Una carrellata di grandi campioni ed imprese, protagonisti sul "duro" in America ATP, Challenger, Video

“Sunshine Double”, una doppietta di Masters 1000 riuscita solo a sette campioni: da Courier a Djokovic (Video)

04/03/2026 11:33 7 commenti
Federer a Indian Wells 2006
Federer a Indian Wells 2006

Con Indian Wells scatta la stagione 2026 dei Masters 1000, una cavalcata che toccherà 9 grandi appuntamenti tra Nord America, Europa e Asia, il clou dell’annata ATP insieme alla magnifica seppur insolita kermesse di fine anno delle Finals, di nuovo a Torino per il sesto anno consecutivo. Si parte dal deserto della California, un luogo unico, per alcuni incantato e per altri detestabile. Sensazioni e palati differenti. Dipende se ami il deserto e il suo microclima del tutto particolare, che rende il gioco assai diverso tra le sessioni diurne e quelle serali, o se invece non riesci ad adattare colpi e fisico e quest’evento diventato il più ambito a livello ATP, grazie ai servizi incredibili offerti a giocatori – e pubblico – con le risorse sterminate di Larry Ellison, uno degli uomini più ricchi del mondo e proprietario da qualche anno del torneo.

E pensare che poco meno di 20 anni fa il primo 1000 dell’anno navigava in acque pessime, con perdite di sponsor, una diatriba assai negativa a livello di immagine orchestrata da papà Richard Williams che aveva definito il tutto come “razzista” (e negando per anni alle figlie di giocarci) e un impianto che iniziava a mostrare i segni del tempo. All’epoca il ricchissimo e ambizioso Carlos Slim dal Messico aveva messo sul tavolo dell’ATP un progetto faraonico per prendersi la data e lo status di Masters Series (allora si chiamavano così), portando tutto ad Acapulco, progetto e offerta difficile da rifiutare. Quando lo spumante era già stato tolto dal frigo per brindare alla firma arrivò un colpo di coda di Charlie Pasarell, ex tennista di origine portoricana e fondatore del torneo californiano. Con rinnovati contratti e risorse, insieme ad un primo inserimento di Ellison nel torneo come sponsor, Pasarell riuscì a salvare il torneo e iniziò una grande operazione di rilancio, che con l’ingresso definitivo del magnate di Oracle è diventato assai più di un solo appuntamento tennistico ma happening al 360°, per famiglie e i ricchissimi californiani – e non solo – che scelgono l’area di Palm Springs come buen retiro giocando a golf e lussureggiando in strutture a cinque stelle.

Vincere a Indian Wells non è facile. Intanto il campo di partecipazione è praticamente quello di uno Slam, il torneo è assai ambito come dimostra l’albo d’oro, ma molto deriva proprio dalle condizioni. Mutevoli, con campi tra i più lenti dell’anno per essere sul cemento (nel 2025 è stato il più lento in assoluto tra i mille sul duro per le rilevazioni tecniche effettuate sugli indici di gioco, anche più del torneo di Madrid su terra battuta…), rimbalzi piuttosto alti e la necessità di giocare un tennis piuttosto fisico oltre che di qualità. Non è un caso che qua hanno vinto più volte gente come Nadal, Thiem, Draper, Del Potro, oltre a Federer e Djokovic ovviamente in molte occasioni, tennisti che amano spingere la palla tanto e che lo hanno fatto alla perfezione quando il rimbalzo è alto e c’è da mettere più “punch” che velocità pura.

Alcaraz è stato campione per due anni, mentre il nostro Jannik Sinner non è ancora andato oltre la semifinale, stoppato proprio dallo spagnolo nel 2023 e 2024. Vincere anche il successivo torneo di Miami dopo IW è ancor più difficile, per la fatica accumulata in California ma anche perché in Florida i giocatori trovano un torneo del tutto diverso: umidità, campo, rimbalzo, vento. Infatti riuscire a trionfare del Sunshine Double è roba per pochi eletti. Da quando esiste la categoria Masters dell’ATP Tour (1990) ci sono riusciti soltanto in sette: Jim Courier (1991), Michael Chang (1992), Pete Sampras (1994), Marcelo Rios (1998), Andre Agassi (2001), Roger Federer (tre volte, 2005, 2006, 2017) e Novak Djokovic, recordman con quattro doppiette nei mille americani di primavera (2011, 2014, 2015, 2016). Riviviamo alcuni momenti di queste sette cavalcate memorabili, una delle massime imprese che un giocatore che può compiere sull’ATP Tour (Slam esclusi) per impegno e durezza.

Jim Courier fu il primo a conquistare il Sunshine Double nel 1991, a soli 20 anni. L’americano si presentò a Indian Wells da numero 26 al mondo, ancora senza aver vinto uno Slam (arriverà a Parigi il maggio successivo), e lì si rese protagonista di una cavalcata che avrebbe definito la sua carriera, fu il clic che lo accese al massimo livello e lo trasformò in “Big-Jim”. In finale a Indian Wells Courier ebbe bisogno di un tiebreak al quinto set per superare in tre ore e trenta il francese Guy Forget, tennista meraviglioso dal punto di vista tecnico ma non sempre capace di rendere al massimo del suo potenziale. Con il suo devastante diritto inside out a dettare legge, Jim dominò negli States, sbarco sul rosso carico di fiducia e vinse a Roland Garros battendo Agassi in finale, quindi raggiunse anche la finale dello US Open, completando l’ascesa che nel 1992 lo portò per la prima volta al numero 1 del mondo.

