Ivanisevic a 360°: “Il progretto con Fils mi entusiasma, ha talento da primi cinque. Sinner? È come uno squalo, ti divora. Le superfici oggi sono troppo simili”
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È sempre interessante ascoltare le impressioni di Goran Ivanisevic sull’attualità tennistica. Vanno dritte al punto, senza troppi giri di parole, rudi e pungenti quanto i suoi servizi leggendari. Il croato dopo una breve e sfortunata parentesi accanto a Stefanos Tsitsipas ha accettato di aiutare la risalita e completamento tecnico-agonistico di Arthur Fils, che tanto bene ha giocato a Miami e nelle settimane precedenti, riprendendosi il posto che gli spetta nel tennis di vertice dopo il lungo e difficile infortunio alla schiena. L’ex campione di Wimbledon è convinto che il francese abbia ancora un ottimo potenziale non espresso, poi nell’intervista concessa al media serbo SportKlub ha spaziato su vari temi, incluso Jannik Sinner, le differenze con Alcaraz e altro ancora. Ivanisevic non è affatto contento di come oggi le superfici siano molto simili tra loro, lontanissime dai suoi tempi quando tra terra battuta ed erba c’era un abisso.
“La collaborazione con Fils è eccellente” afferma Ivanisevic. “Innanzitutto devo ringraziare Cinkus (l’altro coach di Arthur, ndr): mi aveva già contattato in passato, ma ero impegnato in altri progetti. Questa volta è stato tutto rapidissimo. A gennaio si allenavano a Zagabria e mi ha invitato perché il padre di Arthur voleva parlarmi. Abbiamo discusso per cinque minuti e il giorno dopo mi ha già chiamato il suo agente: la collaborazione si è concretizzata immediatamente. Sono particolarmente felice per Cinkus, che lavora con lui da due anni, anche perché siamo amici da 25 anni, dai tempi in cui collaboravamo con Marin Cilic. È fondamentale che due allenatori condividano la stessa visione tecnica e sappiano completarsi a vicenda”.
Goran vede un grande potenziale in Fils: “Arthur è uno dei giovani con più talento in assoluto. Prima dell’infortunio era numero 14 del mondo. Purtroppo è rimasto fermo sette mesi, ma rappresenta il futuro del tennis. Io lo vedo tra i primi cinque. Ha una qualità straordinaria. Non c’è pressione sui tempi, ma sono convinto che ci arriverà presto. È un progetto che mi entusiasma, perché ho sempre voluto lavorare con giocatori giovani come lui. Il suo tennis è molto interessante: ci sono ancora margini di miglioramento, ma la situazione in cui si trova è estremamente positiva”.
Curioso che proprio il suo attuale, pupillo, Fils, abbia impartito una “lezione” memorabile a Tsitsipas a Miami, con il quale il croato ha rotto malamente dopo poche settimane di lavoro assieme. Su questo Goran chiosa un po’… “Non ho visto il match, si è giocato alle due di notte. Ho controllato il telefono al mattino e sono rimasto sorpreso. Mi aspettavo la vittoria di Fils, ma un 6-0 6-1 a questo livello… o uno gioca molto male o l’altro è stato straordinario — probabilmente entrambe le cose. Procediamo partita dopo partita”.
Poi l’intervista torna brevemente su quello che non funzionò tra lui e il greco. Sorprende la franchezza di Ivanisevic: “L’ho capito già dopo il secondo giorno di allenamento. Quando è venuto a Zagabria per testare le racchette, ho intuito che la situazione non avrebbe funzionato. In sostanza, non ho detto nulla di negativo: tutto ciò che ho affermato era corretto e i fatti lo hanno confermato. Dopo Wimbledon gli ho consigliato di fermarsi per quattro mesi, perché non era solo una questione fisica, ma anche mentale. Resta un giocatore straordinario, lo era prima e lo è ancora oggi, ma a questi livelli sono i dettagli a fare la differenza. Nel tennis moderno non si può competere senza una preparazione mentale adeguata. Io stesso ho vissuto difficoltà simili quando sono scivolato alla posizione 128 del ranking. In ogni caso, è tutto a posto. Ci siamo incontrati a Doha e ci siamo salutati normalmente. La situazione è stata ingigantita: lui ha detto alcune cose su cui preferisco non entrare nel merito, ma è tutto chiarito e si va avanti”.
La sua stima per Djokovic, dopo averlo guidato per molte stagioni a grandissimi successi aiutandolo a migliorare il suo tennis – il servizio in particolare – resta immutata. 25° Slam? “Se non avessi lavorato con lui, forse direi di no” afferma Goran. “Ma conoscendolo, nel suo vocabolario non esistono “non posso” o “impossibile”. Certo che è possibile. Molti si chiedono da dove tragga la motivazione per continuare. Sento certi presunti esperti darlo continuamente per finito: non so se capiscano davvero di tennis. Djokovic gioca perché ama competere, stare in campo e vincere. E resterà sempre tra i migliori. Sarà sempre ai vertici. Basta guardare quanti tornei ha giocato l’anno scorso ed è ancora numero tre del mondo. Si parla tanto dei giovani, ma non sono ancora lì, al suo livello. Abbiamo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che sembrano giocare un altro sport oggi, poi Alexander Zverev che è sempre presente, e Novak, che è qualcosa di speciale: il più grande di sempre, e non si può mai escludere dalla corsa a un titolo”.
Ecco una stoccata di Ivanisevic sulle attuali superfici e condizioni di gioco, troppo simili tra loro: “Mi sembra assurdo che sull’erba si vedano scambi più lunghi che sulla terra battuta. Non si possono “aggiustare” le superfici per favorire qualcuno”. Un parere sibillino ma assai importante.
Ultimo commento sulle parole di Fonseca riguardo a Sinner e Alcaraz, definendo l’italiano “un robot” e lo spagnolo “uno che sa fare tutto”. Così Ivanisevic: “A me piacciono entrambi. Seguo Sinner da quando era junior: mi piace moltissimo sia come persona sia come giocatore. Alcaraz è più versatile: si diverte, varia, sorride. Sinner invece lo paragono spesso a Djokovic: sono simili, anche se oggi Sinner ha più potenza, ha un motore più potente, per così dire. Quando prende il controllo, ti aggredisce come uno squalo e ti divora. Alcaraz invece costruisce, cambia ritmo, sale e scende… È fantastico che siano diversi: per questo i loro match sono spettacolari, come la finale di Parigi dell’anno scorso, cinque ore e mezza senza che il pubblico quasi respirasse. Quel livello di tennis, quella intensità, sono fenomenali. Mi piacciono entrambi, ma Alcaraz resta più completo e questo non cambierà. Ed è ancora meglio così, perché rende le partite ancora più belle”.
Marco Mazzoni
TAG: Arthur Fils, Goran Ivanisevic, Jannik Sinner, Marco Mazzoni

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3 commenti
Ivanisevic lo vorrei al fianco di Tartarini con il nostro Musetti
A parte i vamos, Nadal con Alcaraz non ci azzecca niente..
Sinner è la versione evoluta di Djokovic.
Alcaraz l’evoluzione perfetta tra Nadal e Federer.
Sono ingiocabili come lo erano i tre Goat.
Ivanisevic è un grande, sarebbe perfetto per una Paolini, le migliorerebbe il servizio, il dritto e le darebbe nuove motivazioni.