Un'intervista rilasciata nel corso del torneo di Roma Altro, Copertina, WTA

Sabalenka si racconta a Vogue: “Da giovane tantissimi allenatori mi dicevano che ero stupida. Va bene urlare, ne ho bisogno per restare mentalmente dentro la partita”

19/05/2026 09:54 3 commenti
Aryna Sabalenka sulla copertina di Vogue
Aryna Sabalenka sulla copertina di Vogue

Il WTA 1000 di Roma si è rivelato il peggior torneo stagionale per la n.1 WTA Aryna Sabalenka, battuta a sorpresa da una Sorana Cirstea che, all’ultimo ballo in carriera, si è liberata di ogni timore e gioca il miglior tennis della sua vita. Al Foro Italico la campionessa bielorussa non ha mai alzato il trofeo della vincitrice ma le piace moltissimo Roma, la sua atmosfera, immergersi in una città ricca di storia e di vita. Ne ha parlato in una lunga e interessante intervista concessa al magazine Vogue e pubblicata dopo la conclusione del “mille” italiano. Sabalenka si è soffermata su molti passaggi importanti della sua storia, umana e sportiva, sottolineando come essere una persona che esterna le proprie emozioni non sempre è la posizione più comoda in un presente dove tutti giudicano, criticano e attaccano senza pietà.

“Nel mio paese gli sport più seguiti sono l’hockey e il tennis. Mio padre optò per il tenni. Fino ai miei 13 anni, più o meno, stavamo bene economicamente,” ricorda Sabalenka, ripercorrendo alcune tappe del suo passato. “Poi mio padre ha attraversato un periodo difficile. Tantissimi ostacoli. L’ho visto cadere tante volte, ma rialzarsi sempre. I miei genitori facevano di tutto per mandare avanti le cose e non ne parlavamo davvero apertamente. Però io lo sapevo. I genitori pensano che noi figli non ce ne accorgiamo, ma ce ne accorgiamo eccome.”

Sabalenka era particolarmente legata a suo padre, ed è evidente quanto si riconosca nella sua capacità di reagire alle difficoltà. Ma lui non era il classico padre-padrone, figura di cui soprattutto il circuito femminile ha conosciuto molti esempi negli anni. “Il tennis era divertimento, e credo sia fondamentale che gli allenatori riescano a mantenerlo tale. Mio padre mi diceva sempre: ‘Se non ti piace, se vuoi smettere, basta che ce lo dici. Non devi obbligarti a fare nulla.’ C’è stato un periodo, intorno ai nove anni, in cui ero vicina a mollare tutto. Però vedevo quanto mio padre fosse orgoglioso di me e non volevo deluderlo. Poi mi sono innamorata di nuovo di questo sport, ancora più di prima.”

La Bielorussia non disponeva di un programma tennistico statale ricco e strutturato come quelli di Cina, Russia o Francia, e agli inizi Sabalenka fece fatica a trovare una guida tecnica stabile. “Tantissimi allenatori mi dicevano che ero stupida, che l’unica cosa che sapevo fare era tirare forte la palla, che non sarei mai arrivata in top 100,” ricorda. Ma a un certo punto entrò nell’orbita dell’imprenditore bielorusso Alexander Shakutin, che intuì il suo potenziale e iniziò a sostenerla economicamente. Oggi non collaborano più professionalmente e negli ultimi anni Shakutin è finito al centro di diverse polemiche, indicato come vicino al presidente autoritario bielorusso Alexander Lukashenko e per questo sanzionato dall’Unione Europea. Sabalenka, però, resta riconoscente per quell’aiuto iniziale. “È stato lui il primo a credere davvero in me. C’erano anche altre persone che credevano in me, ma lui è stato quello che mi ha aiutata concretamente.”

Sabalenka racconta che sua madre le diceva che, da bambina, si buttava a terra battendo la testa finché non otteneva quello che voleva. Il fuoco dentro di lei, a quanto pare, c’è sempre stato, e oggi ricorda con un certo imbarazzo le esplosioni verbali che lanciava contro i genitori. “Ero molto Toro,” spiega sorridendo, accostando il suo carattere al segno zodiacale. “Se vedo un obiettivo, devo raggiungerlo, non esiste un’altra strada. È una parte del mio carattere che a volte mi fa impazzire, ma che allo stesso tempo mi porta in modalità battaglia e mi aiuta a giocare con passione. Sono le due facce della stessa medaglia.”

