“Volevo perdere in campo, non finire così”: tutta l’amarezza di Berrettini dopo il ritiro
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Il volto scuro, il cappellino abbassato sugli occhi e tanta amarezza. Matteo Berrettini lascia il Roland Garros nei quarti di finale, costretto al ritiro contro Matteo Arnaldi per un problema all’anca accusato nel corso del primo set. Il romano prova a guardare gli aspetti positivi di due settimane che lo hanno riportato ai vertici del tennis mondiale, ma la delusione è evidente. Più di tutto pesa il fatto di non aver potuto giocarsi fino in fondo le proprie chance. Adesso lo attendono esami e accertamenti che chiariranno l’entità dell’infortunio e le possibilità di recupero in vista di Wimbledon.
Domanda: Matteo, quando hai iniziato ad avvertire il problema? Hai già parlato con lo staff medico?
Matteo Berrettini: A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa mentre servivo. Però stavo competendo, la partita era molto dura e sinceramente non ci ho pensato troppo. Ho continuato a giocare e ho cercato di fare del mio meglio. Era già una partita molto difficile oggi, ma più giocavo, più servivo, più colpivo il diritto e peggio mi sentivo. Ho chiesto il medical timeout e mi hanno detto che la zona era molto infiammata e molto dolorante. Ho provato comunque a continuare, ma il dolore era troppo forte e spero di non aver fatto danni seri. Adesso devo aspettare i prossimi giorni, fare gli esami e capire esattamente cosa sia. Spero davvero che non sia niente di grave. Ovviamente sono deluso, ma credo che se avessi continuato a giocare avrei peggiorato la situazione e probabilmente i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi. Purtroppo non avevo altra scelta se non ritirarmi.
Domanda: Quanto è stato difficile prendere la decisione di fermarti?
Matteo Berrettini: È stato davvero molto difficile. Soprattutto perché non sentivo che fosse la cosa giusta da fare. Anche perché l’ho già fatto tante volte e sono stanco di ritirarmi. Non volevo che il torneo finisse così. Volevo semplicemente finire la partita, vincendo o perdendo. È una sensazione diversa quando torni a casa dopo una sconfitta normale e pensi a quello che avresti potuto fare meglio. Così invece mi è stata tolta la possibilità di competere fino all’ultimo punto, di provarci fino alla fine. È un po’ quello che mi è successo negli ultimi anni. Però devo portarmi a casa le cose positive di questo torneo, perché poche settimane fa, pochi giorni fa, sarebbe stato impensabile vedermi nei quarti di finale. Cercherò di tornare a casa con il sorriso. Sarà difficile, ma è questo l’approccio che voglio avere rispetto a queste due settimane. Sono deluso, sono triste, ma sono anche orgoglioso di come ho lottato durante questo torneo.
Domanda: Puoi essere più preciso sulla zona dell’infortunio? È l’anca? Hai già avuto problemi simili?
Matteo Berrettini: Sicuramente è l’anca. Non so ancora esattamente cosa sia. Spero che gli esami siano chiari e che possano dirmi cosa ho. Non ho mai avuto nulla di simile. Ho avuto problemi all’anca destra tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ma era un dolore completamente diverso. Non lo so. Fa parte del lavoro che faccio. È uno sport individuale, non posso chiedere un cambio o una sostituzione. È così. Devo accettare questa decisione, anche se oggi ero su un palcoscenico importante. Sono l’ultima persona che vuole ritirarsi. Sono stanco di farlo. Non voglio ritirarmi, ma a volte devi farlo. Molti giocatori l’hanno fatto prima di me ed è la sensazione peggiore che esista. Però è la cosa giusta da fare, perché questo non sarà l’ultimo torneo della mia vita. Devo pensare al mio futuro e al mio recupero. E poi bisogna dare a Matteo il rispetto che merita. Per batterlo oggi dovevo essere al cento per cento. Quando mi sono ritirato non ero al cento per cento e non avevo alcuna possibilità di continuare a giocare in queste condizioni. Alla fine bisogna prendere una decisione difficile, ma è quella giusta per la mia carriera.
Domanda: Hai ricevuto tanti messaggi in queste settimane. Ce n’è stato qualcuno che ti ha colpito particolarmente?
Matteo Berrettini: Ho ricevuto tantissimi messaggi bellissimi. Da tante persone che mi vogliono bene e che mi scrivono anche quando le cose vanno meno bene. La cosa più bella per me è sentire vicino tutte le persone che hanno sempre creduto in me. Parlo di mio fratello, di Ale, di Thomas, dei ragazzi del team e di tutte le persone che mi hanno visto nei momenti più tristi. Hanno vissuto con me queste due settimane così intense. Per loro e per me stesso avrei voluto finire il torneo in un altro modo. Avrei preferito perdere la partita, andare a bere una birra alla fine e dire che era stato un bellissimo percorso. Così invece resta l’amaro in bocca per non essere riuscito nemmeno a provarci fino in fondo. Come dicevo prima, devo prendere il buono che c’è stato. Adesso è difficile farlo, ma sono state tre settimane pazzesche. Bellissime. Ora si fanno le valigie, si fanno gli accertamenti e poi si pensa a quello che verrà.
