Prima semifinale Slam per il ceco ATP, Copertina

Mensik dopo il successo su Fonseca: “Ero talmente concentrato sul mio gioco che non sentivo nulla, nemmeno quando il pubblico esplodeva”

03/06/2026 09:37 3 commenti
Jakub Mensik
Jakub Mensik

Il mondo della racchetta è rimasto discretamente impressionato dalla qualità di gioco prodotta da Jakub Mensik nel vittorioso quarto di finale contro Joao Fonseca. Il brasiliano pareva lanciatissimo: due rimonte eccezionali contro Prizmic e soprattutto Djokovic, poi la conferma contro un tosto Ruud. Potente, aggressivo, fortissimo nei momenti delicati come i tiebreak e i rush conclusivi dei set, Joao pareva il giovane destinato a sorprendere in quest’edizione unica di Roland Garros e arrivare davvero lontano. Forse in pochi si erano resi conto di che razza di torneo – e tennis – stesse giocando Mensik. Sotto traccia, con meno clamore ma altrettanto vigore, Jakub era sopravvissuto a battaglie altrettanto eroiche e il suo livello di gioco è salito alle stelle, così tanto da dominare il brasiliano nei primi due set e poi bravissimo a recuperare lo svantaggio nel terzo e strappare un successo spettacolare. È il migliore risultato in carriera per il ceco, insieme alla vittoria nel Masters 1000 di Madrid, che le rende il più giovane attualmente sul tour (classe 2004) a centrare una semifinale Slam, a sfidare la potenza e maggior esperienza di Zverev. Poche le parole di Mensik nella notte nella conferenza stampa successiva alla vittoria. Il ceco si è soffermato sulla propria concentrazione, a suo dire l’aspetto più importante di tutti, il rapporto con Djokovic e la sua condizione fisica, con un piccola contrattura ad una gamba che è riuscito a gestire.

Chiedono a Jakub cosa avesse in testa quando Joao ha annullato 6 match point nel terzo set, un momento a dir poco delicato… “Ovviamente è stata una partita molto dura e, direi, molto attesa da entrambi, dal pubblico e da tutti gli appassionati. Sono estremamente soddisfatto della mia prestazione complessiva” afferma Mensik. “Negli ultimi 20-30 minuti il livello espresso da entrambi è stato davvero pazzesco. Ci sono stati tantissimi momenti chiave e situazioni decisive. Anche dopo quei match point che non sono riuscito a concretizzare, quando ero avanti 6-5, sono contento di essere riuscito a rimanere mentalmente lucido e concentrato. Sono rimasto calmo e sono riuscito ad alzare ulteriormente il mio livello nel tiebreak, riuscendo poi a chiudere l’incontro. Come ho fatto? Non lo so… In quel momento ero completamente dentro la partita. Non pensavo nemmeno al punteggio. Ero concentrato sul mio gioco, sulla mia prestazione e su me stesso. A dire il vero, anche quando il pubblico esplodeva, non sentivo nulla. Ero talmente immerso nel match e focalizzato che pensavo soltanto al punto successivo. Sul secondo servizio, forse era fuori, forse era dentro, non lo so. E poi c’è stato quello smash che ho colpito male, ma durante la partita ho giocato anche tantissimi ottimi punti. È vero, quell’errore è arrivato su un match point, ma sono felice perché, nonostante quei game lunghissimi e nonostante l’inerzia stesse passando dalla sua parte, sono riuscito a ritrovare il mio miglior tennis nel tiebreak”.

