Bartoli analizza il ko di Fils contro Sinner: “Non è ancora abituato a quel ritmo”
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Jannik Sinner ha lasciato pochissimo spazio ad Arthur Fils nella semifinale del Mutua Madrid Open 2026. Il francese arrivava all’appuntamento come uno dei giocatori più in forma del circuito, reduce da una lunga serie di vittorie e da un rendimento eccellente sulla terra battuta, ma contro il numero uno del mondo la differenza è apparsa evidente.
Sinner ha imposto fin dall’inizio un ritmo altissimo, togliendo tempo e certezze a Fils. La potenza del francese non è bastata per reggere la continuità, la profondità e la velocità di palla dell’azzurro, che ha dimostrato ancora una volta di essere diversi gradini sopra anche rispetto a un avversario in piena ascesa.
A spiegare la chiave della partita è stata Marion Bartoli, ex campionessa di Wimbledon, intervenuta a Sky Sports. Secondo la francese, Fils ha pagato soprattutto la difficoltà ad adattarsi immediatamente al ritmo imposto da Sinner.
“È stato come nella finale di Doha contro Carlos Alcaraz, dove lui va troppo veloce troppo presto. Si vede che non è abituato a quel ritmo. Durante i primi 25 minuti, dava la sensazione di essere praticamente sempre sulla difensiva”, ha spiegato Bartoli.
Il paragone con la finale di Doha contro Alcaraz è significativo. Anche in quel caso Fils aveva mostrato di avere un tennis esplosivo e ambizioso, ma non ancora abbastanza strutturato per gestire la pressione continua dei migliori del mondo. Contro Sinner, il copione si è ripetuto: il francese ha provato a restare aggressivo, ma si è ritrovato spesso a rincorrere, costretto a difendersi più di quanto avrebbe voluto.
La sensazione è che Fils abbia qualità enormi, ma debba ancora abituarsi al livello di intensità richiesto per battere giocatori come Sinner o Alcaraz. Contro avversari di quel calibro non basta colpire forte: serve reggere ogni scambio, scegliere i momenti giusti per accelerare e non perdere lucidità quando il ritmo sale.
Per Sinner, invece, la semifinale di Madrid ha confermato una volta di più il suo status di riferimento del circuito. Il numero uno del mondo non solo vince, ma riesce a far sembrare in difficoltà anche giocatori in grande fiducia. Fils resta uno dei nomi più interessanti del presente e del futuro, ma Madrid gli ha indicato con precisione il prossimo passo da compiere: abituarsi alla velocità dei migliori.
Marco Rossi
TAG: Arthur Fils, Marion Bartoli

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Per competere occorre essere un po’ più forti di Fils!
Se il tennis fosse “stante il divario nessuna novità” possiamo stare pure comodi e aggiornare le statistiche.
In realtà,fermo restando che ci sono valori diversi,il tennis prevede che i picchi non siano infiniti e possano essere condizionati.
Sinner non resterà quello più potente,i record si battono perché l’evoluzione tecnica dei materiali e la formazione dei giocatori cambia. Borg era d’un livello ma la palla di Wilander prese a girare di più e se Lendl aveva la palla più pesante Mats le contromisure le prese (a volte).
Jannik è un 2001,Fils ha 3 anni di meno e 5 Fonseca e Jodar,si tratta di margini importanti che,a rigor di logica, garantiscono più miglioramenti a loro che a Jannik (più in fase perfezionamento).
Su tutti inciderà il fattore infortuni su cui ,va detto,il tennis dell’italiano è quello meno soggetto .
Alcaraz? Eh,se parliamo di logoramento,di dritti strappati,di muscolatura esplosiva ma non “rilassata” c’è poco da star sereni.
Se poi guardiamo Mensik,Draper, Rune,Musetti allora il dottor Gibaud può investire capitali con le sponsorizzazioni che tanto il rientro è assicurato.
Dei tre, il migliore sembra lo spagnolo. 😉
Fils come del resto fonseca e jodar al momento non possono competere con sinner, la differenza è enorme.