Omar Jasika e le continue minacce via messaggi social: “Ne ricevo dopo ogni match. Qualcuno mi ha mandato la foto del suo fucile scrivendo non vedo l’ora che torni in Australia”
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Gli abusi e minacce ricevute via social sono ormai un problema terribile per tutti i giocatori. Dopo un periodo di reticenza, ormai in molti ne parlano come di recente ha fatto Lucrezia Stefanini. Uno dei primi a squarciare il velo sul problema è stato l’australiano Omar Jasika, 28enne di Melbourne diventato celebre più per l’amicizia con Kyrgios e una squalifica di 4 anni per uso di cocaina, interamente scontata, che i per i suoi risultati (ha un best ranking di 177 ATP nel 2024). Rientrato pienamente sul tour nel 2022, è stato bersagliato da tanti messaggi minacciosi, come quasi tutti i colleghi. A distanza di tempo purtroppo la situazione delle minacce ricevute da sconosciuti via social non è affatto migliorata, come ha raccontato l’ex promessa del tennis australiano in una lunga intervista rilasciata al media australiano The First Serve. Questi i passaggi più duri e significativi di Jasika, che confermano quanto sia difficile accettare lo status quo per i giocatori, costantemente sotto le minacce di persone borderline, spesso legate al mondo delle scommesse. E pure quanto sia complicato perseguire le vie legali una volta che l’autore della minaccia viene identificato, rendendo la faccenda ancor più triste.
“Ogni match che gioco, appena esco dal campo ricevo magari quattro, cinque, sei messaggi”, ha dichiarato mestamente Jasika. “Direi che praticamente ogni partita è accompagnata da qualche forma di abuso”. L’australiano racconta alcuni dei messaggi ricevuti, davvero allucinanti: “C’è stato uno che mi ha mandato la foto del suo fucile — quello è stato un altro livello. Mi ha scritto: non vedo l’ora che tu torni in Australia. Ma ce ne sono anche altri, tipo ‘Spero che tutta la tua famiglia muoia stanotte’, o questo è arrivato giusto ieri, che dice ‘La tua compagna merita di essere violentata e uccisa davanti ai tuoi occhi’. Sono cose che nessuno direbbe mai faccia a faccia. Vanno dritti alla giugulare… prendono di mira la famiglia e tutto il resto”.
Amara la successiva affermazione di Omar: “Come fare? Ti ci abitui… ed è questa la cosa triste. Quando inizi a riceverne così tanti, finisci per abituarti… ma un po’ ti colpiscono comunque. Quando tiro fuori il telefono dalla borsa è come dire: eccoci di nuovo. Cosa troverò stavolta?”. Anche quando l’abuso non compromette totalmente la prestazione, lascia comunque un segno: “Un po’ incide. Capisco benissimo come altri possano esserne davvero colpiti”.
La scelta più logica potrebbe essere quella di disconnettersi, così da fermare alla radice gli abusi online. Ma nel tennis professionistico i social rappresentano anche uno strumento di lavoro fondamentale. “Per un periodo ho disattivato le richieste di messaggi, ma ho avuto la sensazione di aver perso qualche opportunità, magari con brand interessati a collaborare”, ha spiegato Jasika. “Puoi disattivare i commenti, ma le richieste di messaggi sono complicate: non sai mai se dietro c’è un’azienda che vuole contattarti. Ne deriva una situazione senza via d’uscita: lasciare tutto aperto significa continuare a subire abusi; chiudere significa rischiare di perdere sponsorizzazioni — una fonte di reddito cruciale, soprattutto quando fuori dalla top 100”.
A livello di tutela, qualcosa è stato fatto, ma non è sufficiente. L’ATP ha introdotto strumenti di segnalazione e monitoraggio per identificare e gestire le minacce più gravi. Jasika li ha utilizzati: “L’anno scorso ne ho segnalato uno. Hanno trovato il responsabile… vive negli Stati Uniti e mi hanno chiesto se volevo procedere legalmente. Ho pensato: è troppo complicato… non voglio aprire un vaso di Pandora”.
Questo è un altro aspetto grave del problema: anche quando gli autori vengono identificati, intraprendere un’azione legale richiede tempo, energie e spesso implica procedure internazionali. Un impegno che pochi giocatori possono permettersi, perché richiede tempo privato all’attività che li porta costantemente in giro per il mondo. Il risultato? Un sistema che riesce a individuare gli abusi, ma non sempre a dissuaderli. Alla domanda su possibili rimedi, Jasika ammette che non esistono risposte semplici. “È troppo facile creare un nuovo account” afferma Jasika, “Forse servirebbe verificare l’identità, tipo con un documento. Magari una piattaforma dedicata agli atleti, con più sicurezza. Credo che molti di noi giocatori ricevano molti più abusi di quanto si immagini, sono sicuro che è così per la maggior parte dei giocatori”.
Marco Mazzoni
TAG: Abusi nel tennis, Marco Mazzoni, Minacce social, Omar Jasika

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2 commenti
Che massa di buffoni, giusto scommettere potete, il “fare” è per altri, non certo per dei falliti che cercano il colpo di fortuna!
Non amo le scommesse (e tutto il suo mondo, mafie annesse), ma accetto serenamente la sua presenza nel rispetto delle regole, non accetto invece questa “moda” (per me è un reato bello e buono) da parassiti ludopatici…vergogna, sarebbe ora che questa gente pagasse per le minacce che perpetuano impunemente…che vergogna
Molto lame se posso dire…più angoscianti sono le telefonate con l’assassino nella porta accanto…