Sinner si racconta prima del Roland Garros: “La sconfitta con Alcaraz a Parigi uno dei momenti più difficili della mia carriera”
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Jannik Sinner arriva al Roland Garros da grande favorito, forte di una stagione già entrata nella storia. Dopo aver completato la collezione dei Masters 1000 con il trionfo a Roma, il numero uno del mondo si presenta a Parigi con l’obiettivo di conquistare per la prima volta il major francese e completare anche il Career Grand Slam.
Ma proprio il Roland Garros rappresenta per Sinner anche una ferita ancora viva. Lo scorso anno, nella finale contro Carlos Alcaraz, l’azzurro arrivò ad avere tre match point nel quarto set, prima di cedere allo spagnolo in quella che lui stesso ha definito una delle sconfitte più dure della sua carriera.
In un’intervista a L’Equipe, Sinner ha raccontato quanto sia stato difficile digerire quel ko.
“È stato uno dei momenti più difficili della mia carriera. Mentirei se dicessi che è stato facile voltare pagina”, ha spiegato l’azzurro.
Sinner ha però sottolineato come quella delusione sia diventata anche una lezione preziosa: “Cerco sempre di superare rapidamente le cose, anche quando vinco. Ed è così che sono riuscito a trionfare a Wimbledon subito dopo. Ma da quella sconfitta a Parigi ho imparato lezioni molto importanti”.
Quelle lezioni, a giudicare dai risultati, hanno lasciato il segno. Un anno dopo, Sinner ha dominato la stagione sulla terra battuta, vincendo tutti i Masters 1000 disputati sul rosso e arrivando a Parigi con la possibilità di completare un’altra impresa storica.
Nell’intervista, il numero uno del mondo è tornato anche su un altro passaggio molto delicato della sua carriera: la squalifica di tre mesi legata al caso clostebol, scontata dopo il successo agli Australian Open 2025. Sinner ha spiegato che il periodo più complicato fu quello precedente alla sospensione, quando non poteva parlare liberamente della vicenda.
“La cosa più difficile sono stati i mesi prima della sospensione, perché non potevo parlarne con nessuno. Mi si vedeva molto triste in campo, e lo ero. Non mi sentivo libero”, ha raccontato.
Il campione italiano ha poi aggiunto che quella vicenda gli ha fatto capire molte cose anche sul piano personale: “Credo che nulla accada per caso. Sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Mi sono reso conto di chi fossero i miei veri amici, e anche questo mi ha aiutato”.
Sinner ha ribadito anche la propria posizione sulla vicenda: “È stato un episodio difficile da superare, perché ho dovuto pagare le conseguenze di un errore che non era mio”. Poi la scelta di trasformare quel momento in qualcosa di positivo: “Una mattina mi sono svegliato con l’idea di convertire tutto in energia positiva. Ho passato tempo con la mia famiglia, poi sono tornato al lavoro, dedicando molte ore alla palestra”.
Il ritorno nel circuito, avvenuto a Roma, è stato vissuto come una liberazione: “Quando sono rientrato a Roma ero felice e sollevato. Volevo solo godermi il momento, ed è quello che ho fatto. Dopo ho giocato un tennis eccellente”.
Sinner ha parlato anche dell’etichetta di “robot” che spesso gli viene attribuita per la sua capacità di restare impassibile in campo. L’azzurro non la considera un’offesa.
“Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni, ma è perché sono molto concentrato su quello che devo fare”, ha spiegato. “Questo non significa che a volte non abbia una tempesta nella testa. Semplicemente cerco di non mostrarlo ai miei avversari”.
Poi ha aggiunto: “Robot non mi sembra un termine peggiorativo. È così che funziono. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di eseguire il colpo giusto nel momento giusto, e questo richiede una condizione fisica e mentale molto alta”.
Alla base di questa mentalità c’è anche la sua educazione familiare. Sinner ha ricordato l’infanzia trascorsa con genitori molto impegnati nel lavoro al ristorante.
“Da bambino vedevo i miei genitori solo la sera e molto presto al mattino, perché lavoravano tutto il giorno. Dopo la scuola andavo a cena dai miei nonni e poi dovevo cambiarmi in fretta per andare ad allenarmi. Ho dovuto imparare molte cose da solo, e credo che questo mi abbia fatto maturare”.
Il numero uno del mondo ha poi spiegato quale insegnamento gli sia rimasto più impresso dai suoi genitori: “Qualunque cosa fosse successa al ristorante, per quanto difficile, tornavano sempre a casa con il sorriso. Era impossibile capire se avessero avuto una buona o una cattiva giornata. È la mentalità che cerco di avere oggi”.
Infine, una riflessione che racconta molto del suo modo di vivere: “Nel tennis ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Ma quando esco dal campo torno a essere una persona normale e cerco di essere felice con quello che ho. Vivere il momento, senza guardare troppo al passato o al futuro, dando il meglio di me: questo è ciò che ho imparato dai miei genitori”.
Sinner arriva dunque a Parigi con un peso diverso rispetto al passato. Non solo da numero uno del mondo e grande favorito, ma anche da giocatore che ha saputo trasformare le proprie ferite in carburante. La finale persa con Alcaraz, la sospensione, le critiche e l’immagine del campione glaciale hanno costruito un atleta ancora più forte. Ora il Roland Garros gli offre l’occasione di chiudere il cerchio proprio nel luogo in cui, un anno fa, aveva vissuto una delle delusioni più dolorose della sua carriera.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Carlos Alcaraz, Jannik Sinner

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L’infamia dell’ingiusta sospensione la sta “lavando” a furor di trofei,
novello Edmond Dantès. 😉
Beh, alcune considerazioni.. solo una persona con un livello direi unico di focalizzazione sul tennis come Sinner poteva giocare e vincere nel periodo di attesa della sentenza.. focalizzazione ed equilibrio uniti ad una competitività straordinaria l’hanno portato a non perdere mai la bussola nonostante, immagino, il tarlo continuo della paura d’essere sospeso per molto tempo.. tutto ciò l’ha reso quasi inscalfibile ora e ti credo, qualunque cosa possa succedere sul campo è niente rispetto a quello che ha dovuto passare emotivamente nei mesi d’incertezza.. poi, sull’aggettivo robotico.. Jannik lo interpreta in un modo.. ottimo, dal suo punto di vista, ma per me diventa sminuente se inteso, come molti suoi detrattori fanno, come tennis monotono, monocorde e limitato.. in ogni caso, siamo di fronte ad un tennista/uomo con un livello di maturità, rapportato all’età, che in confronto i coetanei (o quasi) colleghi si sognano e questo in campo lo aiuta a far la differenza
Ed è riuscito a resettare tutto e a rifarsi in un solo mese. La dice lunga su come mentalmente sia uno dei più forti di sempre. Chiunque altro dopo una sconfitta del genere non si sarebbe più ripreso… Io stesso dopo quella sconfitta temevo che ci sarebbe voluto un sacco di tempo per scrollarsela di dosso… Da quella volta non dubito più di Jannik nemmeno se dovesse perdere 10 volte di fila al primo turno.