Domanda: Riesci a immaginare oggi se sarai pronto per Wimbledon?
Matteo Berrettini: Mi piacerebbe saperlo. Come dicevo prima, se fosse stato un addominale vi avrei detto esattamente quanto tempo mi serviva, perché ormai sono un esperto. Purtroppo questa zona la conosco molto meno. Non so quanto questo dolore, che adesso è piuttosto forte, mi terrà fermo. Per fortuna saranno i dottori a decidere. Spero ovviamente che sia il meno possibile. Nella mia testa c’era anche il pensiero di non voler stare fermo tre mesi, perché so che se succede qualcosa di serio quelli sono più o meno i tempi. Spero di essermi fermato in tempo. Allo stesso tempo so che quello che sento non è un semplice fastidio. I fastidi li conosco bene e ci gioco sopra dal primo giorno. Questo invece è dolore. Spero non sia niente di grave. Spero di non dovermi fermare troppo. Anche perché mi sentivo dentro un buon ritmo, avevo belle sensazioni in campo. Speriamo. Speriamo di rivederci presto.
dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani
TAG: Matteo Berrettini, Roland Garros, Roland Garros 2026

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Scusate ma se capite di tennis: avete visto Beretto in che stato era nella partite precedenti?!
A me sembra che abbia fatto molta scena….non voglio essere cattivo ma anche senza infortunio io non ci avrei puntato 1 euro.
Grande umanità in Matteo per quello che si sente dal di fuori…dai Matteo ci sta potrebbe essere un’infiammazione dovuta agli incontri serrati…io ti vedo già a Wimbledon pronto x fare strada molta strada…
Lo consulto io un dietologo che non faccio sport a livello agonistico, posso immaginare che lo consulti anche Berrettini o almeno un nutrizionista.
Quanta amarezza per questo ragazzo coraggioso e sfortunato
Sono d’accordo era n 6 e lottava con Nole ,nel pieno delle sue forze non quarantenne , alla pari vedi finale a Wimbledon. Numero 3 era alla sua portata.
Arnaldi va a prenderle tutte, Berrettini per tenere il servizio invece dei soliti pochi scambi, servizio diritto, ha dovuto lottare minimo 5 ma anche 7 o 10 minuti.
Questa anomalia nel suo gioco lo ha logorato e portato all’infortunio.
Anche Tiafoe che ha un fisicaccio a un certo punto camminava come un robot ed aveva gli occhi di fuori, Arnaldi lo aveva demolito col suo gioco e la sua resilienza su ogni palla. Lo smash sbagliato a campo libero che ha di fatto consegnato il match ad Arnaldi parla da solo.
Che tristezza Matteo … ieri sera ero fuori casa per una pizzata … quando ho saputo … non ho manco piu’ preso il dolce !
😡
Riprenditi Matteo, hai fatto un ottimo torneo, buone sensazioni per il futuro.
Insomma…
Scriba ormai siamo alla frutta
non so come riesca trovare ancora la forza di crederci e continuare ancora, eroico!
Misericordia…
@ Tempia fugit (#4632490)
Sinner ha perso con Cerundulo perché affaticato dai troppi tornei giocati e la stessa cosa vale per Berrettini…complimenti Arnaldi.
Temo proprio che Wimbledon se ne sia andato e onestamente vedere giocare Matteo pur nella gioia di guardarlo riconquistarsi il palcoscenico era come guardare una bomba a orologeria in attesa che esplodesse….
Mi auguro che curi bene anche la dieta. Mi dà l’idea che mangi tanta pasta, mentre potrebbe seguire le orme di Djokovic in quanto a nutrizione.
Se è fortunato ed è solo uno stiramento e non qualcosa di più grave, forse anche così non riuscirà a fare Wimbledon
Berrettini senza infortuni sarebbe lì con Zverev.
Berrettini o “finisce” l’avversario in un oretta e mezzo oppure se la partita gira in corrida la può vincere ma poi al turno successivo paga dazio.
Così è accaduto oggi dopo la maratona dell’altro turno.
Ergo per lui la vittoria di uno slam è probabile come quella di essere presi da un meteorite mentre si cucina la lasagna
Daje Matte’!
Forza Matteo, riprenditi presto e torna a prenderti tutto quello che meriti, per il tuo talento, il tuo cuore e le emozioni che riesci a regalarci sempre!