“Quando sono arrivata a Wimbledon l’anno scorso, la mia prima conferenza stampa era strapiena,” racconta Sabalenka. “E ho pensato: ‘Wow ragazzi, vi aspettate un altro caso Roland Garros?’ Poi però abbiamo fatto quel video su TikTok. Coco Gauff è una di quelle ragazze che capisce tutto al volo. Non si offende mai. Se le chiedi scusa, lei ti dice: ‘Tranquilla, va tutto bene.’ Nessuno può capirti meglio di un altro atleta. Credo che tutti noi pensiamo: devo vincere ogni partita. Se non ragioni così, allora cosa ci stai a fare? Quando sei top 5 e vinci Slam, non puoi essere soddisfatta di perdere. Questa è la mia mentalità.”

Fuori dal campo è leggera, rilassata, autoironica; spontanea e riflessiva. Ha senso che, una volta finita la partita, questa versione di sé guardi con un certo pentimento l’altra. “Devi accettare quando hai sbagliato,” racconta, “E io ho sbagliato tantissime volte.” Però respinge l’idea che un carattere focoso sia necessariamente qualcosa di negativo. “Da giovane mi emozionavo tanto, e poi mi arrabbiavo ancora di più con me stessa per essermi emozionata. Ora ho capito che va bene spaccare una racchetta. Va bene urlare. Va bene impazzire se senti che ti stai tenendo dentro troppo. A volte hai bisogno di lasciarlo uscire, di svuotarti, così puoi ripartire e tornare a giocare il match. Sì, a volte può sembrare brutto o eccessivo, ma io ne ho bisogno per restare mentalmente dentro la partita.”

Le personalità forti attirano grandi ammiratori e grandi detrattori. “Quando ricevi tanto amore, tanta attenzione e tanto successo, ci sarà sempre qualcuno pronto a giudicarti. Giudicano il tuo aspetto, i tuoi grugniti, la tua nazionalità, persino la tua vita privata e le tue scelte. Non passo molto tempo sui social, ma ogni tanto leggo commenti casuali su Instagram, TikTok o Threads e chiedo al mio manager: ‘Ma la gente mi odia davvero così tanto?’ Poi entro nello stadio, sento tutto il sostegno del pubblico e capisco che online sono pochissime persone, solo molto rumorose. A volte sono profili fake e penso: non hai nemmeno il coraggio di mostrare la faccia? Oppure clicchi sul profilo e vedi una madre con tre figli, una famiglia felice, una vita apparentemente perfetta e convenzionale. E intanto ti scrive cose tipo: ‘Spero che tu muoia, che la tua famiglia si ammali di cancro, sei una puttana.’ E allora penso: c’è qualcosa che non va in questo pianeta.”

Nel marzo 2024 Sabalenka ha vissuto un altro dramma: la morte dell’ex compagno, l’hockeista Konstantin Koltsov. “Discutevo con l’agente, non riuscivo ad accettarlo,” ricorda. Ancora una volta Sabalenka cercò rifugio nel tennis. Tornò in campo pochi giorni dopo al Miami Open, ma perse al terzo turno contro Anhelina Kalinina, distruggendo la racchetta e cancellando la conferenza stampa. Come se il dolore per la morte di Koltsov non bastasse, molti utenti online la criticarono per essere tornata a giocare così presto. “Non so se esista un modo giusto per elaborare il lutto. Credo che in situazioni del genere non esistano giusto o sbagliato. Ognuno ha bisogno di qualcosa di diverso. Per me, tornare al lavoro è stata l’unica strada possibile. Ho 28 anni, ma a volte mi sembra di aver già vissuto tutto quello che una persona possa immaginare.”

Marco Mazzoni


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3 commenti

Greg (Guest) 19-05-2026 10:07

Fig@

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l Occhio di Sauron 19-05-2026 10:04

Scritto da Golden Shark
MIIIIIiiiii___insk !
Che tigrona !!

se fa così diventa veramente devastante!

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Golden Shark 19-05-2026 10:01

MIIIIIiiiii___insk !

Che tigrona !!

😮

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+1: l Occhio di Sauron