Michael Chang visse una splendida cavalcata l’anno successivo, forte di due gambe potenti come pistoni e una copertura del campo pazzesca. Ma ancor più importante fu la doppietta di Pete Sampras nel 1994. All’epoca “Pistol” Pete era già numero 1, ma a Indian Wells non aveva mai trovato il suo miglior tennis, ottenendo solo sette vittorie nelle prime cinque partecipazioni. Nel ’94 cambiò marcia: vinse una finale al quinto set in California e, due settimane dopo, difese con autorità il titolo a Miami. La finale di Miami 1994 — una delle 34 sfide tra Sampras e Andre Agassi — è ricordata anche per il fair play di Andre: informato dei problemi intestinali di Sampras occorsi dalla serata precedente, accettò di posticipare la finale per concedergli più tempo di recupero. «Se non fossi stato capace di battere Pete al meglio, non avrei meritato il titolo», dichiarò allora Agassi al The New York Times. Fair play assoluto, ma il titolo se lo prese Sampras.

Nel 1998 fu il cileno Marcelo Rios a prendersi la scena e firmare il Sunshine Double, punti pesanti che lo issarono anche a numero 1 del mondo. Partito da numero 10 nel ranking all’inizio dell’anno, in tre mesi volò in vetta, forte anche della finale, seppur persa, raggiunta agli Australian Open. A Indian Wells perse un solo set: il drammatico tiebreak del secondo parziale in finale contro Greg Rusedski, chiuso dal britannico per 17 punti a 15 — l’unico vero squillo concesso al dominio del cileno in quelle due settimane per lui davvero magiche. Marcelo volava sul campo, col braccio mancino faceva quel che voleva passando da palle carichi di spin di costruzione a frustate a tutto braccio imprendibili. Un talento eccezionale il suo, che lo rende uno dei tennisti più forti a non aver mai vinto uno Slam. A Miami per Rios c’era in palio un doppio traguardo: titolo e numero 1. Testa di serie numero 3, completò l’opera battendo Agassi in finale e centrando l’obiettivo.

Andre Agassi si prese la rivincita tre anni più tardi, nel 2001. L’americano superò tre Top 10 tra Indian Wells e Miami, compreso un netto successo in due set contro Sampras nella finale californiana. In quell’inizio di stagione un “nuovo” Agassi, assai più calibrato nelle scelte di gioco e tirato a lucido fisicamente, era di gran lunga il miglior tennista del mondo, e la vittoria nel Sunshine Double ne fu l’ennesima certificazione. Da lì a poco il tennis svoltò. Arrivò la nuova generazione, guidata da Roger Federer, e poco dopo quella successiva, con Rafa Nadal e Novak Djokovic. Lo svizzero e il serbo sono attualmente gli unici capaci di completare il Sunshine Double più di una volta.

Nel 2005 Roger Federer arrivo molto vicino alla sconfitta a Miami: in finale era sotto due set a zero contro Rafael Nadal, ma ribaltò il match con una rimonta memorabile. In quell’incontro si capì che il giovanissimo spagnolo avrebbe dato filo da torcere alla leggenda svizzera, in quell’epoca dominante sul tour. Nel 2006 Federer toccò un livello di gioco stellare, forse il migliore di sempre per combinazione di qualità, anticipo, numero di soluzioni tecniche applicate in partita. Tra Indian Wells e Miami lasciò per strada appena due set in 12 partite, fotografia perfetta di un inizio stagione quasi immacolato (perse una sola partita nei primi tre mesi dell’anno).

E se si parla di dominio, basta correre all’anno 2011, con Novak Djokovic irresistibile, forte di un agonismo, intensità e copertura del campo magistrali. Scattò in Australia con un bel successo e da lì in avanti inanellò solo vittorie fino alla semifinale di Roland Garros, battuto da un Federer quel giorno fortissimo, capace di incartare la regolarità del serbo a furia di variazioni e attacchi da Maestro. Ma in primavera negli States, Novak era ingiocabile: dominò a Indian Wells e Miami, intoccabile. In California superò Federer in semifinale e Nadal in finale; a Miami batté nuovamente lo spagnolo nell’atto conclusivo. Diventerà meritatamente n.1 del mondo dopo il successo a Wimbledon, iniziando una cavalcata leggendaria sul trono del ranking. Dal 2014 al 2016 Djokovic trasformò il Sunshine Double nel suo giardino di casa: sul cemento all’aperto non lo battevi, lui controllava tutto in campo e trovava sempre il modo di superare ogni avversario. Una macchina perfetta.