La sorpresa per questa semifinale raggiunta a Roland Garros viene dalla sua attitudine generale, visto un rendimento complessivamente migliore sui campi veloci, e per come la sua stagione sulla terra battuta fosse stata piuttosto complicata, solo tre vittorie e tre sconfitte. “Prima del torneo avevo detto nelle interviste che la stagione sulla terra non era andata come speravo. Non tanto per i risultati, quanto per come si era sviluppata” afferma Jakub. “Sono stato davvero sfortunato all’inizio della stagione sulla terra battuta. Ero pronto per giocare a Monte Carlo quando ho avuto un’infezione a un dito del piede. Successivamente ho contratto un virus che mi ha tenuto fermo per altre due settimane. Prima di Madrid mi ero allenato soltanto per tre o quattro giorni. Sono arrivato lì con pochissime partite nelle gambe. Anche se ho raggiunto il terzo turno — o il quarto, non ricordo bene — vincendo due incontri, non mi sentivo bene. A causa del problema al piede e del virus, ero più concentrato su tutto ciò che riguardava il riuscire a scendere in campo che sul tennis vero e proprio. Quando la tua attenzione è rivolta a questi aspetti, vivi inevitabilmente molti alti e bassi. Prima del Roland Garros ero finalmente in salute. Avevo risolto tutte le problematiche che mi stavano condizionando. Ero felicissimo di arrivare a Parigi ben preparato, senza infortuni e senza dolore. Con il passare dei turni sto giocando sempre meglio. Anche la partita contro Sascha a Madrid era stata molto equilibrata, ma si giocava al meglio dei tre set. Adesso la situazione è diversa. Siamo in semifinale, una partita ancora più importante, al meglio dei cinque set. Sono entusiasta di affrontare questa sfida”.

Il suo rapporto con Novak Djokovic è molto speciale, nato da quel famoso allenamento in Montenegro in cui avete avuto modo di conoscersi meglio. “Il rapporto che ho avuto e continuo ad avere con Novak è davvero speciale e gliene sono profondamente grato” ammette Mensik. “Quando ancora non avevo nemmeno iniziato a giocare stabilmente nel circuito ATP ed ero ancora junior, lui mi invitò ad allenarmi con lui. Aveva visto del potenziale in me. Fu un’esperienza incredibile. In quel periodo non avevo ancora nemmeno disputato uno Slam, quindi si trattava soprattutto di conoscere il circuito e capire come funzionassero certe dinamiche. Con il passare del tempo e accumulando esperienza nei tornei del Grande Slam, credo di aver saputo fare tesoro di quegli insegnamenti. Probabilmente è stato proprio quello il momento chiave che mi ha aiutato a gestire gli Slam nel modo in cui sto facendo oggi”.

Il problema fisico tra la fine del secondo set e l’inizio del terzo: “Nei primi due set stavo controllando molto bene la partita, sia al servizio sia in risposta. Ero molto tranquillo, concentrato e l’inerzia era dalla mia parte. Purtroppo, verso la fine del secondo set ho iniziato ad avvertire un fastidio alla gamba sinistra, che mi dava particolarmente noia durante il servizio. Naturalmente mi sono preoccupato e mi sono chiesto cosa potesse essere. Per fortuna si trattava soltanto di una contrattura muscolare. Tuttavia questo problema mi ha fatto perdere un po’ di concentrazione, ed è per questo che l’inizio del terzo set non è stato come avrei voluto. Poi, man mano che la partita e il terzo set diventavano sempre più intensi, il dolore ha iniziato a diminuire. A un certo punto ho praticamente smesso di sentirlo, cosa che mi rende molto felice perché significa che non c’è nulla di serio. Nel corso del terzo set sono riuscito nuovamente a entrare completamente nel match e a esprimere il mio tennis migliore”.

Marco Mazzoni


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3 commenti

Jigen (Guest) 03-06-2026 10:43

Scritto da smorzatella
Una piccola segnalazione, il master 1000 vinto da Mensik fu a Miami (proprio contro Djokovic) e non Madrid.

Altra nota, è classe 2005 e non 2004

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+1: Taxi Driver
smorzatella (Guest) 03-06-2026 10:31

Una piccola segnalazione, il master 1000 vinto da Mensik fu a Miami (proprio contro Djokovic) e non Madrid.

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+1: Taxi Driver, Scolaretto
Gaz (Guest) 03-06-2026 10:06

“Ero talmente concentrata che a volte non sapevo neanche il punteggio”
(Halep,dopo aver demolito Serena nella finale di Wimbledon,con 3 soli errori gratuiti)
Quando la concentrazione massima sfocia nella trance agonistica.

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+1: Taxi Driver, Scolaretto