sicuramente a qualche campionato italiano Under 10 o Under 11, qualcosa del genere.

Domanda: Ci puoi raccontare un po’ il lavoro che stai facendo sul fisico e sul recupero?

Matteo Arnaldi: Come è stato detto, mi piace prendermi cura di me stesso e passare tanto tempo sia in palestra che in campo. Sicuramente non è stato un periodo facile, perché non riuscivo a fare quello che volevo a causa del problema che ho avuto. Però ho cercato di fare tutto quello che mi è stato chiesto. Stiamo ancora lavorando. L’ho sempre detto: non sono ancora al cento per cento, però sto molto meglio e questo mi permette di giocare, quindi non posso lamentarmi. Adesso ci sarà ancora del tempo da spendere in palestra subito dopo il match. Domani sarà un altro giorno in cui cercherò di recuperare da questa partita e da quelle precedenti. Però, come dicevo prima, sto bene. Oggi pensavo di stare molto peggio e invece mi sentivo davvero bene. Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto e di come stanno andando le cose.

Domanda: Hai mai avuto la sensazione che questo torneo potesse diventare speciale?

Matteo Arnaldi: No, sinceramente no. Come ho ripetuto fin dal primo giorno, sono arrivato qui con l’idea di giocare tante partite e di tornare a sentirmi bene in campo. Già dopo Cagliari e Roma avevo iniziato a ritrovare un po’ di fiducia in me stesso e nel mio tennis. Prima avevo tanti punti interrogativi ogni volta che entravo in campo. Questa era la cosa principale per cui ero venuto qui. Poi, partita dopo partita, ho iniziato a sentirmi sempre meglio. Ho affrontato avversari molto forti e secondo me ho espresso un buon tennis. La cosa migliore è che più il torneo andava avanti, più mi sentivo bene in campo e più riuscivo a esprimermi. Certo, c’è un po’ di stanchezza e magari nel primo match ero un po’ più brillante. Però sto ritrovando fiducia. Mi mancava giocare. Più gioco e meglio mi sento, e credo che questo mi permetterà di migliorare ancora nei prossimi tornei.

Domanda: All’inizio eri subito sotto 3-0. Da cosa dipendeva?

Matteo Arnaldi: All’inizio ero un po’ teso. Poi ho un piccolo problema con le luci. Spesso ho bisogno di qualche game per sentirmi bene e vedere come voglio. C’erano tante cose a cui non ero abituato. Era la prima volta che giocavo con il tetto chiuso e con le luci accese. All’inizio facevo fatica a esprimere il mio tennis. Però più andavo avanti e meglio mi sentivo. Sono stato bravo a restargli vicino sul 3-0, quando lui ha avuto anche qualche occasione per andare 4-0. Da lì in poi ho iniziato a vedere meglio, a sentirmi meglio e a giocare meglio. Il primo set è stato lungo ed è stata una bella battaglia. Poi ho iniziato a sentirmi molto meglio in campo e quindi anche più tranquillo. Sono contento. Se penso a un mese fa, quando ero quasi numero 150 del mondo e stavo perdendo i punti di Madrid, tutto questo è inaspettato. Però credo che non sia arrivato per caso. C’è tanto lavoro dietro. C’è stato un grande lavoro mentale per restare tranquillo quando non potevo giocare o quando giocavo ma non riuscivo a esprimermi come volevo. E c’è il lavoro di tutto il mio team e delle persone che mi sono state vicine in quest’ultimo anno e otto mesi.

Domanda: In questi mesi hai mai avuto paura di non tornare più ai tuoi livelli?

Matteo Arnaldi: No. Su una cosa voglio correggere quello che è stato detto. Nella mia testa non ho mai pensato di non poter tornare al livello che avevo. Ho sempre pensato che fosse una fase della carriera in cui dovevo affrontare momenti difficili. Ero sicuro che ne sarei uscito. Non sapevo come, non sapevo quando e sicuramente non pensavo così in fretta. Però stavo trovando la mia strada. Non mi è mai passato per la testa di non tornare. La cosa più difficile era vedere gli altri giocare, perdere tornei o entrare in campo sapendo di non essere al cento per cento. Quello sì, è stato difficile. Però abbiamo lavorato bene, ne sono uscito nel modo migliore possibile e credo che questo sia un risultato importante.

Domanda: Raccontaci qualcosa del tuo rapporto con Cobolli.

Matteo Arnaldi: Abbiamo una bella rivalità in campo. Fin da quando eravamo piccoli abbiamo giocato tante battaglie, spesso molto combattute. In campo c’è una vera rivalità. Fuori dal campo invece siamo amici. Ci alleniamo spesso insieme e passiamo molto tempo insieme. Come ho detto, in campo magari non sembra che siamo così amici quando giochiamo, ma fuori passiamo davvero tanto tempo insieme. Siamo cresciuti insieme. Un aneddoto preciso in questo momento faccio fatica a trovarlo. L’unica cosa che ricordo è la prima partita che abbiamo giocato. Credo fosse ai Campionati Italiani Under 13 o Under 14. Lui era un anno più piccolo di me e quella partita l’ho vinta io. È stata una delle prime volte che ci siamo conosciuti davvero bene e abbiamo iniziato a passare più tempo insieme.


dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


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