Molti appassionati, in particolare i tantissimi supporter di Federer, ricorderanno con grande piacere la doppietta dello svizzero nel 2017. Dopo il clamoroso ritorno a Melbourne, recuperato dal problema al ginocchio e con un rovescio tutto nuovo, finalmente colpito con grande anticipo e velocità, Roger volo negli States e… volava letteralmente sul campo. Fece quel voleva, come dimostra la straordinaria prestazione contro Nadal a Indian Wells, uno dei successi più netti in carriera di Federer sul grande rivale, forte di un tennis così rapido da annichilire ogni velleità di Rafa.

“Dall’exploit di Courier nel 1991 al dominio da record di Djokovic, il Sunshine Double è rimasto un banco di prova per campioni assoluti: conquistare Indian Wells e Miami nella stessa stagione significa entrare, di diritto, nella leggenda del tennis”, si legge nel sito ATP. Forse un filo esagerato ma c’è del vero: compiere la doppietta americana di primavera è una grandissima impresa. Roba per pochi.

Marco Mazzoni

 


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7 commenti

JOA20 (Guest) 04-03-2026 12:56

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Scritto da JOA20

Scritto da NonSoloSinner
Indian Wells nasce negli anni settanta, Miami negli anni ottanta… piuttosto sarebbe interessante sapere quanti hanno completato il grande slam su terra (Montecarlo, Roma e Parigi)… sicuramente Nadal e l’anno scorso Alcaraz

Madrid non lo consideri?
Intendi nello stesso anno? Nel 2010 Nadal vinse tutti i grandi tornei su terra, unica volta che si fece il “Clay Slam”

Ho controllato e Nadal non ha mai vinto tutti i mille su terra e il Rg, poi bisogna dire che Amburgo e Madrid si sono alternati nei primi anni di carriera di Nadal, ma credo cambi poco… di norma per grande slam su terra si intende Montecarlo, Roma e Parigi, i tornei storicamente più prestigiosi

Nel 2010 Nadal vinse tutti i 1000 su terra e il RG. Amburgo lo vinse solo nel 2008, poi dal 2009 il torneo diventò un ATP500 e fu rimpiazzato da Madrid come Masters1000 su terra (fino al 2008 il torneo madrileno si giocava su sintetico indoor).
La tripletta che dici tu la fece in cinque stagioni

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NonSoloSinner (Guest) 04-03-2026 12:41

Scritto da NonSoloSinner

Scritto da JOA20

Scritto da NonSoloSinner
Indian Wells nasce negli anni settanta, Miami negli anni ottanta… piuttosto sarebbe interessante sapere quanti hanno completato il grande slam su terra (Montecarlo, Roma e Parigi)… sicuramente Nadal e l’anno scorso Alcaraz

Madrid non lo consideri?
Intendi nello stesso anno? Nel 2010 Nadal vinse tutti i grandi tornei su terra, unica volta che si fece il “Clay Slam”

Ho controllato e Nadal non ha mai vinto tutti i mille su terra e il Rg, poi bisogna dire che Amburgo e Madrid si sono alternati nei primi anni di carriera di Nadal, ma credo cambi poco .. di norma per grande slam su terra si intende Montecarlo, Roma e Parigi, i tornei storicamente più prestigiosi

Ovviamente nella stessa stagione

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NonSoloSinner (Guest) 04-03-2026 12:39

Scritto da JOA20

Scritto da NonSoloSinner
Indian Wells nasce negli anni settanta, Miami negli anni ottanta… piuttosto sarebbe interessante sapere quanti hanno completato il grande slam su terra (Montecarlo, Roma e Parigi)… sicuramente Nadal e l’anno scorso Alcaraz

Madrid non lo consideri?
Intendi nello stesso anno? Nel 2010 Nadal vinse tutti i grandi tornei su terra, unica volta che si fece il “Clay Slam”

Ho controllato e Nadal non ha mai vinto tutti i mille su terra e il Rg, poi bisogna dire che Amburgo e Madrid si sono alternati nei primi anni di carriera di Nadal, ma credo cambi poco .. di norma per grande slam su terra si intende Montecarlo, Roma e Parigi, i tornei storicamente più prestigiosi

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JOA20 (Guest) 04-03-2026 12:13

Scritto da NonSoloSinner
Indian Wells nasce negli anni settanta, Miami negli anni ottanta… piuttosto sarebbe interessante sapere quanti hanno completato il grande slam su terra (Montecarlo, Roma e Parigi)… sicuramente Nadal e l’anno scorso Alcaraz

Madrid non lo consideri?
Intendi nello stesso anno? Nel 2010 Nadal vinse tutti i grandi tornei su terra, unica volta che si fece il “Clay Slam”

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NonSoloSinner (Guest) 04-03-2026 12:00

Indian Wells nasce negli anni settanta, Miami negli anni ottanta… piuttosto sarebbe interessante sapere quanti hanno completato il grande slam su terra (Montecarlo, Roma e Parigi)… sicuramente Nadal e l’anno scorso Alcaraz

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andrewthefirst 04-03-2026 11:55

Quanti ne hai fatto piangere, Nole!!!

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andrewthefirst 04-03-2026 11:54

Djokovic sempre recordman! Pazzesco

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+1: Scolaretto